Attraverso il tempo………………. ora il tempo è trascorso………………………. E ‘inevitabile ….. è passato……… scrivo per lei finalmente Una canzone, una rima Oh, per la verità? confusa con me è la memoria? come la rosa nel cristallo di roccia o di vetro….. Oh è un amore che doveva durare Attraverso la transtemporalità per dimostrare che si sbaglia tutti ? vogliamo custodire l’esserci? è sciocco che si sveli così l’autentico sublime? Ma l’evento c’è non creda in Niente di troppo complicato all’infinito o nelle formule sciocche e romantiche o negli ideali di amore: potrebbe essere una cosa simile, come potrebbe essere una cosa bellissima, o sublime per quanto sia viziata. Noi? ll sbagliare è poi la vivenza, è l’arte di imparare a vivere con lei, Attraverso la transtemporalità, ma si sapeva Lungo. È lei più saggia di me……. Vedere la prossimità. Se sia ancora prossimi. Se si è compresi nella prossimità. Ogni volta. Come si può prevedere la fine del mondo. Quando si può essere sublimi? vedere oltre la fine, senza la fine è il sublime. Vuol transvedere la vivenza sublime che ho scelto? Forse nessun altro potrà mai esserci Attraverso la transtemporalità? Forse nessun altro potrà mai essere sublime…… Forse nessun altro potrà mai svelare il sublime? Forse nessun altro potrà mai eventuare il sublime……… Forse nessun altro potrà mai essere l’evento del sublime? Forse nessun altro potrà mai esserci quale transublime….. Forse nessun altro potrà mai transvelare il sublime? Forse nessun altro potrà mai essere il suo sublime transtemporale…. Forse nessun altro potrà mai svelare il suo esserci sublime…sbagliato o giusto che fosse …. tutti insieme ideali di amori romantici o sciocchi o ideali di amori vaghi…. potrebbe essere una cosa simile, come potrebbe essere una cosa bellissima quanto sublime o viziata da ideali di amori sublimi….transtemporali
Archivio perLuglio, 2008
transpazialità
…………………………Quando penso lei Sono la transpotenza e i miei genii sono in transcendenza sublime o in estasi transpoietica… Una transmonade in transonanza …. Quando penso lei sono in tranestetica…. E ‘da lungo tempo Sono in estasi sublime Quando penso lei Sono in transestetica sublime… E’ da lungo tempo Sono transpoietica…. Una transpoiesis o un transmotivo… Se motivo è il suo gioco che desideri la transvisione della transestetica sublime…. C’è nella mente Con significati transAlieni il transenso… Dobbiamo accettare i transeventi….Quando penso lei Sono nel transublime…. E’ per lungo tempo Sono in transestasi…. Quando penso lei Sono nella transestasi…. E da lungo tempo Sono transublime… Come l’epistemè si distrugga per cercare di spiegarsi il transublime che scorre sempre nella mia mente come transpoiesis indicibile…. che scorre sempre nella mente che mai mente…. ………….
transepistemika
………………………………………………………………nel pensiero kantiano l’esserci o il dasein o
l’esistenza è una
posizione, è la condizione per avere predicati, non è un predicato; mentre nella Critica della ragion
pura, l’esistenza diventa un concetto puro della categoria di modalità, torna ad essere il dasein: si può considerare
l’esistere un predicato? Se sì, si ha una trascendenza epistemica o transepistemica; se no, non è un predicato, è quindi una problematica anche delle categorie di Aristotele, tradotte da Boezio con “praedicamenta” o pre-dire o prevedere : la prima categoria è la sostanza, o l’essere un
praedicamentum, ma l’esistere non è un predicato e lì si nasconde una ontologica
fondamentale, e fondamentalmente distruttrice dell’ontologia, per cui il gegenstand è
inafferrabile o indicibile o invisibile o inconoscibile, di cui conosciamo soltanto le idealità della transcendenza che spesso sconfina
nella teoria dell’impossibilità dell’ontologia: l’esistenza o la
distinzione tra cose-persone: le cose sono in sé le persone sono per sé,
perché essere come verità e identità è dei trascendentali o summa genera dei medievali.
Essere ed esistere sono la stessa cosa versus il classico problema
dell’esistenza delle cose che non esistono, si pensa che esistano, ma non esistono: si immagina la transcendenza fenomenica, ma non esiste, se ne può parlare, ma non esiste, sono entità non esistenti, ma l’ontologia fondamentale non è
impossibile: esistere come essere, sia nella realtà che
nella mente, ed esistere come essere nella transcendenza. L’essere è una singolarità transepistemica e per ciò transontologica. Il problema della singolarità transepistemica transontologica si svela nell’ esistenza dei numeri o
gli angoli e altre entità matematiche, o le menti e le emozioni, o la bellezza sublime, ma in un modo diverso da come
esistono le transentità del gegenstand.
