gi@cinto
……..gi@cinto…….
.
plotino-proust
| Quando ascoltiamo la duchessa di Guermantes affermare, in difesa del genio di Wagner, che “même dans Tristan il y a ça et là une page curieuse” , il professor Cottard fare dello spirito sulla Sonata di Vinteuil, Mme de Cambremer nata Legrandin disprezzare Chopin per apparire avancée (”jamais assez à gauche…”, in arte soltanto, naturalmente) e lamentare la presenza, nel Parsifal, di “un certain halo de phrases mélodiques, donc caduques, puisque mélodiques”, il duca di Guermantes affastellare sacrilegamente Fra Diavolo con Il Flauto magico, le Nozze di Figaro con I Diamanti della Corona esclamando “Voilà la musique”! infine Mme Verdurin, che, fingendo una sensibilità musicale tanto acuita da non poter riascoltare senza nocumento la Sonata di Vinteuil, grida “Ah, non, non, pas ma Sonate! je n’i pas envie, à force de pleurer, de me fiche un rhume de cerveau avec névralgie faciales comme la dernière fois”, non é tanto la leggerezza e la presunzione dilettantesca e il ridicolo del falso entusiasmo che ci colpisce, quanto la congenita sordità spirituale, l’irrimediabile carenza morale di quei personaggi. | ![]() |
Provocando, determinando le singole reazioni, la musica saggia, come pietra del paragone, la sostanza delle anime, giudica e colloca gli uomini in un ordine gerarchico in contrasto con quello cui essi appartengono nella scala sociale. E se il mito della duchessa di Guermantes risulterà di conseguenza offuscato, in compenso verrà tolta un po’ d’ombra alla figura di M. de Charlus, si accrescerà la simpatia per Mme de Cambremer, la douarière, mentre l’oscuro, l’umile maestro di pianoforte, la “vieille bête” di Vinteuil, ci apparirà in virtù della musica non solo di tanto elevarsi sul cosi detto gran mondo dell Recherche (in realtà insignificante e banale), ma rifulgere glorioso nel cielo degli eletti”
nulleggia
l’apeiron e l’archè che cosmeggi, quale cosmesi o kalousia o bellezza finita dell’infinito sublime anaximandreo: delicate membrane spazeggiano ontopologiche, quali varietà sferiche o phenomena, quali imago dell’ecstasità eonyka che platoneggi o eidousia, o ideale Cronotopia della Physis Ontopologica. Lo spazio è la libertà che situeggi, spazeggi, trascendeggi, ondeggi, campeggi il deieggiare, là ove gli dei sono fuggiti, gli spazi lì sublimeggiano. Lo spazio è la libertà che sublimeggi. Nello spazio il sublime disvela eventi, transcenteggia sublime. Cos’è lo spazio che sublimeggi? La natura di quell’evento è il sublime. Ma qual è il sublime? Che cosa ne è del vuoto che spazeggi? Il vuoto è sublime ondeggiare. Il vuoto non è più nulla, nulleggia. Né è l’evento che decostrueggi, è un’ eventità che sublimeggi, decostrueggia la sublime differenza. L’evento della differenza è il movimento che disvela le differenze sublimi e sublimeggi o transcendeggi, è la differenza ontopologica heideggeriana quale struttura ontopologica che eventeggi l’esserità dell’entità in parausia o sublime parousia, è la parausia sublime dell’ esserità che decostrueggi e fenomeggi, esserità della purezza della presenza sublime che spazeggi, quale spazità indecidibile dell’evento che decostrueggi. E’ in decostruzione là l’ontopologia, cioè l’ontopologia sublime che transcendeggi sublime ontopologico essere-parausia stabile della spazità dell’eidousia o entità ideale spaziale, ontologia e topologia transcendeggiano l’eventità sublime, la struttura ontopologica del sublime:evento che spazeggi l’Ontopology Dasein. Luogo o Chora che sublimeggi,è l’ eventità, l’eventeggiare della verità che dà la fondatezza al mondeggiare. La verità che sublimeggi è excstasità, nell’excstasità sublime della verità quale eventità dell’esserità. Nell’arte sublime che sublimeggi l’esserità dell’entità nella libertà. L’arte è la spazità sublime che sublimeggi. Heidegger ricordò l’ondeggiare metafisico aristotelico dello spazio come insieme di luoghi finiti in grandezza e qualità, lì lo spazeggiare è pura estensione omogenea, uniforme, calcolata-parcellizzata, per trasformarsi con Kant in forma prioritaria intuitiva. E’ qui che Tecneggi la filosofica. Se la Tecnica spazieggia, l’arte atarasseggia, epocheggia o sublimeggia: ondeggia sublime la spazità dell’essere, sublimeggia al di là della sua determinarezza calcolante; cos’è la spazità sublime che sublimeggi? E’ lo spazeggiare dell’esserità sublime, o Dasein che sublimeggi, essercità o esserità che transcendeggi. Quale spazità che spazeggi. Raum raumt:lo spazio spazeggi, così come Welt weltet, il mondo mondeggi, spazeggiare la libertà, sfoltire, diradare, ondeggiare eventi, eventità, transcendeggia l’Esserità e tempità, già s’in-spaziano: ein-räumen, la Lichtung che sublimeggi, la radura ove abiti poeticamente la verità o poeteggi, o poieseggi o poeticheggi intesa come chiasma che chiasmeggi, ontopologia che splendeggi e nascondi, evidenzi e custodisca in sé il mistero. In “L’arte e lo spazio” ondeggia lo spazio, spazeggia, è libertà dispiegante luoghi e la scultura un ondeggiare dei luoghi. Vuoto ontopologico, ciò-che-dà-spazio, Einräumende che sublimeggi, che raccolga, la chora sublime del Timeo che platoneggi risonante in Aristotele nella Fisica come topos, o luogo. In ontopologia sublime della radura sublime ove si possa fondare l’archè dell’architettura, la sua origine sublime fondata dall’archegete, è il celebre saggio heideggeriano:costruire, abitare, pensare il sublime. Se lo spazio spazeggia quale vivenza, erlebniz che soggiorni e tempeggi nel mondeggiare, è l’ondeggiare del luogo, o contrada, ondeggiare che spazeggi in libertà, arcifigura, forma originaria della libertà che spazeggi libera del movimento che transcendeggi l’esserità sublime o singolarità che spazeggi, varia, incurveggi nello spazeggiare: lo spazio spazeggia nella sua libertà e curveggia o echeggia, ondeggia in contrade ove l’esserità vi abiti poeticamente, o poeteggi il curveggiare. Più filosofica della scienza e più rigorosa, più vicina all’Essenza della Cosa stessa, è l’arte sublime. L’arte è lo spazio o sublime che spazeggi o incurveggi spazitempi. Dasein sublime che sublimeggi o l’essere exstasità o esser-fuori-da, l’esserità dell’esserci è l’e-stasità che incurveggi spazitempi sublimi: esserità che e-staseggi il sublime. Spazio sublime del sublime che e-staseggi e incurveggi l’esserità sublime che spazeggi:essere che transcenteggi e incurveggi Esserità che spazitempeggi, quale essercità che sublimeggi. E’ l’essercità che sublimeggi l’ essere-la-radura-sublime,Lichtung-sein-sublime che spazeggi il sublime, la radura sublime che sublimeggi e
chi
<div style=” position:relative; width:495px; “><img src=”http://gallery.giovani.it/img/mms/foto/2009/04/11/img_49e08e019baa7_big.jpg” border=”0″ /><div style=” position:absolute; bottom:1px; right:1px;”><a href=”http://gallery.giovani.it/profilo/e88ere_1050506.html” target=”_blank”><img src=”http://gallery.giovani.it/img/logo_giovani.gif” style=”border:0; paddin:0; margin:0″ /></a></div></div>
xyasm
Version:1.0 StartHTML:0000000168 EndHTML:0000186279 StartFragment:0000000616 EndFragment:0000186262
GIACINTO PLESCIA
TRANSVISIONE DEL CHIASMA-IN/VISIBILE
INDICE
CAP.1 – EPISTEMICA DELLA MENTE MODELLATA SULLA M-THEORY DELL’IN/VISIBILE
CAP. 2 – L’INTUITUS MENTIS,L’ESSERE “GIÀ LÀ” PRIMA DELLA RIFLESSIONE:HUSSERL E MERLEAU-PONTY.IL CHIASMA
CAP. 3 -IL CHIASMA PROUSTIANO:IL CORPO DELLA MENTE IN/VISIBILE.
