Archivio perAgosto, 2008

sublation

physis sublime


 
 
 
 
 
 
 

sublimanza

………………………………….  sublime  quale  klinamen  o  ab-scissa  dell’archè  o  dell’evento in  sublata    svelatenza o    della  transingolarità  o    transereignis     o   transvedenza  della  splendenza  sublime.  A  quella  transvisione  quantica  si  aggiunse  nel  corso  del  tempo  una  dinamica  del  sublime  interpretata  dal  pensiero  della  dynamis  aristotelica,  quale   sublatione   in   concentranza  o   enucleanza  o  coniuganza   kategorica  del    dynon  o   phyon   eraklitiano,   quale  essere  abissale  che  si    transevidenzi in  svelatenza   senza  fine,   quale  risplendenza  sublime  o  transplendenza  sublime  o  tramontanza  o  splendenza   sublime   o  splendezza:  qui  la  transpurezza  è  transkatarsi  e  la  sua  transfenomenica  o  transmorfia    suscita  quel  sentimento  o  quella sublata   transtensione  o  quella  intermittenza  che  tanta  fortuna  avrà  nel  pensiero  di  Burke  e  di Kant,   tanto  da   transevidenziare in  diafanè   il  transfenomeno  del  sublime   o  il  noumeno  del  sublime,  ovvero  il  sublime  fenomenico   e  il  sublime  noumenico.   Ma  nessuno  si  è   mai  chiesto  del  perchè  esista  una  musa  della  bellezza  e  non  ci  sia   una  transmusa  del  sublime.   Forse  il  pensiero  di  Plotino    viene  in  sublata   svelatenza:   già   Sul  sublime-nella-bellezza   o  sublime-in-svelatezza  e  sublatione   Plotino inizia con il rifiutare la tradizionale classicità della bellezza come armonia e proporzione, sostenendo che quella pare riferirsi esclusivamente alla simmetria. Al contrario, la bellezza risiede innanzi   tutto negli oggetti e nelle qualità , in quanto ogni allontanamento dalla   transmonade verso la molteplicità equivale a una perdita di perfezione.  Epigenesi della bellezza-sublime è l’imprimersi di una forma   dell’idea  pervasa da sublazione   spirituale  soprasensibile  o  sopraelevatezza    transexcelsa  o   svelatenza   del  sublime-nella-bellezza. In quel primo trattato Plotino riprende la tematica dell’  anagogica della bellezza  Platonica  ove il progressivo ritorno dell’anima verso la transfera delle idee avviene tramite la contemplanza  e  sublanza   rivolta a forme di bellezza spirituali e immateriali.  Platone  situa  la contemplanza della bellezza in sé, divina e uniforme  quale   forma della bellezza  transevidente  e   transvisibile nell’ideale della bellezza   transvisibile   dalla transmente,     quale  armonia   invisibile          o    transonanza   musicale   o  musica della natura stessa   o  svelatenza o  sublatione della   physis  o  essere estatico-nel-mondo dell’essere.   La  sublazione  o  transexcelsa   di   Leibniz   si  svela  invece nell’ essere  della transmonade o  archemonade   quale   intenzionalità ontologica-metafisica.  Leibniz    pensò  per  primo  che  nulla  c’è  senza  il  sublime   matematico   o  nulla   c’è  senza  il  sublime  nella  bellezza  o  il  sublime  nella  transmonade.   La    sublatione  transexcelsa  si   eventua  già  nella  transmonade    o   archemonade   quali  singolarità  o punti métaphysique, o   sublation  dei  metafisici punti  prioritari  dell’essere  delle  transentità. Qualsiasi transentità che è di per sé è costituito come transmonade. Leibniz svelò  la   sublation  excelsa della  transelevatezza  del  sublime  nella  bellezza,  non  c’è  bellezza  senza  sublime  e  non  c’è  sublime  senza  bellezza,  anzi  solo  il  nulla  è  senza  sublime  bellezza.   Il sublime   è già nella  bellezza  giacchè  la  sublation  si  eventua  nella  transmonade  afenomenica  quale  transexcelsa  transinfinita  nell’archemonade,   o  transapeiron  sublatione  nella  sigolarità  sublime  della  bellezza,  non  dopo  o  nel  futuro  nè  post,  ma  sempre  nella  priorità  transinfinita   della sua essenza. Il fenomeno della   sublazione   dinamica si  transevidenzia,    quale  ideale  della  bellezza  sublime,     solo  dopo  essere  già  stato  sublation  della  transmonade  sublime. Leibniz ci  dà  la svelatenza  della  sublatione o   sublazione  o  essere  sublata,   quale  essere  sublime   o  sublimanza   che   si sottrae  sublime in  transinfinita   sublazione  o  transublazione   transexcelsa   o  sublanza   o  transublanza  o   elevazione o  sollevamento  o  transelevatezza,   che possano essere più facilmente comprensibili in termini di sublimanza, una    sublime  sublation  della  transvisione   estetica:   la  sublazione  è  la  sublimanza  della  bellezza,   la  sublazione  leibniziana  è   la  sublimanza  della  transmonade,  è   la  sublimanza  dell’esserci,  la  sublimanza  del  dasein,  è  la  sublimanza  dell’intenzionalità  sublime  nella  bellezza  estetica,  è  la  transexcelsa  sublimanza  dell’essere.
L’ up-sollevamento  o   Aufhebung  è  solo   la  sublation   ideale  della  entità   o  superentità o  ontica,    giammai  la  sublazione  exstatica  della  sublimanza   ontologica  dell’essere.
Dopo il chiarimento della natura attiva, come slancio   della  sublazione  sublime  nella  bellezza  transestetica, Leibniz   svelò  anche  la    sublatione  dinamica    o  dynamis  sublation  del  sublime  dinamico,  lì  lo slancio è la   gettanza  della   sublimanza  o  della  sublazione   dell’essere.   Quella è la caratteristica fondamentale della transmonade   in   sublazione,  quale struttura ontologica  dello slancio  della  sublimanza.
Se si interpreta l’essenza della sublatione   quale   transmonade in  sublimanza   quale   slancio  dell’ essere  sublime,   quale transperfezione    o  transcompletezza   della   transmonade  sublime   l’intenzionalità   sarà  la  sublazione  exstatica  o  la  gettanza  della  sublatione  o  lo    slancio   sublation   del  sublime. Leibniz pensò   anche  la  sublatione fenomenica  o  noumenica  o  epistemica  o  ontica,    ma  la  sublazione   ontologica    del Dasein, la costituzione dell’esserci   quale essere  sublime   in  sublimanza  svelò  a Leibniz  il modello  per la comprensione della   sublation-monadology:   una transmonade sublime   indivisibile e completa, paragonabile alla   dasein-sublation.  Quell’ idea di essere  una metafisica  sublation  in  sublatione  metafisica  o  transcendenza  quale  transublatione  o  in  transublimanza  è la struttura fondamentale della transmonade   sublime  o   l’idea di essere   transublation   senza limiti   o  sublatione dell’infinito  o  del  transapeiron  o  del  transfinito  quale  transinfinita   transublimanza  del  Dasein sublime,  quale   idea della   sublatione  dell’ essere  o essere inteso come  Dasein estatica   del  sublime  o    Dasein-sublation-Leibniziana  ontologica     del  sublime  nella  bellezza.          La  transmonade ontologica   è   lo  slancio  della   sublation-dasein   e   non deve essere intesa come una speciale forza dello spirito, ma in una modalità ontologicamente strutturale:   la monade non è anima, ma al contrario: l’anima è una possibile modifica della monade. La dinamica della  sublatione   non è un evento  occasionale  ma  è,   essenzialmente,    La struttura ontologica   estatica   della  dynamis-sublation. Anche per   Plotino la transvisione della bellezza sensibile è fondamentale   nella  katarsi  e ascesi e purezza : L’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte della bellezza e   del   sublime-nella-bellezza,  la bellezza-sublime dell’anima consiste nel rassomigliare al   dio  o  nella  svelatezza  della  transmorfia  divina, poiché da lì deriva la bellezza-sublime e la natura essenziale dell’ essere.   Transvisione di svelatenza   delle    immagini della vera fonte della bellezza-sublime   in sé,  la bellezza-sublime a tutte le   transentità  la dà rimanendo in sé,  senza ricevere nulla in sé.
Platone non aveva condannato  l’arte mimetica,  mimetike techne , ma solo quella che imiti  il sensibile e non il modello intelligibile, o  l’idea. Plotino sostiene che l’ arte si sviluppi  da un’idea presente nella transmente   capace di imprimere  o   transformare:  l’arte   non è più così   imitatio   dell’ingannevole mondo delle apparenze sensibili, né  subordinata alla contemplazione di un’essenza metafisica e sovraindividuale, bensì reca in  sè   un’idea di bellezza sublime, o  è  la  svelatenza  del  sublime-nella-bellezza:  una tesi   Plotiniana destinata alle poetiche del neoplatonismo rinascimentale,  per la  transvedenza  o  svelatenza del  transmito  di  Kalypso  la  disvelatezza  del  transmito  del  sublime-nella-bellezza,  quale  transbellezza  in  transestasy transtabile,   diafanè,   fluttuante, phyon   o   dynon o  transmorfia  o  transplendenza  sublime  o   splendezza  sublime in  contrastanza  transdelirante assentemente  presente,  o  che  si  sveli  solo  nell’infinito  o  nel  transinfinito  o   nel  senza-fine  o  nell’abisso  del senza-entità   della  transvedenza  o  che  aleggi  sempre  entousiasta , nella  sublatione  sempre  ab-scissa dell’essere-sublyme   in  transublimanza   o  transexcelsa     alterezza   quale svelatenza  della bellezza-sublime  o   sublime-nella-bellezza. Il   transmito   inizia   la transvedenza  della  sublatione   quando tutti  fuggono dalla distruzione. Solo  l’eroe  della  naufragranza      svolta altrove     verso  il  transmito  della Nympha Kalypso, la   dea della bellezza    sublime     diafanè   in    sublatione     o  la  singolarità   primigenia  della  transmusa  del  sublime. …………….

sublation

  sublime-nella-bellezza   o  sublime-in-svelatezza  e  sublatione   Plotino inizia con il rifiutare la tradizionale classicità della bellezza come armonia e proporzione, sostenendo che quella pare riferirsi esclusivamente alla simmetria. Al contrario, la bellezza risiede innanzi   tutto negli oggetti e nelle qualità , in quanto ogni allontanamento dalla   transmonade verso la molteplicità equivale a una perdita di perfezione.  Epigenesi della bellezza-sublime è l’imprimersi di una forma   dell’idea  pervasa da sublazione   spirituale  soprasensibile  o  sopraelevatezza    transexcelsa  o   svelatenza   del  sublime-nella-bellezza. In quel primo trattato Plotino riprende la tematica dell’  anagogica della bellezza  Platonica  ove il progressivo ritorno dell’anima verso la transfera delle idee avviene tramite la contemplanza  e  sublanza   rivolta a forme di bellezza spirituali e immateriali.  Platone  situa  la contemplanza della bellezza in sé, divina e uniforme  quale   forma della bellezza  transevidente  e   transvisibile nell’ideale della bellezza   transvisibile   dalla transmente,     quale  armonia   invisibile          o    transonanza   musicale   o  musica della natura stessa   o  svelatenza o  sublatione della   physis  o  essere estatico-nel-mondo dell’essere.   La  sublazione  o  transexcelsa   di   Leibniz   si  svela  invece nell’ essere  della transmonade o  archemonade   quale   intenzionalità ontologica-metafisica.  Leibniz    pensò  per  primo  che  nulla  c’è  senza  il  sublime   matematico   o  nulla   c’è  senza  il  sublime  nella  bellezza  o  il  sublime  nella  transmonade.   La    sublatione  transexcelsa  si   eventua  già  nella  transmonade    o   archemonade   quali  singolarità  o punti métaphysique, o   sublation  dei  metafisici punti  prioritari  dell’essere  delle  transentità. Qualsiasi entità che è di per sé è costituito come monade. Leibniz svelò  la   sublation  excelsa della  transelevatezza  del  sublime  nella  bellezza,  non  c’è  bellezza  senza  sublime  e  non  c’è  sublime  senza  bellezza,  anzi  solo  il  nulla  è  senza  sublime  bellezza.   Il sublime   è già nella  bellezza  giacchè  la  sublation  si  eventua  nella  transmonade  afenomenica  quale  transexcelsa  transinfinita  nell’archemonade,   o  transapeiron  sublatione  nella  sigolarità  sublime  della  bellezza,  non  dopo  o  nel  futuro  nè  post,  ma  sempre  nella  priorità  transinfinita   della sua essenza. Il fenomeno della   sublazione   dinamica si  transevidenzia,    quale  ideale  della  bellezza  sublime,     solo  dopo  essere  già  stato  sublation  della  transmonade  sublime. Leibniz ci  dà  la svelatenza  della  sublatione o   sublazione  o  essere  sublata,   quale  essere  sublime  che   si sottrae  sublime in  transinfinita   sublazione  o  transublazione   transexcelsa   o  sublanza   o  transublanza  o   elevazione o di sollevamento  o  transelevatezza,   che possono essere più facilmente comprensibili in termini di sublimazione, un sublime  sublation  della  transvisione   estetica

L’avanguardia intende l’abolizione della autonoma arte [arte separata dalla vita] di che significa che l’arte è quello di essere integrate nella prassi della vita. Ciò non è avvenuto, e presumibilmente non può verificarsi, nella società borghese a meno che non sia come una , un falso “up-sollevamento” (Aufhebung) .ostacoli . Basta osservare un ristretto arco di capire che cosa è stato detto. Pertanto, il termine “forza” può facilmente indurre un errore, perché troppo circa la rappresentazione di una proprietà a riposo.

Dopo questo chiarimento della natura attiva, come slancio, Leibniz rAllora io dico-questa forza è intrinseca a qualsiasi sostanza (come la sua sostanzialità) e cerca sempre un certo atto”. In altre parole, è dinamica,  ma producere significa portare qualcosa al di fuori, fare qualcosa per dimostrare mantenere se stessa e come tale una cosa determinata. Questo vale anche per la sostanza corporea. Quando due corpi si scontrano slancio è l’unica cosa che è limitata e ristretta

Ogni entità che ha carattere di slancio ed è determinata a essere come il suo conducente. Questa è la caratteristica fondamentale della monade, anche se non è ancora espressamente determinato la struttura di tale slancio.
interpretazione di ciò che veramente entità dovrebbe anche chiarire, in termini generali, la possibilità presenza congiunta di più corpi in tutto l’universo?

Se si interpreta l’essenza della sostanza, come monade e monade Vis come primitivo come slancio, conatus, nisus Pra-existens, come qualcosa che le unità in modo originale e porta in sé ciò che unifica completamente, quindi, il Alla luce di questa interpretazione del corpo così pieno di conseguenze, le seguenti domande:

1. In che misura ha lo slancio, in quanto tale, è ciò che unifica in modo originale e semplice?

2. Data la natura delle sostanze monádico, come dobbiamo interpretare l’unità e la connessione nell’universo?

Se tutto il corpo, ogni monade, le unità da sé, questo significa che comporta essenziale per il tuo essere, per le finalità e le modalità unità. Qualsiasi altro impulso intero monadi è essenzialmente negativo nel loro eventuale connessione con ogni monade unica. Nessuna altra sostanza può esprimere il proprio slancio, vale a dire la sua parte integrante. L’unica cosa che essa è in grado di inibire o desinhibición, e anche in questo modo negativo sempre funziona solo in un modo indiretto. Il rapporto di una sostanza ad un altro è di limitata e, di conseguenza, un certo rapporto in modo negativo.
 le monadi stessi hanno una certa perfezione ‘portare a in qualche modo, una completezza, nella misura in cui ogni monade, come dimostrano, e porta il suo positivo, per cui è già, almeno come possibilità, l’universo stesso.