L’esistenza è un translogos del numero, la cui numeralità si predica o si predice quale intensità kategorica: si dice numero per tutte le transentità
nello stesso senso: qui esistenza e numero sono un essere singolarità della transcendenza. Se sono nomi non c’è problema. Se sono predicati, l’equivoco c’è nell’esistere nella mente e nell’ esistere dell’esserci. È
noto che il problema veniva risolto con l’analogia entis:ma non si può applicare a esistere-essere, perché il
numero sia e possa essere usato come nome e come predicato, oltre che essere interpretabile come
un predicato di predicati, e ciò riguarda tutti i concetti fondamentali o generi
sommi, o trascendentali: dell’essere si può dire che è, della storia si può dire che ha una storia, dell’io si può
dire che è proprio, della bellezza che sia ideale o vaga o aderente o adeguata e ciascuno di essi può essere pensato in relazione agli altri:
l’essere in relazione al numero, e il numero in relazione agli enti, la storia in relazione agli enti, e la bellezza in relatività al vaga o aderente o adeguata o fenemenica o ideale o kategorica. Il significato dell’essere è adeguatamente espresso dalla transcendenza esistenziale della bellezza e per ciò dalla transepistemica fenomenica. Che cosa comporta l’idea che il senso
dell’essere sia adeguatamente colto dalla transcendenza esistenziale? Naturalmente la transcendenza esistenziale sia quale
esistenza in senso ontologico, sia in senso translogico, sia nella transestetica …………………………
transofia
…………………..dismuse assentemente sempre presenti. Sarà la-sublymità-disepistemica ad eventuare una nuova meta-epistemica o meglio a disvelare l’onto-evento del sublime o l’autoevento ekstatiko del sublime quale ontoeventy dell’essere-sublyme?eventua alla presenza ontoepistemica del musagete-dismusagete in estatica con-templatezza della ontorisonanza-ontoprevisione delle muse-dismuse-attanziali e seducenti, anzi ontoattanti e introducenti l’ontoducenza della destinanza dell’essere-sublyme-dell’essere e giammai sublime dell’ente o del non-ente o del niente o del nulla: giacchè lì si eventua l’ontovisione dell’essere, la visione ontologica dell’essere-sublyme, la risonanza ontologica dell’aletheia dell’essere compresa solo dall’ontorisonanza del musagete mitico-dismitico-ontopoietico. L’epistemica o l’ontica o l’ontoteologia negano l’evidenza di quella comprensione, negano l’esistenza dell’ontovisione e ontosonanza dell’essere, giacchè per loro l’unica visione possibile è quella della mondità: la visione della mondanità è la sola realtà plausibile, anche nella transvisione clonante dei mondi possibili virtuali o immaginari: esiste per loro l’unica visione del mondo senza l’essere, senza essere o esserci alterità, ma la messa-dismessa in sublymanza della verità nell’essere-sublyme ci svela l’esistenza della visione dell’essere, dell’interesserci, dell’interessere-disinteressere. La transvisione della mondità vuota giacchè gli dei sono fuggiti è una visione della vivenza dis-ontoteologica e perciò onto-visione dell’esserci del musagete in ontosonanza con le muse-dismuse senza più dei-disdei fuggenti-disfuggenti. Ma gli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi non portano con sé la verità dell’essere o il canto dell’essere o l’ikona dell’essere o la poiesis dell’essere o il mito dell’essere o la gestell dell’essere, anzi quelle varietà dell’essere si sottraggono, non fuggono insieme agli dei, ma soggiornano poeticamente con le muse-dismuse in ontosonanza con la vivenza del musagete-dismusagete che cura la verità dell’essere giammai fuggita attraverso l’onto-visione dell’essere opera d’arte mai fuggita con gli dei, ma che continua ad abitare poeticamente la radura-disradura dell’essere……………………………………………………………………………… Gli dei sono fuggiti dal mondo, dalla verità, dal mito, dall’epistemè, dall’esserci, dalle ikone, giammai sono fuggenti dall’essere, giacchè l’essere è indifferente di fronte all’evento della fuga-disfuga degli dei-disdei e non si lascia influenzare dalla loro fuga, infatti gli dei non sono fuggiti e mai possono fuggire dall’essere. Anzi l’essere non fugge mai dal mondo e men che mai dal mondo degli dei o dagli stessi dei-disdei, giacchè l’essere fonda il mondo e la mondità degli dei in fuga-disfuga. Tant’è che con la sua ontovisione-ontosonanza-ontopoetante imaginaria o transvisione o transontosofia si dà e dà alla luce o si dà e dà al mondo gli dei classici o mitici o ontoteologici o eventuali o morti-risorti o immaginari, si dà e si lascia fuggire gli dei mitopoietici o si lascia sfuggire gli dei-disdei in fuga-disfuga, ma mette in sublymanza, dismette, crea l’attanza intermittente della sublymità dell’essere sublyme della creatività dell’essere-sacro, dell’essere-divino, dell’essere il dio-infuga-disfuga dal mondo e dal mito e dalla verità epistemica-disepistemica. L’essere si getta, si dà, disgetta nella mondità il sublyme dell’ontorisonanza-ontovisione-ontopoetante-ontoimaginaria che crea la transontosofia mitopoietica dell’evento post-mortem del divino, dell’evento del dio-che-viene-dal-nulla, dell’eterno ritorno degli dei fuggenti-disfuggenti, qui s’eventua l’ikonopoiesis o l’ikonopoietica dell’essere che si dà quale essere-del-sacro, essere-del-divino, essere-della-mitopoiesis degli dei-disdei in fuga-disfuga nel loro eterno ritorno nella sublymità del musagete-dismusa……………….
g.g
…………..
transmonade
Teoria delle stringhe sublimi
Stringa sublime
Stringa transublime
Teoria delle superstringhe sublimi
M-teoria sublime
Supergravità sublime
Fisica sublime degli eventi sublimi
In fisica sublime teorica, la M-teoria combina matematicamente le cinque teorie delle superstringhe e la supergravità ad 11 dimensioni, nonché le quattro interazioni fondamentali.
Il significato della M-sublime
Caratteristiche della M-teoria-sublime
Il fisico teorico Witten, il primo a proporre questa teoria, non ha specificato quale sia il preciso significato della lettera M-sublime….. potrebbe essere “magia”, “matrice” o “mistero”; è stato anche suggerito il significato di “membrana” o “teoria madre”…….la lettera maiuscola M potrebbe essere, se ruotata di 180°, la W iniziale del cognome ; oppure ancora, starebbe per “murky”, parola inglese per indicare qualcosa di torbido, di difficilmente visibile…o transvisibile sublime, quindi nè visibile, nè invisibile..solo forze, niente materia, sia stringhe chiuse che aperte; incongruenza maggiore: una particella con massa immaginaria, chiamata tachione sublime o translucenza sublime….Supersimmetria tra forze e materia, con stringhe sia aperte che chiuse, nessun tachione…..Supersimmetria tra forze e materia, solo stringhe chiuse, nessun tachione, fermioni privi di massa ….. Supersimmetria tra forze e materia, solo stringhe chiuse, nessun tachione, fermioni privi di massa con spin in un’unica direzione (chirali) … Supersimmetria tra forze e materia, solo stringhe chiuse, eterotiche, cioè le stringhe che si muovono verso destra differiscono da quelle che si muovono a sinistra, nessun tachione, gruppo simmetrico…..Supersimmetria tra forze e materia, solo stringhe chiuse, eterotiche, cioè le stringhe che si muovono verso destra differiscono da quelle che si muovono a sinistra, nessun tachione, gruppo simmetrico E8×E8
Un’evoluzione dello spazio-tempo di stringa sublime può essere descritta in matematica sublime dalle funzioni come Xμ(σ,τ) che rappresentano il modo in cui le coordinate (σ,τ) del piano bidimensionale della stringa variano nello spazio-tempo Xμ. Una delle interpretazioni sublimi di questo risultato è che l’undicesima dimensione è sempre presente, ma invisibile,o transvisibile sublime…. sia perché il suo raggio è proporzionale alla costante di accoppiamento della stringa, sia perché la teoria tradizionale perturbativa di stringa presume che sia infinitesimale transmonade sublime. Un’altra interpretazione è che la dimensione non sia un concetto fondamentale della M-teoria.
superstringhe sublimi e supergravità….. sono cinque le teorie di superstringa : tutte consistenti; consistenza è il primo indizio che permette di pensare che esse siano anche in qualche modo legate l’una all’altra. Come i loro stessi nomi suggeriscono, alcune di loro sono chiaramente in relazione….. significa che la descrizione matematica sublime è sicuramente un risultato quantistico, sia perché si può costruire ogni tipo di spazio sublime . Quindi si può passare con molta facilità da una teoria all’altra.
superstringhe sublimi…o….M-teoria-sublime …..La teoria rappresenta le stringhe come oggetti estremamente piccoli e difficili da “vedere”….transvisibili sublimi ma mai nulli, transmonadi sublimi…trans-M-theory…
La teoria quantistica adatta e considera, piuttosto che le stringhe, particelle che si muovono nello spazio-tempo: è ciò che è conosciuto come teoria quantistica dei campi.
