Archivio perLuglio, 2008

transtemporalità

Attraverso il tempo………………. ora il tempo è trascorso………………………. E ‘inevitabile ….. è passato……… scrivo per lei finalmente Una canzone, una rima Oh, per la verità? confusa con me è la memoria? come la rosa nel cristallo di roccia o di vetro….. Oh è un amore che doveva durare Attraverso la transtemporalità per dimostrare che si sbaglia tutti ? vogliamo custodire l’esserci? è sciocco che si sveli così l’autentico sublime? Ma l’evento c’è non creda in Niente di troppo complicato all’infinito o nelle formule sciocche e romantiche o negli ideali di amore: potrebbe essere una cosa simile, come potrebbe essere una cosa bellissima, o sublime per quanto sia viziata. Noi? ll sbagliare è poi la vivenza, è l’arte di imparare a vivere con lei, Attraverso la transtemporalità, ma si sapeva Lungo. È lei più saggia di me……. Vedere la prossimità. Se sia ancora prossimi. Se si è compresi nella prossimità. Ogni volta. Come si può prevedere la fine del mondo. Quando si può essere sublimi? vedere oltre la fine, senza la fine è il sublime. Vuol transvedere la vivenza sublime che ho scelto? Forse nessun altro potrà mai esserci Attraverso la transtemporalità? Forse nessun altro potrà mai essere sublime…… Forse nessun altro potrà mai svelare il sublime? Forse nessun altro potrà mai eventuare il sublime……… Forse nessun altro potrà mai essere l’evento del sublime? Forse nessun altro potrà mai esserci quale transublime….. Forse nessun altro potrà mai transvelare il sublime? Forse nessun altro potrà mai essere il suo sublime transtemporale…. Forse nessun altro potrà mai svelare il suo esserci sublime…sbagliato o giusto che fosse …. tutti insieme ideali di amori romantici o sciocchi o ideali di amori vaghi…. potrebbe essere una cosa simile, come potrebbe essere una cosa bellissima quanto sublime o viziata da ideali di amori sublimi….transtemporali

transpazialità

…………………………Quando penso lei Sono la transpotenza e i miei genii sono in transcendenza sublime o in estasi transpoietica… Una transmonade in transonanza …. Quando penso lei sono in tranestetica…. E ‘da lungo tempo Sono in estasi sublime Quando penso lei Sono in transestetica sublime… E’ da lungo tempo Sono transpoietica…. Una transpoiesis o un transmotivo… Se motivo è il suo gioco che desideri la transvisione della transestetica sublime…. C’è nella mente Con significati transAlieni il transenso… Dobbiamo accettare i transeventi….Quando penso lei Sono nel transublime…. E’ per lungo tempo Sono in transestasi…. Quando penso lei Sono nella transestasi…. E da lungo tempo Sono transublime… Come l’epistemè si distrugga per cercare di spiegarsi il transublime che scorre sempre nella mia mente come transpoiesis indicibile…. che scorre sempre nella mente che mai mente…. ………….

transepistemika

………………………………………………………………nel  pensiero  kantiano   l’esserci  o  il  dasein  o
l’esistenza è una
posizione, è la condizione per avere predicati, non è un predicato; mentre  nella   Critica della ragion
pura, l’esistenza diventa un concetto puro della categoria di modalità,  torna ad essere  il  dasein: si può considerare
l’esistere un predicato? Se sì, si ha    una  trascendenza  epistemica   o  transepistemica; se no, non è un predicato,  è  quindi  una  problematica anche delle categorie di Aristotele, tradotte da Boezio con “praedicamenta” o pre-dire   o  prevedere :  la prima categoria è la sostanza, o  l’essere un
praedicamentum,   ma   l’esistere non è un predicato  e  lì si nasconde una  ontologica
fondamentale, e fondamentalmente distruttrice dell’ontologia,  per cui   il  gegenstand è
inafferrabile    o   indicibile   o  invisibile  o   inconoscibile, di cui conosciamo soltanto le   idealità  della  transcendenza   che spesso sconfina
nella teoria dell’impossibilità dell’ontologia: l’esistenza  o  la
distinzione tra  cose-persone: le cose sono in sé le persone sono per sé,
perché essere come verità e identità è dei trascendentali o summa genera dei medievali.
 Essere ed esistere sono la stessa cosa   versus   il classico problema
dell’esistenza delle cose che non esistono,   si  pensa che   esistano, ma non esistono: si  immagina  la  transcendenza   fenomenica,   ma  non esiste,  se   ne può parlare, ma non esiste,  sono   entità non esistenti,   ma l’ontologia fondamentale non   è
impossibile: esistere come essere, sia nella realtà che
nella mente, ed esistere come essere   nella  transcendenza. L’essere è una  singolarità  transepistemica  e  per  ciò   transontologica. Il problema della  singolarità  transepistemica  transontologica  si  svela nell’ esistenza  dei  numeri o
gli angoli e altre entità matematiche, o le menti e le emozioni, o  la  bellezza  sublime,  ma in un modo diverso da come
esistono le  transentità  del  gegenstand.
L’esistenza è   un  translogos  del  numero,    la  cui numeralità si predica  o  si  predice  quale  intensità  kategorica: si   dice  numero  per  tutte  le  transentità
nello stesso senso: qui esistenza e numero sono un essere  singolarità  della  transcendenza.  Se sono nomi  non   c’è problema. Se sono predicati, l’equivoco c’è  nell’esistere nella mente e nell’ esistere   dell’esserci. È
noto che il problema veniva risolto con l’analogia entis:ma    non si può applicare a esistere-essere, perché  il
numero sia e possa essere usato come nome e come predicato,  oltre che essere interpretabile come
un predicato di predicati, e ciò riguarda tutti i concetti fondamentali o generi
sommi, o trascendentali: dell’essere si può dire che è, della storia si può dire che ha una storia, dell’io si può
dire che è proprio, della  bellezza  che  sia  ideale  o  vaga  o  aderente  o  adeguata  e   ciascuno di essi può essere pensato in relazione agli altri:
l’essere in relazione al numero, e il numero in relazione agli enti, la storia in relazione agli enti, e   la  bellezza  in  relatività   al  vaga  o  aderente  o  adeguata  o  fenemenica  o  ideale   o  kategorica.  Il significato  dell’essere è adeguatamente espresso dalla  transcendenza esistenziale  della  bellezza  e  per  ciò  dalla  transepistemica  fenomenica. Che cosa comporta l’idea che il senso
dell’essere sia adeguatamente colto dalla  transcendenza  esistenziale? Naturalmente   la  transcendenza   esistenziale   sia quale
esistenza in senso ontologico,   sia  in senso translogico,  sia  nella   transestetica  …………………………

