ontologia del sublime
…………………………………….’evento sublyme, mai solo del fenomemo sublime dell’evento. Lì il chiasma qualità-quantità si dà quale infinità o non-finito o senza-la-fine o senza telos o negazione kategorica qualitativa del finito aderente o gegenstand, giacchè anche alla fine c’è sempre un oltre o un essere-in-vista-dell’evento della transcendenza sublyme, o in transcendenza abissale sublyme: ma una ontologia della transcendenza è ancora kriptata e non ancora gettata in vista per la trascendenza fenomenica o trascendenza analitica. Se il fenomeno primigenio della temporalità originaria e autentica è l’avvenire, l’esserci-sublyme è possibilità sempre in transcendenza della singolorità o in vista dell’evento sublyme tanto che il sublyme sia la possibilità della trascendenza nella purezza o semplice possibilità d’esserci della transcendenza sublyme, una possibilità sempre sublime d’ essere sempre in vista della transcendenza abissale e senza fine, o senza la fine e sempre nell’indeterminatezza o della transcendenza indeterminata. L’esserci-sublyme non ha una fine, bensì esiste in modo finito, è finito nell’infinito è infinito nel finito: è infinito nella monade infinitesima estasy della mondità è estasy dell’esserci, è transcendenza infinita nel finito o nell’apriorità o nell’arkè o nella transcendenza paradigmatica; ed è per quell’essere-in-vista-della-transcendenza che la Cura è la cura sublime dell’ essere-sublyme-transcendenza-sublyme della singolarità in transcendenza.
La Cura è il tempo sublime estatico nella sua sublymità esistenziale e fenomenologica e quindi ontica e ontologica; la Cura è la tensione sublime all’essere che sempre c’è senza-fine; la Cura è la temporalità sublime ekstatica come avvenire-essente stato-presentante la temporalità e si rivela come il senso dell’autentica cura quale estatico esserci-sempre-in-vista-della-transcendenza sublyme.
L’esserci-sublyme come Cura si declina nelle forme del sublime, del com-prendere, del parlare, del poetare e il modo d’essere-sublyme della dis-chiusura è caratterizzato dalla curiosità fenomenica del sublime, moto dell’essere-senza-fine o essere-sempre-in-vista-della-transcendenza sublyme, essenziali caratteri della tentazione sublime. Il modo in cui si danno anzitutto e per lo più è la Singolarità densamente infinita o pregnante di infinità che svela la differenza tra spazio-tempo intramonade e spaziotempo extramonade, quale esserci-sublime nella mondità di un senza-fine . Heidegger è in risonanza con l’estasy: la singolarità è un esistenziale e appartiene come fenomeno ontologico alla costituzione positiva dell’esserci sublyme. Autenticità e inautenticità del Dasein-sublyme vanno intese in senso fenomenologico e ontologico come modi diversi di abitare poeticamente il mondo sublime. Emblematica, in questa direzione, è la differenza nell’ontologia del sublyme tra paura (Furcht) e angoscia (Angst) quale transcendenza della singolarità sublyme. Mentre la paura nasce sempre da qualcosa di specifico, l’angoscia scaturisce dall’ essere nella vivenza sublime, la paura assale quando si è di fronte ad un ente intramondano sia pure sublime. L’angoscia si leva dall’essere-nel-mondo o dell’essere-nell’abisso-abgrund-senza-fondo-senza-fine sublime. La sublimità dell’angoscia è l’essere-sublime la transcendenza della singolarità nel mondo-sublime: quale essere sempre in apprensione dell’in-vista-della-transcendenza-sublyme: lì c’è la transcendenza dell’angoscia quale essere-sempre-in-vista-dell’evento del niente, del non-ente, del nulla.
La Gettatezza–sublyme dell’essere-sublyme, quale transcendenza della gettanza sublyme mostra in estasy la gnostica-Heideggeriana, esplicitata quale scadimento dell’esserci non può perciò neppure essere concepita come “caduta” da un più puro e superiore “stato originario” del quale non avremmo né esperienza ontica, né comprensione ontologica «Das Dasein ist als solches schuldig», anche se velato – dell’esser nel mondo quale essere in vista della transcendenza del sublime, quale fondamento di un «ursprünglichen Schuldigseins», di un essere-sublyme originario in transcendenza della sublime singolarità.
