Archivio perAgosto 16, 2008

svelatenza

……………………………………………………….. transontologia  del  sublime  o   sublyme  quale  bellezza-sublime  plotiniana   o  sublime-nella-bellezza  heideggeriana,   già  assentemente  compresenti  nella  prima  ermeneutica  del  sublime  longiniana  o  burkeiana. Si  offrirà  preliminarmente  una  panoramica  delle  contemplanze  del  sublime  nella  classicità,  quale  sublime  della  mathesis  o  pitagorico  o  platonico   svelatenza  di  anassimandro  sia  nell’apeiron sia  nell’archè,  quale  sublime  dei  quanta  infiniti  o  del senza-fine  e  del  senza-limiti  o  transapeiron: presente  assentemente  nell’analitica  kantiana  quale  sublime  matematico  o  gegenstand  sublime,  ovvero  quale  transentità  sublime  in  transcendenza,  presente  solo  nell’evidenza   ideale della  transpurezza  sublime quale  eccelsa e  nobile  magnanimità  o  magnitudine  kolossale , sempre  al  di   là  del  sensibile  e del  percepibile   quasi   fosse l’alterezza   proustiana.  L’apeiron  dei  quanta  però  non è  mai  irreversibile:  c’è  sempre  un  senza  fine  infinitesimo  o una  abissalità  senza  fondale  ove  si  dà  diafanè  la transvedenza  del  sublime  quale  klinamen  o  ab-scissa  dell’archè  o  dell’evento in  svelatenza o    della  transingolarità  o    transereignis     o   transvedenza  della  splendenza  sublime.  A  quella  transvisione  quantica  si  aggiunse  nel  corso  del  tempo  una  dinamica  del  sublime  interpretata  dal  pensiero  della  dynamis  aristotelica,  quale   concentranza  o   enucleanza  o  coniuganza   kategorica  del    dynon  o   phyon   eraklitiano,   quale  essere  abissale  che  si    transevidenzi in  svelatenza   senza  fine,   quale  risplendenza  sublime  o  transplendenza  sublime  o  tramontanza  o  splendenza   sublime   o  splendezza:  qui  la  transpurezza  è  transkatarsi  e  la  sua  transfenomenica  o  transmorfia    suscita  quel  sentimento  o  quella  transtensione  o  quella  intermittenza  che  tanta  fortuna  avrà  nel  pensiero  di  Burke  e  di Kant,   tanto  da   transevidenziare in  diafanè   il  transfenomeno  del  sublime   o  il  noumeno  del  sublime,  ovvero  il  sublime  fenomenico   e  il  sublime  noumenico.   Ma  nessuno  si  è   mai  chiesto  del  perchè  esista  una  musa  della  bellezza  e  non  ci  sia   una  transmusa  del  sublime.   Forse  il  pensiero  di  Plotino    viene  in  svelatenza:   già   Sul  sublime-nella-bellezza   o  sublime-in-svelatezza  Plotino inizia con il rifiutare la tradizionale classicità della bellezza come armonia e proporzione, sostenendo che quella pare riferirsi esclusivamente alla simmetria. Al contrario, la bellezza risiede innanzi   tutto negli oggetti e nelle qualità , in quanto ogni allontanamento dalla   transmonade verso la molteplicità equivale a una perdita di perfezione.  Epigenesi della bellezza-sublime è l’imprimersi di una forma   dell’idea  pervasa da una luce spirituale  soprasensibile  o  svelatenza   del  sublime-nella-bellezza. In quel primo trattato Plotino riprende la tematica dell’  anagogica della bellezza  Platonica  ove il progressivo ritorno dell’anima verso la transfera delle idee avviene tramite la contemplazione  rivolta a forme di bellezza spirituali e immateriali.  Platone  situa  la contemplazione di una  bellezza in sé, divina e uniforme  quale   forma della bellezza.  Anche per   Plotino la transvisione della bellezza sensibile è fondamentale   nella  katarsi  e ascesi e purezza : L’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte della bellezza e   del   sublime-nella-bellezza,  la bellezza-sublime dell’anima consiste nel rassomigliare al   dio  o  nella  svelatezza  della  transmorfia  divina, poiché da lì deriva la bellezza-sublime e la natura essenziale dell’ essere.   Transvisione di svelatenza   delle    immagini della vera fonte della bellezza-sublime   in sé,  la bellezza-sublime a tutte le   transentità  la dà rimanendo in sé,  senza ricevere nulla in sé.
Platone non aveva condannato  l’arte mimetica,  mimetike techne , ma solo quella che imiti  il sensibile e non il modello intelligibile, o  l’idea. Plotino sostiene che l’ arte si sviluppi  da un’idea presente nella transmente   capace di imprimere  o   transformare:  l’arte   non è più così   imitatio   dell’ingannevole mondo delle apparenze sensibili, né  subordinata alla contemplazione di un’essenza metafisica e sovraindividuale, bensì reca in  sè   un’idea di bellezza sublime, o  è  la  svelatenza  del  sublime-nella-bellezza:  una tesi   Plotiniana destinata alle poetiche del neoplatonismo rinascimentale,  per la  transvedenza  o  svelatenza del  transmito  di  Kalypso  la  disvelatezza  del  transmito  del  sublime-nella-bellezza,  quale  transbellezza  in  transestasy transtabile,   diafanè,   fluttuante, phyon   o   dynon o  transmorfia  o  transplendenza  sublime  o   splendezza  sublime in  contrastanza  transdelirante assentemente  presente,  o  che  si  sveli  solo  nell’infinito  o  nel  transinfinito  o   nel  senza-fine  o  nell’abisso  del senza-entità   della  transvedenza  o  che  aleggi  sempre  entousiasta , nella  transvedenza  sempre  ab-scissa dell’essere-sublyme   in  transmitica   alterezza   quale svelatenza  della bellezza-sublime  o   sublime-nella-bellezza…………………….