Poiché le stringhe comprendono anche l’interazione gravitazionale…. si muovono in un campo gravitazionale.
La teoria delle stringhe gode di supersimmetria sublime o trans-M….in 10 dimensioni esistono teorie di supergravità………con l’ausilio della topologia sublime … in uno spazio-tempo 11-dimensionale, si ottiene la supergravità sublime….. la supergravità 11-dimensionale non è di per se stessa visibile ma solo transvisibile: M-teoria, in 11 dimensioni ….su un cerchio si riproduce la superstringa sublime mentre nella sfera o transfera della transmonade c’è la trans-M-sublime…. applicandole ad un segmento si ricade nel caso della superstringa transentità ……ob-getti multidimensionali …..
Le proprietà non perturbative fondamentali delle p-brane derivano da una loro classe speciale, chiamate p-brane di Dirichlet . Esse potevano essere immaginate come incapaci di staccarsi da certe regioni di spazio, sebbene perfettamente libere di muoversi ……il punto terminale delle stringhe è libero di muoversi, ma nessun “momento” può fluttuare dentro o fuori la parte terminale della stringa. La T-dualità presuppone l’esistenza di stringhe aperte con posizioni fissate nelle dimensioni, che non sono altro che trasformazioni di tipo T. Generalmente, nelle teorie …si possono immaginare stringhe aperte con specifiche posizioni del punto terminale in qualcuna delle varie dimensioni: da ciò si deduce che esse devono terminare su una superficie preferenziale. Apparentemente questo fatto sembrerebbe rompere l’invarianza relativistica della teoria, introducendo un paradosso. Anche la dissoluzione di questo paradosso è affidata al fatto che le stringhe terminano su un ob-getto dinamico sublime p-dimensionale cioè la Dp-brana.
Ma non tutte le stringhe sono confinate su brane: l’esistenza di stringhe chiuse, riesce incredibilmente a spiegare anche la debolezza della gravità rispetto all’elettromagnetismo: la gravità non è più debole dell’elettromagnetismo, ma semplicemente appare essere tale. Il motivo risiede proprio nelle stringhe chiuse: la particella elementare responsabile della forza gravitazionale, il gravitone, essendo corrispondente ad una stringa a loop, non è in alcun modo legato alla brana ed è per questo motivo che riesce a sfuggirle, facendo così sembrare meno intensa la forza .
L’importanza delle D-brane deriva dal fatto che esse permettono di studiarne le eccitazioni o l’exstasy sublime….. la più notevole delle quali è lo studio dei buchi neri….Strominger e Vafa hanno dimostrato che la tecnica delle D-brane può essere usata per conteggiare i microstati quantici associati alle classiche configurazioni dei buchi neri. Il primo più semplice caso esplorato sono stati i buchi neri carichi estremi statici in 5 dimensioni….Hawking …. generalizzato ai buchi neri quadridimensionali così come a quelli vicini all’estremità o rotanti….un notevole successo….una visione sì coerente, ma solo superficiale ed escludeva la trattazione degli elementi veramente fondamentali. Per analogia, è come considerare l’acqua come un fluido continuo ed incomprimibile, situazione inadeguata quando si tratta dell’evaporazione, ovvero di quei fenomeni a più alta energia, per cui è necessario lo studio dei comportamenti molecolari.
Così…. evolvessero nel tempo…. mentre la supergravità considera lo spazio-tempo come un continuo, la teoria delle matrici predice che a piccole distanze smetta di essere valido ciò che è conosciuto come “geometria non-commutativa”, qualcosa di molto simile al modo in cui la continuità dell’acqua si interrompe per cedere il posto alla descrizione molecolare….ovvero c’è sublimità nella transmonade o nella trans-M-sublime………
transmonade
In qual modo, la poesia e l’estetica suscitano le transidee della transbellezza e del sublime? Per comprendere quale sia l’origine della loro efficacia nel generare impressioni si consideri che le verbalità possano produrre nella mente dell’ascoltatore tre effetti: il suono o la risonanza o la transonanza, l’immagine della transentità transpresentata dalla transonanza, il sentimento dell’anima originato o dalla transonanza soltanto o dall’immagine soltanto, oppure dalla transonanza e transimmagine contemporaneamente:transonanza sublime come se all’interno del campo dinamico coesistano musiche o sonorità subsoniche con dinamiche supersoniche. Ciò può accadere nella transmonade frattale o cuspidale, ove esista una indeterminatezza dinamica transonica.
Un flusso transonante si dà in transdinamica ove la velocità asintotica è leggermente inferiore alla velocità del suono mentre localmente, in prossimità, il flusso risulti supersonico.Quando si dà quel transfenomeno si forma sulla superficie una transmonade supersonica, in fieri all’aumentare della velocità.
Il transonante è il transfenomeno della compresenza di transonde di espansione. Tali onde transpresentano una topologia di brusco cambiamento, quali transfenomeni di transtopie di discontinuità all’interno del campo dinamico o della transmonade.