sport

transofia

…………………..dismuse assentemente sempre presenti. Sarà la-sublymità-disepistemica      ad eventuare una nuova meta-epistemica o meglio a disvelare l’onto-evento  del   sublime   o   l’autoevento  ekstatiko  del   sublime   quale   ontoeventy   dell’essere-sublyme?eventua alla presenza ontoepistemica del musagete-dismusagete in estatica con-templatezza della ontorisonanza-ontoprevisione delle muse-dismuse-attanziali e seducenti, anzi ontoattanti e introducenti l’ontoducenza della destinanza dell’essere-sublyme-dell’essere e giammai sublime dell’ente o del non-ente o del niente o del nulla: giacchè lì si eventua l’ontovisione dell’essere, la visione ontologica dell’essere-sublyme, la risonanza ontologica dell’aletheia dell’essere compresa solo dall’ontorisonanza del musagete mitico-dismitico-ontopoietico. L’epistemica o l’ontica o l’ontoteologia negano l’evidenza di quella comprensione, negano l’esistenza dell’ontovisione e ontosonanza dell’essere, giacchè per loro l’unica visione possibile è quella della mondità: la visione della mondanità è la sola realtà plausibile, anche nella transvisione clonante dei mondi possibili virtuali o immaginari: esiste per loro l’unica visione del mondo senza l’essere, senza essere o esserci alterità, ma la messa-dismessa in sublymanza della verità nell’essere-sublyme ci svela l’esistenza della visione dell’essere, dell’interesserci, dell’interessere-disinteressere. La transvisione della mondità vuota giacchè gli dei sono fuggiti è una visione della vivenza dis-ontoteologica e perciò onto-visione dell’esserci del musagete in ontosonanza con le muse-dismuse senza più dei-disdei fuggenti-disfuggenti. Ma gli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi non portano con sé la verità dell’essere o il canto dell’essere o l’ikona dell’essere o la poiesis dell’essere o il mito dell’essere o la gestell dell’essere, anzi quelle varietà dell’essere si sottraggono, non fuggono insieme agli dei, ma soggiornano poeticamente con le muse-dismuse in ontosonanza con la vivenza del musagete-dismusagete che cura la verità dell’essere giammai fuggita attraverso l’onto-visione dell’essere opera d’arte mai fuggita con gli dei, ma che continua ad abitare poeticamente la radura-disradura dell’essere……………………………………………………………………………… Gli dei sono fuggiti dal mondo, dalla verità, dal mito, dall’epistemè, dall’esserci, dalle ikone, giammai sono fuggenti dall’essere, giacchè l’essere è indifferente di fronte all’evento della fuga-disfuga degli dei-disdei e non si lascia influenzare dalla loro fuga, infatti gli dei non sono fuggiti e mai possono fuggire dall’essere. Anzi l’essere non fugge mai dal mondo e men che mai dal mondo degli dei o dagli stessi dei-disdei, giacchè l’essere fonda il mondo e la mondità degli dei in fuga-disfuga. Tant’è che con la sua ontovisione-ontosonanza-ontopoetante imaginaria o     transvisione   o   transontosofia              si dà e dà alla luce o si dà e dà al mondo gli dei classici o mitici o ontoteologici o eventuali o morti-risorti o immaginari, si dà e si lascia fuggire gli dei mitopoietici o si lascia sfuggire gli dei-disdei in fuga-disfuga, ma mette in sublymanza, dismette, crea l’attanza intermittente della sublymità dell’essere sublyme della creatività dell’essere-sacro, dell’essere-divino, dell’essere il dio-infuga-disfuga dal mondo e dal mito e dalla verità epistemica-disepistemica. L’essere si getta, si dà, disgetta nella mondità il sublyme dell’ontorisonanza-ontovisione-ontopoetante-ontoimaginaria che crea la    transontosofia  mitopoietica dell’evento post-mortem del divino, dell’evento del dio-che-viene-dal-nulla, dell’eterno ritorno degli dei fuggenti-disfuggenti, qui s’eventua l’ikonopoiesis o l’ikonopoietica dell’essere che si dà quale essere-del-sacro, essere-del-divino, essere-della-mitopoiesis degli dei-disdei in fuga-disfuga nel loro eterno ritorno nella sublymità del musagete-dismusa……………….
g.g
…………..

transmonade

Teoria delle stringhe sublimi
Stringa sublime
Stringa transublime
Teoria delle superstringhe sublimi

M-teoria sublime
Supergravità  sublime

 
 
Fisica sublime degli eventi sublimi
In fisica sublime   teorica, la M-teoria  combina matematicamente le cinque teorie delle superstringhe e la supergravità ad 11 dimensioni, nonché le quattro interazioni fondamentali.

Il significato della M-sublime
 Caratteristiche della M-teoria-sublime

 

 

Il fisico teorico Witten, il primo a proporre questa teoria, non ha specificato quale sia il preciso significato della lettera M-sublime….. potrebbe essere “magia”, “matrice” o “mistero”; è stato anche suggerito il significato di “membrana” o “teoria madre”…….la lettera maiuscola M potrebbe essere, se ruotata di 180°, la W iniziale del cognome ; oppure ancora, starebbe per “murky”, parola inglese per indicare qualcosa di torbido, di difficilmente visibile…o  transvisibile  sublime,  quindi  nè   visibile,  nè   invisibile..solo forze, niente materia, sia stringhe chiuse che aperte; incongruenza maggiore: una particella con massa immaginaria, chiamata tachione sublime   o  translucenza   sublime….Supersimmetria tra forze e materia, con stringhe sia aperte che chiuse, nessun tachione…..Supersimmetria tra forze e materia, solo stringhe chiuse, nessun tachione, fermioni privi di massa ….. Supersimmetria tra forze e materia, solo stringhe chiuse, nessun tachione, fermioni privi di massa con spin in un’unica direzione (chirali) … Supersimmetria tra forze e materia, solo stringhe chiuse, eterotiche, cioè le stringhe che si muovono verso destra differiscono da quelle che si muovono a sinistra, nessun tachione, gruppo simmetrico…..Supersimmetria tra forze e materia, solo stringhe chiuse, eterotiche, cioè le stringhe che si muovono verso destra differiscono da quelle che si muovono a sinistra, nessun tachione, gruppo simmetrico E8×E8

Un’evoluzione dello spazio-tempo di stringa sublime  può essere descritta in   matematica   sublime   dalle funzioni come Xμ(σ,τ) che rappresentano il modo in cui le coordinate (σ,τ) del piano bidimensionale della stringa variano nello spazio-tempo Xμ. Una delle interpretazioni sublimi  di questo risultato è che l’undicesima dimensione è sempre presente, ma invisibile,o   transvisibile   sublime…. sia perché il suo raggio è proporzionale alla costante di accoppiamento della stringa, sia perché la teoria tradizionale perturbativa di stringa presume che sia infinitesimale  transmonade  sublime. Un’altra interpretazione è che la dimensione non sia un concetto fondamentale della M-teoria.
  superstringhe sublimi   e supergravità….. sono cinque le teorie di superstringa :  tutte consistenti; consistenza è il primo indizio che permette di pensare che esse siano anche in qualche modo legate l’una all’altra. Come i loro stessi nomi suggeriscono, alcune di loro sono chiaramente in relazione….. significa che la descrizione matematica sublime   è sicuramente un risultato quantistico, sia perché si può costruire ogni tipo di spazio sublime . Quindi si può passare con molta facilità da una teoria all’altra.

 superstringhe   sublimi…o….M-teoria-sublime …..La teoria rappresenta le stringhe come oggetti estremamente piccoli e difficili da “vedere”….transvisibili  sublimi  ma  mai  nulli,   transmonadi  sublimi…trans-M-theory…
La teoria quantistica adatta e considera, piuttosto che le stringhe, particelle che si muovono nello spazio-tempo: è ciò che è conosciuto come teoria quantistica dei campi.
Poiché le stringhe comprendono anche l’interazione gravitazionale…. si muovono in un campo gravitazionale.
La teoria delle stringhe gode di supersimmetria  sublime   o  trans-M….in   10 dimensioni esistono  teorie di supergravità………con l’ausilio della topologia sublime … in uno spazio-tempo 11-dimensionale, si ottiene la supergravità sublime….. la supergravità 11-dimensionale non è di per se stessa visibile   ma  solo   transvisibile:  M-teoria, in 11 dimensioni ….su un cerchio si riproduce la superstringa sublime    mentre  nella  sfera  o  transfera  della  transmonade  c’è   la  trans-M-sublime…. applicandole ad un segmento si ricade nel caso della superstringa transentità ……ob-getti multidimensionali …..