La caduta, la gettanza o pro-gettanza sublime disvela l’essenza della trascendenza temporale dell’esserci-sublime. Il senso dell’esserci come essere nel mondo è la temporalità del sublime quale ekstasy dell’ontocronia o trascendenza temporale, il suo costante esistere come apertura mai chiusa e mai compiuta, la sua infinità, suo essere-senza-la-fine fondata sull’abgrund, sul senza fondamento quale esserci-sublime che non ha tempo ma è temporalità della vivenza-sublime, vissuta, aperta, in contrastanza nella transcendenza spazio-temporale immaginaria. Non è che l’esserci riempia con le fasi delle sue realtà effettuali istantanee una stringa elastica o dinamica o un segmento sussunto, ma estenda se stesso, sì che il suo esser proprio è fin dall’arkè costituito come estensione o transcendenza exstatica dell’evento sublyme. Nell’essere dell’esserci sta già il “tra” riferito a nascita e morte. L’esserci ontico o fenomenico esiste per nascita, e per nascita muore anche proprio nel senso dell’essere-alla morte. Entrambi i “capi” e il loro “tra” sono, finché l’esserci fattiziamente esiste, ed essi sono in quel modo possibile dell’essere in vista della transcendenza dell’essere dell’esserci, quale cura della gettanza degli eventi della transcendenza sublyme. Nascita e morte si “con-nettono”, nel modo che è proprio dell’esserci, nella singolarità in transcendenza di gettanza e sfuggenza o precorrente essere-alla-morte, quale transcendenza della singolarità sublyme. In quanto cura, l’esserci è il “tra”sublime è la transcendenza sublyme.
L’eco agostiniana la risonanza , la distensio temporale che l’esserci è da sempre e senza-fine, per sempre e nel tra, nella transcendenza temporale exstatica è il coincidere della struttura ontologica o gestell-sublime con la dinamica-sublime e matematica-sublime del tempo, ontologia sublime del Dasein-sublyme e estasy-sublyme, o transcendenza dinamica del sublime, sia pure quale risonanza Husserl-Agostiniana sempre in vista della transcendenza fenomenica dinamica per la transcendenza epistemica o ogni com-prensione del sublime-temporale-in-estasy o ontocronia-sublime: Il tempo-sublyme non è né oggettivo né soggettivo, né naturale né della physis ma dell’esserci sublime quale ontocronia-in-estasy:enigma sublime del tempo-sublyme sempre senza-fine, quale transcendenza enigmatica della ontocronia sublime . Un enigma che si chiarisce com-prendendo che il tempo, o lo spazio o lo spaziotempo, o la transcendenza ontokronotopica non siano una cosa o una entità, ma un accadere di processi nel mondo, una transcendenza spazio-temporale, un eventuarsi dell’ontocronia dell’estasy sublyme, i quali acquistano il loro significato solo nell’esserci-sublyme proteso alla cura, destinato a finire senza la fine e sapiente di tale finitezza poiché “si dà” verità, c’è transcendenza dell’aletheia solo nella misura o dismisura e fintanto ché vi è dell’esserci . L’essere nel mondo da parte dell’esserci consiste nel suo abitare poeticamente il sublime, o essere-in-vista-della-transcendenza sublyme: ha la sua fondatezza nell’ontologia dell’esserci , o meglio la sua transcendenza fondante si eventua nella transcendenza dell’esserci, nella struttura ontologica della transcendenza sublyme, nel costituire una struttura ontologica sublime che è una donazione di senso al mondo sublime, senza-fine, senza fondale, abissale «ist kein Ding, keine Substanz, kein Gegestand», non è una cosa, una sostanza o un oggetto ma è data come attuatrice di atti intenzionali nel plesso della transcendenza della singolarità di senso: ogni ente dal modo d’essere difforme dall’esserci va concepito come insensato, per essenza destituito di qualunque senso o c’è solo la transcendenza del senso .