Il flusso in salienza di un’onda è supersonico, mentre nell’infinitesimo risulti invece subsonico. Transonanza complessa di instabilità quale epigenesi di turbolenza, dovuta alla rottura del flusso transdinamico sulla superficie: le differenti transonanze generate dai due differenti dinamiche comportano musikodinamiche o transdinamiche, o transonanze dinamiche che creano l’evento o il transfenomeno sotto forma di transmonade in movimento, o dinamiche sublimi della transonanza quale trivarietà metastabile sublime. Vi sono però casi in cui le verbalità possano agire nella mente unicamente grazie alla transonanza, senza risvegliare alcuna transimmagine corrispondente: al di là degli ob-getti naturali, e oltre agli ob-getti della pittura e dell’architettura, anche agli ob-getti dell’estetica e della poesia, ovvero il verbo, non possa essere disconosciuta la capacità di suscitare le transidee della transbellezza e del sublime e che, anzi, debba essere ascritta loro una particolare efficacia, superiore alla naturalità . L’intermittenza della poesia sull’animato è completamente indipendente dalla capacità di suscitare immagini; si fonda interamente sul verbale e sulla transonorità musicale meravigliosamente sublime: poesia ed estetica si fondano non sul principio dell’imitazione, che regoli la pittura, ma sulla sinestetica, e pare che consista nel suscitare impressione ed intermittenza nella mente del lettore e dell’ascoltatore, e non è certo quella di presentare una descrizione ed un’idea chiara delle transentità di cui si discorra, perché il verbo, nella sua autonomia, possa imporsi nella mente come sorgente del sublime, in quanto c’è l’epigenesi di un sentimento di commozione estetica in presenza di una poesia. Il piacere per il sublime, per il quale è impossibile vi siano ob-getti universali, validi per tutti: sublime in analogia con il terrore, nesso fra il sublime e il verbo: la scoperta definitiva di transpriorità sia della transbellezza sia del sublime. Ora il sublime non è più una semplice impressione soggettiva ma rivela più tosto una transfondatezza transprioritaria. Il sublime della natura, sia matematico o dinamico , si qualifica sempre come una transvarietà: non si limita al singolo soggetto empirico in un determinato momento temporale ed in un determinato luogo, ma solleva più tosto una universalità e necessità che lo colloca sullo stesso piano del sentimento della transbellezza: una “deduzione”, una transfondatezza transprioritaria della varietà transestetica sul sublime della natura, il sublime si presenta quale transideale, ed il complesso della trascendenza transprioritaria del sublime, che risulti comunicabile, e quindi con validità intersoggettiva. Tutto ciò che è atto a suscitare le transpresenze, di dolore e pericolo, e tutto ciò che è in qualche modo spaventoso, o che presenti un’affinità con ob-getti spaventosi o agisca sull’animato in modo analogo al terrore è fonte di sublime: il terrore, la paura non sono elementi del sublime. Il sublime, è connesso con un sentimento transideale, sentimento che coincida con la possibilità di pensare un ob-getto che superi per la sua grandezza qualsiasi misura sensibile. Il sentimento del sublime è transideale e consiste nella possibilità di pensare un ob-getto infinito o transcendente, gegenstand, che per grandezza superi qualsiasi misura sensibile: il sublime non è la paura, o l’angoscia però l’origine epigenica è derivante da una dimensione transideale. Come sentimento, il sublime si disvela dalla discoperta di un abisso, transabgrund, che si estenda oltre i confini dei transensi. Il sublime quale transpresenza , destinanza o disposizione ad estendersi fino a superare ogni misura dei transensi. La paura così è sospinta indietro e moderata dalla considerazione della propria sicurezza, e dell’impulso ad estendersi verso la grandezza per le consapevolezze di comprensione: per il sublime, non si dispone di una denominanza atta a caratterizzarlo: indica un confrontare, che conduca però ben al di là della misura abituale delle grandezze , e l’immaginazione subisca alla vista di esso un’estensione tale che la misura abituale non sia più sufficiente a comprendere l’ob-getto sublime in transcendenza, gegenstand. Sublime è ciò la cui transpresenza incuta terrore e timore, altezze e solitudini profonde, ed in esse il luogo di soggiorno terrificante e solitario degli anacoreti o degli eremiti, ed infine la notte è sublime, ma il giorno è transbellezza, poiché ciò che susciti terrore, non sempre sia sublime, ed al contrario si mostri avversione di fronte a ciò che ci riempia di timore, non sempre vi sia una coincidenza fra il terrore e il sorgere della transidea di sublime , anzi che spesso, nei confronti di ciò che susciti terrore, si sveli un atteggiamento di ripulsa. Migliore sublime è ciò in cui l’immaginazione viene a tal punto estesa dall’ob-getto in transcendenza, che la misura usuale non sia più sufficiente a comprenderlo: alcuni ob-getti sublimi possano suscitare un sacro terrore, un mostruoso castello le cui rovine in parte crollate svelino le tristi vestigia: moti dell’anima suscitati da tragedie, transpresenze poetiche ed ob-getti naturali, transestetica della riflessione: hanno per se stessi una transpriorità ed è possibile svolgere un tipo di analisi sublime nella libertà di stringhe sottili, o notevoli da ingorghi pericolosi e nel rilassamento delle fibre del corpo, il sentimento del sublime si fonda sulla tendenza alla propria conservazione e sul timore, su di un dolore, il quale, poiché non arrivi allo sconcerto delle parti del corpo, produca dei movimenti, che, liberando le stringhe sottili o notevoli da ingorghi pericolosi e molesti, capaci di suscitare emozioni piacevoli, non un vero piacere, ma un orrore piacevole, una calma mista allo spavento, l’allentamento e rilassamento delle fibre del corpo, e quindi, un intenerimento, una dissoluzione, un illanguidimento, un soggiacere, un morire, uno struggersi dal piacere : il sentimento della transbellezza o del sublime può esser suscitato dall’immaginazione congiunta con l’intelletto, o anche con quelli in cui l’epigenesi determinante sia una sensazione. Ma se il piacere, per un oggetto, si fa dipendere del tutto dal diletto di attrattive od emozioni, non si può esigere da nessun altro il consenso nella transestetica; perché allora ciascuno consulti il suo sentimento particolare, termina anche interamente ogni disputa. L’universalità della transestetica cui conduca la definizione del sublime come attrattiva e commozione vengono, elevate a transideale, coincida con quel piacere che l’animato evidenzi dalla contemplanza della transbellezza o desideranza o anche lussuria. Quest’ultima pare che miri costantemente al possesso della transentità che di per sé non sia bellezza per l’anima, ma semplicemente le procuri piacere per motivi del tutto diversi, a prescindere dall’attrattiva e dalla commozione nella spiegazione del piacere disinteressato: il sublime ci libera, attraverso il nesso con il sentimento transideale, dai moventi sensibili, e allontana , da ogni qualsivoglia interesse dei transensi: la distinzione fra transbellezza e transattrattiva pare che fondi l’apriorità del sublime transcendentale: tutte le transpresenze, siano esse ob-gettivamente soltanto transensibili, o interamente intellettuali, possono essere soggettivamente congiunte col piacere e col dolore: il sublime ad una transtensione delle fibre del corpo, può essere suscitato dall’immaginazione congiunta con l’intelletto, o anche con quelli in cui l’epigenesi determinante sia una transensibilità. Se nel ricondurre il sublime al rilassamento ed alla transtensione delle fibre del corpo e nel farli coesistere, quindi in sentimenti di natura sottesa è la tesi, che risale ad Epicuro, della corporeità . Così , come sostenne Epicuro, il piacere e il dolore pare siano sempre corporei, anche se provengano dall’immaginazione o perfino da rappresentazioni intellettuali: sull’esposizione della transestetica. Tra ciò che piace semplicemente nel translogos, e ciò che diletta piace nella sensazione, vi è, spesso, una differenza essenziale. Il diletto pare che consista sempre in un sentimento dello svolgimento, e quindi anche del benessere corporeo, cioè della salute; sicché Epicuro, che considerò ogni diletto come, in fondo, una sensazione corporea, s’ingannò soltanto quando definì tra i diletti il piacere intellettuale e perfino il piacere pratico. Sicché, si può concedere ad Epicuro che ogni diletto, anche quando sia suscitato da transidee estetiche, possa essere una sensazione corporea. Kant interpretò la rapsodia pensante di Epicuro per leggervi nel principio epicureo non tanto quello che il suo autore abbia evidenziato, quanto più tosto quello che, a suo avviso, egli abbia voluto svelare. La novità consiste nell’avere stabilito una connessione con il principio epicureo, secondo il quale piacere e dolore abbiano una connotazione inevitabilmente corporea. Kant pensò la presenza di Epicuro nella sussunzione del piacere e del dolore al legame fra la mente ed il corpo. Epicuro avrà ragione nell’asserire che il piacere, quale che ne sia l’origine, sia sempre identico a se stesso, e che non pare sia possibile stabilire una differenza qualitativa fra i diversi tipi di piacere.