VEGLIA, SOGNO,SPAZIOTEMPO.L’INTERMITTENZA
CAP. 4 – IMAGO, SINGOLARITÀ VISIBILE,IN/VISIBILE.
PROUST:IL PENSIERO, IL COLORE, IL SUONO, I PROFUMI
CAP. 5 – L’IN/VISIBILE:UNA STRINGA DI IMMAGINI
CAP. 6 – INTENZIONALITÀ VISIBILE E INVISIBILE: SINGOLARITÀ PENROSIANE QUALI SUPERSTRINGHE E PITKANEN -HUSSERL:IL VISIBILE-SPAZIO E CORPO-SPAZIO
CAP. 7- LEIBNIZ E HUSSERL:LA VISIONE CHE VEDE, IL DOLORE CHE SOFFRE, L’ACCORGERSI CHE SI ACCORGE, L’INTERROGARSI CHE SI DOMANDA, IL FLUSSO DEL VEDERE L’INVISIBILE FLUSSO INVISIBILE.
CAP. 8- THOM-EDDINGTON-ECCLES-PITKÄNEN-MANDELBROT-KALUZA.
LO SPAZIO,I MICROTUBI VUOTI QUANTICI,LA SCHIUMA DI BOLLE.
LE NULLE-MEMBRANE. LA STRINGA QUANTICA E TOPOLOGICA.
LA M-THEORY ED I QUALIA DYNAMICI. L’IN/VISIBILE STRUTTURA NEURALE DEL CERVELLO.
CAP. 9 – HUSSERL: LO SPAZIO IN/VISIBILE O SPAZIO INTUITIVO E SPAZIO GEOMETRICO A-EUCLIDEO.
MERLEAU-PONTY :LO SPAZIO PRE-CATEGORIALE O GRUND-IN/VISIBILE O ZENTRALKÖRPER
CAP.10 – EIDOS E SINGOLARITA’
CAP. 11 -IL PENSIERO POETANTE IN/VISIBILE: LA RECHERCHE DI PROUST
CAP.1
EPISTEMICA DELLA MENTE MODELLATA SULLA M-THEORY DELL’IN/VISIBILE
L’armonia a-fenomenica invisibile è la transtabilità dei fenomena visibili, è la purezza prioritaria dell’evento splendenza dell’intenzionalità dell’esserci prima che possa essere visione o intuizione nello spaziotempo.
L’essere pensante quale mente che mai mente disvela il transvisibile nell’armonia afenomenica quale epistemica della mente nel chiasma in/visibile e poi nelle singolarità svelate quali superstringhe, Robert Paster così disvela le topologie dinamiche intenzionali di Pitkanen per approdare all’epistemica della mente modellata sulla m-theory dell’in/visibile. L’esserci in-visibile è il nullo fondamento di una nullità.
Il Dasein in-visibile è l’evento fondamentale dell’esserci: essere-nel-mondo è l’essere visibile o essere nell’excstatica radura o Lichtung dell’essere in/visibile: c’è sempre innanzi l’infinito o il transinfinito in-visibile, è il chiasma-in/visibile, l’essere si dà luce da sé, senza perchè, c’è in/visibile, l’essere s’eventua aldilà, c’è.
L’essere invisibile si dà alla luce da sé, aldilà, c’è l’essere che si dà luce e si dà alla luce aldilà del tempo che non c’è, aldilà del tempo in-visibile.
La singolarità dell’evento dà alla luce, si dà in splendenza della vivenza invisibile. O si è splendenza dell’esserci, nulla o niente della mondità abissale senza anime né sensi.
Si attende che l’evento invisibile dell’essere si sveli dagli abissi con le luci delle aurore dell’essere transcendenza.
La splendenza dell’evento dell’essere, o storia dell’oblio dell’essere . L’essere invisibile è il nullo fondamento di una nullità.
Il Dasein invisibile è l’evento fondamentale dell’esserci: essere-nel-mondo è l’essere, o essere nella radura o Lichtung invisibile dell’essere, o nella verità dell’essere come cura invisibile dell’esserci. Nel visibile star-fuori nella radura il Dasein-invisibile, o l’essere-nel-mondo soggiorna in excstasi.
1
Il soggiornare abissale è l’intenzionalità in/visibile nella radura ove abita poeticamente l’evento invisibile dell’essersi, lì l’essere dimensiona l’estaticità dell’ evento.
È solo in tale sfondo abissale e transinfinito dell’essere invisibile che si eventua la verità dell’essere.
La fenomenica invisibile o noumenica o epistemica si dà ragione e propone fini, impone regole, dispone mezzi e adatta ogni cosa ai modi dell’azione, si dispiega ed è ovunque in priorità un porre-innanzi, una presenza dell’ imperativo categorico ideale della transcendenza.
La visibilità mondana ha agito troppo e pensato troppo poco,giacchè la definizione di fini, di mete e di mezzi è sin dall’epigenesi inadeguata nell’abnegarsi in eventi o Ereignis invisibile: nessuno ideò l’ invisibile dell’evento, giacchè lì c’ è l’invisibile-Essere o l’essere che si eventua invisibile.
L’evento dell’essere getta l’invisibile dell’essere evento,è il mostrarsi o manifestarsi nell’evento,o nella struttura ontologica dell’evento,nella dispieganza della verità dell’essere invisibile e così consente di pensare l’essere.
È l’essere invisibile che si eventua,in radura dell’essere evento che abita poeticamente sia la fondatezza che l’essere fondamento infondato o Ab-Grund invisibile, ogni fondazione è inadeguata all’essere come fondatezza, giacchè ogni fondazione non può che ridurre l’essere ad entità: il pensiero pensa la verità dell’essere invisibile, giammai la verità della metafisica, ma la verità come aletheia, il sorgere-di-per-sé è invisibile dal nascondimento al mostrarsi o manifestarsi; nella disvelatezza si fonda l’evento invisibile dell’essersi, è la dispieganza ove accade l’evento dell’aletheia invisibile dell’essersi.