Le proprietà non perturbative fondamentali delle p-brane derivano da una loro classe speciale, chiamate p-brane di Dirichlet . Esse potevano essere immaginate come incapaci di staccarsi da certe regioni di spazio, sebbene perfettamente libere di muoversi ……il punto terminale delle stringhe è libero di muoversi, ma nessun “momento” può fluttuare dentro o fuori la parte terminale della stringa. La T-dualità presuppone l’esistenza di stringhe aperte con posizioni fissate nelle dimensioni, che non sono altro che trasformazioni di tipo T. Generalmente, nelle teorie …si possono immaginare stringhe aperte con specifiche posizioni del punto terminale in qualcuna delle varie dimensioni: da ciò si deduce che esse devono terminare su una superficie preferenziale. Apparentemente questo fatto sembrerebbe rompere l’invarianza relativistica della teoria, introducendo un paradosso. Anche la dissoluzione di questo paradosso è affidata al fatto che le stringhe terminano su un ob-getto dinamico sublime   p-dimensionale cioè la Dp-brana.

Ma non tutte le stringhe sono confinate su brane: l’esistenza di stringhe chiuse, riesce incredibilmente a spiegare anche la debolezza della gravità rispetto all’elettromagnetismo: la gravità non è più debole dell’elettromagnetismo, ma semplicemente appare essere tale. Il motivo risiede proprio nelle stringhe chiuse: la particella elementare responsabile della forza gravitazionale, il gravitone, essendo corrispondente ad una stringa a loop, non è in alcun modo legato alla brana ed è per questo motivo che riesce a sfuggirle, facendo così sembrare meno intensa la forza .

L’importanza delle D-brane deriva dal fatto che esse permettono di studiarne le eccitazioni o  l’exstasy  sublime….. la più notevole delle quali è lo studio dei buchi neri….Strominger e  Vafa hanno dimostrato che la tecnica delle D-brane può essere usata per conteggiare i microstati quantici associati alle classiche configurazioni dei buchi neri. Il primo più semplice caso esplorato sono stati i buchi neri carichi estremi statici in 5 dimensioni….Hawking …. generalizzato ai buchi neri quadridimensionali così come a quelli vicini all’estremità  o rotanti….un notevole successo….una visione sì coerente, ma solo superficiale ed escludeva la trattazione degli elementi veramente fondamentali. Per analogia, è come considerare l’acqua come un fluido continuo ed incomprimibile, situazione  inadeguata quando si tratta dell’evaporazione, ovvero di quei fenomeni a più alta energia, per cui è necessario lo studio dei comportamenti molecolari.

Così…. evolvessero nel tempo…. mentre la supergravità considera lo spazio-tempo come un continuo, la teoria delle matrici predice che a piccole distanze smetta di essere valido ciò che è conosciuto come “geometria non-commutativa”, qualcosa di molto simile al modo in cui la continuità dell’acqua si interrompe per cedere il posto alla descrizione molecolare….ovvero  c’è  sublimità  nella  transmonade  o  nella  trans-M-sublime………

transmonade

In qual modo, la poesia e l’estetica suscitano le transidee della transbellezza e del sublime? Per comprendere quale sia l’origine della loro efficacia nel generare impressioni si consideri che le verbalità  possano produrre nella mente dell’ascoltatore tre effetti: il suono  o  la  risonanza   o   la  transonanza, l’immagine della transentità transpresentata dalla  transonanza, il sentimento dell’anima originato o dalla  transonanza soltanto o dall’immagine soltanto, oppure dalla  transonanza   e transimmagine contemporaneamente:transonanza sublime   come   se all’interno del campo dinamico coesistano musiche o sonorità subsoniche con dinamiche supersoniche. Ciò può accadere nella transmonade frattale o cuspidale, ove esista una indeterminatezza dinamica transonica.
Un flusso transonante si dà in  transdinamica  ove la velocità asintotica è leggermente inferiore alla velocità del suono mentre localmente, in prossimità, il flusso risulti  supersonico.Quando si dà  quel  transfenomeno  si forma sulla superficie  una   transmonade supersonica,  in   fieri all’aumentare della velocità.