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perfectihabia; monadology l’intenzione di sottolineare il Vis attivo significa ’slancio’. 2. Questa caratteristica di slancio deve essere implicita in ogni sostanza in quanto tale. 3. Da questo si pone sempre un impulso al completo.
 una entità prima. In ciò che non è sostanza, Leibniz chiamato il fenomeno, vale a emanazione, derivazione.

L’unità di la monade non è il risultato di un raggruppamento di elementi, non è qualcosa a successive, ma ciò che dà unità in anticipo. Per quanto riguarda ciò che prevede l’unità, l’unità è attiva, è attivo VIS, primum constitutivum slancio come l’unità della sostanza. È qui che sta il problema centrale di monadology, il problema di slancio e di sostanzialità.

Il carattere fondamentale di questa attività è diventato evidente. Ciò che rimane oscuro è come è in grado di fornire la propria unità di slancio. Una nuova questione decisiva è: come è costituito sulla base di tale monade stessa unificante l’intero universo come una connessione?

 Dasein [vide], la costituzione essere e come essere autonomo Leibniz dà il modello di questa unità che egli attribuisce al corpo intero. È qualcosa che è molto chiara in molti passaggi. E di vedere chiaramente tutto ciò che riguarda la comune che è di importanza decisiva per la comprensione della monadology.

 

“Attraverso il riferimento al” anima “o” forma “nasce l’idea di una vera e propria unità che risponde a ciò che noi chiamiamo” io “dentro di noi, ma non è qualcosa di macchine o artificiali, né il massa della materia in quanto tale, indipendentemente da come è organizzato (composto). , composto di molle e di ruote “.

slancio originale, credo che la sostanza stessa come una monade indivisibile e completo, paragonabile al nostro io … “

“Ma bisogna anche considerare che il principio di azione (slancio) è comprensibile perché siamo molto, in una certa misura, è un analogo di ciò che è intrinseco a noi stessi, cioè, di rappresentanza e di aspirazione.”

Qui sono particolarmente chiaramente due cose: in primo luogo, che l’analogia con la ‘I’ è essenziale, e, in secondo luogo, che proprio a causa di questa origine, raggiunto il suo massimo grado di comprensibilità.

 

“Io, d’altro canto, presuppone sempre e dovunque ciò che dobbiamo riconoscere fin troppo spesso nella nostra anima, in particolare spontaneo interno modifiche, e con questo bilancio nella mia mente, esaurito l’importo totale delle cose.”

Questa idea di essere, che nasce dalla esperienza di se stessi, dalla spontanea e percettibile trasformazione del sé, da impulso, è l’unico bilancio che è la vera sostanza del progetto di metafisica.

“Quindi, se pensiamo di modi sostanziale (VIS primitivo) come qualcosa di simile a anima, dobbiamo rimettere in discussione . Questa è l’unica occasione che dà luogo a un progetto la struttura fondamentale della monade.

… l’immatériel à Dieu et même

 l’idea di essere, alla sostanza, come semplice o come compost, la immateriali anche a Dio stesso, dal momento che Che noi rappresentiamo che è presente in noi in modo limitato è in esso contenute, senza limiti  auto-consapevolezza . E ‘piuttosto un altro aspetto che ritengo di un colore o che ho pensato allo stesso tempo a pensare che, così come il colore è molto diversa da me pensare che. E come mi rendo conto che altre persone potrebbero avere il diritto di dire che o si potrebbe parlare per loro, adesso capisco quello che normalmente è designato come un tutt’uno con la nozione di sostanza. Questa è la considerazione di me stesso, mi fornisce anche altri concetti metafisici come la causa, l’effetto, azione, somiglianza, e così via. Questo è, anche i concetti fondamentali della logica e In connessione con la conoscenza di essere in generale, Leibniz, dobbiamo essere a prendere l’idea di essere. In modo metafisico: Questa è proprio la nostra essenza, non siamo in grado di essere ciò che siamo senza l’idea di essere. La comprensione di essere costituito per il Dasein

Ma qui non significa che siamo in grado di acquisire l’idea sarà trasmesso a noi stessi organismi.

Noi stessi siamo la fonte di l’idea di essere. Ma questa fonte deve essere inteso come il significato del Dasein estatica. E ’solo sulla base del significato come articolata diversi modi di essere. Un ultimo e difficile problema è che determina l’idea di essere in generale.

, Poiché, come epocali Dasein, oggetto appartiene alla comprensione di essere, l’idea può essere ottenuta dal soggetto.

Che cosa emerge da tutto questo?  Leibniz comprende anche la autocerteza di me stessoconcetti fondamentali. Prova a risolvere il problema in quanto il problema fondamentale della metafisica, ritorno al soggetto. Ma comunque, sia Leibniz come i loro predecessori e seguaci, questa risorsa rimane ambigua per me, perché io non mi ritiro o nella sua struttura essenziale o il suo modo di essere specifici.

Ma il ruolo di principio guida del ego è fuorviante sotto diversi aspetti. Per quanto riguarda il problema di essere, il soggetto è da un lato, l’ente di copia. Come entità, fatto salvo il suo essere dato l’idea di essere in generale. Ma d’altra parte, è soggetto, nella misura che include gli esseri; entità, come determinato dalla natura, deve essere nella sua comprensione dell’essere, dove non solo essere Dasein mezzi esistenti.

Nonostante che mette in evidenza fenomeni óntico fede, la nozione stessa di soggetto è ontologicamente inaclarado.

Pertanto, proprio in Leibniz emerge l’impressione che l’interpretazione di ciò che monadology corpo è progettazione e arbitraria. Leibniz si cerca di motivare questo tipo di considerazione in modo analogico metafisica: ..Poiché la natura delle cose è uniforme, la nostra essenzialità non può essere infinitamente diverso da altre sostanze semplice che comprende l’intero universo Che cosa c’è di Dasein proprie strutture devono essere pertinenti per l’interpretazione della sostanza? Come faccio a modificare queste strutture per renderle adeguate per la comprensione di tutto il corpo e monadology tutti i gradi?

Il problema centrale, che ritorna, si legge: come l’apparecchio è di dare slancio che caratterizza la sostanza in quanto tale? Come si fa a determinare allo stesso slancio?

Se il ritmo, o quello che si è determinata come un driver, è necessario fornire l’unità nella misura in cui promuove, devono essere necessariamente qualcosa che egli non è in grado di prendere posizione, come se fosse un aggiunto o di un conglomerato. Il primum constitutivum  deve essere una indivisibile unità.

 

Lo slancio nella sua semplicità, unifica, ma ha anche a portare questo slancio come qualcosa di più, qualcosa deve essere di più. Ma poi, così deve avere più il carattere di unità, quale parte di se e dove dirige lo slancio [vii], la mobilità in generale. Il movimento è più quello che è cambiato e trasformato. Quella parte di dove lo slancio nel slancio è lo stesso impulso. Il cambiamento di ritmo, quali cambiamenti nella stessa unità, è ciò che è diretto verso dove l’unità.

Come primum constitutivum, lo slancio deve essere unificante nella sua semplicità e allo stesso tempo, l’origine e la modalità di ciò che è stato trasformato.

‘Unificazione nella sua semplicità’ significa che l’unità non può essere la riunione post qualcosa che ha stati raggruppati, ma una unificazione originale host. Il principio che istituisce l’unificazione deve essere prima di ciò che è subordinato a una possibile unificazione. Unificante deve essere anteriore, che ha esteso anticipo per quello dei multipli dove tutto ha già ricevuto la sua unità. Ciò che unifica nella sua semplicità deve essere qualcosa che cattura la loro origine in anticipo e come qualcosa che cattura in anticipo e deve essere qualcosa in anticipo che cattura e copre tutto il loro ambiente [viii], in modo che ogni molteplicità moltiplica e sempre che coprono l’intero ambiente. In quanto tale elemento che cattura l’intero ambiente in anticipo, sta unificando la precedenza dominante, è susbtantia Pra-eminens
Per entrambi per lo slancio, vis primitiva come primum constitutivum di unificazione originale, deve essere qualcosa che cattura l’intero ambiente in anticipo. Leibniz si esprime come segue: Sulla base della sua essenza la monade è ri-presentatore, qualcosa che rende front-vi-in anticipo

La più intima ragione metafisica del rappresentante il carattere di monade ontologica è il ruolo unificante di slancio. Allo stesso Leibniz è stato nascosto questa motivazione. Ma, secondo la propria cosa, l’unica ragione può essere, di pensare che non è monade, come forza, qualcosa di vivo e che egli appartiene alla vita anima e l’anima, a sua volta, di rappresentare. In questo modo siamo rimasti a una semplice passare verso l’esterno che incoraggia il corpo in generale.

Dal momento che lo slancio che dovrebbe essere semplice e originale che unifica, deve essere un elemento che cattura l’intero ambiente in anticipo, deve essere qualcosa che fa fronte-avanti “o rappresenta. Qui, presentato in anticipo e non deve essere inteso come una speciale forza dello spirito, ma in un modo ontologicamente strutturali. Quindi, in sostanza metafisica, la monade non è anima, ma al contrario: l’anima è una possibile modifica della monade. La dinamica non è un evento che rappresenta anche occasionalmente o produce anche rappresentazioni, ma che è essenzialmente rappresenta. La struttura della manifestazione si è precaptadora di guida, è estatica. Make-ahead “e come anticipo il ri-presenta, non è solo una correzione, ma una unificazione che cattura in anticipo e che nella sua semplicità, è per se stessa la più. Les azioni interne … non possono essere

