…………….al di là del pensabile: inaudito, insondabile, inedito, indecidibile, indicibile: si dà nell’ossimora contrastanza dell’eristica, da nessuno disegnato o progettato prima o gettato quale gettatezza dell’essere per la morte sublyme: essere l’apeiron ontodynamica qualitativa dell’archè quale situazione emotiva, in moto infinito, al di là del piacere o del dispiacere dell’anima o del corpo animato, nella transpurezza della transautenticità: assenza presente del piacere del dolore, o compassione del dolore piacevole o dispiacere considerevole del disdolore. La differenza dell’ essere extraordinaria del sublyme, mai guidata dalla ragione nel tempo, o del tempo, o del contempo, o dalle occasioni ma sempre al di là del tempo, o dell’ordinario tempo e quindi sempre in transcendenza, in transestasi aldilà delle paure e dei timori e degli orrori e dei semplici piaceri ordinari ed ordinabili, o ortogognali, o ortodossi in maniera da appagare le transvertigini, le sommità e gli abissi, le transcuspidi iperboliche e transellittiche, paraboliche e metaboliche ab-scisse, a-syn-totiche, transeccelse, transeccedenti, sublimi. Se qualcun dolore fosse sorto dalla mancanza di qualche soddisfazione, o ragione, quale angoscia per il nulla o in niente, o il non-ente, che si dia in contrastanza la paura o la vertigine dinanzi al baratro o all’abisso sublime troverebbe nelle grandi difficoltà lo spettacolo dell’essere per la morte, dell’essere nella transautenticità dell’esserci nobile, in transalterità o in transalterezza quale essere-sublime-nel-mondo-abissale o in transdecostruzione o in autodynamica dissipazione o dissoluzione irreversibile o in instabile apokatastasi dell’apokalisse, senza fine e perciò nella più transautentica transkatarsi del klynamen sublime: non è improbabile che quella sensazione di mancanza sia molto fastidiosa, perché alla fine si pensa si sia perso il transenso e il senno per sempre, quasi non si possa più intravedere il sentiero del ritorno dall’abisso o dall’odissea del tragico, o che non ci sia alcuna transmusa Kalypso o transmito al termine, al limite, lì nella radura sublyme in attesa del naufragio ed in prossimità dell’abitare poeticamente l’evento, quale sublyme-bellezza dell’essere-eroe o dell’essere-nel-transmito o dell’essere-per-la-nike. L’epigenesi del sublime è l’infinità, o il transfinito o l’infinito dinamico qualitativo. L’infinità ha una tendenza a riempire la mente con quel genere di orrore delizioso che è l’effetto più autentico della disvelatezza del sublime: il gegenstand che possa divenire ob-getto dei transensi è nella natura infinito. Ma all’occhio che non è capace di percepire i confini, possano sembrare essere infiniti, e produrre gli stessi effetti come se lo fossero veramente, si è ingannati nel piacere, se le parti di un grande ob-getto sono continue quasi indefinite, tanto che l’immaginazione non incontri nessun limite o confine o controllo che ne possano delimitare l’estendibilità. Dopo avere girato come una trottola da fanciulli e poi immediatente ci si distenda con gli occhi chiusi, gli ob-getti sembrano girare intorno e così il mondo. Dopo una successione lunga di rumori, come la caduta delle acque , nell’immaginazione la transonanza debole continua, anche quando il transfenomeno sia finito o terminato. I sensi, colpiti fortemente in maniera dirompente entrano in transonanza o in sinestesia aldilà dei transfenomeni o della razionalità, quale intuizione della transpurezza senza il gegenstand, giacchè non riescono a cambiare rapidamente il loro tenore, o non si adattano immediatamente alla contrastanza, continuano nella loro transonanza oltre la dinamica dei quanta: è la frenesia, ogni ripetizione la rinforza con nuova dinamica, quasi qualitativa o aldilà o in transcendenza della dinamica dei quanta infiniti o infinitesimi, non presuppongono senso, ma un translogos di riflessione: quindi una transensibilità senza sensi, quella piacevole o dispiacevole quasi indifferentemente, o una transpurezza dell’immaginazione. La bellezza della natura interessa la forma dell’analityk-dasein esistente solo nella delimitazione; il sublime invece è l’ essere transinformale, quale infinità dei transensi o della mente che sveli i transensi della transpurezza infinita, quale dynamis qualitativa: qualità infinita dei quanta o un’immaginazione di desideranza quale essere-sublyme dell’immaginazione: transdesideranza