La non cosalità dell’esserci-sublime, sia quale matematica infinita sublime, sia quale dinamica estatika sublime è la fondatezza della trascendenza della singolarità anche del suo essere-sublime-spaziale, quasi la kantiana dasein dell’essere-nello-spazio: l’esserci stesso, nel suo essere-nel-mondo, è “spaziale” o dasein-spaziale-sublyme-in-estasy: l’esserci occupa, letteralmente, lo spazio. Non è affatto soltanto sussunto nella porzione spaziale riempita dal suo corpo . La spazialità dell’esserci-sublyme non consiste in un semplice occupare luoghi, ma nell’apertura di senso che si inoltra nella radura sublime illuminandola. Ecco perché l’esserci-sublyme è nel contempo sublime spaziale in senso originario e la dimostrazione che questa spazialità è esistenzialmente possibile solo grazie alla temporalità non può prefiggersi di dedurre lo spazio dal tempo, o di risolverlo in puro tempo. Lì si disvelò la trascendenza quasi ontologica in Kant: un’ontologia, ovvero di una teoria dell’ente o essere dell’ente che dispiegasse la filosofia trascendentale verso la problematica della singolarità in trascendenza dell’ente, della teleologia, dell’esperienza estetica, dell’intersoggettività, la destinanza della trascendenza è al contempo una nuova comprensione epistemica della natura. Il Giudizio o logos quale metafisica della verità è una ragione che si trasforma, individuando la presenza di un carattere “significativo” nell’esperienza della bellezza trascendente o della purezza aderente in natura, ma comprendendola come un’esperienza diversa e non subordinata a quella concettuale, che prima era il paradigma d’ogni significatività quale apriorità epistemica. E’ una ragione che scopre un principio d’orientamento dello stesso operare concettuale, che dispiega l’ontogenesi di concetti, ma rinuncia a farne una legge epistemica . E’ una ragione della purezza della trascendenza che si trasforma in un accordo possibile su esperienze non concettuali, per cercare di trovare il principio di una idea filosofica trascendentale come tentativo di dar forma ad un’ontologia: quale nuova teoria kantiana dell’esistenza o dasein-analytik, che intenda presentare una formula kantiana del problema ontologico dell’esserci, esigenza che si disveli dalla critica epocale dell’ontoteologia svolta da Kant, quanto dal nuovo senso di esistenza o dasein-analytik-ermeneutica kantiana : concetti e termini come quelli di posizione, determinazione completa, riflessione, forma, simbolo, esistenza, ovvero la problematica di una ontologia trascendentale delle categorie o lo stesso statuto ontologico dell’ente fenomenico: la deduzione è una ontologia della trascendenza in senso non soggettivistico. L’intreccio tra soggetto della purezza e della trascendenza ontologica kantiana mostra la possibilità d’identificazione di un ente della singolarità in trascendenza e d’esistenza, quale dasein-analytik e comporta la possibilità di far valere l’intero complesso delle forme: l’Analitica viene a delineare una ontologia delle condizioni di senso dell’uso delle forme ontologiche: la costituzione categoriale dell’oggetto in generale prende la forma dell’ontologia della trascendenza del fenomeno. Il Giudizio o metafisica della verità riflettente, Reflexion, la teoria o logos della riflessione trascendentale , concetti della riflessione: problematica del gegenstand o dell’oggettualità empirica costringono all’accentuare i presupposti ontologici impliciti nella funzione del giudicare trascendentale delle categorie: fenomeni che consentano ogni esistenza della singolarità in trascendenza, che è centrale per l’ontologia della trascendenza, ma che lo sarà ancora di più nel contesto della Critica del Giudizio o della critica della metafisica