Archivio perLuglio 22, 2008

transepistemika

………………………………………………………………nel  pensiero  kantiano   l’esserci  o  il  dasein  o
l’esistenza è una
posizione, è la condizione per avere predicati, non è un predicato; mentre  nella   Critica della ragion
pura, l’esistenza diventa un concetto puro della categoria di modalità,  torna ad essere  il  dasein: si può considerare
l’esistere un predicato? Se sì, si ha    una  trascendenza  epistemica   o  transepistemica; se no, non è un predicato,  è  quindi  una  problematica anche delle categorie di Aristotele, tradotte da Boezio con “praedicamenta” o pre-dire   o  prevedere :  la prima categoria è la sostanza, o  l’essere un
praedicamentum,   ma   l’esistere non è un predicato  e  lì si nasconde una  ontologica
fondamentale, e fondamentalmente distruttrice dell’ontologia,  per cui   il  gegenstand è
inafferrabile    o   indicibile   o  invisibile  o   inconoscibile, di cui conosciamo soltanto le   idealità  della  transcendenza   che spesso sconfina
nella teoria dell’impossibilità dell’ontologia: l’esistenza  o  la
distinzione tra  cose-persone: le cose sono in sé le persone sono per sé,
perché essere come verità e identità è dei trascendentali o summa genera dei medievali.
 Essere ed esistere sono la stessa cosa   versus   il classico problema
dell’esistenza delle cose che non esistono,   si  pensa che   esistano, ma non esistono: si  immagina  la  transcendenza   fenomenica,   ma  non esiste,  se   ne può parlare, ma non esiste,  sono   entità non esistenti,   ma l’ontologia fondamentale non   è
impossibile: esistere come essere, sia nella realtà che
nella mente, ed esistere come essere   nella  transcendenza. L’essere è una  singolarità  transepistemica  e  per  ciò   transontologica. Il problema della  singolarità  transepistemica  transontologica  si  svela nell’ esistenza  dei  numeri o
gli angoli e altre entità matematiche, o le menti e le emozioni, o  la  bellezza  sublime,  ma in un modo diverso da come
esistono le  transentità  del  gegenstand.
L’esistenza è   un  translogos  del  numero,    la  cui numeralità si predica  o  si  predice  quale  intensità  kategorica: si   dice  numero  per  tutte  le  transentità
nello stesso senso: qui esistenza e numero sono un essere  singolarità  della  transcendenza.  Se sono nomi  non   c’è problema. Se sono predicati, l’equivoco c’è  nell’esistere nella mente e nell’ esistere   dell’esserci. È
noto che il problema veniva risolto con l’analogia entis:ma    non si può applicare a esistere-essere, perché  il
numero sia e possa essere usato come nome e come predicato,  oltre che essere interpretabile come
un predicato di predicati, e ciò riguarda tutti i concetti fondamentali o generi
sommi, o trascendentali: dell’essere si può dire che è, della storia si può dire che ha una storia, dell’io si può
dire che è proprio, della  bellezza  che  sia  ideale  o  vaga  o  aderente  o  adeguata  e   ciascuno di essi può essere pensato in relazione agli altri:
l’essere in relazione al numero, e il numero in relazione agli enti, la storia in relazione agli enti, e   la  bellezza  in  relatività   al  vaga  o  aderente  o  adeguata  o  fenemenica  o  ideale   o  kategorica.  Il significato  dell’essere è adeguatamente espresso dalla  transcendenza esistenziale  della  bellezza  e  per  ciò  dalla  transepistemica  fenomenica. Che cosa comporta l’idea che il senso
dell’essere sia adeguatamente colto dalla  transcendenza  esistenziale? Naturalmente   la  transcendenza   esistenziale   sia quale
esistenza in senso ontologico,   sia  in senso translogico,  sia  nella   transestetica  …………………………