Il transonante è    il  transfenomeno della compresenza di transonde  di espansione. Tali onde transpresentano una topologia  di brusco cambiamento,  quali  transfenomeni  di  transtopie   di discontinuità all’interno del campo dinamico  o  della  transmonade.
Il flusso in salienza di un’onda  è supersonico, mentre   nell’infinitesimo risulti invece subsonico. Transonanza complessa  di instabilità quale epigenesi di turbolenza, dovuta alla rottura del flusso   transdinamico sulla superficie:  le differenti   transonanze  generate dai due differenti dinamiche comportano  musikodinamiche o transdinamiche,   o transonanze dinamiche che creano l’evento o  il  transfenomeno sotto forma di   transmonade   in movimento,   o dinamiche sublimi della transonanza  quale  trivarietà  metastabile  sublime.  Vi sono però casi in cui le   verbalità possano agire  nella mente unicamente grazie alla   transonanza, senza risvegliare alcuna transimmagine corrispondente:   al di là degli ob-getti naturali, e oltre agli ob-getti della pittura e dell’architettura, anche agli ob-getti dell’estetica e della poesia, ovvero il   verbo, non possa essere disconosciuta la capacità di suscitare le transidee della transbellezza e del sublime e che, anzi, debba essere ascritta loro una particolare efficacia, superiore alla naturalità . L’intermittenza della poesia sull’animato è completamente indipendente dalla capacità di suscitare immagini; si fonda interamente sul  verbale e sulla transonorità  musicale meravigliosamente sublime:     poesia ed  estetica   si fondano non sul principio dell’imitazione, che regoli la pittura, ma sulla sinestetica, e   pare  che consista nel suscitare impressione ed   intermittenza nella mente del lettore e dell’ascoltatore, e non è certo quella di presentare una descrizione ed un’idea chiara delle   transentità  di cui si  discorra,    perché il  verbo, nella  sua autonomia, possa imporsi nella mente  come sorgente del sublime,  in quanto c’è l’epigenesi  di un sentimento di commozione estetica in presenza di una poesia.       Il piacere per il sublime, per il quale è impossibile vi siano  ob-getti   universali, validi per tutti: sublime in   analogia con il terrore, nesso fra il sublime e  il  verbo:   la scoperta definitiva di  transpriorità sia della transbellezza   sia del sublime. Ora il sublime non è più una semplice impressione soggettiva ma rivela più  tosto una   transfondatezza transprioritaria. Il  sublime della natura, sia  matematico o dinamico , si qualifica sempre come una   transvarietà: non si limita al singolo soggetto empirico in un determinato momento temporale ed in un determinato luogo, ma solleva più tosto una universalità e  necessità che lo colloca sullo stesso piano del sentimento della transbellezza:    una “deduzione”, una transfondatezza  transprioritaria della varietà transestetica sul sublime della natura, il sublime  si presenta quale   transideale, ed il complesso della   trascendenza  transprioritaria del  sublime, che risulti comunicabile, e quindi con   validità intersoggettiva.      Tutto ciò che è atto a suscitare le transpresenze,    di dolore  e pericolo,    e tutto ciò che è in qualche modo spaventoso,   o che presenti un’affinità con ob-getti spaventosi o agisca sull’animato   in modo analogo al terrore è fonte di sublime:    il terrore, la paura non sono  elementi del sublime. Il sublime, è connesso con un sentimento  transideale, sentimento che coincida con la possibilità di pensare un ob-getto che superi per la sua grandezza qualsiasi misura sensibile. Il sentimento del sublime è   transideale    e consiste nella possibilità di pensare un ob-getto infinito   o  transcendente,    gegenstand,    che per grandezza superi qualsiasi misura sensibile:    il sublime non è  la paura,  o  l’angoscia   però l’origine  epigenica è   derivante da una dimensione transideale. Come sentimento, il sublime si disvela  dalla discoperta di un abisso, transabgrund,  che    si estenda   oltre i confini dei transensi. Il sublime   quale transpresenza , destinanza o disposizione ad estendersi fino a superare ogni misura dei transensi. La paura  così  è sospinta indietro e moderata dalla considerazione della propria sicurezza, e dell’impulso ad estendersi   verso  la  grandezza per le   consapevolezze di comprensione:       per il sublime, non   si   dispone   di una  denominanza atta a caratterizzarlo:    indica un   confrontare, che conduca   però   ben al di là della   misura abituale delle grandezze ,  e l’immaginazione subisca alla vista di esso un’estensione tale che la misura abituale non sia più sufficiente a comprendere l’ob-getto  sublime  in  transcendenza,   gegenstand.    Sublime è ciò la cui transpresenza  incuta terrore e timore, altezze e   solitudini profonde, ed in esse il luogo di soggiorno terrificante e solitario   degli  anacoreti  o   degli eremiti, ed infine la notte è sublime, ma il giorno è transbellezza,    poiché ciò che susciti  terrore, non sempre sia sublime, ed al contrario si  mostri avversione di fronte a ciò che ci riempia di timore,    non sempre vi sia una coincidenza fra il terrore e il sorgere  della   transidea di sublime , anzi che spesso, nei confronti di ciò che susciti terrore, si  sveli  un atteggiamento di ripulsa. Migliore    sublime è ciò in cui l’immaginazione viene a tal punto estesa dall’ob-getto in  transcendenza, che la misura usuale non sia più sufficiente a comprenderlo: alcuni  ob-getti sublimi possano suscitare  un sacro terrore,  un mostruoso castello le cui rovine in parte crollate  svelino  le tristi   vestigia:   moti   dell’anima suscitati da tragedie, transpresenze poetiche ed ob-getti naturali,     transestetica della riflessione:  hanno per se stessi una   transpriorità      ed     è possibile svolgere un tipo di analisi  sublime nella libertà di   stringhe sottili, o   notevoli da ingorghi pericolosi e nel rilassamento delle fibre del corpo,   il sentimento del sublime si fonda sulla tendenza alla propria conservazione e sul timore,  su di un dolore, il quale, poiché non arrivi allo sconcerto  delle parti del corpo, produca dei movimenti, che, liberando le  stringhe sottili o   notevoli da ingorghi pericolosi e molesti,  capaci di suscitare emozioni piacevoli, non un vero piacere, ma un orrore piacevole, una  calma mista allo spavento,   l’allentamento e rilassamento delle fibre del corpo, e quindi, un intenerimento, una dissoluzione, un illanguidimento, un soggiacere, un morire, uno struggersi dal piacere : il sentimento della transbellezza o del sublime può esser suscitato  dall’immaginazione congiunta con l’intelletto,  o anche con quelli in cui l’epigenesi  determinante sia   una sensazione.     Ma se il piacere, per un oggetto, si fa dipendere del tutto dal  diletto di attrattive od emozioni, non si può esigere da nessun altro il consenso nella   transestetica; perché allora ciascuno consulti   il suo sentimento particolare,    termina  anche interamente ogni disputa. L’universalità   della   transestetica cui conduca la definizione del sublime come attrattiva e commozione vengono, elevate a   transideale, coincida con quel piacere che l’animato   evidenzi dalla contemplanza della transbellezza   o   desideranza o anche   lussuria. Quest’ultima  pare  che miri costantemente al possesso della   transentità che di per sé non sia bellezza per l’anima, ma semplicemente le procuri piacere per motivi del tutto diversi,  a prescindere dall’attrattiva e dalla commozione nella spiegazione del  piacere disinteressato:   il sublime ci libera, attraverso il nesso con il sentimento  transideale, dai  moventi sensibili, e allontana , da ogni qualsivoglia interesse dei transensi:    la  distinzione fra transbellezza   e transattrattiva  pare  che  fondi  l’apriorità  del sublime  transcendentale:   tutte le  transpresenze, siano esse ob-gettivamente soltanto transensibili, o interamente intellettuali, possono essere soggettivamente congiunte col piacere e col dolore:    il sublime ad una transtensione  delle fibre del corpo, può essere suscitato dall’immaginazione congiunta con l’intelletto,  o   anche con quelli in cui  l’epigenesi determinante sia una transensibilità. Se nel ricondurre il sublime  al rilassamento ed alla transtensione delle fibre del corpo e nel farli coesistere, quindi in sentimenti di natura sottesa è la tesi, che risale ad Epicuro, della corporeità .    Così , come   sostenne Epicuro, il piacere e il dolore pare  siano sempre corporei,   anche se provengano dall’immaginazione o perfino da rappresentazioni intellettuali: sull’esposizione della   transestetica.    Tra ciò che piace semplicemente nel  translogos, e ciò che diletta piace nella sensazione, vi è,  spesso, una differenza essenziale. Il diletto  pare che consista sempre in un sentimento dello svolgimento, e quindi anche del benessere corporeo, cioè della salute; sicché Epicuro, che considerò ogni diletto come, in fondo, una sensazione corporea, s’ingannò soltanto quando  definì  tra i diletti il piacere intellettuale e perfino il piacere pratico.    Sicché, si può concedere ad Epicuro che ogni diletto, anche quando sia  suscitato  da transidee estetiche, possa  essere una sensazione corporea. Kant interpretò  la  rapsodia pensante  di Epicuro per  leggervi nel principio epicureo non tanto quello che il suo autore abbia  evidenziato, quanto più  tosto quello che, a suo avviso, egli   abbia voluto   svelare. La novità   consiste nell’avere stabilito  una connessione con   il principio epicureo, secondo il quale piacere e dolore abbiano   una connotazione inevitabilmente corporea. Kant    pensò    la presenza di Epicuro nella   sussunzione del piacere e del dolore al legame fra la mente ed il corpo. Epicuro avrà    ragione  nell’asserire che il piacere, quale che ne sia l’origine, sia  sempre identico a se stesso, e che non pare  sia  possibile stabilire una differenza qualitativa fra i diversi tipi di piacere.