della verità. La teoria dell’ideale quale spazio di indeterminatezza della fondazione categoriale-non-categoriale tra i fenomeni della singolarità in trascendenza, problematica della indeterminatezza che configura ormai un’ontologia della trascendenza distinta da quella dell’oggetto in generale, che può essere definita un’ontologia del “mondo”, in trascendenza fenomenica, nel senso di una teoria dell’orizzonte o di una ontologia della trascendenza della mondità, quale fondale o hyntergrund o abgrund abissale. L’unica forma in cui il principio di finalità si manifesta in forma pura, è l’estetica. Giudizio o metafisica della verità ed estetica e nesso tra Giudizio o logos e sentimento del piacere non è più quello della natura intenzionale del Giudizio, contrapposta a quella dell’intelletto. La logica del giudizio estetico o metafisica della verità estetica prevede piuttosto un atteggiamento inintenzionale del Giudizio, che ha luogo in un riferimento non-predicativo all’ente della singolarità in trascendenza, prima di ogni sua comparazione: giudizio che si compie per mezzo della percezione in accordo tra immaginazione della trascendenza e trascendenza epistemica o intelletto quale senso di una percezione nel piacere estetico, paradossi che qui possono crearsi con la distinzione tra esperienza estetica e coscienza estetica: il momento estetico si intreccia e rischia di confondersi con quello conoscitivo: il problema del senso cognitivo dell’esperienza estetica o della condizione estetica della conoscenza quale a priori o principio estetico, apriori-epistemico sussunto nell’apriori-estetico. Analitica della bellezza ma sopratutto l’analitica del sublime svela un’immagine estetica-ontologica della dimensione profonda dell’ontologia della libertà: una nuova prospettiva capace di estendere l’ontologia del fenomeno nell’estetica è una dimensione del fenomeno che può rivelarsi solo al di fuori dell’epistemico conoscitivo, quale singolarità in trascendenza dell’ente: estensione quantitativa e qualitativa si coniuga con la bella forma: esistenza e aderenza nel gegenstand ontologico del Giudizio della ontologia problematica del soprasensibile. L’esperienza estetica indica il paradigma di un evento della tanscendenza o ereignis: orizzonte che non è né natura né libertà e che si presenta come un fondamento indeterminato, che non può essere esplicitato, ma a cui è necessario fare riferimento: è la transcendenza-sublyme ontologica della libertà. Fenomenologia, Empirismo tradizionale ed Razionalismo sono inadeguati per descrivere la trascendenza-sublime fenomenica ontologica della percezione. L’empirismo crede che l’esperienza sia la fonte primaria di conoscenza, e quella conoscenza è dedotta da percezioni sensorie. Il razionalismo pensa che la ragione sia la fonte primaria di conoscenza, e che quella conoscenza non dipenda da percezioni sensorie. Ma l’Empirismo tradizionale non spiega come la natura di coscienza determini le percezioni, il Razionalismo non spiega la natura delle percezioni determinanti la coscienza: un giudizio può essere definito come una percezione di una relazione tra alcuni oggetti di percezione. Un giudizio può essere un’interpretazione logica di segnali presentata da percezioni sensorie. Ma il giudizio non è una pura attività logica, né una pura attività sensoria. I Giudizi universali possono trascendere ragioni ed esperimenti.
La percezione non è pura sensazione, né è pura interpretazione. L’esperienza può essere riflessiva o ariflettente. L’esperienza ariflettente può essere conosciuta da una riflessione sussunta. La riflessione può essere consapevole come se fosse un’esperienza. La riflessione può essere anche un modo per capire e strutturare esperimenti.