Gestell che disveli la Gestell della disvelatezza dell’evento aletheia- invisibile quale cura o custodia di ciò che è libertà invisibile disvelatezza ontologica dell’essere.
2
La metafisica dell’ invisibile ideata da Platone evidenzia nell’essere la sola idea fenomenica o noumenica o epistemica.
Platone ideò l’idea dell’evidenza dell’essere che è l’entità stessa dell’ente, o l’essere dell’ente o idea a priori platonica quale idea dell’ente nel suo essere ente dell’essere che si mostri nei fenomena.
È l’inizio fenomenico dell’ente o dell’essere dell’entità.
L’essere dell’ente è fenomenica ideale o noumenica o epistemica sia pure la purezza-invisibile. Platone ideò l’archetipo della metafisica dell invisibile e pensò l’essere quale adequatio metafisica e fenomenica, o essere dell’entità fenomenica; pensare l’essere dell’ente è visibile dinamica della metafisica fenomenica dell’essere dell’ ente del mondo-immagine.
È la Gestell dell’ evento quale radura della verità invisibile dell’essere che dispiega la verità dell’ essere o l’essere libertà ontologica invisibile, è la struttura ontologca invisibile dell’essere.
Platone ideò il fenomeno dell’evento dell’essere dell’ente quale fondamento dell’apparenza, o evidenziarsi dell’essere delle entità:l’evento si iscrive ancora nel fenomeno sia pure nella purezza fenomenica ermeneutica.
Dasein invisibile o la priorità dell’ apriori, o struttura ontologica o filosofia ermeneutica della verità in/visibile.
Verità e interpretanza infinita della differenza ontologica, quale priorità della fondatezza dell’ invisibile, è l’ermeneutica fenomenica dell’essere dell’ente nel suo essere svelato quale verità, o mostrarsi o manifestarsi purezza ideale dei fenomena,l’ente dell’essere verità dell’essere.
L’immagine o l’imago non si nasconde più nell’oblio ideale fenomenico, o nella purezza visibile o evidente nell’idea dell’essere dell’ente, e perciò invisibile o afenomenica o anoumenica o aepistemica e asimmetrica o incalcolabile, indicibile,inaudita, indecidibile, incommensurabile.
3
L’essersi disvelato consente all’essere d’essere evento dell’Ontologia Del Dasein invisibile, e non più solo l’ideale fenomeno dell’essere entità ideale della purezza della transcendenza noumenica o epistemica o metafisica dell’esserci, quale Metaphysik des Daseins invisibile.
Lì il Da-sein si eventua dall’Abgründ invisibile della purezza ideale, o eventuarsi del Dasein invisibile del fenomeno: nihil est sine ratione, anche la purezza fenomenica.
Niente è senza translogos o ideale o noumenico o epistemico, neanche l’essere dell’entità.
Leibniz disvelò l’eventuarsi dell’ in-visibile quale verità che non si dà più come adaequatio rei et intellectus, ma quale disvelanza dell’essere-monade in-visibile, quale svelatezza che eventui anche il fenomeno o il noumeno o l’epistemè dell’evidenza ideale dell’essere dell’entità.
Tale invisibile svelatezza è la verità dell’essere, o verità ontologica.
Tra verità ontologica dell’evento invisibile dell’essere e verità ontica ideale dell’ente si dà la differenza ontologica invisibile dell’ essere.
L’essere si dà nell’evento quale svelatezza che consenta lo svelarsi ideale o fenomenica o noumenica o epistemica dell’ente: è l’essenza della fondatezza dell’essersi evento-in/visibile.
4
CAP. 2
L’INTUITUS MENTIS,
L’ESSERE “GIÀ LÀ” PRIMA DELLA RIFLESSIONE:
HUSSERL E MERLEAU-PONTY
IL CHIASMA
Lì è non-ente, niente, nulla o verità che si biforchi in ontica fenomenica ideale della purezza e transcendenza ontologica o transontologica dell’evento invisibile.
La svelatezza, il mostrarsi o il manifestarsi, dell’evento ideale è consentita dall’abnegarsi della differenza ontologica:è la fondatezza della differenza ontologica quale trascendenza invisibile dell’esserci. L’esserci è l’evento invisibile, l’esserci trascende, perché mai si adegua all’entità, ma lo eventua nella svelatezza dell’essere.
La trascendenza ontologica è invisibile: l’essere si dà oltre, aldilà ed al di sopra, oltrepassa la fenomenica.
È transcendenza che transcende, oltrepassa il fenomeno della purezza.
L’esserci invisibile si eventua nella transcendenza come essere-nel-mondo, o essere nella purezza della mondità.
L’accadere dell’evento getta l’aldilà dell’esserci o essere-nel-mondo-invisibile: Husserl prima e Merleau-Ponty dopo idearono la passività dell’essere visti o dell’essere ascoltati, è l’ ontologia dell’in/visibile. Quando la visione silenziosa del dicibile iscrive la verità del visibile o sguardo dello spirito, intuitus mentis, fenomeno fondamentale che si manifesta carnale-idea o senso del corpo, lì si vede e si ode.
Il chiasma-Merleau-Ponty è l’ontologia fenomenica dell’epigenesi del senso visibile et invisibile.Il visibile è l’invisibile.
Merleau-Ponty è l’in/visibile Merleau-Ponty-Ousia, l’ontologia dell’in/visibile Merleau-Ponty o intercorporeità.Il riconoscimento in/visibile consente la Natura, o le concordanze intuitive dei corpi viventi.
L’entità carnale del corpo è l’essere in/visibile archè-predicato intercorporeo. Merleau-Ponty e Husserl così pensarono la Nature dell’in/visibile.Merleau-Ponty e Husserl svelarono l’Essere-in/visibile.
5
Merleau-Ponty e Husserl intuirono l’in/visibile dell’essere presenza corporea o parousia in/visibile dell’essere dell’entità. Husserl svelò la spazialità in/visibile al di là, quale in/visibile ontologico, il mondo in cui si dà «in carne ed ossa», la spazialità di una temporalità primigenia, corpo dell’esserci e dell’alterità: visione della Nature-in/visibile.
Husserl svelò così l’ intenzionalità dell’in/visibile purezza carnale tra l’esserci e la Natura.
Husserl è l’in/visibile intenzionalità della filosofia irriflessa naturale,
E’ la filosofia che evidenza l’in/visibile della Natura transcendentale fenomenica, o l’epoché fenomenica dell’in/visibile transcendenza.
Husserl è il chiasma Nature-in/visibile.
La fenomenica del chiasma-in/visibile è l’essere-corpo della mente quale intenzionalità dell’ in/visibile intenzionalità della transcendenza dell’esserci: l’intenzionalità fenomenica transcendentale è inclusa nella mente-in/visibile, è evidente,è insieme essere attraente metamorfosi della natura.