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El impulso impulsa
 Anche per   Plotino la transvisione della bellezza sensibile è fondamentale   nella  katarsi  e ascesi e purezza : L’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte della bellezza e   del   sublime-nella-bellezza,  la bellezza-sublime dell’anima consiste nel rassomigliare al   dio  o  nella  svelatezza  della  transmorfia  divina, poiché da lì deriva la bellezza-sublime e la natura essenziale dell’ essere.   Transvisione di svelatenza   delle    immagini della vera fonte della bellezza-sublime   in sé,  la bellezza-sublime a tutte le   transentità  la dà rimanendo in sé,  senza ricevere nulla in sé.
Platone non aveva condannato  l’arte mimetica,  mimetike techne , ma solo quella che imiti  il sensibile e non il modello intelligibile, o  l’idea. Plotino sostiene che l’ arte si sviluppi  da un’idea presente nella transmente   capace di imprimere  o   transformare:  l’arte   non è più così   imitatio   dell’ingannevole mondo delle apparenze sensibili, né  subordinata alla contemplazione di un’essenza metafisica e sovraindividuale, bensì reca in  sè   un’idea di bellezza sublime, o  è  la  svelatenza  del  sublime-nella-bellezza:  una tesi   Plotiniana destinata alle poetiche del neoplatonismo rinascimentale,  per la  transvedenza  o  svelatenza del  transmito  di  Kalypso  la  disvelatezza  del  transmito  del  sublime-nella-bellezza,  quale  transbellezza  in  transestasy transtabile,   diafanè,   fluttuante, phyon   o   dynon o  transmorfia  o  transplendenza  sublime  o   splendezza  sublime in  contrastanza  transdelirante assentemente  presente,  o  che  si  sveli  solo  nell’infinito  o  nel  transinfinito  o   nel  senza-fine  o  nell’abisso  del senza-entità   della  transvedenza  o  che  aleggi  sempre  entousiasta , nella  transvedenza  sempre  ab-scissa dell’essere-sublyme   in  transmitica   alterezza   quale svelatenza  della bellezza-sublime  o   sublime-nella-bellezza. Il   transmito   inizia   la transvedenza   quando tutti  fuggono dalla distruzione. Solo  l’eroe  della  naufragranza      svolta altrove     verso  il  transmito  della Nympha Kalypso, la   dea della bellezza    sublime     diafanè   in  transvedenza   o  la  singolarità   primigenia  della  transmusa  del  sublime.
Gli  dèi   della  bellezza Olimpica o  la dea della lucentezza  o  della  splendezza,  desolati,  disvelano  la  destinanza  della  naufraganza  in un isola boscosa   quale  ombelico di tutti i mari. Una dea   sublime    abita   o  soggiorna  nella   transradura  sublime  figlia   di  Atlas, il mago   o  padre  della  magia  o  dei  miraggi  sublimi.   E’     la  transmusa   della  transvedenza  abissale  che  abita   le profondità   dell’isola di Ogigia,   è  la   Nympha  del  sublime  o  la Nympha Kalypso,   è  la  dea  dell’ essere  sublime o Kalypso    distesa   nel mare   sublime, con brezze ariose, oltre l’oceano sconfinato,    superiore,  immersa  nel mare e  nella  transonanza  dei   gabbiani,  sulle  violette  increspature  dell’oceano.   Là  la Nympha  Nello spazio   della  transradura  sublime   interna accoglie   l’eroe   della  naufraganza,   lei   stessa   la  dea  sublime, cantando con una bella voce,  una  sublime  armonia  afenomenica  o  transonanza   o  transcordanza,  alla sua  transvedenza,  diafanè,   transvisibile  in una navetta dorata. L’ingresso   è  diafanè malvarosa in  transvedenza   e   profuma  di cipresso,   sotto  gli archi delle cave  c’è   una vasta  distesa,  o  transpazialità,  di giardini di vite:  qui ha avuto inizio  la   vicenda   o  il  transmito  del  sublime,  come le  acque cristalline  e violette  in  diafanè, lì nella meraviglia per la transvedenza  dell’essere   sublime.  Kalypso la  sublime  dea  si  svelò   così    faccia a faccia  in  nobile  alterezza, quasi   estranea  all’altro  eroe  solo  della  naufraganza, ma  dentro  la  singolarità   quale  transinfinito  nell’archè:   era seduta sulla riva o  sulla  transradura  transpaziale  abissale  in  transplendenza   e pianse  nel suo cuore con  lacrime,  sospiri, dolori,  doglianze.  Kalypso sublime  in  transonanza  e  transcordanza con  l’ermeneuta  Hermes,  seduto in  sedia lucente,  iniziò a interrogare  o interpretate   la  dea   del   sublime:  Quale   è  la   missione qui, Hermes, dio della bacchetta dorata? Lei è   la  dea  della  sublime accoglienza  o  concentranza  sublime  che transconsenta alle  desideranze  sublimi   con ambrosia, mescolata  con   nettare di  malvarosa.  Kalypso   la dea   sublime   al Dio   ermeneuta   Così  si svelò:  La dea  Kalypso   della  sublime    transradura  transpaziale  abissale   Ogigia,  mondità  sublime  e  subliminare  e luogo di vento e onda   che     transconcorda  in  transonanza. Dea  sublime, notte-tempo,  dopo  aver   trascorso il giorno seduta sulla spiaggia rocciosa  sublime,   e  soggiornato  in   transcordanza  con  uno   spargimento di  lacrime e   angosce  e  doglianze  in  contemplanza  transvedenza   così parlò   Kalypso: Ascolti  infelice   eroe  della  naufraganza. Venga qui  e   prenda  gli strumenti di bronzo, tagli   e  costruisca   in  elevatezza, in modo tale  che  si possa procedere nel nebbioso oceano. Io stessa   le darò vestiti da indossare e invierò un giusto vento  che le consenta di raggiungere   sano e salvo  la  salvezza,   grazie  alla   sublime divinità. Le sue parole  finì,  così  parlò  la  sublime   ed   uscì  rapida   in volo:  Dea   del  sublime  o   dell’ abisso   sublime,   così sconcertante e così pericolosa.
Queste sono state le sublimi  parole o  così  parlò   Kalypso dal   sorriso  sublime   e   carezzevole più solenne e più temibile  e  più  beata degli   dèi, in seno nelle  insenature  abissali   sublimi   transinfinite   della divinità  della  sublime   Dea  Kalypso, mentre le sue ancelle   transversavano  nettare e ambrosia.  Kalypso la dea   sublime  parlò così.  Allora, la mente è saldamente fissata   nell’eterno ritorno? Và   eroe  della   naufraganza  e la gioia sublime  sia   lì,   al di là.
Così parlò   Kalypso   la  transmusa  del  sublime e affondò il sole e le tenebre, quindi  il  piacere  l’un l’altra   con  le   Nymphe  in  lungo mantello argentato, grazioso e delicato:  un bel giro d’oro   in  cingoli sulla  sua vita e una sciarpa scivolò sulla sua testa. Poi transformò la  mente   dell’eroe   della  naufraganza   per  la  partenza. Lei gli  donò una grande ascia di bronzo, facile da esercitare, con  doppia lama, bella e  lucida, transportò di gran lunga  alberi ad alto fusto  in piedi lì,   torreggianti in  abete bianco, pronti per   restare a galla facilmente  in  transequilibrio  transtabile. Kalypso diafanè sorgeva  nella  transplendenza,  tornata ad  essere  la  dea  dell’eterno ritorno del  sublime,  iniziò ad abbattere alberi. Quindi la dea   del  sublime   attraversò  le  transtringhe  e   li  connesse   in   transcordanza  o  in  esattezza, in  una  armonia  invisibile  di articolazioni  sublimi   transvisibili. Nel frattempo la dea del  sublime transportò   frammenti   di   veli   per  le    vele   della  navetta  dell’eterno  ritorno  sublime  e  la  chiamò Lady Kalypso;  bagnò  e  rivestì  in dolci indumenti profumati   l’eroe  della  naufraganza   e a bordo  gettò  un’ altra  e    più grande   fragranza  per  un giusto vento caldo  e gentile! Che cosa   sarà di  me?  Così   parlò   Kalypso:   che cos’è che   si  dà    nel   giorno   sublime? che cos’è che  si dà  nel tempo   sublime? che cos’è che dà i sogni   sublimi? che cos’è che dà l’universo  sublime?  che cos’è che dà  la notte   sublime?   che cos’è che dà le stelle  sublime? che cos’è che dà   alle  pupille  il  sublime?  che cos’è che dà   il   sublime?  che cos’è che dà   il mito   del   sublime?  che cos’è che dà il silenzio   sublime?  che cos’è che dà l’anima  sublime?   l’essere    sublime? essere assentemente presente   nel  sublime   o   essere presentemente assente  nel  sublime?  La   transvedenza  diafana  dell’essere    sublime dell’essere   o   essere il  sublime dell’essere  o   essere   sublime in   essere?   Tenera  è  la   morte   sublime,   tenera  è  la  morte   quando  s’annuncia  con le  stelle  sublimi,  quasi  fossero   pupille  volanti  del   sublime. Oh  quanti  giorni  ancora  e  poi  il nulla  sublime?   Si  vedranno  le    pupille   sublimi   nella notte  sublime,   quando saliranno al  cielo  quali  stelle, oh le  regalo  il   nulla   sublime,   perchè   si  possa  colmare d’infiniti  baci,   mah   i  sogni  che  aleggiano  la  morte  sono  già  giunti  in punta  di  piedi,   prima  della  fine  dei tempi,   quando  la  follia  approda  al  mattino,   prima  che  la  luna sublime eclissi  e   il  sole  canti  le  lodi  al  cielo.  Oh  arriverò  a  sognare  il vuoto   sublime, pieno  di  sublime,  denso   di   sublime?  Ah   essere  più   imprevedibile  delle  onde,   più libera  dei  sogni,  più  lontana  delle  galassie,   quale  essenza  errante  nell’universo  del tempo  sublime,   ah  l’abisso  sublime   dei  sogni  ove  ogni  luce  narra    la  transinfinità   sublime,   quale  essenza  che  possiede  in sé  l’indeterminatezza  del   sublime.     Nell’anno  della  morte  e  della  creatività venne  la  dea  del  sublime per  l’ultima  volta,  nei  secoli,  tra un secolo,  così  parlò   Kalypso,  avrà  un quarto  d’ora  ancora  soltanto  e  così  nei secoli  che  seguiranno:  saranno  transinfiniti  quarti  lunari   sublimi   per  transinfiniti  secoli   sublimi.    Venne  dalla  bianca  neve  per   la  naufraganza  nel  mare  del  sublime,   ove  è  inebriante  naufragare,   per  l’ultima  volta,   nel  secolo  di  un tempo   sublime   al  tramonto,   quale  splendenza  sublime   o   quale  archè  dell’essere   sublime  o    quale  nuova  inizialità  dell’esserci  sublime,  sì  ma  con  chi? Poiesis   sublime  o  transpoiesis,  come  la  dea   del  sublime nel deserto,  come  la  dea  nel    nulla   sublime  si  svelò nella  transplendenza,   solo di  sé   ma non disse   nulla  disvelò  la  sua  misterica  bellezza  sublime.   Ah   solo un  tempo  sublime  ci   dà   la  vivenza  sublime,   mentre  gli  universi  si  giocano  l’esistenza.   Ah   a  volte  la  sera   sublime   viene  d’incanto,   senza  la  transvedenza    mondana, senza  pace, senza  terrore,  senza  volare.   Si   ascolta   la  transonanza  del  sublime    con il senso  dell’attesa  delle  parole  dell’incanto,   che  fu   sublime,  in  un epochè  di  dasein  e  di  morte.    Lì  si  sogna  la  dea  degli  eventi  sublimi,   senza  averla  mai  vista,   nè  udito  il  fascino  della  sua  phonè,  ma  la  si   sogna  così  come   è     in  transvedenza:  sublime,   altera, fin  al punto d’infilzare  i  cuori  con la luce  dei  suoi  occhi  e  lasciare  alla  deriva  gli  esseri  della speranza.   Sublime   l’accolse  morente,   dopo  la  battaglia  e  l’incontrò  di  notte  alla  luce  degli  incanti   sublimi:canti?   Le  chiese.   Mai, rispose.   Ah  le  stelle ,  non sono  mai  lì  per  rispondere  ai  sogni   sublimi    dell’essere.    Ah   perchè   c’è  la  transvedenza  stellare?      Perchè  c’è  la  transvedenza  nel  mondo?   Perchè    d’improvviso,  d’incanto,  senza  attendere  né preghiere  nè  desideri?  perchè  quando  la  luce  scompare   e  le  ali  della  notte  paiono  avvolgere  ogni  orizzonte,  ogni  evento,   ogni  tempesta,  solo  allora  la  stella  del creato  lancia  al  mondo  la  sua  seducenza  sublime  e  fa  volare  i  sogni  nella  transmente   senza  luce  nè  splendore?  perchè  l’altera  si  disvela  verso  sera, quando  ogni  speranza  del giorno è  nulla  e  induce  a  pensieri  disperati  e  disperanti?  perchè  la  stella  è  indifferente  ai  giorni  a  alle  notti  e  all’essere  e  alla  morte?   E  appare  solo  quando  la  sua intenzionalità  lo desideri?  Ah  essere  accolti  nel genio  della  sua essenza  e  con sorpresa,  quasi  fosse  una guerra  lampo:   alle  domande   rispose  con un sorriso sublime  e  indicibile:  chi credi  che  decida?    La  dea  del  sublime  da  sola,  giacchè  è inizialità  dell’erranza  sublime:   gli  eventi  sublimi   sono  già  nella  transmente,   perchè  transinfinita  e  sempre  oltre  gli  altri  genii.     Ah    volare    oltre  l’orizzonte  per assistere  all’evento  del  sublime,   ma    la  notte  dissipa  le  sue  ombre  e  le  ali  non spuntano  al  calar  del sole,   forse  sarà per  un’altra  sera, quando  l’atmosfera  brillerà  di  nuovo  con la  luce  sublime  e  l’incanto  svelerà  all’essere  i  misteri   sublimi del mondo,   solo allora  la  dea del  sublime accoglierà  la  desideranza,  perchè   solo  allora la  dea sublime   desidererà   salvarci.   Oh   già  l’universo  imbruna  e  aldilà  del tempo  scelto  dagli  eventi   i  venti  secolari  trascorrono,   col  senso  del  sublime  nulla:  prima?  Chissà?  Poi?  Ci  sarà?   Forse  la  sua  transvedenza  diafana lascerà  credere  d’essere lì  per  il nulla  ed  invece  è  con la  testa  nei suoi pensieri  e  con la  transmente  nei  pensieri  della  divinità  sublime,   con il corpo  nei   desideri e  con la  transmente  nei pensieri  del nulla   sublime,   del niente   sublime   ma  mente  sapendo  di mentire, senza  venire  al mondo,  senza  essere  presente  all’essere  quale   sublime   transpoiesis   in estasi  sublime,   quale  splendenza  in estasi  tra  i  sentieri  che  si biforcano,  l’invisibile  presenza della  divinità  sublime  s’eleva  e    indica  la  via         della   sublime     destinanza,    aldilà   sublime   o  là  nelle  colline  tra  il  mare  e  il  cielo,   lì  la  dea  del  sublime    offrirà  i  suoi  doni  all’essere   che  lasciò  la  sua  vita  agli  inferi,  per  svelare  il sorriso  della  seducenza  sublime,   che  riempì  la  transmente,  ogni  attimo,  dal  fuggente  al mai  giunto  in prossimità  degli eventi  sublimi.   Non  c’è più  la  desideranza:   è  la  flebile  luce    che  s’offre  alla  assurda  essenza  del bruciare  per  esistere.   Ah l’estasi  sublime  è  svanita  nel  nulla,   nel  niente  si  vive  una  sola  volta,   la  prossima  non ci   sarà:  né  in cielo,  né  nel  creato  dell’evidenza  ideale.   Ah  l’estasi  sublime  che  si lascia  consumare  piano,   quasi  fosse  prelibata  delizia  della notte  sublime,   la  quale  arriva  in punta  di  piedi  e  mai  lascerà  l’essere silente,  con i    suoi  occhi  splendendi  più  delle  stelle  vicine  o  che  brillano  in lontananza  siderale.   Si  desidera  allora   aprire  la  porta  ed uscire  dall’incubo  che  assale ogni  orizzonte  e  lascia solo  il nulla,   quale  unica  consolazione  della  sera  che  arriva  prima  del brillio  stellare  e  si  lascia andare  alla deriva:  non si  gioca  più  con la  sorte,  né  si  ascolta  più  la  voce  delle  illusioni,  si  ignora  l’assenza  assoluta,  si  mitiga  il vuoto  con il vento  dell’evidenza  ideale,  si  lascia  alle  lusinghe  il tempo  necessario per  sparire.    Da  lontano  si  sogna  le estati  senza  estasi, senza parole  per  parlare al  cuore  più  profondo  degli universi  e  si   chiede  a  chi  lì  vi abiti  per  quale  ragione  la  luce  abbia  abbandonato   la  sua essenza  estatica  ed  ora  opprima  quale  ferita  della  transmente?    Ah  come  è   sublime  amare  quando  si pensa  al  suicidio   al  mare,   ah il tempo  dell’esserci  può  essere  letale.    Lì   lunghi  anni  son trascorsi d’incanto   sublime  solo  per  attenuare  il  risveglio:  la  sera  sublime richiama  le  sue  stelle  e  la  luce    raccoglie  le  sue  ultime  transvisioni,   per  sparire  e  riposare,   ah  dove  andare?  Se  chi  si  vuol  raggiungere  ama il  sublime   errare?   Altrove?   Là   ove  la  voce  non risuona  mai  nell’udito  della   transonanza?  E  i  transensi  si  perdono  tra    transinfinite  varietà  come  fiori  senza  profumi   e lumi  con la  forma  delle ombre  sublimi? Addio    ai  pensieri  che  giocano solo  con le  illusioni  e  lasciano  all’incanto  il  sublime:  tanti anni  luce  saranno mitiche  immagini  sublimi? ah  il profumo  della   partenza  è   sublime  o  è   intenso  come  quello  del  suo arrivo.  Sublime   giacchè   si  sogna   d’essere  aldilà  dei  paradisi  perduti  per  delirare  con il peccato  e  il senso  dell’essere  sublime,   in un   mondo   sublime   che  parlerà  alla  sera sublime   e    alla  luna?  Mai  si  saprà.  Con  i  raggi  di  luce  sublime, unico  regalo    della dea  della desideranza  sublime,  la   transmente  naufraga   nel tempo  sublime: nell’essenza  dell’essere   sublime,  quale  abisso  ob-scuro sublime che  scava  dentro l’exsistenza  per  colmare  il niente  sublime.    Ah   l’abisso sublime che  s’insinua  denso  d’oscurità,   abitato  dalla   dea  del  sublime  più  atroce,  quale  assenza  assoluta  dello  s-guardo  astrale  o  della  transvedenza,   che  male,  ora,  ma  non vale,   presto  sarà  diverso,  lì  nell’universo  sublime   che  non c’è  più,  nè  mai  più  ci  sarà,   chissà?   Lì   la  sera  sublime  del  dì  della  transonanza  si   ascoltano  i   passi   della  transcordanza   sulla  catastrofe  sublime   con i  pensieri del corpo  più  dolce  dei  sogni:  solo lì  tra  la luna  che  s’imbruna  e  la  sera sublime del dì  dell’evento  sublime  della  splendezza,  lì sorgerà quella  luce sublime  che  incanta  anche  la  notte  più  buia  e  più  tersa  dell’anno sublime:   chi  sparirà  per primo?  Forse chi  apparirà   tra un mito  e  un sogno?  O  chi  lancerà  un sussurro più  profondo  d’un abisso  sublime?  Oh  la  vertigine sublime dell’assenza  com-prende  i  transensi  e  l’essere sublime vacilla  sull’orlo  della    voragine  transinfinita   e  guarda  il nulla   sublime   abissale attante  in deriva dell’universo:  là  ove  è  perso  ogni  transenso  e  il  sublime  regna  con l’assoluto.    Ah  ci  fosse almeno  il tempo  per  osservare  la  fine  dell’essere  nella  profondità  sublime   abissale  dell’  essenza  sublime   con quella  leggerezza  che  invita  al  disincanto  sublime ,  oggi  non si  sarebbe più  qui  a  tremare  per  il niente  che  s’inabissa  nell’essenza  dell’essere  e  lo  riempie  di  sublime,  con la  densità  che  rende  estatica anche  la bellezza  terribile  del  sublime:  perchè  la  catastrofe  sublime  che  tutto  divora  ora  dimora  nel nulla  sublime  abissale.   Lì   là  in fondo  nell’abissale  icona  dell’essenza  del  sublime    o  transvedenza   diafana  del  sublime,  là  nell’abissale  catastrofe sublime   in   diafanè   nell’essenza  dell’essere  sublime  abita  sovrana.    Ah l’angoscia  sublime   che  pervade  l’essere  sublime    quando    il  nulla  precipita  nell’abissalità  e    naufraga con l’estasi  sublime.    Là   lì   si   abita  nel vuoto  sublime   catastrofico  che  inabissa  il  transenso  del niente  sublime,   il  sommerso  che  inabissa  l’immerso  sublime:   è  la  catastrofe  della  transmorfia  sublime che  capovolge l’essere   e  lascia  prevalere      il  niente  sublime.     E’   una  piccola  increspatura  che   dà  l’entusiasmo  al nulla  sublime  nella  transvedenza  in  luce diafana   inabissando l’essenza della  storia   e  il transenso  della  storia,   quale  storia  del transenso  del    sublime   nulla.     Lì  là  ove  abitano  coloro che  son  morti  per  la  dea  del sublime.    Lì   non c’è  paradiso,  né  inferno,  né  limbo, né   purgatorio  si abita    il  luogo  del  sublime  in fiore:   non è  un luogo  sacro   giacchè   la  dea  del  sublime    li  ha  sacrificati,  è  una  transtopia  d’attesa  della  divinità   sublime  o  una  transpazialità  abissale   sublime:  si   è    abbandonati  lì  per sempre  e  non si   desidera  l’eterno  ritorno  nel mondo  ,  né  si  aspira ad  un altro  mondo.    La  transvivenza     continua  lì tra  il colore  e  i  profumi  della  dea  del  sublime   che  li circonda con l’unica consolazione  possibile:  essere sublimi  nella  transtopia  sublime   dell’essere  sublime  o  nella  transpazialità  abissale   sublime?  Perchè  la  dea del  sublime  li cura    come  se  fossero  in  estasi  abissale   sublime?  Fiori sublimi tra  fiori   sublimi?   Ah  lì  l’assenza   invade  la  transmente  e  la riempie  di  presenze  simili  all’assenza  o  al  nulla   sublime.   A  niente  giova  pensare quale  sarà  la  destinanza,  in una esistenza    ove  al nulla succeda  il nulla,   senza  posa,  né  timore che  al transenso  del niente  prevalga    una  ipotetica  salvezza.   A  cosa pensare  quando nulla  è  possibile   per  sedurre  l’essere sublime?   E’   meglio  chiudere  la  transmente per  precludere  qualsiasi  desideranza  per placare  i dolori  del senso  del nulla  sublime.      Ancora  un attimo  e  tutto  scomparirà   e  i  ricordi saranno  abitati  dalle presenze  fantasma  parlanti  la  lingua  dei morti.   Si  spera  d’accedere  subito alle  prossime  stagioni,   senza  attendere eventi  che  preannuncino  già  incontri  nefasti.  Alle  volte  è  possibile  ascoltare  la transonanza  della  voce  sublime  e  lontana,  ma  il transenso  dei  desideri  è  sempre  rivolto  verso  altre  stelle  con la  transmente  ancora densa  di   transcordanza  di pensieri inutili  e  si  decide  di  lasciare  a  chi  sappia  meglio  abitare  il mondo, la  gloria, la  destinanza.  Mai  più  si  sognerà  l’essenza  degli  sguardi,  mai  più  s’ascolterà  la  transonanza  della  voce  che chiama,  perchè  da  sé  non si sente troppo  desiderata, mai più il vuoto denso d’essenze  sarà  abitato dalla luce generata dal nulla   sublime  abissale:    ah  dea  del  sublime,   ah  dee  perchè    avete  abbandonato  l’esserci?  Lì     l’incanto  c’è quando  la   splendenza sublime   si  sveli  e  s’elelevi  più  bella  delle  meraviglie  del mondo,   ignari  del  perchè  si  lascia  partire  un soffio di  desideranza  che  increspa  ed  aleggia,  d’improvviso  l’immensità  vacilla,  barcolla,  danza all’interno  del  sublime  transequilibrio  ed  ancora di  più la  transonanza  incanta,   quasi  ci  fosse  una  transintenzionalità  con il  soffio della  transvivenza:  quasi  volesse  danzare  tra le  onde    sublimi  in  transcordanza.    Ah  mai  illusione  balenò  all’orizzonte  più  terribile   e  sublime:  d’incanto  così  all’improvviso  ci  fu  la  transmorfia  sublime   degli  eventi: d’impeto  ammainò  e  riversò  la sua  essenza sublime nelle  acque  agitate  e  tempestose:  un immenso  fragore  s’udì  in tutti  i  luoghi  del globo  e    la  dea  del  sublime  inabissò tracimando con moti  ondosi  altisonanti  mai  visti, né  uditi   in  transonanza  transudita:  quel  che  fu la  più  transtabile  che  si  conoscesse s-pro-fondò  negli  abissi   con la  sua  sublime    transvivenza  glaciale.  Ah  la  catastrofe  sublime:  un soffio può far capovolgere  le  immensità  più  eccelse,  tanto da  generare  l’attante  della  transmorfia  sublime   che  farà  naufragare  l’esserci: è    il soffio  dell’essere  sublime che  genera  la  catastrofe   sublime   per  mutarsi  in essere  abissale  sublime.   Ah  il soffio di  desideranza dell’essere sublime  si  dà  quale  catastrofe sublime,  prossimità  del naufragare, quale  destinanza  dell’essere  per la  morte  sublime.  Alla    presenza  dell’essenza  sublime   della  transonanza   dell’incanto,  al balenare    del  miraggio  sublime  immenso   e  transinfinito  l’essere   sublime    è   in  diafana  transvedenza  quale  estasi  sublime, quale  respiro    che  sente  la  vicinanza  del  sublime,   ma  quel  soffio   farà  vacillare  l’immensa    la  sublime  e  transinfinita  esistenza  glaciale.   L’equilibrio  fondante  la  transtabilità  dell’esistenza  dell’essere sublime si  svelerà  oscillante e  transonante.   Una  transonanza  transinfinitesima  genera  l’abisso sublime  ove  l’essere  sublime   naufragherà: dall’incanto  sublime    alla  morte  sublime:  dal miraggio  sublime   al  naufragio  sublime.   Ah  l’abisso  sublime   che  si  disvela  nella  sua  ellittica  curvatura   sublime: si vive solo la  superfice  del mondo trafitti dal raggio del nulla sublime    ed è  subito  morte   sublime,   l’essere  sublime   è  solo  sulla transvarietà  transferica trafitto  dal raggio  abissale sublime   ed  è  subito  sublime  abissale   in  diafana aldilà.       La  dea    sublime distese  le  sue  intime  essenze  mentre  disvelò  al  transtempo  il suo   essere  nuda  al  mondo.  Ahah   essere  in     nuce, ah  essere  in luce:  lunghi  anni sulle  ali dell’estate  sono state  le  sole  volte  in cui  la vita  sorse  senza  dinieghi  né divieti.  Ah  le  ore  grandi come  un secolo, ah  le  cose  piccole  come  galassie,  si  svelarono  diafane  in  transvedenza animate  come  nuvole  d’un  giorno  assolato  e  solo,  scorto dietro  l’angolo della  morte  sublime.  