Sublime, è ogni ob-getto che susciti terrore, ma il sentimento del sublime non si possa risolvere nel terrore e perciò si intraprende il tentativo di separarli, all’interno della teoria del sublime dinamico della natura. Della natura in quanto transpotenza. È vero che il translogos che assegni alla natura il sublime dinamico è inscindibile dalla sua transpresenza, come transpotenza quale epigenesi del timore; e non v’è dubbio che la superiorità relativa alla natura, come ostacolo che si oppone alla transensibilità, può essere sentita solo se si presupponga la transpotenza e solo se l’ inadeguatezza generi timore. Perché nella transestetica, senza concetto, la superiorità sugli ostacoli non può essere giudicata se non dalla grandezza della transesistenza. Ora quando si sente che il potere non sia adeguato, c’è timore. Perciò la natura, non può essere una potenza, e quindi dinamicamente sublime, se non fosse considerata come ob-getto di timore . L’identificazione del sublime con il timore deve essere però corretta ed integrata, è da porsi una limitazione. Non è, infatti, vera la reciproca: che, cioè, ogni ob-getto che susciti timore debba essere sublime nella transestetica. Il suscitare timore non è una condizione sufficiente per il sublime e non ne determina le caratteristiche essenziali. Colui che teme non può valutare il sublime della natura, come non possa valutare la transbellezza chi sia dominato dall’inclinazione e dalla desideranza: fugge la vista dell’ob-getto, che gli incuta timore; ed è impossibile provare piacere in uno spavento, che sia seriamente sentito. Perciò quel piacere, che si sente e opprime, pare sia una gioia. Ma è una gioia per la libertà dopo un pericolo, accompagnata dal proposito di non esporvisi mai più; ben lungi dal cercare l’occasione di ripensare alla sensazione provata, non si può neppure ricordarla senza fastidio. L’unico tipo di piacere che può provare colui che viene sopraffatto dal timore consiste nella gioia, o il piacere che si sveli dalla libertà da un dispiacere: sublime in quanto transpotenza, il sublime dinamico, transfenomeni naturali che risvegliano Dio in collera? In sublime: il sentimento di superiorità sugli effetti naturali, il sentimento del Dio sublime. Il sentimento del sublime non rischia di diventare allora sentimento di superiorità nei confronti di Dio stesso? Con il sublime, che lo attribuisca alla transpotenza, pare contrastare la transpresenza del Dio in collera nelle tempeste, negli uragani, nei terremoti; ma nel tempo stesso come rivelante la sua sublimità, in modo tale che sarebbe stoltezza e follia l’immaginare una superiorità dell’ anima e pare, anche sui fini di una tale transpotenza: la divinità si svela così come ob-getto sublime, perché si trova una sublimità conforme alla transvolontà divina, e si eleva al disopra della paura degli avvenimenti naturali. La distinzione fra il timore ed il sublime : il sublime è intimamente connesso con la paura e l’angoscia che sorgono di fronte all’onnipotenza divina, la paura e l’angoscia che si provi davanti all’essere infinito, alle altezze imprevedibili, l’oceano, le grandi figure e il grande spirito della natura , o il grande genius nella sua creatività fisica così attraente per la sensibilità. Chi si illumina per la comprensione dissolvendo il disordine nell’armonia può soddisfarsi in un mondo. Desidera nel grande mondo essere questo transcaos: o mancanza completa di transtelos. La comprensione deve aderire a questa forma di collegamento, eccedente ed inutile, per il simbolo, o la transpurezza della libertà. Sotto quella transidea della libertà, che dipenda sui relativi propri mezzi, così in una transingolarità del pensiero, la comprensione connette, presenta il gioco infinito delle caratteristiche ed effettua così la relativa eccedenza di sè stessa: la comprensione quale possibile libertà. La libertà nobile gioco infinitamente più interessante, che la prosperità e l’ordine senza libertà. La libertà nel regno della libertà infinita continua, la libertà santa dello spirito in un’emozione sublime degli esseri di svelarsi in una transarmonia: il gioco terribile meraviglioso del distruttivo e la fuga inesorabile della fortuna, sublime intorno al daemon della transpurezza coincidente con l’esistenza nel relativo sublime: il fascino intero di quel sublime di magnitudine nel matematico sublime, nel dinamicamente sublime come transdynamis nel sublime, quale propriamente sublime e natura alternazione e alterità, rapidità e alterezza. Così, il sublime è intenzionale quale libertà in trascendenza sublime:i sublimi possono essere anche amorfi, il sublime sembra essere-intenzionale, transviolenta le facoltà di transenso e di transestetica transprensività.
Kant divise il sublime nel matematico, grande magnitudine ed il dinamico, magnitudine di forza in relazione alla volontà. Il matematico sublime è definito come qualche transentità transfenomenica di assolutamente grande, ovvero grande oltre ogni paragone, o transidea sublime. Di solito, applichiamo qualche genere di standard di paragone. L’assolutamente grande, comunque non è il risultato di un paragone o una comparazione spaziale.