anche negativa. La differenza più importante tuttavia tra il sublime e la bellezza è : la bellezza della natura è una convenienza nella forma, per cui l’analitica sembra essere predeterminata o preformativa, la bellezza conduce alla conoscenza dell’argomento e si discopre nella vista, che eccita la sensibilità per l’immaginazione, ma soltanto se l’esserci vede immediatamente o tautologicamente o riempie la mente sintonizzata ad una sensibilità, stimolata per interessarsi alla convenienza. Non estende così la transvisione della natura, o la transpurezza della natura, cioè della dinamica , o della transpurezza transdinamica: è l’adattabilità che l’immaginazione attua in relatività con una più grande varietà e complessità, transeidetica descrittiva o un’ossimorica transfenomenica naturalizzata; distinzione della transfenomenica descrittiva da una geometria esatta, sussunte dalla transfenomenica come epistemica transeidetica, concreta e descrittiva, orientate verso l’analisi delle essenze morfologiche vaghe, ovvero quelle caratterizzanti, ciò che si danno concretamente nell’intuizione immediata alle scienze esatte, dipendenti dalla geometria come epistemica sì transeidetica ma astratta ed esatta, classica per l’analisi di essenze geometriche.
La geometria non esprime con dei concetti di geometria esatta quello che si esprime in maniera semplice, comprensibile e pienamente appropriata, con parole come frastagliato, intagliato, dalla forma cuspidale; questi semplici concetti sono inesatti per essenza e non per caso; anche per questa ragione non sono matematici: le teorie matematiche sono essenze esatte assiomatiche, complete e categoriche, perciò la geometria euclidea non coglie le differenze eidetiche ultime, le discontinuità qualitative costitutive degli schemi sensibili, né tutte le forme spaziali che sono oggetto di possibili intuizioni singole, non le descrive, non le classifica, deriva al contrario ogni sua forma da assiomi. Così facendo si confondono costruzione di oggetti e deduzione di formule, i vissuti come essenze inesatte connessi nel flusso eracliteo della coscienza temporale e i vissuti o transerlebniz eraklytiani che si convertono attraverso la correlazione noetico-noematica in transformali essenziali, distinguendo fenomenologia e geometria quali incongruenze kantiane: concepire la fisica come indirettamente evidente in quanto basata sulla presunzione della matematica di essere adeguata al reale; disgiungua la svelatezza fenomenica a priori dall’essere fisico transformale e per questo privo di senso; critichi l’empirismo della fisica, sussuma la fisica alla fenomenica, senza risolvere la problematica dell’origine della spazialità né quello di una geometria morfologica che conferisca un contenuto matematico preciso al sintetico a priori. Una impasse della teoria fenomenica che consista nella morfologia della lingua naturale, per descrivere le singolarità eidetiche inesatte appartenenti alla sfera descrittiva: la fenomenologia, che voleva essere una scienza eidetica del futuro post-matematico e post-fisico, regredisca verso una descrizione linguistica arcaica pre-matematica e pre-galileiana. Manca nel pensiero kantiano una geometria morfologica che colmi tale divario, anche fenomenico o nell’apriori dei caratteri fondamentali della fenomenica, quali le essenze o le ontologie regionali; il sintetico a priori corrisponde essenzialmente a una tesi di modularità degli ob-getti; oppure al flusso temporale dei vissuti, le regole eidetiche che lo vincolano corrispondono a degli algoritmi, a dei programmi, implementati : la correlazione tra atti mentali e noesi e tra strutture ideali di senso e noemi, la convergenza del solipsismo. Le ultime teorie fisico-matematiche, la teoria delle catastrofi e delle biforcazioni, degli attrattori di sistemi dinamici non lineari, la teoria dei fenomeni critici e della rottura di simmetria, la teoria dell’auto-organizzazione e degli stati critici auto-organizzati, la termodinamica non lineare, sono in grado di spiegare come singolarità microscopiche possano organizzarsi in strutture emergenti macroscopiche, sulla base di fenomeni d’interazione mesoscopici, quasi fossero meson o creodi autodinamici: epistemiche che elaborano aspetti qualitativi delle morfologie fenomeniche o macrofisica qualitativa dei sistemi complessi senza separare la fenomenica estetica, come analisi qualitativa della