Lì    la sorte  verrà  ancora  a  spiegare  la  transmente,  mentre  le  nubi  lanciano  al  mondo ombre  colme d’attesa  e  di  tormenti.  Si   transente  già  la  gioia  che  s’avvicina  a  passi  lenti.  Ma  menti?  Ah  le  montagne  viola  o  lillà,   la  notte   sublime lì  là  in prossimità  della  mondità  con la  velocità  della  destinanza,   più  rapida d’un uccello  da  preda,   prenda,    prenda,   predante  la  preda  fuggitiva  lì  là, che  al  fine  si  dà,  giacchè non ce  la fa.  Si   farà  ancora  in tempo  a  spengere  le luci  prima del sonno  dell’attesa  e  del riposo: denso di  sogni  ed incubi  e  vuoti  di  mente.  Lì   è  ancora  giorno e  il sole  tarda a  tralasciare, sarà  ancora  preda  della  nostalgia della  bella  estate  che  si svela alla sera  sublime  con l’abito delle  stelle  fisse, mobili, cangianti  ma  senza  tanti allori  per  piangere  e  per sognare: con la  sorte  oltre  la morte  sublime.   Avrò  ancora  sogni  da  vendere  e  gioie  da  acquistare, ma  non so più se  c’è  la  diafana  tranvedenza   o  se la  luce  segua ancora il destino  dei  viventi  o  la  nostalgia  dei  morti.      Proverò  ad  essere  una  tranvedenza con la sera  dietro  le  spalle   e  la  notte sublime e buia quale transvivenza,  ma  sarà una  nube  nera  come  l’incanto  della  morte  sublime  ad  avvisare  le  ultime speranze  con il  fascino  del nulla sublime.  Ahah  udrò ancora  il sole  cantarmi  le  melodie dell’armonia  afenomenica  della  transonanza  in   diafana  tranvedenza che  lascia al  mondo il mistero dell’evento  sublime,  ma  all’ultima  ora la  destinanza  sublime   sorprenderà  con la  fantasia  dei  fiori  e  la  luna  da  sola apparirà  all’orizzonte  degli  eventi  sublimi:  lascerà  sognare  senza  fare  del male: con la  follia  sublime   negli  occhi:  ah  come  è  vuota la  notte sublime senza  i  sogni  del  transdicibile.    Ora  son trascorsi  millenni  luce   e  dell’attimo  del cosmo  e  dell’universo  non c’è  traccia:  nulla, né  del  destino, né  della   transvivenz così  densa, così  tersa, così  casta, così  vicina  al nulla  sublime   e  senza  fasti.   Qui   correrò ancora un’altra  volta per   raggiungerla  con le ali del   destino  sublime    e   l’ultimo raggio che  provenga  dall’aldilà  sublime   e   insegua  senza  sosta  una  luce sublime  e  misteriosa  e  senza  transenso,    poi mi  volterò ancora una  volta  per  vedere  gli  occhi  di  chi  decise  la  sorte  del mondo,   prima  che  sia  fuori per sempre  e  transenta il  transaudibile  con la musica  della  transonanza  o  la  la  transcordanza  sulle   note  del nulla  sublime,  o  con i  sogni  sublimi   abitati dagli occhi  dell’essere  sublime:  lei  è  sublime,  è  la risonanza  della  transonanza  in  transcordanza,  amante  del  disordine, in lei  c’è  la  leggerezza  ma  anche  la  tristezza  d’una  nuvola  a  primavera,  lei  è  sublime  amante  della  transvedenza,   in lei c’è  la  luce  ma  anche  il buio  atroce  d’una  nebbia  subliminare,  lei  è  sublime  nemica  delle  tenebre:  è  caotica come  il sole,  ma  le  piace  il  perielio  sublime  di  venere,  non saprei  bene  se  le  piace  la  nostalgia  della pace  o  l’ira  della  vittima  che  tace,  ma  sublime  lei  è  e  sarà,   non  mi  sogni   più,  ho  le  labbra  grosse  da  attraversare,  la  sera  o  al  mattino:  non fa  differenza,  tanto  ci  sarà sempre  chi  avrà  gli  occhi  per  ridere  e  lo  sguardo  finto  metallo.   Ogni  sera  al tramonto  alzi  gli  occhi  al cielo  e  pensi:  quando  era  sublime  la  mia  giornata,   tant’è  che non riuscivo  mai  a  sapere  quando  il lunedì   venisse,  c’è,   ci   sono?   Sì, sì, ancora  un  altro  poco  ed andrò  a  dormire,  sognerò gli  occhi  tristi  della  sera  e  la  luna  sublime   mi  farà  compagnia,  col  raggio  blu dell’estate  e  col raggio   rosa  dell’autunno,   ma  non mi  sogni più,    non  farà  bene sostare sulle  piazze  di  notte  e  cantare come  i  grilli  dei  conventi   e  le  sere  passate  ad  urlare: dio, dio, non molestare  gli  organi e  i  letti  e le  strane  passioni  dei  gatti.   AH  gli  occhi di  metallo lucido li  ho  visti  una  domenica  pomeriggio  in vitro,   in vetro,  dietro  le  vetrate  virtuali,    ma  non mi  sogni    mai  più,   o  i  sogni  sublimi  non ci  lasceranno  più.    Sublime  è   il tramonto  dei  sogni:  è  il tramonto  sublime  dei    sogni. Fra  un  poco  verrà  la  sera  ed   uscirai  di  qui  libero  come gli   uccelli  del mare  che  vanno a  pescare di  notte  il  sangue  blu,   ma    non ci  sarà  più.   Adoro ancora  la  sera restare  a guardare la  notte sublime  e   più  buia,  con le  stelle annoiate  d’essere fisse  e il  creato che  è  lì che  attende  i    desideri  dei  nostri  sogni  sublimi.   Ancora una  volta  e  tutto  sarà  scomparso sulla  faccia  della  terra:   non c’è  più  pioggia,  non c’è  più  luce,  non c’è più  un   dio    che    produca un miracolo stanco  o  appena più  in linea con l’orizzonte e  l’universo,   ah    mi  sentii   persa  tra  le  sublimi   transcordanze   come  una  gru  a  primavera,   ma  c’era  il  sole  e  c’era  il  mare  e  a  me  veniva  voglia  di  cantare  le  nenie  da  bambina, quando  l’età  incrina  e  la  soglia tra  la  vita  e  la  morte   torna  a  vacillare.   E’  la  transonanza  sublime.  Ancora  un solo attimo  e  poi  si  potrà  morire: mi  guardò   per  l’ultima  volta  con  gli  occhi  più  lucenti  della  transfera  del  circolo  polare  artico ,  ma  non si  smosse  dalla  destinanza.  Subì  ancora  una volta la  sorte  avversa:  aveva  un  diadema  con la    veste   più  vaporosa  della  serata,  di  quelle  che  quando  ballano  fanno  vacillare  il  mondo  e  il  cuore,  e  si  inizia  a  tremare  come  se  si  fosse  sottozero  all’equatore.  Oh  la  musica    era  bella  sì,  ma  si  cantava  da  folli,  si  suonava la    transonanza   dell’infanzia  maledetta  e  le  vesti  che  volavano  sublimi      e  senza  senso,   ma  quella notte  sublime non si  lasciò  alla  sorte  il  privilegio  di  fare  le  scarpe.  Capii  all’improvviso  che  il tempo  della  giovinezza  era  pallido  e  il tempo  del sorriso  già  dietro le  spalle  dei vecchi  platani  d’un giardino  verde  e  rosa,  blu  e  glicine,  sublime  lillà,   lì   là  quando  sorgerà ancora  il tempo  della  pazienza  fuggitiva  e  secolare,  quando  la  sorte  guarirà  gli  incubi  che  accompagnano  la  luce  del giorno.  Quando  verrà?  Ora  che  non ci   sarò  più?  Oh    spinga,  spinga    forte:  la  navetta    dovrà  tremare  con la  forza  d’urto  delle    corazze    e  la  bellezza  sublime   degli  sguardi  di  fanciulle  prima  che  per loro  sia  già  sera  o  notte  sublime   e   fonda:    addio,  addio,  affondi  pure  negli  abissi  sublimi   del tempo,   tanto non ci  sarà  mai  più  chi  le  darà  la  luce  sublime    dell’inverno  a  sole  spento,   oh  mare,   mare   non  mi  lasciare  di  notte  a  naufragare,  con  le  stelle  della  notte  sublime   che  guardano  le  volte del  creato  tutte  le  volte  che  il loro  sorriso  si  volge  al passato,  oh  non gridi  invano,  tanto  gli  astri   sono  tutti  folli,  oggi  ti  dicono  che  potrai  trovare  i  tuoi  sogni  nel  cassetto, domani  nel letto  e  un altro  giorno ancora  non si  sa dove  o si  speri  o  si  spara.    Oh    attenda  pure  un altro  anno,  tanto  dovrà  arrivare  ancora  con lingue  piene  di  vento  e  la  chioma  nera  e  china  e  bianca,   come  l’alba  sublime,  ah  ci  sono  giorni  in cui  la  sera  non arrivi  mai  e  il tramonto  duri  il  transtempo  transinfinito  che  serve  per  morire, nascere  e  rivivere  in altri  luoghi,  in altri  mari, in altri  mondi   o   in  altri  universi  sublimi,  senza  sentirsi  persi,  né  tremanti  di  gioia  o  di  paura, ma  solo  vuoti,  soli,  come  il sole  nella  transradura  abissale   della  foresta  sublime  e    nera,  nel cuore  del  continente  più  antico  d’ansie e  di  timori  sublimi,   come  quando  pare  che  non ci  sia  più  niente  da  fare  per  restare  ancora  in vita.   No,     non mi  sogni  più   con la  gioia sublime   del cuore  e  il  sorriso  perso  per  strada   mentre  si  cercavano  le  viole.    Non  è  ancora giunto il transtempo  in cui  la  notte  sublime   avrà  lasciato  le  sue  spoglie  alle  stelle  e  vestirà la corolla  con i  fiori  roridi di  pianto.   No ,  non mi  sento  stanca:  è  solo  il  soffio  della  vita  che   accompagna  la  notte  sublime  con il dolore  della  morte sublime   e  al  mattino  fugge  via,  con  la  velocità dei    sogni   sublimi.   E’ sveglio? sono le otto del mattino e la sua sorte sta partendo,   non so più dove andare ed ho una gran voglia di morire,  ma fra poco sognerò di entrare in quella luce che fin allora mi uccise  tutti i sogni   a occhi chiusi e a occhi aperti. Ma, la prego, non apra,    perchè è la morte che attende con l’arma bianca e nera vicino al mare, oh no, no, non so soffrire,   ma fra poco morirò e mai più la rivedrò,   la sogno sempre, sempre, oh come è dolce il tempo, oh come è forte il vento,  ma  fermare non si può e dove andrà,  non lo so,   ma non si volti mai, non si giri e ri-giri mai,   giammai vorrò che i suoi sogni siano spenti come i miei,   non si fermi più. Sento già suonare. Quella porta è già aperta e il sole del   transinfinito già splende in altomare,  mi vien voglia di gridare, ma la mia voce non suona più, le mani e i piedi sono immobili,  come il respiro,  il mio povero cuore non mi batte e ri-batte più ed il mitico corpo giù si sente giù,   giù, giù fin nell’abisso,  da dove non non si sale più su,   sussù non lasci,   non  lasci, ma non si fermi,  continui almeno lei a sognare,  ad occhi chiusi o ad occhi aperti,  tanto per sognare il  sublime   non serve guardare.   Ohoh   mi spinge  oltre quel tempo della vita mortale,  lì   ove le  onde  fuggitive e stanche varcano le soglie dei sogni  e sostano  un istante transinfinito per contemplare le bellezze  sublimi  lunari  o   lunatiche?            Oh si lasci guardare,  è     bella solo come il sole all’alba,   che  non guardo  mai,  perchè  mi piace  di  più  sognare  il sole  tramontante,  con i suoi raggi  sublimi   ultraviolentiviola  che  volano da qui  a  lì  senza il timore delle distanze  o degli  ostacoli  o  delle remore  o  dei dinieghi .    Lei ci  ri-penserà,   si dà?  si  darà ? si  sottrae,  si  kripta,   si dekrypta,   si  vela   e  si  disvela,  è  la verità    bellezza,   la legge  dura  della  dolcezza  del  sublime,   un nobile  fenomeno  della  seducenza  astrale,  le stelle  son lì  solo  per  farsi  con-templare,   guai  a  chi pro-getti  la  prossimità,   ikaro-docet? così la  finirà di  farsi  del  male  da  soli?  così parlò   Kalypso  prima del diluvio universale,  niente  male,   aldilà   delle stelle e non solo  quelle,   ma di  sola  bellezza non si salva  il mondo. Oh   non è  così?   Oh  è  dolce  come  il mare  salato,   ma di  dolcezza si vive una sola volta.  Oh   si  regali  un  sogno  sublime  abissale  o   vuoto come la grazia pregnante dell’universo denso  d’incubi e di orrorose tragicità.  Oh   faccia sognare  il  sublime  della  transplendenza  per irradiare l’intermittenza aurorale  del  miraggio  boreale  quale brillanza astrale,  ma di luci  soffuse e terse  si può   anche  perire o svenire,  o sbranare dall’eroina  versus semidei.Ohh,   oh si lasci  affondare:   è sublime  come le stelle,  ma quelle  non se  ne stanno  lì   a  guardare:  son  fisse,  mai  fesse,  ma fissate, replicanti,   in  armonia  afenomenica  transonante la medesima melodia armoniosa e tediosa  mormorante:  domani,  domani?  sì, domani,   potrà   annegare  o volare,  o  morire  o  soffrire,   ma  non  lasciare,   non  lasci  mai  più,   le stelle  amano essere  viste a  distanza  siderale,   guai  a  toccare il  fondale  universale,  si  può    s-pro-fondare  nell’abisso   sublime,  senza  mai  più  tornare tra  l’aurora  e  l’infinito  o  transinfinito:  è  finito?  è  già    tutto irreversibile  abissale?   Oohh  non  lasciare,    anzi  si  lasci  attraversare senza  fiatare,  come  già  si lasciano oltrepassare  i suoi  occhi  dalle intermittenze  delle  desideranze,   che  danze!   E’   finita:   con il sorriso  sornione  della perfida albione,  appena  baciata  dalla fortuna  bendata, anzi  cieca   come la sua anima  dis-animata,  che  corre e fugge  via, per  non tornare  mai alla deriva,  strane onde fuggenti,  saranno le  superonde  della stranezza   sublimi   che  spezzano e frantumano la transpazialità -transtemporale,  ma  così difficili  da catturare  dai  miti  sublimi?  Quanti  quanti  ancora?  Chissà,   è l’indeterminatezza  sublime   della  stranezza,    bellezza,  che   spro-fondatezza.   Ora  e  mai  più   non ha più senso ascoltare le voci degli abissi sublimi  della memoria dei ricordi diafani,   non ha più senso alleviare con il miele eterno   l’eterno  ritorno,  sì  ma  dove?  Si  è  soli  con la desideranza della morte  sublime,   ah si inveisce ogni volta , quando appare il sublime    ed  abissale    sguardo,   non ha più senso spendere le lacrime della noia senza ascoltare la voce dell’aurora: che sale saliente ogni volta che l’esserci   sublime    muore.    Ora   ho anche io lasciato alle luci della notte   sublime   il vago sopore dell’anima morente, in mente,   ah verrà la morte ed avrà gli occhi dell’eternità sublime.      Si   ascolta  sempre  la voce dell’anima: in silenzio: senza il clamore dell’eternità   sublime.   No   non   ci  sono   più  sogni da vendere, nè vendette da sognare, nè ricordi   sublimi   da regalare a chi viene e và soltanto per mostrare il volto del bene o il volto del male o ambedue anfibologici,   la sapienza   consiglia di sorridere, sempre, o per lo più ogni tanto: almeno quando la presenza della transvivenza sfiora il fiore del   tramonto  sublime: chi rimpiangerà mai più i giorni lontani dell’infinito ritorno del sublime? In un giorno di maggio  ci  fu   l’inizio della fine: una sola volta vidi volare la luce dell’eternità , quando la sera svelò   lo sguardo della morte  sublime, con gli occhi sublimi della divinità:  non c’è più quella sera rischiarata dalla voce luminosa della tempesta  sublime  e   perciò   perfetta,  non c’è più tempo per sognare una luce antica e amica che  ri-veli il transenso dell’essere e, o, la deriva dell’infinito transinfinito ritorno che mai, se mai, verrà senza arrivi e senza partenza, ma solo una vaga presenza,  come la luce sublime  dei suoi occhi di là , dall’abysso infinito che mai  lascerà,    libero d’essere simile ai sogni pensati nel buio della notte  sublime.  Non ha più senso ascoltare il colore dei suoi occhi, se la sera la noia assale ed invade la memoria sognante,  nel vuoto spazio della notte   sublime   c’è il nulla sublime   che canta con la voce della seducenza astrale  in  transonanza: solo la   transcordanza    della morte ci può salvare,   nel vuoto eterno del nulla  sublime, una sola   transonanza che canti: una canzone   in  transcordanza: su, sussù,   non tremi, le stelle non stanno lì solo a guardare,  la dea  del  sublime non ci ha abbandonato abita lì là    in un campo di  ogigia,   la  xhorà  del  sublime, lillà in un campo di ogigia  la   xhorà   sublime   abita  Kalypso  la  sublime dea  della  diafanè,  lì là  ove  la dea si getta in  transplendenza in  un campo,   in una transradura fiorita di lillà , di ogigia   la  transpazialità  abissale del  sublime,   lì   scende in campo insieme all’eroe  della  naufraganza,   là   in una transradura luminosa  in  transplendezza  di ogigia,  la  xhorà lillà.   L’essere   sublime si getta sul campo di ogigia   la  xhoràlillà, lì là la ricamata seducenza della dea  del sublime si svela e disvela nella   transcordanza sublime che seduce la dea    Kalypso-lillà , in una transradura   sublime fiorente di ogigia  la  sublime  xhoràlillà,    lì là ove l’essenza della dea  sublime si getta, si dà , sì, sissì, la rugiadosa transradura sanguigna, ruggiosa, brillosa, luminosa, transplendente, seduce lì la dea    del  sublime in un campo di ogigia  la xhoràlillà,   lì là si disvela l’aletheia   sublime, la verità   sublime  si svela in una transradura di lillà , l’ essenza dellia   dea  sublime si svela sul campo, si dà  in campo lì là,   sì in quella divina transradura sublime   il padre o la madre sono figli dell’essere  sublime,   o sono figli di se stessi,   la madre è figlia dell’essere  sublime, o la madre è figlia di sè, così come iddio è figlio di se stesso o il dio è figlio dell’essere o la dea madre è figlia di se stessa o la madredea madreperlacea è figlia dell’essere   sublime:   la natura della dea  sublime   è figlia dell’essere   sublime, la physis sublime   della  divina è figlia di sè e si dà   da sè , sì, si svela da sè , si getta da sè, si pro-getta da sè in un campo di lillà , si fonda da sè in una transradura radiosa in  transplendenza  diafana  di ogigia  xhoràlillà lì là.    Ah essere figli della transradura sublime   vuota, sgombra, libera, disertata, annullata,annichilita, svuotata, diradata,  diafana in eterna diradanza  e  transplendenza,   figli della transpregnanza sublime   della  divina   splendenza,   figli della sua desideranza   sublime,    figli della sua ontogenesi o dell’essere sublime   transpregnante che si dà   da sè o    dà   sè o     dà   la transpregnanza  all’essere  sublime. Ah la fanciulla transpregnante dell’essere sublime  che dà luce e dà alla luce figli dell’essere sublime  pregnante, o dell’essere sublime in estasi sublime   in un campo di ogigia  la   xhoràlillà,  lì   là   solo la dea del   sublime    ci può creare.  Ah  essere   disvelanza  sublime   della  transmonade  vuota     in   exstasy   sublime,  quale deliranza  che  danza  nella  diradanza  sublime   dell’aletheia  dell’essere  sublime,  senza  il  nulla,  senza  altri   dei,  né   altri eroi,  né  entità  o  superentità,  solo   il  suo evento sublime che si  dà:   viene  in  sogno l’evento sublime   della  dea sublime   che  si  dà  nella  diradanza  che danza con l’imago   dell’eternità  transvedenza.  Viene  in sogno  con la  luce  dell’eterno  ritorno   della  transvedenza,  all’alba  di  un  altro  giorno   sublime   con  solo   un  ultimo   desiderio nei  pensieri,   ma  non    viene  mai in  mente,  né  oggi  né  mai.   Lì i   sogni   si  svelano  con  lo  sguardo    della  diafana  transplendenza  del  sublime  nella bellezza,   o  dell’essere  sublime  nella  bellezza  dell’ente  ideale,   o   con la  luccicanza  sublime   dell’exystenza  senza  presenza,  o  solo  con  l’assenza  sublime,  mentre  sussurra  sempre  ai   transensi  di  svelare  solo l’imago  della  diafana  transvedenza:   tanto  per  la ricerca  del  tempo  dell’eventuale  ritorno  c’è  sempre  innanzi  l’infinito   o  il  sublime   transinfinito.  Ho  solo  un  sogno  da  raccontare,  ma  non  lo  svenderò  per  qualche  virtù  virtuale,  ho  troppi sensi nascosti  e  silenti e  inauditi  e  indicibili:  forse  un giorno  aleggerà  nella  mondità  la  sua  eterna  presenza,   ma  è  già  sera,  è  già troppo  tardy  per credere  ancora  alle  fabule  con o senza  dormienty,  senza  sogni. Una  sola  volta,  se  mai ci  sarà,  forse  verrà  la  dea  con  in seno  un  sogno senza  senno,  insensato,  ma  non ci  sarà  più  il   tempo  per  sognare l’imago  imaginaria degli  eventy….giacchè  non  c’è  più il  tempo  imaginario dell’imago eventuale.   A  nulla  pensa  il  nulla che  sogna  o  immagini  l’evento  del  suo  infinito  ritorno  dall’abisso  animato,  ove  la  luccicanza  dell’evento  si  dà,  senza  nulla  chiedere…sino  al  terminale  dei  nostri  sogni  insonni  salienty  abyssaly,    come una kuspyde  imaginaria che attrae il  chiasma  eventuale…ahhh   l’evento  dell’essere  chiasmale…interattanza  dell’interagenza kuspydale…….. …………………………………………………………………………………………………….ewenty-sublymy                                     ……l’essere  s’eventua  da  sè,   senza  la   legge  che  non  c’è…..senza   il   logos   che   non  c’era,   senza   il   dio   che   mai  ci  sarà…..Ah   l’essere   s’eventua  aldilà   del  dio  che  non  c’è   più….ah   l’essere  si   dà   luce  da   sé….senza   il  dio  del  bene   e  del  male  che  non  c’è   mai  più…..ah   l’essere   s’eventua   aldilà  del  bene  e  del  male  che  non  c’è  più.     L’essere   si   dà   alla  luce  da  sé,   aldilà  del  dio  dell’eterno  ritorno  che  non  c’è  mai  più.   Ah   l’essere  si  dà  luce  e  si  darà  alla   luce  aldilà   del  tempo  che  non  c’è,   aldilà   del  tempo  dell’eterno  ritorno  che   non  ci  sarà   mai   più.   Madre  della  sublymanza   sublyme..nei  suoi  occhi   c’è   l’essenza   della  nostra  morte  eterna….non  saprei  come   e  senza  un  perchè,  né   saprei  come  mai  la  notte  si  nascose  nel  letto  delle  nuvole   e  si   rivelò   all’alba  con  il  raggio  di  luce  sublyme   di  un  tempo   che   fu  e  che  sarà:   oh  quante  volte   gli  occhi  hanno  visto  l’invisibile   sublyme    senza  scorgere  la  disvelanza  sublyme  dell’essere?    A   chi  si   rivolga  il  tempo  quando  pensi  alla  destinanza   e  giochi   con   le  sorti   degli  universy?   La   dea sublyme     non  gioca  mai  con  la   mondità,   ma  soffia  le   sue  auree sublymy  nei   pensieri  delle  stelle  che  mai   guardano  a   ieri,   ma   illuminano   i   sentieri  della  destinanza  sublyme  dell’essere.    Madre   sublyme  ed eterna   che  guardi   e  contemply  senza   parole   e  getty   e  lancy   i   segni   degli  ewenty  sublymy  della  destinanza  senza  deklyny,   come   il  volgersi  degli   eventi  astrali   degli  immensi  ed   infiniti   universi,   né  replicante   o  klonante   come  le  stagioni  del  cuore  della  natura,   o   le   intermittenze   sulymy   della   notte   o   del   giorno   in  disperanza  disanimata della   destinanza  sublyme.   Ma   solo   lì   la  singolarità   sublyme   dell’evento  dà   alla  luce  la   destinanza   dell’exstasy  sublyminare che  dagli  abyssy  sublymi   sorge,   si  dà,   si  ewentuy  qualy   lucy   della  vivenza  sublyme  delle  aurore  senza  più  le  scorie   di  ieri  e  senza  più  le  pre-visiony  del   domany:   oh   madre  sublyme   della  destinanza  dia  all’essere   l’ewento  invisibile   del  sogno  sublyme,   affinchè  l’esserci  possa  raggiungere   le   lontananze  sublymi  delle  lucy  borealy   e   naufraghy  nel  sublymynare  abysso  degli  ewenty  waghy,   ewanescenty  ma   pregnanty  di   miraggy   della  desideranza  sublyme.    AH   ascoltay  la  sera   con  i  pensiery  rivolty   verso  le  veglie  ed  ora  si  è  qui  ad  attendere  gli   ewenty  sublymy  velaty  di  presagy   e   ricordy.   Non   saprei  quando   possa  durare   l’attesa   dei   sogni  sublymy,   né  se  la  notte   sublyme  della  destinanza  salvi   dalle  spire  degli  abissy  della  sublimanza,    ma  se  la   madre dell’eterna   sulymanza   e della  destinanza   sublyme  disvelasse   agli   sguardy  il  tramonto   e  giammai  invocasse  il  deklyno  eterno  degli  abissy   sublymy,   l’eternità  abiterà  le  menty  sublymy  quale  gioia  sublyme   senza  fine   e  senza  finy        e   grazia  sublyme   fluttuante  nelle  tempeste  di  tutty  i  wenty  degli  ewenty  abissaly  della  destinanza  sublyme……………….Ora  si  è  oltre  gli  ewenty  sublymy  della  destinanza  abissale  trascorsi   all’ombra   degli  abyssy  tenebrosy   e  il  sentiero   abissale  non  svela radure  sublymy  illuminanty,  ma  solo  abyssy  sublymy   ove  possa  naufragare  la  destinanza  senza  ritorny   ewentualy….Oh   che  i  wolty     sublymy  che  giungano  in-contro   siano  gli   ewenty  dell’esserci   e  se  così  non  fosse  e  mai  vada  si  sia  preda  della  destinanza  abissale sublyme,   altro  tempo  non  è  più  necessario per   calpestare  il  nulla  sublyme   o  il  niente  abyssale  che   svuoti  le  sfere  della   mondità   abissale  senza  anime  né  sensy…..SI  attenderà  che l’ewento  sublyme  dell’essere   si  sveli   dagli  abyssy  sublymy   con  le  lucy  delle  aurore  delle  destinanze:   meglio  il  bagliore  sublime  dell’ewento dell’essere  che  la  lenta  tranxscendenza  negli  abissy  kaosmicy……
    Le  interpretazioni  della   transestetica     transestatica   quella  transevidenza    dell’abissalità   transgettano  nel  pensiero  in  mondità.  Quel  che  seguirà  è  intriso  di  quella  transpregnanza  e  transalienza  in   transplendenza   sublime  o  transplendezza.
                                   a)  transestetica   estatica