La riflessione ha un orizzonte interno nella coscienza ed un orizzonte esterno nella mondità: riflettono l’un l’altro tempo e spazio, influenza l’uno e l’altro. La spatialità del corpo animato dell’esserci nell’analytik-dasein, o l’immagine del corpo animato quale singolarità in trascendenza è influente nella intenzionalità del corpo animato, quale trascendenza della spazialità: è l’origine della dinamica della trascendenza ontologica influente sulla sublimità spaziale. Pensieri che non possono essere espressi sono temporaneamente inconsci. Pensieri che possono essere espressi possono divenire consapevoli o divenire consapevoli prima che siano espressi. Ogni sensazione appartiene ad un campo sensorio. Il concetto di un campo sensorio implica che tutti i sensi siamo trascendenze spaziali, e che tutti gli oggetti sensori trascendenze dello spazio. Ogni oggetto percepito appartiene ad un campo di altri oggetti che non sono percepiti. Ogni sensazione percepita appartiene ad un campo di altre sensazioni che non sono percepite simultaneamente dal soggetto. Lo spazio può essere definito come una forma dell’esperienza esterna, piuttosto che come una ilemorfia fisica ove siano sistemati oggetti esterni. Le relazioni tra oggetti nello spazio sono rivelate dall’esperienza del soggetto che percepisce. Un campo di percezione estetica è un campo dove le percezioni sono presenti nella trascendenza temporale e spaziale. Le percezioni possono essere trascendenze fenomeniche come un fenomeno ontico, o ontologico della singolarità in trascendenza quale trascendenza della libertà ontologica. La libertà è l’essere-in-un-mondo per essere la trascendenza della libertà. Se l’esserci-sublyme è spazio-tempo-sublime o ontocronia sublyme in estasy lo è perché è una sublymanza spazio-temporale: come senso dell’essere di quell’ente che chiamiamo esserci, viene indicata la temporalità o spazialità sublyme. Sublime la messa in chiaro della contrastanza d’essere dell’esserci: nel sublime c’è l’apprensività, l’intuizione e la comprensione dell’intenzionalità della kurvatura dello spazio-tempo cosmico e kaosmico, cronologico irreversibile e kairologico reversibile nel mikro e nel macro infinito ed infinitesimo. Forse chi per primo eventuò la differenza tra spazio tempo intramonade in supersimmetria con lo spazio tempo della mondità disvelò il sublime leibniziano o meglio, la domanda leibniziana risuona: perchè esiste il sublime piuttosto che il nulla, perchè c’è la bellezza piuttosto che il niente, perchè si dà il sublime piuttosto che la bellezza, perchè c’è l’evento del sublime, perchè c’è l’estasy sublime, perchè c’è la fenomenica sublime o la noumenica sublime o la metafisica del sublime o l’analitica del sublime o l’ermeneutica del sublime o la mitologia del sublime o l’ontoteologia o l’ontica del sublime? Quando si svelino quelle domande si è di fronte all’ontologos leibniziano del sublime immaginario. Leibniz scrisse un frammento sull’apocatastasi o reintegrazione finale di tutte le cose, Apokatastasis, nella storia ci sono dei salti, dei varchi, dei momenti di sospensione, ed è lí che si nasconde Dio, pronto ad agire secondo un suo disegno lungimirante. Ciò che sembra un continuum in realtà è un discretum: l’apparente ripetizione dell’identico non impedisce lo sviluppo di piccolissime virtualità nascoste: lì si kripta il sublime infinitesimo e si svela in una spirale che ascenda verso l’apocatastasy arcana e sublime o mente di Dio o essere sublime apocatastasy nella mente di Dio, quale supersimmetria tra la monade divina e la monade mondità nella monade infinitesima del dasein-analytik quale discrepanza e asimmetria o contemplatezza riflettente. Ma c’è anche il nulla ed il nulla è il nulla nell’intramonade divina o della mondità o dell’esserci, quale infinitamente niente o nulla abissalità sublime dell’essere che c’è, si eventua, si dà quale nulla sublime o essere sublime che si gettano nel fondamento, nel fondo dell’essere quasi ci fosse una specie di doppiofondo, una bistabilità abissale tratto fuori dal nulla sublime liberamente: è il trarre il mondo dal nulla in modo perfettamente razionale, perfettamente legittimo, quale doppiofondo. Fondamento di ciò che è è la sua ragion d’essere. Ma fondamento del fondamento è la libertà, il mondo è fondato sulla libertà della purezza dell’ evento sublime, una paradossale vicenda quale variante leibniziana dell’argomento ontologico del nulla sublime: eventi del sublime che accadono, si eventuano dal trarre fuori dal nulla, o meglio dalla mente sublime divina della