Le visible è l’invisible, riecheggia lì l’incontro spaziale tra le strutture matematiche ontologiche dei fenomeni-in/visibili, è il chiasma-Merleau-Ponty. Husserl dispiegò la differenza visible-invisible dell’ essere nell’ essere-in/visibile: quale essere dell’ente e non è nulla, ma è la passività-in/visibile, è essere-in/visibile con l’essere del mondo, l’epoché-in/visibile intenzionale passiva dell’essere nella mondità, è la transcendenza in/visibile, è al mondo una monade-in/visibile.
Husserl svelò così il chiasma visible-invisible dell’essere in sé o essere-in/visibile natura e corpo, l’essere “già là” prima della riflessione, l’essere in/visibile prima del sensibile-carnale, essere-presenza-in/visibile, essere eccedenza-in/visibile dell’evidenza e della presenza fenomenica, quale ontologia-in/visibile.
6
Husserl svelò l’intenzionalità-in/visibile
Nel corso della passività-intenzionalità dell’esserci-intercorpo: il sonno, l’inconscio e la memoria sono momenti ove non si è più presenti a sè e si è nel contempo con il mondo: lasciarsi andare, affidarsi, essere nel sonno-sogno, dormire, addormentarsi, con-cedersi, cedere al sonno e alla sua sognante-compiacenza è l’ essere la differenza in/visibile della presenza nella mondità, nel mondo-della-vita, o intenzionalità-in/visibile passiva.
Husserl svelò la non-intenzionalità in/visibile del sonno o l’ontologia della memoria involontaria e in/visibile proustiana:l’essere s’agita per sapere dove si è, senza riuscirci, tutto gira intorno nel buio: le cose, i paesi, gli anni.
Il corpo è ancora intorpidito, e cerca di ritrovare la posizione, per dedurne la direzione della parete, il posto dei mobili, per ricostruire e dare un nome alla dimora dov’è.
7
CAP. 3
IL CHIASMA PROUSTIANO:IL CORPO DELLA MENTE IN/VISIBILE.
VEGLIA, SOGNO,SPAZIOTEMPO
L’INTERMITTENZA
La memoria di sé,la memoria ontologica-in/visibile è il chiasma proustiano: invisibili muri mutano posto in relatività della forma della stanza immaginata, intorno nelle tenebre.
E prima che il pensiero esitante sulla soglia dei tempi e delle forme riconosca l’abitazione, le circostanze, il corpo della mente in/visibile ricorda ogni stanza, il letto, le porte, l’esposizione delle finestre e l’esistenza di una presenza là e che si ritrova al risveglio.
Proust è in/visibile a Proust, è presentemente assente o assentemente presente.
Il sogno è una varietà in/visibile o veglia, sogno senza essere l’essere o pensare d’ essere in/visibile, chiasma onirico sonno/corpo/passività/sogno pensante ed essere corpo pensato, assentemente presente, spazio naturale e spazio in/visibile husserliano, la spazialità dell’esserci-in/visibile.
Nel plesso della spazialità in/visibile c’è chiasma-spazialità dell’ontologia dello spaziotempo naturale.
Raum-in/visibile, spaziotempo e spaziogeometrico a-euclideo e mondità spaziale transcendentale o spazialità-in/visibile geometrica.
Husserl interpretò la geometria quale spazialità naturale, o geometria a-euclidea, matematica-formale, o ontologia formale in/visibile dello spazio in/visibile.Lo spazio in/visibile è natura spaziale o spazio del mondo fenomenico. Ma l’in/visibilità dello spazio è lo spazio del mondo, o lo spazio delle varietà spaziali in/visibili o varietà spaziali differenziali, è lo spazio dell’esserci o spazitoempo o struttura ontopologica in/visibile della spazialità del mondo. Lì c’è la transvisione dell’essere pensante che contempli la transcendenza dei fenomeni ideali o l’invisibile.
L’apeiron dei quanta è già senza fine o una abissalità senza fondale ove c’è l’evento-in/visibile, lì si dà diafanè la transvedenza in/visibile, quale klinamen o ab-scissa dell’archè o dell’eventurarsi o svelatezza della singolarità-in/visibile, o ereignis della splendenza.
8
A quella transvisione quantica si aggiunse nel corso del tempo una dinamica quale coniuganza dell’ essere abissale in/visibile che si evidenzia nella svelatezza senza fine, quale risplendenza: qui la purezza è l’abnegarsi in/visibile fenomenica o in/visibile-intermittenza, tanto da evidenziarsi in diafanè fenomena-noumenica.
La geometria o matematica innata nelle stelle è inerente nel kosmos o è kosmesi o varietà-monade dell’essere visibile, nella sua purezza d’essere-in/visibile: lì un attimo è l’ istante, c’è l’evento, c’è l’ Ereignis in/visibile o dispieganza dell’ Essere evento in/visibile dell’Ereignis.
Ereignis è il pensiero che si pensi in/visibile, pensiero dell’essere in/visibile, o evento dell’ essere.
Il pensiero in/visibile è l’ originale pensiero dell’essere perchè è il pensiero dell’evento in/visibile dell’essere abissale, è dispieganza nello spazio-tempo dell’evento. La verità dell’essere in/visibile eventuanza, è l’ Ereignis-in/visibile, ed è l’ Essere verità dell’ Essere-in/visibilità dell’ essere.
La morte non è un evento che ponga fine al Dasein in/visibile: è sempre presente nel Dasein-in/visibile, come possibilità di impossibilità del suo essere-in/visibile.
La morte è in/visibile nulla, l’altro-che-entità, il non ente, il niente o l’ Ereignis in/visibile dell’ Ereignis o Ereignis della svelatezza in/visibile, quale chiasmevento e fondamento della verità ecstatica, l’al di là in/visibile transinfinita.
La sua qualità è il suo essere-per-sé o transinfinita in/visibilità non più al di fuori di essa, ma in sé quale essersi in excstasi: il suo essere al di là e al di sopra, o sempre nell’oltre dell’eventuarsi in/visibile dell’ essere quantica infinità, è la differenza tra l’equilibrio instabile o transtabile, è il muoversi transinfinito dell’essersi in dispieganza o dell’essere dell’ente dinamico, o l’eventuarsi in Dasein-in/visibile, o Essere Ereignis Dasein dell’Essere nel Dasein.
9
Nel rivelarsi Dasein dell’Essere c’è l’eventuanza del Dasein dell’ Essere transinfinito, transinfinita matematica o topologia dell’essere Infinito o transfinito, o in/visibile-apeiron dell’essere.
Il Dasein Ontologico dell’ Essere è l’Essere nella sua verità, o si dà quale Essere nell’eventuarsi dell’ Essere o è l’Essere-in/visibile, Dasein in/visibile, oltre che essere mistero dell’ essere.
Essere in/visibile Dasein quale evento dell’ essere evento in/visibile dell’ Essere in sé, o dell’Essere che si mostri o si dimostri in/visibile.
Essere in/visibile-Dasein della verità dell’essere. La verità dell’essere è la transinfinita in/visibilità, o Ereignis del Dasein dell’ essere.
Dasein è in/visibile-essere, o è la verità in/visibile dell’essere.
Dasein quale aletheia in/visibile dell’ Essere.