 Il sublime dilata   le  transmittenze  del cuore   in  sistole  e  diastole  e   si   concentra  nell’attenzione  della  transtabilità   e    nella transtensione  o   transvidenza. È stancante:  è  la  transestetica  sublime   o  transplendenza  sublime  o   transluccicanza   sublime   o      risplendezza   o   transrisplendezza  sublime  o  splendenza  della  transvidenza  sublime. La bellezza   discioglie   la   transpurezza dell’anima : si  percepisce      una   differenza  transfenomenica   o  una  incongruenza  transpaziale   nella   transestetica,  presente  nell’epigenesi    longiniana     del sublime,  ma  non  ancora  una  differenza  noumenica  nella  transbellezza  o  nel  sublime. Qui      il sentimento  o  la   transintenzionalità sublime consiste in una  vibrazione o    alternazione rapida dei  sentimenti,    o  alterità  o  alterezza  o   splendenza   o   splendezza   dell’esserci.
Il dinamicamente sublime   o   dynon  o   phyon   o   splendezza   sublime    è simile   alla          transpotenza   o  transmorfia    transevidente in natura  irresistibile   e terribile,  ma    se  si  è  al sicuro,    si   rimane disinteressati   e  perciò   non c’è   più   un ob-getto  o  gegenstand  che  incuti   paure.      Dio è terribile ma l’uomo  non ha paura.   Anzi   solo  la  dea  del  sublime quale  ultima  Dea  o  ultima  degli  dei   ci  può   salvare,   o   solo  il  sublime   o  la  splendenza  sublime    salverà  il   mondo.   Quella    è la differenza:     il sublime è il coraggio  della  transpurezza     dell’anima     e     consente     la  transevidenza della        transtabilità   transepistemica,   ma  solo  perchè  c’è  l’alterezza   dell’esserci  o  la  splendezza  della  transvidenza  sublime.    La natura   è   sublime      perché eleva,  innalza  l’evidenza  ideale  all’esposizione    eccelsa  o  la  svela  nella  transplendenza  o  transplendezza,   là   ove    la transmente può essere    l’unica  facoltà  capace  di  comprendere  o  transvedere  la sublimità, anche    al  di   sopra della  stessa  natura,    quale sublimità   transautentica che  si  sveli    nella    libertà    transestetica   dell’alterezza   o  nella  splendenza   sublime.     Tale  libertà      è    al   di  là  del naturale:    interagenza    intima    tra il sublime  o      il dinamicamente sublime  è   l’ontologia   della  libertà.      C’è  il sublime   quale   libertà  che  trascenda    la     natura.                       Il sublime       possibile      o      la  transvidenza  delLa   sublimità,     la    sublime   transpurezza,    il    dinamicamente sublime  è   sempre    in     transrelatività    o  in    transevidenza   transkategorica    o  in  interagenza      o   transagenza   con la libertà.                              E’       la problematica     della  transdifferenza   transkategorica    tra     il matematico e    il     dinamicamente sublime,   o  della  differenza   analitica   tra   la  transbellezza   e  il  sublime:        entrambi    esigono    l’inclinazione   o  il  klinamen   o  la  transevidenza   del trans-essere   e   la   transensibilità  del  piacevole;     il     trans-essere    è      pensato       nella   transpurezza  della  transvivenza      o   l’analitica  della    transbellezza  della natura interessante        la   transmorfia   della  transevidenza  o   la   forma del  transente, che esiste      che  c’è,   che  si  dà   quale   esserci   o  dasein-analytik ;        il     sublime invece   si   trova   di  fronte   un   gegenstand,    sempre   non-ente  o  transente   infinito   o   transinfinito   o  transentità  abissale  senza-fine,   senza   fondo,   un ni-ente,  un  nulla  o  un   essere    che  ci  viene   in-contro    quale     transente informale,  l’infinità  o  la  transinfinità,   o     la  completezza      transkategorica   della  transmonade   o   dell’arkè   o   della   transingolarità   infinitesima   nel  suo  subliminare   ed  infinitamente  irreversibile  nell’apeiron,   nell’essere    sempre  senza  fine  e  senza   un  fine  o  un  transtelos:   è      in   interagenza      la  piacevolezza   del        trans-essere      con la qualità  o  in  transagenza  transevidente,     o    la quantità   kolossale  e  magnanima   e  perciò   alta  e  nobile  quale  eccellenza    o  quale   alterezza  o  quale    transevidenza  della  transplendenza  sublime.     Nell’analitica   della  transbellezza      c’è  la  seducenza   quale     attrazione      transfenomenica,     senza   la  presenza  di  una   immagine   quale    transevidenza  seducente;                     la   transestetica  transestatica    sublime  invece     è      presente    immediatamente   quale    compresenza   di  immagine   pensante  o         come emozione  o  transintenzionalità  della   transevidenza  ideale dell’ esserci   o  del  non ente,  niente,  nulla   o   sacra   superentità  divina,     incongruente        e     incompatibile con le attrazioni   e  con  la   seducenza,   anzi  prossima  al  timore   e  all’angoscia;  la transmente lì   si   concentra   non soltanto      in    presenza  transtabile   dal   transente, ma   è  sospinta     al  di  là ,    tanto   da  non    afferrare    o   percepire     la     completezza    transkategorica   dell’arkè  o  la  transevidenza  ideale,    quale  transingolarità   dell’apeiron  e  per-ciò  incapace  nel  concentrarsi   con il     trans-essere,   o  una    desideranza,      ed  allora   si  transevidenzia   quale  transenso,   contrastante,     di   ammirazione     o   tensione    o attenzione,  quale desideranza   anche    negativa,   o  non  desideranza   o   dispiacere   o  timore   o  tremore  o  paura  ed  angoscia.      La differenza più importante e più  transevidente,  sempre   transfenomenica    o  transkategorica ,    è    quella     dell’analitica   del   sublime    o   della    transbellezza   dell’esserci   o   dasein-analytik :      qui   il   sublime   si    pensa quale               transensibilità che si esprime nella  sensibilità transestetica,   la  quale    non desidera   concentrarsi  in una transevidenza   transideale o non   si   possa sacrificare nell’evidente:   il  visibile    si  concentra    nella bellezza come     se  ci  fosse insistenza dello stesso ob-getto  o  intenzionalità   transevidente  ideale,    la  transpurezza     desidera  un’armonia della  transevidenza  ideale  e  completa fra il principio e l’inclinazione, perché tutta  la   transtensione    o  l’attenzione    si    trans-getti,  giacchè   si  transente       ancora   in   incompletezza, quale virtù non  perfetta:  svelare  la  tranevidenza  del sublime nella transbellezza    è   il   concentrarsi  della transbellezza filosofica  o  transofia.    Quale   analisi di Aristotele della tragedia nella    Poetica, in   transalienze   o  transpregnanze della tragedia;     come  nell’esperienza di paure e compassioni   che  si  concentrino in catarsi delle emozioni.      Aristotele   appare   ob-scuro  nello svelare la  transevidenza     catartica.     C’è la  bellezza   transevidente  ideale   e c’è  la bellezza-sublime   o  plotiniana,        due transingolarità   in   continuità:  la transbellezza  è  leggerezza in   equilibrio  transtabile,  è   una qualità debolmente decorativa . Nell’alterezza   c’è la    più ob-scura   bellezza-sublime o   transarmonia  afenomenica   eraklitiana,  la  quale si   dispiega    in   profondità sublime  o  dynon  o  phyon   e  verità,  o transbellezza  sublime  o  evento  splendezza. La differenza tra   le  due estremità,   o  meglio  la  differenza  tra  i   due  spazi topologici che  si   incontrano   come  in  un  nastro  di  Mo^bius,   svela    l’analitica   della   transbellezza   dell’esserci: se un fiore, un tramonto, un poema, un dipinto, o un brano musicale:     qualsiasi  bellezza  possa essere transvisibile anche come bellezza   sublime,  o  se  sia adeguata   alla   transfenomenica  ermeneutica. Il differenziale  nel continuo è  evidente   nella consapevolezza dell’analitica   transfenomenica del sublime, nella bellezza  o  della  transbellezza  nel  sublime,  quale  evento splendenza.