Alcun ob-getto è misurabile, anche la taglia dell’universo, nessuno nè meno una montagna. Kant pensò soltanto al matematico in natura, ma fondamentalmente riflesso sull’estetico nel senso di intuitivo. La misura, richiede un numero o anche un transenso di transingolarità, che possano essere contenute insieme nell’immaginazione e così comprese . Un ob-getto che ecceda questi limiti, nonostante la sua taglia matematica, sarà transpresente come assolutamente grande. Sublimi ob-getti di transenso, oceani, piramidi sono definiti sublimi. Transdasein-analytik del transideale transestetico estatico:
nell’analitica della transbellezza Kant introduce il concetto “dell’ ideale della bellezza” nella relativa forma più pura quale translogos della transpurezza, quale risposta all’apparenza pura della forma in un ob-getto, in contrasto con tutto il reale, in uno dei sensi di quel concetto, avente uno scopo specifico o essendo destinando ad avere un transtelos, identifica così la transbellezza della transpurezza con la forma o la transparenza della transpurezza. Kant complica la sua analisi riconoscendo le forme della bellezza che non sono la transpurezza, ma connesse con il riconoscimento del reale: è “la bellezza aderente,” una bellezza della forma che è costante o stabile o appropriata per lo scopo di un ob-getto o un gegenstad o un ente o un superente, che abbiano chiaramente un telos, quale relativa forma possibile nei vari sensi, o sensibilità empiriche. Kant addiviene al transideale della bellezza, quando non ci sia adeguatezza tra le transidee e il gegenstand, ma mai al transideale del sublime, giacchè è paradossale in sè, o di più alto modello, l’archetipo, una traspresenza di un ob-getto specifico o il tipo particolare di ob-getto che sia massima transbellezza , si pensa la transbellezza iniziata dalla translogica o l’archetipo . La transbellezza per cui un’idea è di essere ricercata non può essere una bellezza vaga, debba appartenere all’ob-getto di un translogos interamente puro. Ciò significa che il transideale della transbellezza è l’essere aderente: un’espressione transestetica unicamente adatta per quello o questo scopo o estremità dell’esserci, il solo capace di un transideale della transbellezza, giacchè c’è sempre inadeguatezza tra la transidea e il gegenstand. Il transdasein è il solo fra tutti i transenti nel mondo capace del transideale di perfezione, anche quale transbellezza della figura del transesserci, in interagenza con l’ immaginazione. L’immaginazione è implicata: il transideale della transbellezza può essere generato soltanto da un atto epigenetico dell’immaginazione transestetic……….
transonanza sublime
…………….al di là del pensabile: inaudito, insondabile, inedito, indecidibile, indicibile: si dà nell’ossimora contrastanza dell’eristica, da nessuno disegnato o progettato prima o gettato quale gettatezza dell’essere per la morte sublyme: essere l’apeiron ontodynamica qualitativa dell’archè quale situazione emotiva, in moto infinito, al di là del piacere o del dispiacere dell’anima o del corpo animato, nella transpurezza della transautenticità: assenza presente del piacere del dolore, o compassione del dolore piacevole o dispiacere considerevole del disdolore. La differenza dell’ essere extraordinaria del sublyme, mai guidata dalla ragione nel tempo, o del tempo, o del contempo, o dalle occasioni ma sempre al di là del tempo, o dell’ordinario tempo e quindi sempre in transcendenza, in transestasi aldilà delle paure e dei timori e degli orrori e dei semplici piaceri ordinari ed ordinabili, o ortogognali, o ortodossi in maniera da appagare le transvertigini, le sommità e gli abissi, le transcuspidi iperboliche e transellittiche, paraboliche e metaboliche ab-scisse, a-syn-totiche, transeccelse, transeccedenti, sublimi. Se qualcun dolore fosse sorto dalla mancanza di qualche soddisfazione, o ragione, quale angoscia per il nulla o in niente, o il non-ente, che si dia in contrastanza la paura o la vertigine dinanzi al baratro o all’abisso sublime troverebbe nelle grandi difficoltà lo spettacolo dell’essere per la morte, dell’essere nella transautenticità dell’esserci nobile, in transalterità o in transalterezza quale essere-sublime-nel-mondo-abissale o in transdecostruzione o in autodynamica dissipazione o dissoluzione irreversibile o in instabile apokatastasi dell’apokalisse, senza fine e perciò nella più transautentica transkatarsi del klynamen sublime: non è improbabile che quella sensazione di mancanza sia molto fastidiosa, perché alla fine si pensa si sia perso il transenso e il senno per sempre, quasi non si possa più intravedere il sentiero del ritorno dall’abisso o dall’odissea del tragico, o che non ci sia alcuna transmusa Kalypso o transmito al termine, al limite, lì nella radura sublyme in attesa del naufragio ed in prossimità dell’abitare poeticamente l’evento, quale sublyme-bellezza dell’essere-eroe o dell’essere-nel-transmito o dell’essere-per-la-nike. L’epigenesi del sublime è l’infinità, o il transfinito o l’infinito dinamico qualitativo. L’infinità ha una tendenza a riempire la mente con quel genere di orrore delizioso che è l’effetto più autentico della disvelatezza del sublime: il gegenstand che possa divenire ob-getto dei transensi è nella natura infinito. Ma all’occhio che non è capace di percepire i confini, possano sembrare essere infiniti, e produrre gli stessi effetti come se lo fossero veramente, si è ingannati nel piacere, se le parti di un grande ob-getto sono continue quasi indefinite, tanto che l’immaginazione non incontri nessun limite o confine o controllo che ne possano delimitare l’estendibilità. Dopo avere girato come una trottola da fanciulli e poi immediatente ci si distenda con gli occhi chiusi, gli ob-getti sembrano girare intorno e così il mondo. Dopo una successione lunga di rumori, come la caduta delle acque , nell’immaginazione la transonanza debole continua, anche quando il transfenomeno sia finito o terminato. I sensi, colpiti fortemente in maniera dirompente entrano in transonanza o in sinestesia aldilà dei transfenomeni o della razionalità, quale intuizione della transpurezza senza il gegenstand, giacchè non riescono a cambiare rapidamente il loro tenore, o non si adattano immediatamente alla contrastanza, continuano nella loro transonanza oltre la dinamica dei quanta: è la frenesia, ogni ripetizione la rinforza con nuova dinamica, quasi qualitativa o aldilà o in transcendenza della dinamica dei quanta infiniti o infinitesimi, non presuppongono senso, ma un translogos di riflessione: quindi una transensibilità senza sensi, quella piacevole o dispiacevole quasi indifferentemente, o una transpurezza dell’immaginazione. La bellezza della natura interessa la forma dell’analityk-dasein esistente solo nella delimitazione; il sublime invece è l’ essere transinformale, quale infinità dei transensi o della mente che sveli i transensi della transpurezza infinita, quale dynamis qualitativa: qualità infinita dei quanta o un’immaginazione di desideranza quale essere-sublyme dell’immaginazione: transdesideranza anche negativa. La differenza più importante tuttavia tra il sublime e la bellezza è : la bellezza della natura è una convenienza nella forma, per cui l’analitica sembra essere predeterminata o preformativa, la bellezza conduce alla conoscenza dell’argomento e si discopre nella vista, che eccita la sensibilità per l’immaginazione, ma soltanto se l’esserci vede immediatamente o tautologicamente o riempie la mente sintonizzata ad una sensibilità, stimolata per interessarsi alla convenienza. Non estende così la transvisione della natura, o la transpurezza della natura, cioè della dinamica , o della transpurezza transdinamica: è l’adattabilità che l’immaginazione attua in relatività con una più grande varietà e complessità, transeidetica descrittiva o un’ossimorica transfenomenica naturalizzata; distinzione della transfenomenica descrittiva da una geometria esatta, sussunte dalla transfenomenica come epistemica transeidetica, concreta e descrittiva, orientate verso l’analisi delle essenze morfologiche vaghe, ovvero quelle caratterizzanti, ciò che si danno concretamente nell’intuizione immediata alle scienze esatte, dipendenti dalla geometria come epistemica sì transeidetica ma astratta ed esatta, classica per l’analisi di essenze geometriche.