Dasein che consenta all’Essere la transinfinita in/visibilità nel Dasein, o Essere Ereignis in/visibile del Dasein dell’Essere Dasein-in/visibile.
Nel rivelarsi Dasein dell’Essere c’è l’evento del Dasein in/visibile dell’ Essere transinfinito, o Essere evento transinfinito dell’ Essere excstasi della verità dell’ Essere in/visibile Dasein.
L’Essere intuizione di forme dell’ essere fenomenale, o topologia dell’essere nous o noumenica, o essere superiore dell’ideale quale transontologia dell’essere e topologia dell’esserci, quale transinfinito abissale sempre di fronte,gegenstand-imago, sempre aldilà, oltre trascendenza dell’essersi sempre di fronte con l’imago transinfinita, con la transtabilità, asimmetrie nella simmetria, decostruite dall’ instabilità della spazialità transinfinita in exkstasis.
10
Transvisione della transcendenza excstatica dell’essersi, o transcendenza dell’essere estensione dell’essere senza fine, senza confine e senza transtelos, è transevidenza In-fondata e imago abissale, excstasi che si dà nel mondo, c’è nell’essersi excstatica transinfinita, è l’evento della verità dell’essersi imago in/visibile.
Il suo luogo transcendentale è l’imago, quale topologia dell’essere o spazialità transinfinita sempre oltre o aldilà delle ontologie regionali, della fenomenica o epistemica, perchè il Gegenstand si svela sempre quale spazialità della verità, è l’ Abgrund dell’ imago in/visibile transcendentale, quale verità della transcendenza la quale precede e rende possibile ogni altra verità fenomenica o epistemica o empirica o noumenica.
Qui c’è il mostrarsi della Verità, singolarità davanti-alla-sguardo, o senso dell’essere come evento priorità prima del fenomeno, si disvelò così l’intenzionalità in/visibile topologica-transcendentale superiore della conoscenza epistemica.
È l’in/visibile-imago fondersi abissale quale in/visibilità che si sottrae o si annulla, si nega o è l’abnegarsi spaziale e temporale della transcendenza
fenomenica, si svelò lì il Gegenstand che ci sta di-fronte quale imago in/visibile: il Gegen-stand che ci sta di-fronte è l’eventuarsi dell’in/visibile Gegen-stand dell’essersi, sempre al di là della vivenza o della mondità o mondanità o della Fenomenica o noumenica.
11
CAP.4
SINGOLARITÀ VISIBILE,IN/VISIBILE
PROUST
IL PENSIERO, IL COLORE, IL SUONO, I PROFUMI
Nell’evidenza si dà la fenomenicità del fenomeno eccede quella evidenza per essere la transvedenza excstatica dell’essersi o eccedenza della libertà, o l’eccedenza excstatica dell’imago-in/visibile.
La spazialità è la struttura ontologica dell’eventuarsi dell’ in/visibile o nella razionalità epistemica o della fenomenica o noumenica, è l’intenzionalità dell’evento dell’essere-nel-mondo: non è più solo fenomeno o noumeno, ma si dà quale imago-in/visibile dell’Ereignis dell’essersi.
Si dà quale event-in/visibile dell’essere.
L’imago è l’apparire nella luce del fenomeno dell’ apparenza, è l’essere, è libera singolarità, o singolarità in perenne transcendenza.
La singolarità è l’imago dell’essersi o singolarità del visibile, o lo stabilirsi è il luogo dell’ evento dell’ apparenza libera o del mostrarsi dell’ essere.
L’in/visibile non-ente, niente, nulla, o evento dell’essere in eccedenza sempre al di là della natura calcolata, o della sua matematizzante fenomenica ideale o noumenica.
Il visibile è una forma dell’icona del lasciar-essere l’eventuarsi, o lì c’è il mostrarsi o il manifestarsi dell’abnegarsi dell’essere.
Il “luogo” si dà nell’epigenesi quale evento dell’ imago in/visibile consenso, evento del senso dell’Essere o la transevidenza o transvedenza excstatika in/visibile.
L’in/visibile è la forma dell’eventuarsi dell’essersi purezza dell’evento, o incompletezza dell’evento fenomenico, categoriale, noumenico, quale Gegenstand o singolarità o monade in/visibile: è la vaga erranza nel mondo, è la singolarità dell’evento, è il nulla o l’abnegarsi dell’essersi.
L’evento senza fine, senza transtelos, senza translogos, è la libertà cronotopica della mondità o della mondanità.
12
L’evento è la differenza ontologica dal fenomeno o noumeno è l’al di là del fenomeno e del noumeno, è l’al di là della temporalità, transinstabile equilibrio del nulla senza fine e senza perché, o solo epigenesi dell’Ereignis-in/visibile singolarità.
L’in/visibilità si dà nella singolarità o nella transcordanza, quale concordanza dell’evidenza in/visibile.
L’in/visibilità è il mostrarsi dell’evento dell’essersi quale evento in/visibile, o singolarità quale enigma dell’essersi:singolarità in/visibile.
La singolarità si dà quale evento dell’essersi senza fine, senza nulla, senza tempo.
È fondamento dell’ eterno ritorno o singolarità a-temporale che non ‘rappresenta’ nulla, è “solo” se stessa, pura apparenza o evento della singolarità: aldilà del fenomeno della purezza o noumeno.
È la singolarità che eventui se stessa, fonda l’evento dell’essere. Qui è la singolarità in/visibile a gettarsi o abnegarsi nella dispieganza dell’ eidos, o evidenziarsi o mostrarsi.
L’eidos dell’imago, o della singolarità iconica si eventua aldilà della purezza fenomenica o noumenica, quale evento di-fronte, o Gegen-stand che si eventui dal nulla, così è ideale Platonica, nell’essere la più apparente o apparenza ideale, evidenza della purezza, verità aldilà dell’adeguatezza ideale.
La verità della singolarità dell’evento: l’essere è l’evento-singolarità o alterezza in/visibile.
E’ il pensiero dell’icona-singolarità dell’evento della dissonanza nella consonanza, quale transonanza o discordanza nella concordanza: tra il transvisibile pensare c’è l’evento dell’essere luce del pensiero, la luce si pensa o si eventua nel pensiero poetante dell’esserci.
13
L’immagine dell’imago del mondo sensibile o dell’idea Platonica,è Essa stessa un’idea o l’idea dell’in/visibile, o meglio il pensiero della fenomenica o noumenica.
Nel colore c’è il pensiero, per Proust, e non solo pensa, ma è l’evento dell’essere invisibile, indicibile.
Il pensiero abita il colore o abita il suono quale translogos exstatico, i colori pensano, i profumi raccontano mondi e idee, il colore pensa da sé.
L’esserci in/visibile non è altro che il suo essere evento-singolarità ed è la verità della singolarità, quale estaticità dell’evento in/visibile o il rivelarsi, o mostrarsi o abnegarsi o manifestarsi della Transcendenza.
Platone svelò la visibilità o luminosità o splendezza.
Platone Ideò la verità nell’apparenza.
14
CAP. 5
L’IN/VISIBILE
UNA STRINGA DI IMMAGINI
L’adaequatio res et intellectus è un’ intuizione eidetica libera della presenza fenomenica o noumenica.