Sublime, è ogni ob-getto che susciti terrore,    ma il sentimento del sublime non   si possa risolvere nel terrore  e  perciò si  intraprende  il tentativo di separarli,    all’interno della   teoria del sublime dinamico della natura.    Della natura in quanto transpotenza.    È vero che il  translogos che assegni alla natura il sublime dinamico è inscindibile dalla sua transpresenza, come transpotenza   quale   epigenesi  del   timore; e non v’è dubbio  che la  superiorità relativa   alla natura, come ostacolo che si oppone alla transensibilità, può essere sentita solo se si   presupponga   la transpotenza e solo se l’ inadeguatezza generi  timore.    Perché nella   transestetica,    senza concetto, la superiorità sugli ostacoli non può essere giudicata se non dalla grandezza della transesistenza. Ora    quando si  sente  che il  potere non  sia  adeguato, c’è  timore. Perciò la natura,  non può essere una potenza, e quindi dinamicamente sublime, se non  fosse considerata come ob-getto di timore . L’identificazione del sublime con il timore  deve essere però corretta ed integrata,     è da porsi una limitazione. Non è, infatti, vera     la reciproca: che, cioè, ogni ob-getto che susciti timore debba essere sublime nella  transestetica. Il suscitare timore non è  una condizione sufficiente per il sublime e non ne determina le caratteristiche essenziali. Colui che teme non può  valutare il  sublime della natura, come non possa  valutare la transbellezza chi   sia   dominato dall’inclinazione e dalla  desideranza:    fugge la vista dell’ob-getto, che gli incuta timore; ed è impossibile provare piacere  in uno spavento, che sia   seriamente sentito. Perciò quel piacere, che si  sente  e   opprime, pare  sia  una gioia. Ma è una gioia per la libertà   dopo  un pericolo, accompagnata dal proposito di non esporvisi mai più; ben lungi dal cercare l’occasione di ripensare alla sensazione provata, non si  può  neppure ricordarla senza fastidio. L’unico tipo di piacere che può provare colui che viene sopraffatto dal timore consiste  nella gioia,   o il piacere che si  sveli   dalla libertà da un dispiacere:   sublime in quanto transpotenza, il sublime dinamico, transfenomeni naturali che risvegliano  Dio in collera? In sublime:  il sentimento di superiorità sugli effetti naturali,  il sentimento del  Dio  sublime. Il sentimento del sublime non rischia di diventare allora sentimento di superiorità nei confronti di Dio stesso? Con  il sublime, che lo attribuisca alla transpotenza, pare contrastare  la transpresenza   del   Dio  in collera nelle tempeste, negli uragani, nei terremoti; ma nel tempo stesso come rivelante la sua sublimità, in modo tale che sarebbe stoltezza e follia l’immaginare una superiorità dell’ anima e  pare, anche sui fini di una tale transpotenza: la divinità si  svela  così  come ob-getto sublime, perché si trova una sublimità conforme alla transvolontà divina, e si eleva al disopra della paura degli   avvenimenti naturali.    La distinzione fra il timore ed il sublime : il sublime è intimamente connesso con la paura e l’angoscia che sorgono di fronte all’onnipotenza divina,   la paura e l’angoscia che  si  provi  davanti all’essere   infinito,  alle altezze imprevedibili, l’oceano,   le  grandi figure e il grande spirito della natura ,   o il  grande genius    nella sua  creatività fisica così attraente per la sensibilità. Chi si illumina per  la comprensione  dissolvendo il  disordine nell’armonia  può soddisfarsi in un mondo. Desidera  nel grande mondo  essere questo transcaos:   o  mancanza completa  di transtelos.  La comprensione deve aderire a questa forma di collegamento, eccedente ed inutile,  per il simbolo, o  la   transpurezza  della libertà. Sotto quella transidea della libertà, che dipenda sui relativi propri mezzi, così  in una   transingolarità  del pensiero,  la comprensione  connette, presenta il gioco infinito delle caratteristiche ed effettua così la relativa eccedenza di sè stessa:  la comprensione   quale  possibile  libertà.                                          La libertà  nobile  gioco infinitamente più interessante, che la prosperità e l’ordine senza libertà.                             La libertà    nel regno della libertà  infinita continua,   la libertà santa dello spirito   in un’emozione sublime degli esseri  di svelarsi  in  una   transarmonia:  il gioco terribile meraviglioso  del distruttivo e   la fuga inesorabile della fortuna, sublime intorno al daemon della  transpurezza  coincidente con   l’esistenza   nel relativo sublime:    il fascino intero di quel sublime  di magnitudine  nel  matematico sublime, nel dinamicamente sublime come  transdynamis   nel sublime, quale propriamente sublime e   natura     alternazione e alterità, rapidità   e  alterezza. Così,  il sublime è intenzionale quale libertà in   trascendenza   sublime:i sublimi possono essere anche amorfi,  il sublime sembra essere-intenzionale,   transviolenta le  facoltà di transenso   e  di transestetica  transprensività.  
Kant divise il sublime nel matematico,    grande magnitudine ed il dinamico,   magnitudine di forza in relazione alla volontà. Il matematico sublime è definito come qualche   transentità   transfenomenica  di assolutamente grande, ovvero grande oltre ogni paragone,    o  transidea  sublime. Di solito, applichiamo qualche genere di standard di paragone. L’assolutamente grande, comunque non è il risultato di un paragone  o  una  comparazione   spaziale.
Alcun ob-getto è misurabile,  anche la taglia dell’universo, nessuno   nè  meno una montagna.  Kant    pensò soltanto   al matematico in natura, ma fondamentalmente riflesso  sull’estetico nel senso di intuitivo.     La misura,  richiede un numero o anche un transenso di transingolarità,   che possano essere contenute insieme nell’immaginazione e così comprese . Un ob-getto che ecceda questi limiti, nonostante la sua taglia matematica, sarà transpresente come assolutamente grande.                  Sublimi  ob-getti di transenso, oceani, piramidi  sono  definiti sublimi.                    Transdasein-analytik   del  transideale  transestetico  estatico:
nell’analitica della transbellezza      Kant introduce il concetto “dell’ ideale della bellezza”  nella relativa forma più pura    quale    translogos   della  transpurezza,   quale    risposta all’apparenza pura della forma in un ob-getto, in contrasto con tutto il reale, in uno dei sensi di quel concetto, avente uno scopo specifico o essendo destinando ad avere un  transtelos,     identifica   così    la transbellezza della  transpurezza con la forma o la  transparenza della  transpurezza. Kant complica la sua analisi riconoscendo le forme della bellezza che non sono la  transpurezza, ma connesse    con    il riconoscimento del reale:      è “la bellezza aderente,” una bellezza della forma che è costante    o   stabile    o appropriata    per lo scopo  di un ob-getto  o  un  gegenstad  o  un  ente   o  un  superente,    che   abbiano    chiaramente un   telos,    quale     relativa forma possibile nei  vari sensi,    o  sensibilità  empiriche.      Kant      addiviene    al  transideale della bellezza,     quando  non  ci  sia  adeguatezza  tra  le  transidee  e  il  gegenstand,   ma  mai  al  transideale  del  sublime,  giacchè  è  paradossale  in  sè,   o  di più alto modello, l’archetipo,  una traspresenza di un ob-getto specifico o il tipo particolare di ob-getto che sia  massima  transbellezza ,  si   pensa la  transbellezza iniziata dalla translogica  o    l’archetipo .      La transbellezza per cui un’idea  è di essere ricercata non può essere una bellezza vaga,  debba appartenere all’ob-getto di un translogos interamente puro. Ciò significa che il  transideale della transbellezza è  l’essere  aderente:  un’espressione transestetica unicamente adatta per  quello    o   questo scopo o estremità     dell’esserci,     il    solo     capace di un transideale della transbellezza,  giacchè  c’è  sempre  inadeguatezza  tra  la  transidea  e  il  gegenstand.     Il  transdasein   è   il  solo     fra tutti i   transenti nel mondo capace del  transideale di perfezione,    anche  quale    transbellezza    della figura   del   transesserci,     in  interagenza    con   l’ immaginazione. L’immaginazione è   implicata: il  transideale della transbellezza  può essere generato soltanto da un atto  epigenetico   dell’immaginazione transestetic……….