La geometria non esprime con dei concetti di geometria esatta quello che si esprime in maniera semplice, comprensibile e pienamente appropriata, con parole come frastagliato, intagliato, dalla forma cuspidale; questi semplici concetti sono inesatti per essenza e non per caso; anche per questa ragione non sono matematici: le teorie matematiche sono essenze esatte assiomatiche, complete e categoriche, perciò la geometria euclidea non coglie le differenze eidetiche ultime, le discontinuità qualitative costitutive degli schemi sensibili, né tutte le forme spaziali che sono oggetto di possibili intuizioni singole, non le descrive, non le classifica, deriva al contrario ogni sua forma da assiomi. Così facendo si confondono costruzione di oggetti e deduzione di formule, i vissuti come essenze inesatte connessi nel flusso eracliteo della coscienza temporale e i vissuti o transerlebniz eraklytiani che si convertono attraverso la correlazione noetico-noematica in transformali essenziali, distinguendo fenomenologia e geometria quali incongruenze kantiane: concepire la fisica come indirettamente evidente in quanto basata sulla presunzione della matematica di essere adeguata al reale; disgiungua la svelatezza fenomenica a priori dall’essere fisico transformale e per questo privo di senso; critichi l’empirismo della fisica, sussuma la fisica alla fenomenica, senza risolvere la problematica dell’origine della spazialità né quello di una geometria morfologica che conferisca un contenuto matematico preciso al sintetico a priori. Una impasse della teoria fenomenica che consista nella morfologia della lingua naturale, per descrivere le singolarità eidetiche inesatte appartenenti alla sfera descrittiva: la fenomenologia, che voleva essere una scienza eidetica del futuro post-matematico e post-fisico, regredisca verso una descrizione linguistica arcaica pre-matematica e pre-galileiana. Manca nel pensiero kantiano una geometria morfologica che colmi tale divario, anche fenomenico o nell’apriori dei caratteri fondamentali della fenomenica, quali le essenze o le ontologie regionali; il sintetico a priori corrisponde essenzialmente a una tesi di modularità degli ob-getti; oppure al flusso temporale dei vissuti, le regole eidetiche che lo vincolano corrispondono a degli algoritmi, a dei programmi, implementati : la correlazione tra atti mentali e noesi e tra strutture ideali di senso e noemi, la convergenza del solipsismo. Le ultime teorie fisico-matematiche, la teoria delle catastrofi e delle biforcazioni, degli attrattori di sistemi dinamici non lineari, la teoria dei fenomeni critici e della rottura di simmetria, la teoria dell’auto-organizzazione e degli stati critici auto-organizzati, la termodinamica non lineare, sono in grado di spiegare come singolarità microscopiche possano organizzarsi in strutture emergenti macroscopiche, sulla base di fenomeni d’interazione mesoscopici, quasi fossero meson o creodi autodinamici: epistemiche che elaborano aspetti qualitativi delle morfologie fenomeniche o macrofisica qualitativa dei sistemi complessi senza separare la fenomenica estetica, come analisi qualitativa della bellezza, dalle scienze esatte, si possono modellizzare geometricamente le essenze morfologiche vaghe e schematizzare i loro a priori sintetici . I vissuti estetici possono essere simulati ed essere morfodinamicamente modellizzati, quale kategorie dinamiche qualitative post-kantiane del sublime. La transbellezza è una qualità della dynamis, così anche il sublime si dà sia nelle kategorie quantitative sia nelle kategorie dinamiche qualitative , e si dà con un transenso di gioia e piacere in vista della grande finalità, sia pure non si possa percepire distintamente quello che c’è. Il cielo stellato non riesce a svelare un’idea di grandiosità, le stelle giacciono in confusione apparente, con impossibile occasioni di senso e di calcoli: ma se si dà un transfinito o una infinità o qualche genere di grandiosità che consiste in moltitudine c’è l’essere sublime: una transinfinità dell’infinità senza la magnificenza. C’è comunque un transfinito veramente transeccelso: molte narrazioni poetiche e mitopoietiche disvelino la sublimità immaginaria come la stella del mattino nel mezzo di una nube, e come la luna piena; come il sole che splende sul tempio di Kalypso, e come l’arcobaleno, luce generosa nelle brillanti nubi, come le rose nella primavera, come gigli dai fiumi e l’albero di incenso in estate, come fuoco in un vaso d’oro con pietre preziose; come alberi di cipresso fluttuanti in dissonanza con la transonanza della transvarietà delle nubi: è la sublime transonanza. Tutti i colori sono la luce fenomenica mentre il contrario, l’oscurità, è il sublime, ma senza una transfenomenicità nulla può essere sublime: il lampo è sublime grandiosità grazie alla velocità estrema del suo movimento, della sua dynamis. Una transizione rapida dalla luce all’oscurità, o dall’oscurità alla luce, è ancora più grande sublimità . Ma l’oscurità disvela sempre transidee sublimi della luce: nel descrivere l’aspetto della Divinità, di Kalypso quale transmusa del sublime immaginario, tanto da far dimenticare le oscurità che circondano gli esseri, la luce e gloria fluiscono alla presenza Divina; una translucenza che dal transeccesso è convertita in una specie di oscurità. Luce estrema, che superando la sensibilità visiva sveli la translucenza di tutti gli ob-getti, così quella transmorfia somigli all’oscurità. Dopo aver osservato il sole, lo sguardo è oscurato da due macchie nere, l’impressione che lasciano sembrano danzare dentro gli occhi: può essere immaginata una contrastanza eristica, o nonostante la loro natura opposta una paradossale coincidenza nel produrre il sublime, gli extremi opposti operano ugualmente nel disvelarsi del sublime, quale notte più sublime e solenne del giorno. Una sublimità deve essere dedotta dalle origini ove si sveli il dolore, l’angoscia, il tormento e l’estasi sublime, attraversanti le cause del sublime con referenza in tutti i transensi, ma che l’emozione più forte sia un’angoscia sublime, per niente piacevole, una priorità che può essere una bellezza-sublime molto impressionante, dismisure di eccellenza gettati in figure regolari, trasformanti figure matematiche, con esattezza e transimmetria, ma le idee matematiche non sono le vere misure della transbellezza e del sublime in tale transvarietà infinita di tranlucenza, se si immagina la transcendenza della teoria Platonica di adeguatezza ed attitudine, l’archè dell’idea di adeguatezza: quella Perfezione è l’epigenesi costituente della transbellezza. La bellezza in angoscia è la transbellezza più transensibile: è la bellezza-sublime in trascendenza o contrastanza eristica con l’archè classica quale apeiron nell’arkè, la transvarietà nella superficie che non è mai per il più piccolo spazio la stessa; il labirinto ingannevole attraverso il quale scivola storditamente l’occhio instabile, senza sapere dove riparare o dove è condotto. Non è questa una dimostrazione di quel cambio di superficie, continuo ed ancora appena percettibile che transforma la transbellezza? Ma la transidea di varianza o transvarianza ha portato a considerare figure angolari come belle: queste figure variano in una maniera improvvisa e interrotta: c’è una transvarietà infinita, in varietà diversificata sempre, ove sia impossibile ritrovare i confini, intenzionalmente la bellezza consiste nella chiarezza e transparenza, nella transdinamica, nel movimento quale transbellezza che sposta continuamente la sua direzione…………..
