Archivio perLuglio 12, 2008

transonanza sublime

  …………….al  di  là   del  pensabile:   inaudito,  insondabile,  inedito,   indecidibile,  indicibile:    si  dà   nell’ossimora   contrastanza   dell’eristica,    da nessuno  disegnato     o  progettato   prima   o   gettato   quale  gettatezza  dell’essere  per  la   morte  sublyme: essere    l’apeiron     ontodynamica  qualitativa    dell’archè   quale   situazione  emotiva,  in  moto  infinito,    al  di  là  del  piacere  o  del  dispiacere    dell’anima  o  del  corpo  animato,    nella  transpurezza    della   transautenticità:    assenza      presente   del piacere  del dolore,   o  compassione    del  dolore    piacevole   o  dispiacere      considerevole   del  disdolore. La differenza    dell’ essere extraordinaria    del  sublyme,     mai   guidata dalla ragione nel tempo,  o  del  tempo,   o  del  contempo,  o  dalle  occasioni  ma  sempre  al  di  là   del  tempo,  o  dell’ordinario  tempo   e   quindi    sempre   in  transcendenza,  in  transestasi  aldilà  delle  paure    e   dei  timori  e  degli  orrori   e    dei  semplici  piaceri   ordinari   ed  ordinabili,  o  ortogognali, o  ortodossi  in maniera da   appagare   le  transvertigini,   le  sommità  e  gli  abissi,  le  transcuspidi    iperboliche  e   transellittiche,  paraboliche  e  metaboliche   ab-scisse,   a-syn-totiche,   transeccelse,  transeccedenti,  sublimi. Se qualcun  dolore fosse sorto dalla mancanza di qualche soddisfazione,    o   ragione,      quale  angoscia   per  il  nulla  o  in  niente,  o  il  non-ente,  che  si  dia  in  contrastanza    la    paura   o  la  vertigine   dinanzi  al  baratro  o  all’abisso  sublime    troverebbe nelle   grandi difficoltà lo spettacolo dell’essere  per  la  morte,   dell’essere  nella   transautenticità  dell’esserci  nobile,  in  transalterità   o  in  transalterezza   quale  essere-sublime-nel-mondo-abissale  o  in  transdecostruzione  o  in  autodynamica  dissipazione  o       dissoluzione    irreversibile   o  in instabile    apokatastasi  dell’apokalisse,  senza  fine   e  perciò nella  più   transautentica     transkatarsi  del   klynamen   sublime:   non è improbabile che quella sensazione di mancanza     sia   molto fastidiosa, perché alla fine    si   pensa   si   sia perso  il  transenso  e  il   senno  per sempre,  quasi   non  si  possa  più  intravedere   il  sentiero   del  ritorno  dall’abisso   o  dall’odissea  del  tragico,   o  che  non ci  sia   alcuna  transmusa  Kalypso   o   transmito    al  termine,  al  limite,  lì  nella   radura  sublyme   in  attesa   del   naufragio   ed  in  prossimità   dell’abitare  poeticamente  l’evento,   quale  sublyme-bellezza  dell’essere-eroe   o  dell’essere-nel-transmito   o  dell’essere-per-la-nike.                   L’epigenesi del sublime è l’infinità,      o   il  transfinito  o   l’infinito  dinamico  qualitativo. L’infinità ha una tendenza a riempire la mente con quel genere di orrore delizioso che è l’effetto più   autentico   della   disvelatezza  del sublime:   il  gegenstand che possa divenire  ob-getto dei transensi   è  nella  natura infinito. Ma all’occhio che non è capace di percepire i confini,   possano   sembrare essere infiniti, e  produrre gli stessi effetti come se lo fossero veramente,   si   è   ingannati nel piacere, se le parti di un   grande ob-getto sono continue   quasi indefinite, tanto   che l’immaginazione non incontri nessun   limite  o  confine   o   controllo che   ne  possano   delimitare  l’estendibilità.    Dopo avere girato come  una  trottola    da  fanciulli     e  poi  immediatente   ci si   distenda   con  gli  occhi  chiusi, gli ob-getti  sembrano   girare   intorno  e  così    il   mondo. Dopo una successione lunga di rumori, come la caduta delle acque ,  nell’immaginazione   la    transonanza  debole   continua,   anche  quando  il  transfenomeno   sia  finito  o  terminato. I sensi, colpiti fortemente in  maniera   dirompente  entrano  in  transonanza  o  in  sinestesia  aldilà  dei  transfenomeni  o  della  razionalità,   quale   intuizione  della  transpurezza  senza  il  gegenstand,    giacchè  non riescono  a cambiare rapidamente il loro tenore, o non   si adattano  immediatamente   alla  contrastanza,    continuano nella loro  transonanza   oltre    la    dinamica    dei  quanta: è    la   frenesia, ogni ripetizione la rinforza con  nuova    dinamica,   quasi  qualitativa  o  aldilà   o  in  transcendenza  della  dinamica  dei  quanta  infiniti  o  infinitesimi,   non presuppongono senso, ma un translogos di riflessione: quindi  una transensibilità    senza   sensi, quella piacevole  o  dispiacevole   quasi  indifferentemente, o   una  transpurezza   dell’immaginazione. La   bellezza della natura interessa la forma dell’analityk-dasein    esistente solo   nella delimitazione;   il  sublime   invece    è  l’ essere  transinformale,   quale   