musa Kalypso, in forma di sublime: s’est trouvé tout inventé dans l’entendement divin avec une infinité d’autres, parce que cette suite d’evenements non è verità? Ed è la libertà, che è ma poteva non essere intrascendibile, privo di crepe e fratture entro cui spiri il vento dell’infinito sublime o del sublime infinito della libertà del tempo o l’oggetto infinito quale gegenstand infinito o ob-getto sublime di Ricoeur declinato secondo paradigmi e stilemi sublimi, o essere una condizione dell’esistenza temporale sublime dell’estasi dell’apokatastasy leibniziana o di Agostino il quale nei suoi celebri paradossi sull’esperienza del tempo sublime disvela l’esistenza di un oggetto sublime quale infinito sublime paradoxale: il tempo sublime non è mai quello che è, non è presente quando è presente, non è passato quando è passato, e quindi pretendere di misurarlo è come pretendere di misurare ciò che si sottrae a qualsiasi misura, giacchè si svela sempre quale dismisura sublime paradoxale. Aristotele nella sua Poetica spiega un concetto temporalmente determinato qual è quello di imitazione, non solo non comporta alcun riferimento alla rappresentazione physis, semmai la sospende o la stravolge: l’imitazione è anzitutto imitazione di azioni che per loro natura scorrono lungo l’asse del tempo, ma azioni il cui contenuto è il mito sublime, la mitologia sublime della musa Kalypso, giacchè fondata sul gegestand infinito o con possibili interpretanza infinite. La poetica-sublime e la physis-sublime appartengono a due regioni ontologicamente separate, distinte e incongruenti, ma in un chiasma moebiusiano: la poetica-sublime svela eventi che sono per l’esserci sensibilità e destinanza, la physis-sublime invece si dà quale tempo o misura del movimento dei corpi nello spazio o dynamis sublime, perciò la differenza è fenomenologica o ontica, ma non ontologica nel senso della dynamis dell’essere dell’ente, quali eventi del sublime, eventi che presentano una sostanziale identità di struttura ontologica: sono ontologia della disvelatezza della luce, quale ermeneutica della differenza e della contraddizione, per cui il senso si mostra negli opposti come altro da sé, inesauribile, capace di negarsi. Estasi della filosofia del sublime: quale interpretanza infinita che interroghi l’infinito trascorrere della formattanza sublime: evento che si eventui, nient’altro che evento, evento che differisce da qualsiasi altro evento l’abbia preceduto. C’è verità là dove si sostenga che il mondo sia sensato e sensibile, e c’è verità là dove si sostenga che il mondo non abbia sensibilità ma solo il logos, o la metafisica della verità epistemica: non si pensi l’essere che è e insieme l’essere che non è, non si pensi l’essere che diviene, perchè c’è la contraddizione e dunque il totale oscuramento della verità. Parmenide inaugurò così la metafisica della verità, o il pensiero che pensi l’essere: è la metafisica della verità che pensi l’essere epistemico e mai l’estasy sublime dell’essere abissale, essenziale origine del nihilismo quali phenomena della sublime disvelatezza. I phenomena quali figure nella spazialità infinita o ad interpretanza infinita si disvelano sempre irrudicibili al pensiero calcolante epistemici, anzi la loro presenza è una continua decostruzione della dynamis sublime: sia quale cronocromodinamica quantica, sia quale ontodinamica sublime o ontokronia del niente, del non-ente, del nulla. Quella dinamica sublime svela l’ontocronia nihilista dell’estatica Dasein-analytic quale topologica sublime del Dasein-analytic: il Dasein o Dasein-Welt, quale essere-nella-verità del sublime Dasein. I phenomena nihilisti sono semptre fenomeni sublimi del non-ente, del niente, del nulla, comprensibili senza gli strumenti del logos o della sensibilità o della congruenza intuitiva, giacchè lì l’entità non c’è, anzi lì si disvela solo l’abissalità estatica dell’essere-sublyme quale Essenza e essenziale Ontogenesi del Nihilismo. Heidegger gettò il nulla quale estatica progettanza dell’essere: il Nothing si dà si eventua quale evento del nulla, anzi solo il nulla getta la profondità abissale e sublime, quale ab-senza delle entità spazio-temporali sensibili o epistemiche della metafisica della verità o del logos. I phenomeni nihilisti sublimi ex-sistono, nella loro Ex-sistenza che disveli la struttura ontologica dell’essere sublime ex-jectante l’existenziale ex-sistenza quale pro-gettanza-re-gettata presentemente assente dal nulla abissale sublime. Heidegger pensò così al nulla quale evento abissale del sublyme……………………………………