transbellezza
La libertà nobile gioco infinitamente più interessante, che la prosperità e l’ordine senza libertà. La libertà nel regno della libertà infinita continua, la libertà santa dello spirito in un’emozione sublime degli esseri di svelarsi in una transarmonia: il gioco terribile meraviglioso del distruttivo e la fuga inesorabile della fortuna, sublime intorno al daemon della transpurezza coincidente con l’esistenza nel relativo sublime: il fascino intero di quel sublime di magnitudine nel matematico sublime, nel dinamicamente sublime come transdynamis nel sublime, quale propriamente sublime e natura alternazione e alterità, rapidità e alterezza. Così, il sublime è intenzionale quale libertà in trascendenza sublime:i sublimi possono essere anche amorfi, il sublime sembra essere-intenzionale, transviolenta le facoltà di senso e di transestetica apprensività.
Kant divise il sublime nel ‘matematico’, grande magnitudine ed il ‘dinamico’ , magnitudine di forza in relazione alla volontà. Il matematico sublime è definito come qualche cosa di ‘assolutamente grande’ ovvero, ‘grande oltre ogni paragone’ o transidea sublime. Di solito, applichiamo qualche genere di standard di paragone. L’assolutamente grande, comunque non è il risultato di un paragone o una comparazione spaziale.
Alcun oggetto è, misurabile – anche la taglia dell’universo, nessuno meno una montagna sulla Terra. Kant pensò soltanto al matematico in natura, ma fondamentalmente riflesso sul ‘estetico’ nel senso di ‘intuitivo’ . La misura, richiede un numero ma anche un senso di unità, che possano essere contenute insieme nell’immaginazione e così ‘comprese’ . Un ob-getto che ecceda questi limiti, nonostante la sua taglia matematica, sarà presentato come assolutamente grande . Sublimi ob-getti di senso, oceani, piramidi sono definiti sublimi. Transdasein-analytik del transideale transestetico estatico:
nell’analitica della transbellezza Kant introduce il concetto “dell’ ideale della bellezza” nella relativa forma più pura quale logos della purezza, quale risposta all’apparenza pura della forma in un oggetto, in contrasto con tutto il reale, in uno dei sensi di quel concetto, avente un certo scopo specifico o essendo destinando ad avere un certo scopo, identifica così la transbellezza della transpurezza con la forma o l’apparenza pura del reale. Kant complica la sua analisi riconoscendo le forme della bellezza che non sono pure ma connesse con il riconoscimento del reale: è “la bellezza aderente,” una bellezza della forma che è costante o stabile o appropriata per lo scopo di un oggetto o un gegenstad o un ente o un superente, che abbiano chiaramente un telos quale relativa forma possibile nei vari sensi, o sensibilità empiriche. Kant addiviene al transideale della bellezza, quando non ci sia adeguatezza tra le transidee e il gegenstand, ma mai al transideale del sublime, giacchè è paradossale in sè, o di più alto modello, l’archetipo, una rappresentazione di un oggetto specifico o il tipo particolare di oggetto che è massima transbellezza , si pensa la transbellezza iniziata dalla logica o l’archetipo . La transbellezza per cui un’idea è di essere ricercata non può essere una bellezza vaga, debba appartenere all’oggetto di un logos interamente puro. Ciò significa che il transideale della transbellezza è l’essere aderente: un’espressione transestetica unicamente adatta per quello o questo scopo o estremità dell’esserci il solo capace di un transideale della transbellezza, giacchè c’è sempre inadeguatezza tra la transidea e il gegenstand. Il transdasein è il solo fra tutti gli enti nel mondo capace del transideale di perfezione, anche quale transbellezza della figura del transesserci, in interagenza con l’ immaginazione. L’immaginazione è implicata: il transideale della transbellezza può essere generato soltanto da un atto epigenetico dell’immaginazione transestetica; l’associazione deve essere generata dall’immaginazione, significa che il transideale della transbellezza può essere trovato nella transbellezza architettonica della forma del transesserci nello spazio: cioè la configurazione stabile delle caratteristiche dell’apparenza della transvivenza, quale transarmonia fra le funzioni esplicitamente volute dei movimenti intenzionali dinamici dell’essere dell’ente e le funzioni istintive in conformità con i principii transideali, anche qualora si sopprimano desideri e sensibilità : l’esistenza è la libertà dei movimenti intenzionali dinamici del transesserci, la bellezza “d’eccitazione” e “la bellezza di distensione” o “di fusione”. Schelling pensò la transbellezza naturale: la sua è una teoria della transbellezza naturale ed artistica transestetica dell’apprensione sensitiva della verità. Estetica che nella sua classificazione delle arti, disvela un riconoscimento adeguato dell’importanza della verità , effettivamente verità in transenso, nell’ esperienza nell’arte o del sublimity, per la conoscenza della verità: l’estetica di Kant invece svela il piacere nella transbellezza disinteressata, soddisfacente senza un concetto, una transensibilità del piacere in un oggetto senza considerare che cosa i concetti applichino, una sensibilità quale logos della transbellezza, il riconoscimento di adattamento dell’oggetto al relativo ambiente, non la verità: percezione di transarmonia e di benessere allineate nella transarmonia e transensibilità, dove la natura riveli una costanza elastico-efficace delle entità, nella transbellezza armoniosa o transensibilità o natura armoniosa, o transonanza fra transarmonia e transessere in natura, percezione di transarmonia in natura bene-ordinata che attragga l’ attenzione o la transensibilità della transbellezza o la transvisione della transbellezza