infinità  dei  transensi   o  della  mente  che  sveli  i  transensi  della  transpurezza  infinita,   quale  dynamis   qualitativa:   qualità  infinita  dei   quanta   o   un’immaginazione di  desideranza    quale essere-sublyme  dell’immaginazione:   transdesideranza   anche   negativa. La differenza più importante  tuttavia tra   il  sublime    e  la   bellezza   è :     la bellezza della natura   è    una convenienza nella  forma, per cui l’analitica    sembra essere  predeterminata  o  preformativa, la   bellezza  conduce alla   conoscenza     dell’argomento   e  si   discopre nella vista, che eccita la sensibilità  per l’immaginazione, ma  soltanto se   l’esserci     vede immediatamente    o   tautologicamente   o   riempie la mente  sintonizzata  ad una sensibilità, stimolata per interessarsi alla   convenienza.  Non estende così  la    transvisione    della natura, o  la transpurezza della natura, cioè   della  dinamica ,   o  della  transpurezza  transdinamica:   è   l’adattabilità  che l’immaginazione attua     in   relatività  con  una più grande varietà e complessità,  transeidetica descrittiva  o un’ossimorica transfenomenica naturalizzata; distinzione della transfenomenica descrittiva da una geometria esatta,   sussunte   dalla transfenomenica come epistemica    transeidetica, concreta e descrittiva,    orientate verso l’analisi delle essenze morfologiche vaghe,    ovvero quelle caratterizzanti, ciò che si danno concretamente nell’intuizione immediata  alle scienze esatte,   dipendenti dalla geometria come epistemica sì transeidetica  ma astratta ed esatta,    classica     per   l’analisi di essenze geometriche.

La geometria non  esprime con dei concetti di geometria esatta quello che si esprime in maniera semplice, comprensibile e pienamente appropriata, con parole come frastagliato, intagliato, dalla forma    cuspidale; questi semplici concetti sono inesatti per essenza e non per caso; anche per questa ragione non sono matematici:   le teorie matematiche   sono   essenze esatte   assiomatiche, complete e categoriche, perciò la geometria     euclidea   non coglie le differenze eidetiche ultime, le discontinuità qualitative costitutive degli schemi sensibili, né tutte le forme spaziali che sono oggetto di possibili intuizioni singole, non le descrive, non le classifica,    deriva al contrario ogni sua forma da assiomi.     Così facendo   si confondono  costruzione di oggetti e deduzione di formule,   i vissuti come essenze inesatte connessi nel flusso eracliteo della coscienza temporale e i vissuti       o  transerlebniz   eraklytiani   che  si  convertono   attraverso la correlazione noetico-noematica in  transformali essenziali, distinguendo fenomenologia e geometria quali   incongruenze   kantiane: concepire la fisica come indirettamente evidente in quanto basata sulla presunzione della matematica di essere adeguata al reale; disgiungua la  svelatezza fenomenica a priori dall’essere fisico transformale e per questo privo di senso;  critichi l’empirismo della fisica, sussuma la fisica alla  fenomenica,  senza  risolvere la problematica   dell’origine della spazialità  né quello di una geometria morfologica che conferisca un contenuto matematico preciso al sintetico a priori. Una  impasse della teoria fenomenica  che  consista nella morfologia della lingua naturale, per descrivere le singolarità eidetiche inesatte appartenenti alla sfera descrittiva:   la fenomenologia, che voleva essere una scienza eidetica del futuro post-matematico e post-fisico, regredisca   verso una descrizione linguistica arcaica pre-matematica e pre-galileiana.    Manca nel pensiero   kantiano   una geometria morfologica che colmi tale divario,   anche  fenomenico    o   nell’apriori    dei caratteri fondamentali della fenomenica,   quali le essenze  o le ontologie regionali;  il sintetico a priori    corrisponde  essenzialmente a una tesi di modularità  degli ob-getti; oppure al flusso temporale dei vissuti, le regole eidetiche che lo vincolano corrispondono a degli algoritmi, a dei programmi,   implementati :   la correlazione tra atti mentali e noesi e tra strutture ideali di senso e noemi, la convergenza del solipsismo. Le ultime teorie fisico-matematiche,    la teoria delle catastrofi e delle biforcazioni, degli attrattori di sistemi dinamici non lineari, la teoria dei fenomeni critici e della rottura di simmetria, la teoria dell’auto-organizzazione e degli stati critici auto-organizzati, la termodinamica non lineare,  sono in grado di spiegare come singolarità  microscopiche possano organizzarsi in strutture emergenti macroscopiche, sulla base di fenomeni d’interazione   mesoscopici,   quasi  fossero    meson   o  creodi   autodinamici:  epistemiche   che elaborano aspetti qualitativi delle morfologie fenomeniche   o macrofisica qualitativa dei sistemi complessi   senza separare la fenomenica   estetica,   come analisi qualitativa  della  bellezza,  dalle scienze esatte,  si possono modellizzare geometricamente le essenze morfologiche vaghe e schematizzare i loro a priori sintetici .   