transonanza sublime

  …………….al  di  là   del  pensabile:   inaudito,  insondabile,  inedito,   indecidibile,  indicibile:    si  dà   nell’ossimora   contrastanza   dell’eristica,    da nessuno  disegnato     o  progettato   prima   o   gettato   quale  gettatezza  dell’essere  per  la   morte  sublyme: essere    l’apeiron     ontodynamica  qualitativa    dell’archè   quale   situazione  emotiva,  in  moto  infinito,    al  di  là  del  piacere  o  del  dispiacere    dell’anima  o  del  corpo  animato,    nella  transpurezza    della   transautenticità:    assenza      presente   del piacere  del dolore,   o  compassione    del  dolore    piacevole   o  dispiacere      considerevole   del  disdolore. La differenza    dell’ essere extraordinaria    del  sublyme,     mai   guidata dalla ragione nel tempo,  o  del  tempo,   o  del  contempo,  o  dalle  occasioni  ma  sempre  al  di  là   del  tempo,  o  dell’ordinario  tempo   e   quindi    sempre   in  transcendenza,  in  transestasi  aldilà  delle  paure    e   dei  timori  e  degli  orrori   e    dei  semplici  piaceri   ordinari   ed  ordinabili,  o  ortogognali, o  ortodossi  in maniera da   appagare   le  transvertigini,   le  sommità  e  gli  abissi,  le  transcuspidi    iperboliche  e   transellittiche,  paraboliche  e  metaboliche   ab-scisse,   a-syn-totiche,   transeccelse,  transeccedenti,  sublimi. Se qualcun  dolore fosse sorto dalla mancanza di qualche soddisfazione,    o   ragione,      quale  angoscia   per  il  nulla  o  in  niente,  o  il  non-ente,  che  si  dia  in  contrastanza    la    paura   o  la  vertigine   dinanzi  al  baratro  o  all’abisso  sublime    troverebbe nelle   grandi difficoltà lo spettacolo dell’essere  per  la  morte,   dell’essere  nella   transautenticità  dell’esserci  nobile,  in  transalterità   o  in  transalterezza   quale  essere-sublime-nel-mondo-abissale  o  in  transdecostruzione  o  in  autodynamica  dissipazione  o       dissoluzione    irreversibile   o  in instabile    apokatastasi  dell’apokalisse,  senza  fine   e  perciò nella  più   transautentica     transkatarsi  del   klynamen   sublime:   non è improbabile che quella sensazione di mancanza     sia   molto fastidiosa, perché alla fine    si   pensa   si   sia perso  il  transenso  e  il   senno  per sempre,  quasi   non  si  possa  più  intravedere   il  sentiero   del  ritorno  dall’abisso   o  dall’odissea  del  tragico,   o  che  non ci  sia   alcuna  transmusa  Kalypso   o   transmito    al  termine,  al  limite,  lì  nella   radura  sublyme   in  attesa   del   naufragio   ed  in  prossimità   dell’abitare  poeticamente  l’evento,   quale  sublyme-bellezza  dell’essere-eroe   o  dell’essere-nel-transmito   o  dell’essere-per-la-nike.                   L’epigenesi del sublime è l’infinità,      o   il  transfinito  o   l’infinito  dinamico  qualitativo. L’infinità ha una tendenza a riempire la mente con quel genere di orrore delizioso che è l’effetto più   autentico   della   disvelatezza  del sublime:   il  gegenstand che possa divenire  ob-getto dei transensi   è  nella  natura infinito. Ma all’occhio che non è capace di percepire i confini,   possano   sembrare essere infiniti, e  produrre gli stessi effetti come se lo fossero veramente,   si   è   ingannati nel piacere, se le parti di un   grande ob-getto sono continue   quasi indefinite, tanto   che l’immaginazione non incontri nessun   limite  o  confine   o   controllo che   ne  possano   delimitare  l’estendibilità.    Dopo avere girato come  una  trottola    da  fanciulli     e  poi  immediatente   ci si   distenda   con  gli  occhi  chiusi, gli ob-getti  sembrano   girare   intorno  e  così    il   mondo. Dopo una successione lunga di rumori, come la caduta delle acque ,  nell’immaginazione   la    transonanza  debole   continua,   anche  quando  il  transfenomeno   sia  finito  o  terminato. I sensi, colpiti fortemente in  maniera   dirompente  entrano  in  transonanza  o  in  sinestesia  aldilà  dei  transfenomeni  o  della  razionalità,   quale   intuizione  della  transpurezza  senza  il  gegenstand,    giacchè  non riescono  a cambiare rapidamente il loro tenore, o non   si adattano  immediatamente   alla  contrastanza,    continuano nella loro  transonanza   oltre    la    dinamica    dei  quanta: è    la   frenesia, ogni ripetizione la rinforza con  nuova    dinamica,   quasi  qualitativa  o  aldilà   o  in  transcendenza  della  dinamica  dei  quanta  infiniti  o  infinitesimi,   non presuppongono senso, ma un translogos di riflessione: quindi  una transensibilità    senza   sensi, quella piacevole  o  dispiacevole   quasi  indifferentemente, o   una  transpurezza   dell’immaginazione. La   bellezza della natura interessa la forma dell’analityk-dasein    esistente solo   nella delimitazione;   il  sublime   invece    è  l’ essere  transinformale,   quale   infinità  dei  transensi   o  della  mente  che  sveli  i  transensi  della  transpurezza  infinita,   quale  dynamis   qualitativa:   qualità  infinita  dei   quanta   o   un’immaginazione di  desideranza    quale essere-sublyme  dell’immaginazione:   transdesideranza   anche   negativa. La differenza più importante  tuttavia tra   il  sublime    e  la   bellezza   è :     la bellezza della natura   è    una convenienza nella  forma, per cui l’analitica    sembra essere  predeterminata  o  preformativa, la   bellezza  conduce alla   conoscenza     dell’argomento   e  si   discopre nella vista, che eccita la sensibilità  per l’immaginazione, ma  soltanto se   l’esserci     vede immediatamente    o   tautologicamente   o   riempie la mente  sintonizzata  ad una sensibilità, stimolata per interessarsi alla   convenienza.  Non estende così  la    transvisione    della natura, o  la transpurezza della natura, cioè   della  dinamica ,   o  della  transpurezza  transdinamica:   è   l’adattabilità  che l’immaginazione attua     in   relatività  con  una più grande varietà e complessità,  transeidetica descrittiva  o un’ossimorica transfenomenica naturalizzata; distinzione della transfenomenica descrittiva da una geometria esatta,   sussunte   dalla transfenomenica come epistemica    transeidetica, concreta e descrittiva,    orientate verso l’analisi delle essenze morfologiche vaghe,    ovvero quelle caratterizzanti, ciò che si danno concretamente nell’intuizione immediata  alle scienze esatte,   dipendenti dalla geometria come epistemica sì transeidetica  ma astratta ed esatta,    classica     per   l’analisi di essenze geometriche.