L’in/visibile è invece sempre eccedente, è l’ecxstasi nel suo esserci.
L’in/visibile è nel luogo in cui non ha luogo nulla, nulla che non sia l’aver-luogo del luogo stesso, una figura che si configura e si costella, quando sono sospesi significato, causalità,cronologia e intenzione.
L’in/visibile è il Gegen-stand della spazialità: un di fronte o rivelarsi senza Grund, o senza fondo o senza fondatezza, è l’eccedenza excstatica.
Non è mai una semplice presenza ideale, o fenomenica o noumenica, è l’evento della singolarità, o la Differenza ontologica del pensiero in/visibile, è l’Essere in/visibile.
L’essere Differenza è l’evento in/visibile.
Più nel profondo è l’Essere in/visibile che si dà quale evento ontologico dell’essersi!
L’immagine non esiste è il velato in/visibile nello spazio.
Psiche non è carne. La carne è psiche.
Psiche è da nessuna parte e non è una cosa.
E’ l’interiorità, senza interiorità. Non ha alcuna esteriorità.
E ‘ visibile-invisibile, è un mito in/visibile.
Apre il mito-immagine ed è il velato o è una stringa di immagini, e consente di interpretare e riflettere.
Nel corso del tempo l’Essere-in/visibile svela e vela se stesso, si manifesta e si ascolta, è l’evento che si eventua, scompare, è l’increspatura dell’onda, è l’abisso di cui non si può mai trovare il fondamento nè temporalità, si esprime e si occulta,oblia e disoblia, è l’abisso del non-fondamento, in cui affonda l’ Erlebnis del senso del non-fondamento.
15
L’esser-in/visibile ontologia dell’abisso del non-fondamento o ‘flusso’ temporale, è una monade-in/visibile, flusso intenzionale in/visibile, è sintesi passiva, intuizione in connessione trascendentale.
Husserl svelò l’intenzionalità in/visibile fondante dell’epoché fenomenica già nelle intenzioni in/visibili.
La meraviglia come inizio della filosofia Platonica o dissomiglianza o differenza o increspatura dallo sfondo o dal nulla,contrasta con il dissimile, esercita l’intenzionalità in/visibile del volgersi-verso, sia che lo svolgersi segua o insegua.
Husserl svelò l’in/visibile passività transcendentale monadica e fenomenica della vivenza.
16
CAP. 6
INTENZIONALITÀ VISIBILE E INVISIBILE
SINGOLARITÀ PENROSIANE QUALI SUPERSTRINGHE E PITKANEN
HUSSERL:IL VISIBILE-SPAZIO E CORPO-SPAZIO
La monade è vivenza che dà e si dà in sé in/visibile nell’agire e patire, in-oblio e dis-oblio, è l’in/visibilità monadica che si eventua.
Appare evidente la Bildung-in/visibile, essere-in-verità la monade fenomenica-noumenica: evidenza l’ epoché fenomenica o monade ontologica in/visibile, o intersoggettività monadologica decostruttiva o cura o intenzionalità delle in/visibili evidenze.
Le evidenze sono assentemente presenti nell’epoché fenomenica o verità fenomenica,o eidetica o eidos-in/visibile infinito, intenzionalità visibile e invisibile,evento in/visibile dell’Intenzionalità o Intenzionalità in/visibile o intenzionalità ontologica.
L’intenzionalità in/visibile è l’intenzionalità dell’esserci aletheia dell’intenzionalità.
L’intenzionalità in/visibile si dà senza perchè. L’intenzionalità è l’essere intenzionalità, è intenzionalità ontologica in/visibile.
L’intenzionalità ontologica invisibile è l’ essere intenzionalità ontologica del mondo, l’intenzionalità dell’ essere in/visibile INtenzionalità.
L’intenzionalità dell’ essere è l’armonia a-fenomenica invisibile è visibile evento dell’intenzionalità dell’esserci prima che possa essere visione o intuizione nello spaziotempo.
L’essere pensante disvela l’armonia afenomenica quale chiasma delle singolarità penrosiane svelate anche quali superstringhe, e recentemente Pitkanen ha disvelato le intenzionaità leibniziane invisibili ontopologiche, o in/visibilità ontologiche o l’essere monadi ontologiche.
Husserl già nel visibile-spazio e Corpo-Spazio svelò il visibile nell’invisibile-spaziale.
Kant intuì la spazialità connettendola alla cosmicità ed al corpo, nello spazio è lo spazio cosmico della spazialità, contro la relatività leibniziana dell’ invisibile in essere.
17
CAP. 7
LEIBNIZ E HUSSERL:
LA VISIONE CHE VEDE, IL DOLORE CHE SOFFRE, L’ACCORGERSI CHE SI ACCORGE, L’INTERROGARSI CHE SI DOMANDA, IL FLUSSO DEL VEDERE L’INVISIBILE FLUSSO INVISIBILE.
L’essere invisibile Dasein è il Nulla nell’Essere. Essere invisibile è l’essere nulla.
L’aporia essere-invisibile versus essere-visibile Dasein estatico.
Essere invisibile è però essere-visibile-Dasein dell’essere, essere-invisibile-visibile? Leibniz disvelò l’essere-invisibile.
Leibniz svelò l’essere-invisibile nel Dasein fenomenico o ontico, lì è ontologia invisibile.Leibniz pensò l’invisibile infinita esserità infinitamente invisibile, ontologica in/visibilità.
Leibniz svelò l’essere-Dasein- in/visibile?
O essere invisibile-visibile-invisibilità dell’essere nel tempo dell’essere invisibile, o essere visibile dell’essere slancio, invisibilità dell’essere.
Leibniz disvelò l’invisibilità ontologica,ideò l’essere invisibile essere-visibile dell’essere o essere in/visibile dell’ essere ontologicamente invisibile, o struttura ontologica invisibile.
La dinamica invisibile è un evento. La struttura invisibile è estatica.
Leibniz svelò l’ in/visibile essere, immaginò la monade in/visibile e svelò la fenomenica invisibile struttura delle interazioni dell’ essere quale fenomeno invisibile ma tangibile.
Cos’è il tempo invisibile?O qualia invisibili o intenzionalità invisibili, o eventi invisibili?
O l’essere invisibile fenomeno dell’essere In-visibile, in-audito, visione fenomenica dell’intenzionalità invisibile nel tempo invisibile, o fenomeno stabile dell’essere immateriale struttura dell’invisibile, è nel mondo in/visibile.
È un’immagine invisibile?! L’invisibile ontologico? O essere fenomenico in/visibile o fenomenologica dell’ in/visibile.
Husserl ideò il fenomenico flusso invisibile o la fenomenica invisibile o fenomenica visibile dei fenomena intenzionali, o la struttura invisibile dell’essere fenomenico o qualia invisibili, o immaginazioni invisibili del visibile: la visione che vede, il dolore che soffre, l’accorgersi che si accorge, l’interrogarsi che si domanda, il flusso del vedere l’invisibile flusso invisibile.