La   transfenomenica  ermeneutica    della   transbellezza è   ontologicamente  connessa con  la profondità e la verità,  l’abisso  e  la  svelatezza,   e non è una  transbellezza che   si  adegui  nelle transcategorie  della transbellezza    quale sublime-bellezza.    L’analitica   del sublime   eventua   una  complessità   della transbellezza  .   L’analitica  della   transestetica  del  sublime    si  evidenzia   o   emerge  come  una   più complessa     ermeneutica  della transbellezza,    quale transbellezza filosofica  o  transofia o  trascendenza  della  transbellezza  o  sublime   bellezza.       Quella   transinterpretanza   dell’analisi della transbellezza connessa  con   i commenti di Aristotele sulla  tragedia  possono  delineare  l’emergere  di  un  nuovo  transparadigma.  Nell’Analitica  si   distingue il sublime   dalla   bellezza     transfenomenica:   è bella    la bellezza  modello in un ob-getto,  quale   evidenza  ideale   o   principio   di pensiero  nell’ob-getto,  senza  che l’ob-getto stesso   abbia utilità.  Qualcosa è   nella  sua  evidenza  ideale   bella, contrapposta   ad utile,   con    evidenze che si possano identificare   con l’utilità, ma l’ob-getto   in  sè è inutile,    è disinteressante   categoricamente,  mentre  dà il  piacere. Un fiore è bello per la sua evidente   organicità, la sua simmetria i suoi colori come   evidenze  ideali   utili in un  transente , ma la   transentità  è essenzialmente inutile: così   si  pensò la   transbellezza senza telos.
Il sublime,   in contrasto,  è   l’epigenesi   del     turbamento. È il transfenomeno  intuente  o il  comprendere   apprensivo  che incontrino qualche   transentità  evidente  che non si  possa   razionalizzare o contenere. Non si possa determinare una  epigenesi o  principio di organicità che delimiti    la  transentità,   giacché non  si possano determinare i  limiti   o  confini   all’entità   quale   ob-getto  sublime. Non si  possano determinare i  limiti al   transente  che  si  sveli  da  sè,  perché    quell’entità,   quale   gegenstand, sfida  l’evidenza  ideale  o  i poteri di presenza dell’evidente  idea,  e  quel  nesso tra la prote philosophia   o   ontologia fondamentale   e la theologike episteme o  metaontologia  o  anche  il  translogos  del  concentrarsi   delle  ontologie regionali,   quale  interagenza  tra  prote philosophia e theologike episteme, o tra ontologia fondamentale e metaontologia.  Heidegger non    dispiega  mai   quella  che  si  svelò  essere  la metaontologia   sublime,   ma  lì  c’è  l’epigenesi  o  l’ Ereignis  sublime  o   l’essere-sublime-creato.   Già  nel  concetto aristotelico di physis è   in  essere  il  sublime  dinamico,  quale  dynon  o  evento  che  si  inabissa  o  si  sottrae  senza  fine e si  sublima  nel  transinfinito. Che cosa sono i physei onta? Sono quegli enti che hanno in sé il principio del movimento  o  la  dynamis  sublime  o la transintenzionalità ontologica sublime   heideggeriana  della physis  o physei onta  che  si  sublimano  dinamicamente  quale  eterna presenza   o  evidenza  ideali della  transmonade  in  epigenesi  del movimento, tant’è  che l’essere-sublime-creato  si  transgetti  in  una  ontologia regionale,  o  nella  transestetica  estatica dell’evento  sublime: nullo fondamento di una nullità  è incompatibile con la bellezza,  incongruente come il  più grande  quasi infinito:  apparirà   il sublime  quale grande terrore   e stupore;  eventi  e varietà d’evidenze  possibili o  idee  con   più alterezza  di quella bellezza fatale,   quale aspetto maestoso!
 Lei transporta una dea, e lei guarda una regina.
Ecco una parola non disse del particolare della sua bellezza; nulla  o  alcuna evidenza   ideale  della personalità;  nessuno ha detto  una sola parola  in tutta l’evidenza  ideale  o immagina brillanti colori,  o immagina la fragranza di una rosa,  immagina  l’ origine  della sublymanza,
nel senso della sublyme-bellezza: il costruire un determinato tempio di Zeus, oppure   la  svelatezza   ab-scissa, ovvero il portare-in-elevatezza una  statua di Apollo, o il portare in scena una tragedia:   non è soltanto l’alterezza di una spendezza   o   sublymanza in quanto alterezza: è   mitopoiesis o  transpoiesis. Consacrare    o  mitopoiesis    quale   sacralità, nel senso che nell’offerenza del sublyme il sacro viene   svelato  in   spendenza  o  ciò che è sacro è il Dio che viene cercato   extraendolo  dentro la  disvelatezza  della sua presenza. Alla   mitopoiesis    o  transpoiesis o  splendezza del Dio,  quale   Dignità e splendenza   in  evidenza  ideale     svelata  nella sublyme-bellezza, non  accanto o dietro alle quali   ci  sia  il Dio, bensì   la  splendenza  evidente  si dà  alla presenza  transplendente.
Ogni   evidenza  ideale   nel senso dell’alterezza   mitopoietica  o  transpoiesis è sempre   ab-scissione  eventuata   quale modalità di evidenza   adeguata  nel  progetto  o  collocazione   nella statua,  dicibile  e  decidibile  nel  translogos  o  concentrarsi del  transinfinito  nella  transmonade. All’inverso   una   evidenza  ideale  adeguata e una sistemazione non sono già una disposizione nel transenso dell’alterezza  che pone-in-transgettatezza;  infatti,  si     evidenzia  il sublime da erigere, da disporre,   che   possieda già in sé il   modello essenziale della disposizione,  sia cioè  se  stesso, in ciò che  sia    la   sua   transonanza.
Ma in che modo si   raccoglie   o  si  concentri  la  transonanza  autentica,
che   dispieghi      l’ab-scindere   e  l’eventuarsi   dell’essere-sublyme?   Di   più,  ove   si   evidenzi  idealmente  la   metaontologia  o  metontologia,  o  transontologia  sublime?     La
meta-ontologica è la transontologia dell’ontologia o della transepistemica, o della transestetica quali capacità di comprendere gli eventi sublimi dell’essere e non solo i fenomeni o i noumeni: o è una metaontologia o transontologica delle singole ontologie o una teoria ontologica in un’altra. Il
metaontologico consiste nella costruzione e decostruzione o transdecostruzione della transontologia delle ontologie come se si utilizzasse il  rasoio di Ockham: si   evidenzia  la  descrizione della transontologia sublime quali “distanze sublimi” o “buchi sublimi” o “eventi sublimi”,   strutture transontologiche sublimi inerenti al sublime.
Ma c’è anche una transontologia sublime delle transmonadi e dei transarithmoi: teoria  pensata  da Platone e   lanciata da Aristotele, è stata   dispiegata o  evidenziata  idealmente o
sviluppata in una ontologia sublime  della matematica sublime in Platone e Aristotele: i numeri  sublimi  o  tutte  le  singolarità
sono ontologicamente duplex,  giacchè  sono  il  translogos  il  concentrarsi  o  la ri-unione  di ciò che è distinto  e a distinguere ciò che è
unito. La transmonade è ciò che riunifica una molteplicità,  o  è   il  concentrarsi  della  transinfinità    nella transingolarità, il
molteplice  che  si   kripta  nella  sublimità  numerica  o  nell’aritmos, ed è anche ciò che individua-isola la singolarità nel molteplice. Si è immersi nella ormai mitica
distinzione tra uno-tutto  o  il  tutto  nell’uno  o  il  transinfinito  nella  transmonade  o  l’apeiron  nell’archè,   quale  transingolorarità che differenziò la sublime transinfinità nella transmonade, o l’apeiron nel  transarchè.
Ora è un tema ontologicamente cruciale:
creando unità dalla molteplicità nei due sensi, c’è un solo nome per una
complessità eterogenea, c’è qui la connessione
tra transontologia sublime e ontologie: essere,
numero e transestetica sublime.
C’è già nella  classicità  che  lo on debba diventare necessariamente un
en, ancora ermeneuticamente da svelare! La problematica della numeralità
dell’essere è per l’ontologia heideggeriana fondamentale, in Heidegger la
numeralità è la condizione della dicibilità, c’è un nesso tra sublime e matematica.
La riflessione ontologica di Heidegger è l’unica transontologia sublime metaontologica, Heidegger pensò esclusivamente della
metaontologia sublime: ovvero la transontologia sublime dell’ontologia.
Si sa che la problematica
metaontologica di Heidegger introduce per prima la sublime “metaontologia”, quale sublime “metaontologia” per precisare e distinguere l’ ontologia fondamentale dalla metafisica, già nel Sein und Zeit Heidgger distingue le ontologie
regionali, i fenomena ontologici di ciascuna scienza, e l’ontologia fondamentale,
o la transontologia del transenso transestetico dell’essere, quale priorità o premessa o fondamento delle ontologie regionali fenomeniche anche estetiche. Heidegger transobliò le
problematiche di fondazione delle scienze o delle estetiche nelle transestetiche e tranepistemiche ontologiche. Heidegger chiarisce che ci sia all’interno della metafisica
una distinta o una differenza ontologica sia transestetica sia transepistemica dell’ontologia fondamentale connessa transontologicamente alle ontologie scientifiche fenomeniche o noumeniche regionali: è il transoblio della “metaontologia”. La metaontologia di Heidegger è precisamente quella parte
della transontologia sublime che crea le relazioni con le ontologie regionali fenomeniche della scienza e dell’estetica, a rigore la metaontologia e non l’ontologia è la sublime transontologia che sveli le problematiche ontologiche della scienza, le problematiche dell’estetica o della transestetica o della transepistemica e che cosa è o sia la metaontologia o il nesso tra ontologia e metaontologia quale transontologia sublime dell’essere o la transestetica dell’ essere
transontologiche. Ma la comprensione ontologica è possible solo con la
problematica transontologica sublime, come metaontologia. Con metaontologia Heidegger indica il
“capovolgimento” o metabolé sublime dell’ontologia dell’essere sublime, solo così la metaontologia si
svela quale transontologia sublime dell’ontologia fondamentale, quale insieme di fondazione ed elaborazione
dell’ontologia della sublime transtemporalità Heideggeriana meta-ontologica o transcendenza metaontologica sublime. Heidegger transoblia dalla metafisica classica la questione metaontologica e le transepistemiche o transestetiche quali transontologie sublimi metaontologiche dell’essere: la metaontologia svelò
Heidegger non è una semplice scienza ontica induttiva, una semplice sintesi kategorica kantiana che racchiuda
i risultati delle singole scienze, quello che qui si divide apparentemente tra
diverse ‘discipline’ e etichette è una  sola  epistemica  ontologica  sublime, così come la differenza
ontologica è il fenomeno originario dell’esistenza
metaontologica dell’essere, quale nesso tra ontologia e matematica sublime o
l’essere una singolarità transublime. Heidegger transoblia la sublime metaontologia con il pensiero di “oltrepassare la
metafisica”, o l’ontologia della presenza fenomenica e noumenica quale sublime transestetica e transepistemica meta-ontologica o sublime transontologica transtemporale o transpaziale Heideggeriana, quale transdecostruzione della metafisica, o dell’“oltrepassamento
della metafisica”. Heidegger transoblia la
connessione tra ontologia e scienze specifiche, ontologia fondamentale e transestetica e transepistemica, ma la
“metaontologia” è ancora nell’indeterminatezza ermeneuticare forse perché la sublime
metaontologica è la bellezza ob-scura del sublime heideggeriano. Heidegger transoblia l’ontologia fondamentale con la differenza transontologica sublime tra ontologia e metafisica, o transcronia e transtopia o ontocronia e ontopia quali transontologia sublime dell’essere in transenso meta-ontologico. Heidegger distingue sempre l’ontologia dalla meta-ontologia, l’ontologia esistente e presente, sull’essere in quanto essere nella
sua trascendenza ontologica o dell’essere in transvisione dell’essere stesso o nella transontologia squisitamente matematica sublime dell’essere che si dà nell’esserci o nel discreto dei fenomena o noumena, quale Essere matematica sublime o transpazialità dell’apertura dell’essere transLichtung sublime, quale transradura della transpaziotemporalità sublime
………………….