La geometria non  esprime con dei concetti di geometria esatta quello che si esprime in maniera semplice, comprensibile e pienamente appropriata, con parole come frastagliato, intagliato, dalla forma    cuspidale; questi semplici concetti sono inesatti per essenza e non per caso; anche per questa ragione non sono matematici:   le teorie matematiche   sono   essenze esatte   assiomatiche, complete e categoriche, perciò la geometria     euclidea   non coglie le differenze eidetiche ultime, le discontinuità qualitative costitutive degli schemi sensibili, né tutte le forme spaziali che sono oggetto di possibili intuizioni singole, non le descrive, non le classifica,    deriva al contrario ogni sua forma da assiomi.     Così facendo   si confondono  costruzione di oggetti e deduzione di formule,   i vissuti come essenze inesatte connessi nel flusso eracliteo della coscienza temporale e i vissuti       o  transerlebniz   eraklytiani   che  si  convertono   attraverso la correlazione noetico-noematica in  transformali essenziali, distinguendo fenomenologia e geometria quali   incongruenze   kantiane: concepire la fisica come indirettamente evidente in quanto basata sulla presunzione della matematica di essere adeguata al reale; disgiungua la  svelatezza fenomenica a priori dall’essere fisico transformale e per questo privo di senso;  critichi l’empirismo della fisica, sussuma la fisica alla  fenomenica,  senza  risolvere la problematica   dell’origine della spazialità  né quello di una geometria morfologica che conferisca un contenuto matematico preciso al sintetico a priori. Una  impasse della teoria fenomenica  che  consista nella morfologia della lingua naturale, per descrivere le singolarità eidetiche inesatte appartenenti alla sfera descrittiva:   la fenomenologia, che voleva essere una scienza eidetica del futuro post-matematico e post-fisico, regredisca   verso una descrizione linguistica arcaica pre-matematica e pre-galileiana.    Manca nel pensiero   kantiano   una geometria morfologica che colmi tale divario,   anche  fenomenico    o   nell’apriori    dei caratteri fondamentali della fenomenica,   quali le essenze  o le ontologie regionali;  il sintetico a priori    corrisponde  essenzialmente a una tesi di modularità  degli ob-getti; oppure al flusso temporale dei vissuti, le regole eidetiche che lo vincolano corrispondono a degli algoritmi, a dei programmi,   implementati :   la correlazione tra atti mentali e noesi e tra strutture ideali di senso e noemi, la convergenza del solipsismo. Le ultime teorie fisico-matematiche,    la teoria delle catastrofi e delle biforcazioni, degli attrattori di sistemi dinamici non lineari, la teoria dei fenomeni critici e della rottura di simmetria, la teoria dell’auto-organizzazione e degli stati critici auto-organizzati, la termodinamica non lineare,  sono in grado di spiegare come singolarità  microscopiche possano organizzarsi in strutture emergenti macroscopiche, sulla base di fenomeni d’interazione   mesoscopici,   quasi  fossero    meson   o  creodi   autodinamici:  epistemiche   che elaborano aspetti qualitativi delle morfologie fenomeniche   o macrofisica qualitativa dei sistemi complessi   senza separare la fenomenica   estetica,   come analisi qualitativa  della  bellezza,  dalle scienze esatte,  si possono modellizzare geometricamente le essenze morfologiche vaghe e schematizzare i loro a priori sintetici .   I vissuti estetici possono essere simulati  ed essere morfodinamicamente modellizzati,   quale  kategorie   dinamiche  qualitative  post-kantiane   del  sublime.   La transbellezza   è   una qualità     della  dynamis,   così  anche   il  sublime   si  dà   sia  nelle  kategorie   quantitative  sia  nelle   kategorie  dinamiche  qualitative ,  e  si     dà    con   un transenso di  gioia e piacere   in  vista  della grande finalità,   sia  pure  non   si  possa percepire distintamente quello che c’è. Il cielo stellato non riesce   a  svelare un’idea   di grandiosità,  le stelle giacciono in confusione  apparente,    con   impossibile occasioni    di  senso  e   di   calcoli:    ma   se  si   dà   un  transfinito  o  una     infinità   o    qualche genere di grandiosità che consiste in moltitudine   c’è l’essere    sublime: una  transinfinità  dell’infinità  senza la magnificenza. C’è comunque un   transfinito  veramente transeccelso:    molte   narrazioni  poetiche e  mitopoietiche   disvelino la  sublimità  immaginaria  come la stella del mattino nel mezzo di una nube, e come la luna  piena; come il sole che splende sul tempio di    Kalypso, e come l’arcobaleno, luce generosa nelle brillanti nubi,  come le  rose nella primavera, come gigli dai fiumi  e  l’albero di incenso in estate, come fuoco in   un vaso  d’oro con pietre preziose; come  alberi   di cipresso   fluttuanti   in  dissonanza  con   la  transonanza  della  transvarietà   delle   nubi:   è   la   sublime   transonanza.                Tutti i colori   sono  la   luce  fenomenica   mentre   il  contrario, l’oscurità,  è il sublime,    ma   senza una  transfenomenicità  nulla può essere sublime:   il   lampo è   sublime  grandiosità    grazie   alla velocità estrema del suo movimento,   della  sua  dynamis. Una transizione rapida dalla luce all’oscurità, o dall’oscurità   alla  luce,   è ancora  più grande  sublimità . Ma l’oscurità   disvela  sempre   transidee sublimi della luce:  nel descrivere l’aspetto della Divinità,  di  Kalypso  quale  transmusa  del  sublime  immaginario,   tanto da  far  dimenticare le   oscurità che circondano gli esseri,  la luce e gloria  fluiscono alla presenza Divina; una translucenza che dal transeccesso è convertita in una specie di  oscurità. Luce estrema,    che   superando la  sensibilità visiva   sveli  la  translucenza di tutti gli ob-getti, così   quella  transmorfia  somigli all’oscurità. Dopo aver  osservato   il   sole,   lo   sguardo   è   oscurato   da  due macchie nere, l’impressione che lasciano sembrano   danzare     dentro  gli  occhi:   può essere immaginata   una  contrastanza   eristica, o   nonostante la loro natura opposta una  paradossale  coincidenza nel produrre il sublime,   gli extremi opposti operano ugualmente nel  disvelarsi del sublime,  quale  notte più sublime e solenne del giorno. Una sublimità deve essere dedotta dalle  origini   ove  si  sveli  il dolore, l’angoscia, il   tormento e   l’estasi   sublime,    attraversanti le cause del sublime con referenza in  tutti i transensi,  ma che l’emozione più forte sia un’angoscia   sublime,   per   niente piacevole,  una priorità   che può essere una bellezza-sublime molto impressionante,   dismisure di eccellenza gettati in figure regolari,  trasformanti  figure matematiche, con esattezza e transimmetria,   ma le idee matematiche non sono le vere misure della transbellezza  e  del  sublime   in tale transvarietà infinita di tranlucenza,  se  si   immagina   la  transcendenza  della teoria Platonica di  adeguatezza ed attitudine,    l’archè  dell’idea di adeguatezza: quella Perfezione  è   l’epigenesi costituente della transbellezza.  La bellezza in angoscia  è la transbellezza più  transensibile:   è  la  bellezza-sublime  in  trascendenza  o  contrastanza  eristica   con  l’archè  classica  quale  apeiron  nell’arkè, la transvarietà nella superficie che non è mai per il più piccolo spazio la stessa; il labirinto ingannevole attraverso il quale scivola storditamente l’occhio instabile, senza sapere dove riparare o dove è  condotto. Non è questa una dimostrazione di quel cambio di superficie, continuo ed ancora appena percettibile  che transforma la transbellezza?  Ma la   transidea di varianza  o  transvarianza ha portato a considerare figure angolari come belle: queste figure  variano in una maniera improvvisa e interrotta:   c’è una transvarietà infinita,  in  varietà  diversificata sempre, ove  sia  impossibile  ritrovare i confini,   intenzionalmente  la bellezza consiste   nella   chiarezza  e transparenza,   nella  transdinamica,  nel movimento  quale  transbellezza  che  sposta continuamente la sua direzione…………..