18
CAP. 8
THOM,EDDINGTON,ECCLES,PITKÄNEN MANDELBROT,KALUZA
LO SPAZIO,I MICROTUBI VUOTI QUANTICI,LA SCHIUMA DI BOLLE,
LE NULLE-MEMBRANE.
LA STRINGA QUANTICA E TOPOLOGICA
LA M-THEORY ED I QUALIA DYNAMICI
L’IN/VISIBILE STRUTTURA NEURALE DEL CERVELLO.
O purezza invisibile o nulla. Svelare l’invisibile nulla dell’essere fenomenico. E’ nulla invisibile nel campo visivo dell’essere.
Heidegger svelò l’esistere nell’ esser-ci, l’esser-nello-slargo?
Chi è l’invisibile mondo? È spazio invisibile che ci abita.
Gli invisibili spazitempi? fenomeni invisibili? cos’è l’invisibile fenomeno invisibile? Evento invisibile, tempo-spazio a-Euclideo?
Ontopologia dynamica in/visibile? Topologie dynamiche quantiche quale ontologia in/visibile?
In/visibile ontologia in interazione: Pitkänen ci dà una topologia geometrica-dynamica, Rene Thom la Catastrophe Theory dell’ in/visibile.
Per l’ontopologia Thom svelò la Teoria della Catastrofe in/visibile. Thom disvelò la catastrophe-in/visibile.
René Thom è l’archegete della catastrofe-in/visibile.
In/visibile-topologia o topologia-in/visibile, è la spazialità curva del flusso in/visibile o catastrophe in/visibile.
Catastrofi in/visibili nello spazio pieghevole, o tempo che si piega, appare, può essere il tempospazio o spazio in/visibile.
Lo spaziotempo può essere visualizzato nello spazio-catastrophe dell’ in/visibile catastrofe.
Thom svelò lo spazio vuoto in/visibile della monade invisibile. O In/visibili microtubi spaziali quantici.
L’ interpretazione consente l’ Ontologia dell’ in/visibile.
19
Ontologia in/visibile o invarianza delle strutture in/visibili, o campo dei quanta di fluttuazione in/visibile.In/visibile vuoto fluttuante.
Il vuoto di fluttuazione è in/visibile schiuma, è schiuma di bolle con due superfici o macrosphere.
Bolle di superficie infinitamente sottili o in/visibili nulle-membrane.
Schiuma di vuoto fluttuante in/visibile, è una differenza asimmetrica dei quanta nel tempo di una in/visibile struttura neurale del cervello.
E ‘ l’ in/visibile indeterminatezza dell’essere ontologia dinamica quantica.
Tale architettura consente la stabilità delle singolarità. Eddington prima e poi Eccles idearono le fluttuazioni in/visibili.
Pitkänen svelò i salti quantici dell’intenzionalità.
Pitkänen ideò la struttura intenzionale in/visibile nello spazio-tempo e pensò strutture in/visibili di microtubi vuoti quantici.
Pitkänen costruì un modello geometrico in cui il vuoto si lascia attraversare da in/visibili flussi nel vuoto e pensò quantiche fluttuazioni di tubi in/visibili di spazio-tempo.
Attrattore in/visibile frattale dell’instabilità: in/visibile attrattore di instabilità capace di formare nuove strutture di biforcazione.
L’instabile in/visibilità biforca la stabilità frattale o instabilità quantica di Mandelbrot.
È la struttura spaziale-temporale dell’in/visibile stringa quantica.
L’infinita/visibile dinamica quantica o cromodinamica quantica delle singolarità invisibili-visibili di Kaluza o invisibile struttura dello spazio-tempo o chiasma della struttura invisibile quantica di spazio-tempo, o visibilità supersimmetrica o stringa in/visibile nello spazio invisibile dello spaziotempo-singolarità.
L’in/visibile singolarità visibile è la curvatura dello spazio-tempo.
20
Se lo spazio-tempo-curvatura è invisibile curva eventi invisibili, come la singolarità curva il tempospaziale, il tempospazio in/visibile.
Tempo invisibile dello spazio-tempo.
La struttura è in/visibile spazio- tempo strutturale quantico.
La corda in/visibile è la topologia ontologica o ontopologia quantica di Möbius con infinite-dimensioni invisibili di infinite Topologie di superstringhe.
Topologica stringa in/visibile dello Spazio-tempo o spazio-tempo a topologia in/visibile.
L’in/visibile intenzionalità topologica dynamica Intenzionalità o Platonia di flusso topologica, flusso invisibile, flusso in/visibile è il flusso dell’esserci in/visibile tangente invisibile topologia, è il flusso in/visibile.
Il flusso di spazio-tempo invisibile spazio-tempo Quantico! Invisibile!
Tempo quantico-topologico frattale, spazio-tempo invisibile dello spazio-tempo fractale invisibile!
Essere spazio-tempo invisibile! essere invisibile Quanta o invisibile essere cognitivo quantico dell’ intenzionalità!
Invisibile simmetria con struttura cognitiva topologica del flux topologico, in/visibile flusso di microtubi cognitivi Quantici invisibili dell’ intenzionalità invisibile visibile quantistica fluttuante macrotemporale quantica dell’intenzionalità.
L’in/visibile essere topologia è spazio-tempo invisibile spazio quantico trascendentale vuoto e infinito topologico con infinito Spazio-tempo dell’intenzionalità della visione Platonia, o in/visibile monade di Leibniz infinita struttura complessa.
L’ infinito essere delle strutture spazio-temporali topologiche quantiche dell’ intenzionalità o Platonia, spazio-tempo vuoto infinito dell’essere in/visibile infinito infinitesimale di Leibniz trascendentale.
21
Kaluza svelò l’in/visibile Teoria delle stringhe, già assentemente presenti nella monade trascendente dell’essere in/visibile.
Kaluza dispiegò l’essere Hyperdimensionale della stringa topologica.
Wheeler e Pitkanen svelarono la topologia strutturale infinita della String-Theory fractale dello spazio-Tempo!
Qualia in/visibile dei Qualia.
Qualia dynamici dei flux topologici o in/visibili-flux-tubi.
L’in/visibile Theory-Qualia-Dynamica Topologica Quantica dei Qualia-flux-tubi, o Platonia.
L’in/visibile Platonia visibile o M-theory dei flux-tubi topologici, Leibniziane monadi infinite.
In/visibile Leibniziane monadi Topologiche. M. Pitkanen disvela l’in/visibile M-Theory-Topologica ontodynamica:essere infinita in/visibilità dell’essere nella latenza, custodita, curata per eventuarsi nella epokè dinamica della radura dell’Essere, dell’Essere diradato, sgombro, libero d’Essere nell’abisso, senza nulla, senza niente, senza fine, senza tramonto, senza eclisse, lì si dà, si getta alla presenza nella radura, nella topologia dell’Essere, quale ontologia dell’Essere dinamico, il Gegengrund o fondale che si eventua nella varietà della gettatezza della dynamis, è la radura dinamica che custodisce, kriptata, latente la cura dell’Essere Gegengrund in/visibile o fondale degli spazitempi ove si getta dinanzi, davanti l’Essere in/visibile della dynamis.