La sublymanza è in sé una   ab-scissa nella quale un mondo viene svelato   a  forza  o  in  dinamica  estatica   e, in quanto svelato,  gettato   in  ab-scissa. Ma che cos’è  un mondo? Ciò si lascia dire qui esclusivamente nell’allusione: il mondo non è l’insieme  delle cose-aderenze sussistenti in quanto risultato di un’enumerazione, eseguita in dettaglio o anche solo pensata, delle medesime. Tuttavia,  se non è la somma di ciò che è sussistente, tanto meno il mondo è l’ambito solamente immaginato e mentalmente prefigurato per il sussistente.
Il mondo mondifica   e  svela   il nostro esserci in quanto
è una scorta all’interno della quale permangono  disvelati, l’indugio  e la fretta, la lontananza e la prossimità, l’ampiezza e l’angustia di  ogni essente. Quella scorta non viene mai incontro come oggetto, ma, indiziando, trattiene estatizzati il  fare e lasciare entro una   risonanza,  dai quali la grazia che chiama con un   cenno e la sciagura che abbatte con un colpo, proprie degli Dèi, hanno  il loro avvento  o  il restare-assente   è   una modalità in cui il mondo mondifica. Quell’indiziante può soccombere al disordine ed essere così un non-mondo: sia  mondo o non-mondo, in
ogni inoggettualità, più essente di qualsiasi delle cose sussistenti e sussunte, nelle quali, in modo conforme alla quotidianità, crediamo  di essere  di casa. Il mondo, però, è sempre l’indicibile;
mentre sappiamo ciò, non sappiamo cosa sappiamo    in-oggetto,   nel senso di in-contrastante   o  contrastanza.
Ora, il mondo è ciò che il sublyme es-pone, esso cioè
e-rompe e conduce la  svelatezza   a restare  in  stabilità, alla dimora mondificante. Extra-ponendo il sublyme    essenziale della svelatezza-di-mondo   disvela   un vuoto
essere-capace e forse provoca persino una qualche “impressione”.
Mentre il sublyme    in  risonanza, libera e   custodisce  e  cura un mondo,  è in ekstasy quel sovrano rifiuto che allontana il sussistente:  l’indicibile che si addensa attorno è
quell’isolamento nel quale il sublyme si disvela:   in  virtù  della solitudine,  in ekstasy riesce di ergersi-fuori nella   svelatezza, e di   pro-curarsi la sua dimensione sublyme.
Mentre il sublyme conduce il suo mondo alla   risonanza,
si procura per la prima volta il compito al servizio del quale sta, crea se  stesso, lo spazio che domina e
determina se stesso, il luogo nel quale  giunge  in  estasy   nel   sito-alterezza. L’ab-scissa   come   alterezza  estatika consacrante  dà   fondo nella disposizione come   disvelata libertà  di  un mondo. Quella può   sottrarsi
nell’inessenziale sublime  sottrazione-di-mondo
e della disgregazione-di-mondo    certamente sussistente, ma
non c’è più, è in fuga. Questo essere-via non è però un nulla, bensì la   fuga stessa permane nel sublyme sussistente,
e allora tale fuga si trova ancora soltanto    con l’ab-scissa   assentemente  presente, all’essere-sublyme appartiene la  risonanza  dinamica  infinita  dell’apeiron  nell’arkè,    giacché l’essere-sublyme non può essere afferrato  concettualmente a partire dall’essere-genesi, bensì, al contrario,  l’essere-genesi a partire dall’essere-sublyme. Per contrassegnare il tratto essenziale  nell’essere-sublyme    in  risonanza  è deposta  quale   pietra, legno, metallo, colore, suono e lingua. Tutto ciò  è l’ilemorfico,    condotto  entro una  morfogenesi. Successivamente, tale scomposizione del sublyme  lascia maturare ancora ulteriori distinzioni  secondo argomento, contenuto e configurazione. L’utilizzo delle determinazioni  di ilemorfia in riferimento al sublyme è possibile  sempre e in qualsiasi momento, di esso si occupano tutti con facilità e  per questo, da secoli, è divenuto corrente: discendono dall’interpretazione del  tutto univoca dell’essente che Platone e Aristotele fecero valere alla  fine della filosofia greca. Secondo di essa, tutto l’essente possiede ogni  volta un suo proprio aspetto, che si mostra nella sua morfologia. Un essente  sta all’interno di tale morfologia in quanto aderente al  gegenstand  e   può essere   pro-gettato. L’essente in quanto essente è  sempre il sussistente fondato. Quell’interpretazione dell’essere dell’essente non è  attinta  dalla sperimentazione del sublyme,  però   la   decostruzione è applicabile al sublyme sempre e in ogni momento,  in virtù dell’essere quale   essere-sublyme.
Se     si  delinei   l’essere-sublyme   quale  alterezza, allora con ciò  non può intendersi che sia costituito da una   ilemorfia,  o  non  solo  e  non  tanto   giacchè il sublyme è   risonanza    dell’a-ilemorfico   o  immateriale  o   transcendenza  della  purezza  dell’ente  e  del  non-ente,   quale  niente  o  nulla. Ma che cosa   è  l’ab-scissa della   risonanza-sublyme ? Così come il sublyme si dà  nel  mondo,   si  eventua  nella  sua  curvatura  ellittica  o  iperbolica  o  metabolica  o  nella  varietà   chiasmale   moebiusiana   in  relatività   monadale   delle  singalarità  virtuali,  altrettanto  si risprofonda  nella pesantezza
della pietra, nella durezza e nella lucentezza del metallo, nella compattezza  e nella duttilità del legno, nello sfavillio e nella cupezza del colore,  nella risonanza del suono e nella forza virtuosa    della parola.   Tutto ciò non viene in luce per la prima volta nel sublyme, siano gravità, rilucenza, sfavillio, risonanza? O non è invece il gravare del masso e la lucentezza dei  metalli, l’estasy   in alterezza e la duttilità dell’albero, la luce del giorno  e il buio della notte, la   fluttuanza   delle onde e il bisbigliare tra i  rami? Come potremmo nominare  o  pensare  o  intuire,  quale  cognizione  della  adeguatezza, tutto ciò?  La  singolarità  virtuosa   di quest’insuperabile completezza    lo chiamiamo  sublyme    e con ciò non intendiamo  il globo planetario, bensì   la    completezza,     la  varietà  virtuosa   di mare e monti, di tempeste ed aria, di giorno e notte,  gli alberi e l’erba, l’aquila e il destriero. Quel     sublyme    che cos’è? Ciò  che dispieghi   risonanza  e  completezza e tuttavia sia  reversibile  nel  chiasma  moebiusiano  topologico,   quale  eterno   ritorno   nell’essere  in  vista   dell’essere  sublyme all’indietro e trattenente  e   custodente  quale  cura  autentica ciò che è dispiegato. La pietra grava, mostra pesantezza  e proprio così si ritrae in se stessa; il colore si accende e resta  tuttavia chiuso; il suono risuona e tuttavia non emerge nella   svelatezza  in  completezza. Ciò che emerge nel    disvelato, invece, è esattamente lo schiudersi ed è   l’essenza del  sublyme. Tutte le cose rifluiscono nella relativa   singolarità  virtuale: nell’ontogenesi  delle  monadi  virtuali   che si schiudano c’è il medesimo  incompreso  o   Non-compreso   quale   sublyme disvelatezza:  qui la sua  estasy,    là  la   dà  come ciò che nella    svelatezza si schiuda. La sublymanza non è costituita dall’alterezza nel senso di una  ilemorfia,  bensì   è  l’ontogenesi dell’ estaticità  instabile,   eventua il suo schiudersi   come  l’a-ilemorfia  o  la  ilemorfica  ob-scura  o  l’invisibile  infinitesima  pre-ilemorfica . Mentre in tal guisa la sublymità   sveli  in sé  l’alterezza,   getta   se stessa nell’estasy come nel suo schiudentesi fondamento; un fondamento che,   quale   schiudentesi sempre e in modo  conforme  o  aderente all’essenza, è un fondo abissale. Entrambi i tratti essenziali   nell’essere-sublyme,   quali   alterezza e apertura  e  risonanza   di mondo e l’alterezza,  quale custodia  che si schiuda  casualmente congiunti nel sublyme e  in una referenza conforme  e  aderente   o  inerente  kategoricamente
all’essenza:     entrambi    sono quello che sono soltanto
mentre prendono fondo nell’autentico tratto fondamentale dell’essere-sublyme,  la sublyme-bellezza,   custodisce  e  cura si rivolge all’alterezza e non teme alcunché
di chiuso, di ascoso   anzi   svela  l’esistenza   dell’a-ilemorfico   o  a-ente,   non  ente,  niente,  nulla. Ma nel suo schiudersi, lascia kriptare vuole essere e riprendersi tutto in sé:   non può fare a meno del mondo ,
se  deve risplendere nella  risonanza   dello schiudersi e
del trattenersi:   si  è nella contesa   in   contrastanza   eristika:     quella    contesa  è l’intimità del loro controverso coappartenersi: il sublyme è al contempo l’eristika, poiché il sublyme nel
fondamento della sua determinazione è  contenzione  in  contrastanza, è per quello che  accende e custodisce la contesa o l’eristika sublyme   nella  contrastanza. Poiché il tratto fondamentale  dell’essere-sublyme è la contenzione   in  contrastanza:   perché la sublymanza, nel
fondamento del proprio essere, dev’essere siffatta contenzione  in  contrastanza   eristika? In che  cosa prende fondo l’essere-sublyme?
Questa è la domanda sull’origine del sublyme:    in che modo il sublyme, in quanto contenzione   in  contrastanza   eristyka, è in primo luogo   completamente   presso  Di  sè e in secondo luogo è autenticamente in ekstasy sublyme.   Come accada la contenzione di quella contesa? L’oscura asprezza
e l’attrattiva pesantezza , la sua irrisolta impellenza e il suo
risplendere: la dissipantesi durezza del suo schiudersi. Ed è quella di avere limite nel taglio di contorno,
nel taglio verticale e nel taglio orizzontale. Mentre  schiudentesi deve  venire  l’autoevento  nell’aperto, questo stesso  ontoevento   deve farsi ritaglio, limite che tratteggi . Qui, nel tratto fondamentale dell’essere-sublyme   quale contenzione  in  contrastanza   eristika, risieda il fondamento della
necessità   e  relatività   anamorfica  o  morfologica. Senza svelare ora  l’origine della   morfologia: che cosa viene infatti conquistato, contendendo, in quella contenzione della contesa  in  eristika   contrastanza?
In tanto il sublyme è contenzione   in  contrastanza, in quanto estatizza,  aprendosi  in un mondo. Ma quella   estatizzazione
che spinge dentro, sospinge innanzi il sublyme e  gli   dà  la  risonanza  in una  radura. È l’ontogenesi entro cui l’alterezza è schiusa in modo conforme   o   aderente  o  inerente  al mondo e il mondo è   svelato in modo con-forme-aderente-inerente.
La sublymanza fonda  l’ontogenesi    mentre    svela:    è la   svelatezza  della   contrastanza in cui le cose e  l’esserci giungono a stabilità, onde sostenerlo:      la   sublyme-bellezza in quanto tempio, trattiene la figura del
Dio, al contempo, attraverso l’aperto porticato,  lascia stare fuori   nella radura che solo così è fondata come sacra. Ergendosi in un mondo  il tempio   si   apre . Attraverso il sublyme, per la prima volta l’alterezza si fa con-forme  o  inerenza  o  aderenza  al mondo . Allo stesso tempo, nel sublyme  parole accadono    virtuose nel   nominare e il dire attraverso i quali l’essere  degli  enti  viene alla parola per la prima volta e, insieme con il dicibile, viene al mondo l’indicibile:  si    svela   l’autopoiesis,  vengono coniati in anticipo i  grandi concetti  dell’essente . Nella   sublyme-bellezza   del pro-gettare e della  poiesis e della  morfologia   in senso plastico-figurativo viene conquistato, contendendo,   la   contrastanza   eristika, l’ontogenesi e   fondatezza, in cui  si  fondi l ‘ abitare storico  nell’essente,   per   aderire  l’inerenza  kategorica   con la  contrastanza    dell’essere.
L’essenza dell’essere-sublyme risiede nella contenzione della contesa, la quale conquisti in sé, contendendo  in  contrastanza  eristika,  la  svelata intimità del mondo.
Con quella determinatezza essenziale dell’essere-sublyme
viene     in   stabilità   l’alterezza    della   contrastanza che renda possibile  la  virtosità  del sublyme. Quella sarebbe presenza di qualcosa   di  aderente  o   adeguatezza  consapevole,   o  consapevolezza  dell’adeguatezza  quale  intuità   apprensiva    dell’essere  dell’ente  o  sapere  per  sè . Di certo  si è lontani dalla  doxa  e  dall’epistemica per cui il sublyme sia l’imitazione di qualcosa di sussistente  o  semplice  adeguatezza,  o  aderenza  inerente,  o   sapere  per  sè  dell’essere  delle  entità. Ma con ciò la concezione
del sublyme come presenza non è in alcun modo superata, bensì soltanto occultata; infatti, sia che la sublymanza venga   nella   vivenza   come  “farsi sensibile dell’invisibile”, sia, al contrario, come farsi simbolo del visibile in un’immagine-sensibile, ogni volta, in simili determinatezze,
si insinua  la   doxa pregiudiziale, secondo cui la presenza fondamentale del sublyme sarebbe la presenza  intuibile,  apprensivamente,  del  sapere  per  sè   in  adeguatezza  con  le  entità  fenomeniche   o   le  intenzionalità  dei  fenomeni   dinamici  della  purezza. Secondo    tali  paradigmi   senza  dubbio  autorevolissimi   il sublime   della  bellezza   o   sublime-bellezza     significhi sempre “autenticamente”. Allegoria e simbolo   si   offriranno  quali presenze   della   bellezza-sublyme, nelle più  diverse declinanze, e   venga  determinata una più elevata formazione  plastico-figurativa. All’interno del sensibile   quale “elemento dell’arte” vengono alla presenza il non-sensibile e il sovrasensibile. Se  l’ilemorfico vale come il sensibile, allora   avviene  ciò che cade sotto i sensi, che è tale da divenire accessibile attraverso i sensi   ma   sulla modalità della sua appartenenza all’essere-sublyme non  viene detto proprio nulla; infatti il gravare di una pietra, l’opacità di un colore, timbro e fluidità di una costruzione linguistica  certamente non vengono sperimentati senza i sensi,   giammai attraverso di essi soltanto. Nella sua   disvelatezza  e  completezza, l’alterezza è tanto sensibile  quanto non-sensibile  o   insensibile,  o  a-sensibile,  o   anestetica,   quale   presenza  dell’immateriale  o  a-ilemorfica,   o  an-ilemorfica  o  an-ente   o  non-ente  o  niente  o  nulla.
L’introduzione del “sensibile” coglie il   poco   del  qualcosa di essenziale dell’essere-sublyme,    giacchè  lì   la  consapevolezza  dell’adeguatezza,  o  intuire,   entra  in  crisi,  vacilla,   è  in  vertigo  per  la  presenza   della  profondità   infinita  della  dynamis   virtuosa,   quale   chiasma  dell’anilemorfia,  o  anentità   o   non  entità  o   abgrund  o  abisso   o   nullità  o   senza  la  fine,  apeiron  nell’arkè. Fu così che la distinzione  tra sensibile e sovra-sensibile   o   anestesia   o  anilemorfia   o  anentità   divenne il   paradigma    per i molteplici tentativi di interpretazione allegorica e simbolica  del sublyme in generale. Già  la distinzione di  ilemorfica
e morfologica   diventa  decisiva per ogni successiva posizione occidentale nei confronti dell’essente, ossia in Platone, l’ilimorfica, intesa come il sensibile,   è  stata   ritenuta  come ciò che è inferiore di fronte  all’idea, intesa come ciò che è superiore e non-sensibile,   o  insensibile   o  sovrasensibile  o  anestetica  o  anilemorfica,   nel  pensiero cristiano, il sensibile sublyme si  prende cura così dell’aderenza   o  inerenza   del sensibile: non presenta nulla,    non  dà  niente,   si  eventua  nella  nullità  abissale. In   alterità   o  in  eterità   o  in  essere  alterità  o  alterezza   la contrastanza della contesa tra   il sublyme conquista contendendo   la  svelatezza, ossia la radura alla cui luce l’essente in quanto tale venga   incontro  si fa incontro trasformato. La sublymanza    si   presenta   nel  nulla o  nel  niente   o  nell’anentità   o  nell’anilemorfia   perché, al fondo, non  c’è mai  un già stante ed oggettuale  o  gegenstand, gettato, naturalmente, che  sia sublyme:  non presenta mai, o   lasci  intuire   la  consapevolezza  dell’aderenza  o  dell’adeguatezza   o  il  sapere  per  sè  bensì    disveli  o   dispieghi o  disponga   fuori   il mondo:    è  l’estasy,    è   l’estatica   alterezza   intuita   solo  quale  intenzionalità  fenomenica; entrambe quelle cose perché  è contenzione di quella contesa. In forza della   virtuosità   il sublyme, è semplicemente  e soltanto se stesso  e niente di più.
Ma allora in che modo è autentico sublyme? Che specie di realtà possiede?
Ad onta di alcuni mutamenti, predomina ancora, fino ad oggi,
quell’interpretazione della realtà del sublyme alla quale Platone,  ancora una volta, ha dato l’avvio. In tale contesto, divenne  decisiva quell’apriorità   preliminare del sublyme. Dà   ciò che si   è   disvelato  intenzionalmente  e  spontaneamente dal sussistere naturale, ciò che è autopoiesis  dell’esserci è   la  dinamica  virtuosa  che  si  dà  nel  fenomeno  ontico   o  ontologico, a maggior ragione se   riproduca   cose della natura;  infatti, quelle sono già copie di  quei modelli che Platone chiama “idee”. Ciò  è   adeguatezza  all’essere  delle  entità, e così  anche il sublime, diviene riproducibilità di una copia di un modello  o  di  un  paradigma,    anzi  la  sua  autentica   verità   si  dà   solo  quale  adeguatezza  ed  aderenza   alla  paradigmatica   purezza  della   trascendenza  fenomenica, poiché le idee rappresentano l’essente autentico, ciò che le  cose sono in verità,   e  per  ciò  il sublime è solamente un’eco,  una  risonanza   paradigmatica   in fondo autenticamente irreale. Platone tenta di rendere reversibile la realtà del sublyme,  di contro alla costituzione  sensibile del sublyme, si  mette in campo la circostanza  per cui essa presenti un contenuto non-sensibile. Grazie alla   presenza  ideale il sublyme risulta volentieri  più spirituale delle cose tangibili di tutti i giorni,   stacca l’ombra e tutt’intorno le aleggia “un afflato spirituale”:    il sublyme si sottrae alla realtà propria di ciò che è sussistente:  è apparenza; il blocco di marmo modellato di una statua ci dà ad intendere che
 sia un corpo vivente, laddove, al contrario, esso è in verità soltanto  una gelida pietra. La sublymanza è un’apparenza perché non è essa stessa  quello che presenta, e tuttavia un’apparenza legittima, giacché nella presentazione essa porta pur sempre alla luce  l’insensibilmente   spirituale.
Interpretazioni del sublyme.       Ora il sublime non è ancora così  reale come le cose sussistenti, ora non è più così reale. Ogni volta, l’essere  il sublyme