sublime-art

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transvarietà

transbellezza

                             La libertà  nobile  gioco infinitamente più interessante, che la prosperità e l’ordine senza libertà.                             La libertà    nel regno della libertà  infinita continua,   la libertà santa dello spirito   in un’emozione sublime degli esseri  di svelarsi  in  una   transarmonia:  il gioco terribile meraviglioso  del distruttivo e   la fuga inesorabile della fortuna, sublime intorno al daemon della  transpurezza  coincidente con   l’esistenza   nel relativo sublime:    il fascino intero di quel sublime  di magnitudine  nel  matematico sublime, nel dinamicamente sublime come  transdynamis   nel sublime, quale propriamente sublime e   natura     alternazione e alterità, rapidità   e  alterezza. Così,  il sublime è intenzionale quale libertà in   trascendenza   sublime:i sublimi possono essere anche amorfi,  il sublime sembra essere-intenzionale,   transviolenta le  facoltà di senso   e  di transestetica  apprensività.  
Kant divise il sublime nel ‘matematico’,    grande magnitudine ed il ‘dinamico’ ,   magnitudine di forza in relazione alla volontà. Il matematico sublime è definito come qualche cosa di ‘assolutamente grande’ ovvero, ‘grande oltre ogni paragone’   o  transidea  sublime. Di solito, applichiamo qualche genere di standard di paragone. L’assolutamente grande, comunque non è il risultato di un paragone  o  una  comparazione   spaziale.
Alcun oggetto è, misurabile – anche la taglia dell’universo, nessuno meno una montagna sulla Terra.  Kant    pensò soltanto   al matematico in natura, ma fondamentalmente riflesso  sul ‘estetico’ nel senso di ‘intuitivo’ .     La misura,  richiede un numero  ma anche un senso di unità,   che possano essere contenute insieme nell’immaginazione e così ‘comprese’ . Un ob-getto che ecceda questi limiti, nonostante la sua taglia matematica, sarà presentato come assolutamente grande .                  Sublimi  ob-getti di senso, oceani, piramidi  sono  definiti sublimi.                    Transdasein-analytik   del  transideale  transestetico  estatico:
nell’analitica della transbellezza      Kant introduce il concetto “dell’ ideale della bellezza”  nella relativa forma più pura    quale    logos   della  purezza,   quale    risposta all’apparenza pura della forma in un oggetto, in contrasto con tutto il reale, in uno dei sensi di quel concetto, avente un certo scopo specifico o essendo destinando ad avere un certo scopo,     identifica   così    la transbellezza della  transpurezza con la forma o l’apparenza pura del reale. Kant complica la sua analisi riconoscendo le forme della bellezza che non sono pure ma connesse    con    il riconoscimento del reale:      è “la bellezza aderente,” una bellezza della forma che è costante    o   stabile    o appropriata    per lo scopo  di un oggetto  o  un  gegenstad  o  un  ente   o  un  superente,    che   abbiano    chiaramente un   telos    quale     relativa forma possibile nei  vari sensi,    o  sensibilità  empiriche.      Kant      addiviene    al  transideale della bellezza,     quando  non  ci  sia  adeguatezza  tra  le  transidee  e  il  gegenstand,   ma  mai  al  transideale  del  sublime,  giacchè  è  paradossale  in  sè,   o  di più alto modello, l’archetipo,  una rappresentazione di un oggetto specifico o il tipo particolare di oggetto che è  massima  transbellezza ,  si   pensa la  transbellezza iniziata dalla logica  o    l’archetipo .      La transbellezza per cui un’idea  è di essere ricercata non può essere una bellezza vaga,  debba appartenere all’oggetto di un logos interamente puro. Ciò significa che il  transideale della transbellezza è  l’essere  aderente:  un’espressione transestetica unicamente adatta per  quello    o   questo scopo o estremità     dell’esserci     il    solo     capace di un transideale della transbellezza,  giacchè  c’è  sempre  inadeguatezza  tra  la  transidea  e  il  gegenstand.     Il  transdasein   è   il  solo     fra tutti gli enti nel mondo capace del  transideale di perfezione,    anche  quale    transbellezza    della figura   del   transesserci,     in  interagenza    con   l’ immaginazione. L’immaginazione è   implicata: il  transideale della transbellezza  può essere generato soltanto da un atto  epigenetico   dell’immaginazione transestetica;   l’associazione  deve essere generata dall’immaginazione,   significa che il  transideale della transbellezza può essere trovato nella transbellezza architettonica della forma  del  transesserci nello  spazio:    cioè la configurazione stabile  delle caratteristiche dell’apparenza della transvivenza,   quale transarmonia fra le funzioni esplicitamente volute dei  movimenti intenzionali   dinamici  dell’essere  dell’ente  e le funzioni istintive  in conformità con i principii transideali, anche  qualora  si  sopprimano   desideri e  sensibilità : l’esistenza  è   la libertà dei movimenti intenzionali   dinamici  del  transesserci, la bellezza “d’eccitazione” e “la bellezza di distensione” o “di fusione”.     Schelling  pensò     la transbellezza naturale:   la sua è  una   teoria della transbellezza naturale ed artistica    transestetica dell’apprensione sensitiva della verità.  Estetica che nella sua classificazione delle arti, disvela un riconoscimento adeguato dell’importanza della verità ,  effettivamente verità in  transenso, nell’ esperienza nell’arte o   del  sublimity,  per la conoscenza della verità:    l’estetica di Kant   invece   svela    il piacere nella transbellezza  disinteressata, soddisfacente senza un concetto,  una transensibilità del piacere in un oggetto senza considerare che cosa i concetti  applichino,   una  sensibilità   quale logos   della   transbellezza,  il riconoscimento di adattamento dell’oggetto al relativo ambiente, non  la verità:  percezione di transarmonia e di benessere allineate nella  transarmonia e  transensibilità,  dove la natura  riveli  una costanza elastico-efficace delle   entità, nella transbellezza  armoniosa  o   transensibilità    o natura armoniosa,  o   transonanza fra transarmonia e  transessere in natura,  percezione di transarmonia in natura  bene-ordinata che attragga  l’ attenzione  o la  transensibilità della transbellezza   o la transvisione  della  transbellezza