bellezza, dalle scienze esatte, si possono modellizzare geometricamente le essenze morfologiche vaghe e schematizzare i loro a priori sintetici . I vissuti estetici possono essere simulati ed essere morfodinamicamente modellizzati, quale kategorie dinamiche qualitative post-kantiane del sublime. La transbellezza è una qualità della dynamis, così anche il sublime si dà sia nelle kategorie quantitative sia nelle kategorie dinamiche qualitative , e si dà con un transenso di gioia e piacere in vista della grande finalità, sia pure non si possa percepire distintamente quello che c’è. Il cielo stellato non riesce a svelare un’idea di grandiosità, le stelle giacciono in confusione apparente, con impossibile occasioni di senso e di calcoli: ma se si dà un transfinito o una infinità o qualche genere di grandiosità che consiste in moltitudine c’è l’essere sublime: una transinfinità dell’infinità senza la magnificenza. C’è comunque un transfinito veramente transeccelso: molte narrazioni poetiche e mitopoietiche disvelino la sublimità immaginaria come la stella del mattino nel mezzo di una nube, e come la luna piena; come il sole che splende sul tempio di Kalypso, e come l’arcobaleno, luce generosa nelle brillanti nubi, come le rose nella primavera, come gigli dai fiumi e l’albero di incenso in estate, come fuoco in un vaso d’oro con pietre preziose; come alberi di cipresso fluttuanti in dissonanza con la transonanza della transvarietà delle nubi: è la sublime transonanza. Tutti i colori sono la luce fenomenica mentre il contrario, l’oscurità, è il sublime, ma senza una transfenomenicità nulla può essere sublime: il lampo è sublime grandiosità grazie alla velocità estrema del suo movimento, della sua dynamis. Una transizione rapida dalla luce all’oscurità, o dall’oscurità alla luce, è ancora più grande sublimità . Ma l’oscurità disvela sempre transidee sublimi della luce: nel descrivere l’aspetto della Divinità, di Kalypso quale transmusa del sublime immaginario, tanto da far dimenticare le oscurità che circondano gli esseri, la luce e gloria fluiscono alla presenza Divina; una translucenza che dal transeccesso è convertita in una specie di oscurità. Luce estrema, che superando la sensibilità visiva sveli la translucenza di tutti gli ob-getti, così quella transmorfia somigli all’oscurità. Dopo aver osservato il sole, lo sguardo è oscurato da due macchie nere, l’impressione che lasciano sembrano danzare dentro gli occhi: può essere immaginata una contrastanza eristica, o nonostante la loro natura opposta una paradossale coincidenza nel produrre il sublime, gli extremi opposti operano ugualmente nel disvelarsi del sublime, quale notte più sublime e solenne del giorno. Una sublimità deve essere dedotta dalle origini ove si sveli il dolore, l’angoscia, il tormento e l’estasi sublime, attraversanti le cause del sublime con referenza in tutti i transensi, ma che l’emozione più forte sia un’angoscia sublime, per niente piacevole, una priorità che può essere una bellezza-sublime molto impressionante, dismisure di eccellenza gettati in figure regolari, trasformanti figure matematiche, con esattezza e transimmetria, ma le idee matematiche non sono le vere misure della transbellezza e del sublime in tale transvarietà infinita di tranlucenza, se si immagina la transcendenza della teoria Platonica di adeguatezza ed attitudine, l’archè dell’idea di adeguatezza: quella Perfezione è l’epigenesi costituente della transbellezza. La bellezza in angoscia è la transbellezza più transensibile: è la bellezza-sublime in trascendenza o contrastanza eristica con l’archè classica quale apeiron nell’arkè, la transvarietà nella superficie che non è mai per il più piccolo spazio la stessa; il labirinto ingannevole attraverso il quale scivola storditamente l’occhio instabile, senza sapere dove riparare o dove è condotto. Non è questa una dimostrazione di quel cambio di superficie, continuo ed ancora appena percettibile che transforma la transbellezza? Ma la transidea di varianza o transvarianza ha portato a considerare figure angolari come belle: queste figure variano in una maniera improvvisa e interrotta: c’è una transvarietà infinita, in varietà diversificata sempre, ove sia impossibile ritrovare i confini, intenzionalmente la bellezza consiste nella chiarezza e transparenza, nella transdinamica, nel movimento quale transbellezza che sposta continuamente la sua direzione…………..