sublation

sublatione

Leibniz ci  dà  la svelatenza  della  sublatione o   sublazione  o  essere  sublata,   quale  essere  sublime  che   si sottrae  sublime in  transinfinita   sublazione  o  transublazione…

svelatenza

……………………………………………………….. transontologia  del  sublime  o   sublyme  quale  bellezza-sublime  plotiniana   o  sublime-nella-bellezza  heideggeriana,   già  assentemente  compresenti  nella  prima  ermeneutica  del  sublime  longiniana  o  burkeiana. Si  offrirà  preliminarmente  una  panoramica  delle  contemplanze  del  sublime  nella  classicità,  quale  sublime  della  mathesis  o  pitagorico  o  platonico   svelatenza  di  anassimandro  sia  nell’apeiron sia  nell’archè,  quale  sublime  dei  quanta  infiniti  o  del senza-fine  e  del  senza-limiti  o  transapeiron: presente  assentemente  nell’analitica  kantiana  quale  sublime  matematico  o  gegenstand  sublime,  ovvero  quale  transentità  sublime  in  transcendenza,  presente  solo  nell’evidenza   ideale della  transpurezza  sublime quale  eccelsa e  nobile  magnanimità  o  magnitudine  kolossale , sempre  al  di   là  del  sensibile  e del  percepibile   quasi   fosse l’alterezza   proustiana.  L’apeiron  dei  quanta  però  non è  mai  irreversibile:  c’è  sempre  un  senza  fine  infinitesimo  o una  abissalità  senza  fondale  ove  si  dà  diafanè  la transvedenza  del  sublime  quale  klinamen  o  ab-scissa  dell’archè  o  dell’evento in  svelatenza o    della  transingolarità  o    transereignis     o   transvedenza  della  splendenza  sublime.  A  quella  transvisione  quantica  si  aggiunse  nel  corso  del  tempo  una  dinamica  del  sublime  interpretata  dal  pensiero  della  dynamis  aristotelica,  quale   concentranza  o   enucleanza  o  coniuganza   kategorica  del    dynon  o   phyon   eraklitiano,   quale  essere  abissale  che  si    transevidenzi in  svelatenza   senza  fine,   quale  risplendenza  sublime  o  transplendenza  sublime  o  tramontanza  o  splendenza   sublime   o  splendezza:  qui  la  transpurezza  è  transkatarsi  e  la  sua  transfenomenica  o  transmorfia    suscita  quel  sentimento  o  quella  transtensione  o  quella  intermittenza  che  tanta  fortuna  avrà  nel  pensiero  di  Burke  e  di Kant,   tanto  da   transevidenziare in  diafanè   il  transfenomeno  del  sublime   o  il  noumeno  del  sublime,  ovvero  il  sublime  fenomenico   e  il  sublime  noumenico.   Ma  nessuno  si  è   mai  chiesto  del  perchè  esista  una  musa  della  bellezza  e  non  ci  sia   una  transmusa  del  sublime.   Forse  il  pensiero  di  Plotino    viene  in  svelatenza:   già   Sul  sublime-nella-bellezza   o  sublime-in-svelatezza  Plotino inizia con il rifiutare la tradizionale classicità della bellezza come armonia e proporzione, sostenendo che quella pare riferirsi esclusivamente alla simmetria. Al contrario, la bellezza risiede innanzi   tutto negli oggetti e nelle qualità , in quanto ogni allontanamento dalla   transmonade verso la molteplicità equivale a una perdita di perfezione.  Epigenesi della bellezza-sublime è l’imprimersi di una forma   dell’idea  pervasa da una luce spirituale  soprasensibile  o  svelatenza   del  sublime-nella-bellezza. In quel primo trattato Plotino riprende la tematica dell’  anagogica della bellezza  Platonica  ove il progressivo ritorno dell’anima verso la transfera delle idee avviene tramite la contemplazione  rivolta a forme di bellezza spirituali e immateriali.  Platone  situa  la contemplazione di una  bellezza in sé, divina e uniforme  quale   forma della bellezza.  Anche per   Plotino la transvisione della bellezza sensibile è fondamentale   nella  katarsi  e ascesi e purezza : L’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte della bellezza e   del   sublime-nella-bellezza,  la bellezza-sublime dell’anima consiste nel rassomigliare al   dio  o  nella  svelatezza  della  transmorfia  divina, poiché da lì deriva la bellezza-sublime e la natura essenziale dell’ essere.   Transvisione di svelatenza   delle    immagini della vera fonte della bellezza-sublime   in sé,  la bellezza-sublime a tutte le   transentità  la dà rimanendo in sé,  senza ricevere nulla in sé.
Platone non aveva condannato  l’arte mimetica,  mimetike techne , ma solo quella che imiti  il sensibile e non il modello intelligibile, o  l’idea. Plotino sostiene che l’ arte si sviluppi  da un’idea presente nella transmente   capace di imprimere  o   transformare:  l’arte   non è più così   imitatio   dell’ingannevole mondo delle apparenze sensibili, né  subordinata alla contemplazione di un’essenza metafisica e sovraindividuale, bensì reca in  sè   un’idea di bellezza sublime, o  è  la  svelatenza  del  sublime-nella-bellezza:  una tesi   Plotiniana destinata alle poetiche del neoplatonismo rinascimentale,  per la  transvedenza  o  svelatenza del  transmito  di  Kalypso  la  disvelatezza  del  transmito  del  sublime-nella-bellezza,  quale  transbellezza  in  transestasy transtabile,   diafanè,   fluttuante, phyon   o   dynon o  transmorfia  o  transplendenza  sublime  o   splendezza  sublime in  contrastanza  transdelirante assentemente  presente,  o  che  si  sveli  solo  nell’infinito  o  nel  transinfinito  o   nel  senza-fine  o  nell’abisso  del senza-entità   della  transvedenza  o  che  aleggi  sempre  entousiasta , nella  transvedenza  sempre  ab-scissa dell’essere-sublyme   in  transmitica   alterezza   quale svelatenza  della bellezza-sublime  o   sublime-nella-bellezza…………………….

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