………………………………………………………………nel pensiero kantiano l’esserci o il dasein o
l’esistenza è una
posizione, è la condizione per avere predicati, non è un predicato; mentre nella Critica della ragion
pura, l’esistenza diventa un concetto puro della categoria di modalità, torna ad essere il dasein: si può considerare
l’esistere un predicato? Se sì, si ha una trascendenza epistemica o transepistemica; se no, non è un predicato, è quindi una problematica anche delle categorie di Aristotele, tradotte da Boezio con “praedicamenta” o pre-dire o prevedere : la prima categoria è la sostanza, o l’essere un
praedicamentum, ma l’esistere non è un predicato e lì si nasconde una ontologica
fondamentale, e fondamentalmente distruttrice dell’ontologia, per cui il gegenstand è
inafferrabile o indicibile o invisibile o inconoscibile, di cui conosciamo soltanto le idealità della transcendenza che spesso sconfina
nella teoria dell’impossibilità dell’ontologia: l’esistenza o la
distinzione tra cose-persone: le cose sono in sé le persone sono per sé,
perché essere come verità e identità è dei trascendentali o summa genera dei medievali.
Essere ed esistere sono la stessa cosa versus il classico problema
dell’esistenza delle cose che non esistono, si pensa che esistano, ma non esistono: si immagina la transcendenza fenomenica, ma non esiste, se ne può parlare, ma non esiste, sono entità non esistenti, ma l’ontologia fondamentale non è
impossibile: esistere come essere, sia nella realtà che
nella mente, ed esistere come essere nella transcendenza. L’essere è una singolarità transepistemica e per ciò transontologica. Il problema della singolarità transepistemica transontologica si svela nell’ esistenza dei numeri o
gli angoli e altre entità matematiche, o le menti e le emozioni, o la bellezza sublime, ma in un modo diverso da come
esistono le transentità del gegenstand.
L’esistenza è un translogos del numero, la cui numeralità si predica o si predice quale intensità kategorica: si dice numero per tutte le transentità
nello stesso senso: qui esistenza e numero sono un essere singolarità della transcendenza. Se sono nomi non c’è problema. Se sono predicati, l’equivoco c’è nell’esistere nella mente e nell’ esistere dell’esserci. È
noto che il problema veniva risolto con l’analogia entis:ma non si può applicare a esistere-essere, perché il
numero sia e possa essere usato come nome e come predicato, oltre che essere interpretabile come
un predicato di predicati, e ciò riguarda tutti i concetti fondamentali o generi
sommi, o trascendentali: dell’essere si può dire che è, della storia si può dire che ha una storia, dell’io si può
dire che è proprio, della bellezza che sia ideale o vaga o aderente o adeguata e ciascuno di essi può essere pensato in relazione agli altri:
l’essere in relazione al numero, e il numero in relazione agli enti, la storia in relazione agli enti, e la bellezza in relatività al vaga o aderente o adeguata o fenemenica o ideale o kategorica. Il significato dell’essere è adeguatamente espresso dalla transcendenza esistenziale della bellezza e per ciò dalla transepistemica fenomenica. Che cosa comporta l’idea che il senso
dell’essere sia adeguatamente colto dalla transcendenza esistenziale? Naturalmente la transcendenza esistenziale sia quale
esistenza in senso ontologico, sia in senso translogico, sia nella transestetica …………………………
transepistemika