I vissuti estetici possono essere simulati  ed essere morfodinamicamente modellizzati,   quale  kategorie   dinamiche  qualitative  post-kantiane   del  sublime.   La transbellezza   è   una qualità     della  dynamis,   così  anche   il  sublime   si  dà   sia  nelle  kategorie   quantitative  sia  nelle   kategorie  dinamiche  qualitative ,  e  si     dà    con   un transenso di  gioia e piacere   in  vista  della grande finalità,   sia  pure  non   si  possa percepire distintamente quello che c’è. Il cielo stellato non riesce   a  svelare un’idea   di grandiosità,  le stelle giacciono in confusione  apparente,    con   impossibile occasioni    di  senso  e   di   calcoli:    ma   se  si   dà   un  transfinito  o  una     infinità   o    qualche genere di grandiosità che consiste in moltitudine   c’è l’essere    sublime: una  transinfinità  dell’infinità  senza la magnificenza. C’è comunque un   transfinito  veramente transeccelso:    molte   narrazioni  poetiche e  mitopoietiche   disvelino la  sublimità  immaginaria  come la stella del mattino nel mezzo di una nube, e come la luna  piena; come il sole che splende sul tempio di    Kalypso, e come l’arcobaleno, luce generosa nelle brillanti nubi,  come le  rose nella primavera, come gigli dai fiumi  e  l’albero di incenso in estate, come fuoco in   un vaso  d’oro con pietre preziose; come  alberi   di cipresso   fluttuanti   in  dissonanza  con   la  transonanza  della  transvarietà   delle   nubi:   è   la   sublime   transonanza.                Tutti i colori   sono  la   luce  fenomenica   mentre   il  contrario, l’oscurità,  è il sublime,    ma   senza una  transfenomenicità  nulla può essere sublime:   il   lampo è   sublime  grandiosità    grazie   alla velocità estrema del suo movimento,   della  sua  dynamis. Una transizione rapida dalla luce all’oscurità, o dall’oscurità   alla  luce,   è ancora  più grande  sublimità . Ma l’oscurità   disvela  sempre   transidee sublimi della luce:  nel descrivere l’aspetto della Divinità,  di  Kalypso  quale  transmusa  del  sublime  immaginario,   tanto da  far  dimenticare le   oscurità che circondano gli esseri,  la luce e gloria  fluiscono alla presenza Divina; una translucenza che dal transeccesso è convertita in una specie di  oscurità. Luce estrema,    che   superando la  sensibilità visiva   sveli  la  translucenza di tutti gli ob-getti, così   quella  transmorfia  somigli all’oscurità. Dopo aver  osservato   il   sole,   lo   sguardo   è   oscurato   da  due macchie nere, l’impressione che lasciano sembrano   danzare     dentro  gli  occhi:   può essere immaginata   una  contrastanza   eristica, o   nonostante la loro natura opposta una  paradossale  coincidenza nel produrre il sublime,   gli extremi opposti operano ugualmente nel  disvelarsi del sublime,  quale  notte più sublime e solenne del giorno. Una sublimità deve essere dedotta dalle  origini   ove  si  sveli  il dolore, l’angoscia, il   tormento e   l’estasi   sublime,    attraversanti le cause del sublime con referenza in  tutti i transensi,  ma che l’emozione più forte sia un’angoscia   sublime,   per   niente piacevole,  una priorità   che può essere una bellezza-sublime molto impressionante,   dismisure di eccellenza gettati in figure regolari,  trasformanti  figure matematiche, con esattezza e transimmetria,   ma le idee matematiche non sono le vere misure della transbellezza  e  del  sublime   in tale transvarietà infinita di tranlucenza,  se  si   immagina   la  transcendenza  della teoria Platonica di  adeguatezza ed attitudine,    l’archè  dell’idea di adeguatezza: quella Perfezione  è   l’epigenesi costituente della transbellezza.  La bellezza in angoscia  è la transbellezza più  transensibile:   è  la  bellezza-sublime  in  trascendenza  o  contrastanza  eristica   con  l’archè  classica  quale  apeiron  nell’arkè, la transvarietà nella superficie che non è mai per il più piccolo spazio la stessa; il labirinto ingannevole attraverso il quale scivola storditamente l’occhio instabile, senza sapere dove riparare o dove è  condotto. Non è questa una dimostrazione di quel cambio di superficie, continuo ed ancora appena percettibile  che transforma la transbellezza?  Ma la   transidea di varianza  o  transvarianza ha portato a considerare figure angolari come belle: queste figure  variano in una maniera improvvisa e interrotta:   c’è una transvarietà infinita,  in  varietà  diversificata sempre, ove  sia  impossibile  ritrovare i confini,   intenzionalmente  la bellezza consiste   nella   chiarezza  e transparenza,   nella  transdinamica,  nel movimento  quale  transbellezza  che  sposta continuamente la sua direzione…………..

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