I luoghi sono quelli che l’esserci si trova di fronte non ad un orizzonte del mondo, o ad una prospettiva mondana, o ad un tramonto o eclisse cosmici, ma l’Essere è abitato dynamicamente dall’orizzonte e dalla prospettiva dell’Essere senza fine, senza declino,senza tramonto, senza eclisse, quale eterno ritorno della risonanza dell’Essere in/visibile.
22
Solo così si eventua l’epochè in/visibile della singolarità ontopologica dell’Essere.
L’in/visibile differenza ontologica tra il Gegenstand che ci viene in-contro in/visibile e si getta alla presenza, per abitare l’Essere che contempla la radura ove si eventui la differenza nell’ontologia dinamica, quale presenza che abita il luogo ove non ha mai abitato né l’entità, né l’Esserci, né la mondità, né la metafisica, ma solo la risonanza dell’Essere in/visibile che ci viene in-contro.
L’in/visibile Gegenstand si getta ed abita l’Essere quale in/visibile ontologia: si incontra l’Essere ove l’Essere si dispone nella contemplazione, nell’ascolto,nella visione,nella sensibilità e nel pensiero in/visibile dell’Essere di fronte, dinnanzi, davanti che ci viene incontro, nel Gegenstand o fondale in/visibile delle radure, dei vuoti ontologici, ove l’essere si eventua per essere contemplato e per abitare l’essere di fronte, oltre che abitare solo il mondo.
Quando un luogo, una radura, un vuoto sono abitate dall’Essere in/visibile che si getta e che viene in-contro all’Essere, si eventua la presenza in/visibile qui ed aldilà del mondo, o lo spazio vuoto, la radura ove è custodito, curato, evocato e contemplato il Gegenstand-in/visibile dell’Essere che viene incontro per abitare il mondo, o l’ikona dell’Essere, l’essenza dell’Essere, l’Essere in/visibile-Essere ontologico.
Si eventua così nello spazio e nel tempo del mondo la differenza ontologica: si presenta la topologia dell’Essere-in/visibile di là e di qua in ontopologia fluttuante dell’Esserci, del mondo ontologico in/visibile.
Il mondo dell’Essere-in/visibile si getta invisibile, indicibile, inaudito, all’assenza presente.
La Topologia dell’essere in/visibile topologia animata dell’Essere che trascende l’Esserci, è l’Essere in/visibile ontologico: è invisibile, indicibile, inaudito, estatico;è anzi l’unico che dà senso, stabilità, l’impianto, la Gestell in/visibile dell’Esserci, dell’Esser qui, dell’Esser là, dell’Esser aldilà.
23
CAP. 9
HUSSERL: LO SPAZIO IN/VISIBILE O SPAZIO INTUITIVO E SPAZIO GEOMETRICO A-EUCLIDEO.
MERLEAU-PONTY :LO SPAZIO PRE-CATEGORIALE O GRUND-IN/VISIBILE O ZENTRALKÖRPER
La topologia in/visibile è la Gestell del mondo e dell’Essere animato, quale Esserci che ci viene in-contro nella sua morfogenesi di Essere animato in/visibile.
Giacchè solo quell’Essere è l’in/visibile che ci potrà salvare, o curare, o consolare, nel vuoto ontologico, nella radura dal nihilismo in/visibile, nella singolarità del nulla, quale Gestell in/visibile: Essere che ci incontra e avviene, si getta nell’Essere in/visibile dell’Esserci Topologia in/visibile chiasma dell’Essere.
L’Esserci in/visibile che ci viene in-contro, quale Gegenstand in/visibile o fondale è la donazione di misura, la misurata topologica che abita visibile l’invisibile, l’indicibile,l’inaudito, l’indecidibile svelato infinitamente o l’in/visibile singolarità dell’Essere vivenza nell’Esserci, sia quale vivenza della mondanità, infinita, indicibile,inaudita.
L’Essere in/visibile che vi viene in-contro o che si in-contra è l’essere animato che dalla latenza kriptata, custodita, curata,della radura della Topologia dell’Essere, si eventua visibile quale misura del tempo e dello spazio o visibilità all’infinito, un’armonia in/visibile dell’entità pensante.
L’esseri animati è la sensazione in/visibile della visione della dynamis del flusso in/visibile, o flusso e flussi nel nulla.
L’in/visibile flusso dei flussi. Flusso immateriale e in/visibile al di sopra della Krisis. Husserl ideò la spazialità in/visibile della spazialità, così si dispiega lo spazio in/visibile o spazio intuitivo e spazio geometrico a-euclideo.
Merleau-Ponty separò lo spazio pre-categoriale o grund-in/visibile o Zentralkörper della spazialità naturale distinguendola dalle geometrie a-euclidee o varietà categoriche.
La varietà in/visibile categoriale pura della spazialità si annuncia nella fenomenica della visione dello spazio, indeterminato ed in/visibile spazio in cui abita il mondo-della-vita: la sua purezza ideale in/visibile infinita spaziale.
Merleau-Ponty ideò la transcendenza dei fenomeni ideali o l’invisibile.
24
L’apeiron c’è sempre senza fine, infinitesimo o abissale senza fondale ove c’è l’eventuanza o si dà diafanè la transvedenza, quale klinamen o ab-scissa dell’archè o l’eventurarsi della singolarità della splendenza.
A quella transvisione quantica si aggiunse nel corso del tempo una dinamica quale enucleanza o coniuganza kategorica, quale eventuanza dell’ essere abissale disubissato o che si eventui nell’evidenziarsi svelatezza senza fine,quale risplendenza o transplendenza o splendenza o splendezza.
Qui la purezza in/visibile è katarsi o depurarsi o abnegarsi, è la fenomenica tensione o l’in/visibile intermittenza tanto da evidenziarsi in diafanè o fenomeno-noumeno, ovvero il fenomenico-in/visibile-noumenico.
La monade può essere visibile purezza d’ essere: lì c’è l’evento, è la completezza o completa armonia afenomenica dell’immaginarsi che si dà e trascenda se stessa, o è l’ Ereignis dell’in/visibile dell’ Essere evento in/visibile dell’Ereignis.
Ereignis è il pensiero che si pensi pensiero dell’essere, o originale evento dell’ essere in/visibile.
Il pensiero in/visibile è l’ originale pensiero dell’essere perchè è il pensiero dell’evento in/visibile dell’essere abissale o eventuanza dall’Abgrund, o l’eventuarsi dalla verità abissale ecstatico dell’ essere.
La verità dell’essere in/visibile è l’ Ereignis abissale, quale Ereignis abissale della verità dell’ Essere-in/visibile o dell’ Essere o Lichtung-in/visibile, o Essere in cui risplende l’in/visibile.
L’Essere in/visibile è dispieganza nello spazio-tempo dell’evento.
La verità dell’essere evento è l’ Ereignis, ed è l’ Essere che dispieghi la verità dell’ Essere come evenienza o dispieganza dell’ essere in/visibile. L’infinito quantico, infinitamente grande o infinitamente piccolo, è di per sé
l’infinita in/visibilità dell’evento.
25
CAP.10
EIDOS E SINGOLARITA’
L’infinitamente grande e infinitamente piccolo sono l’evento dell’in/visibile infinità quantica di per sé connessa o quantica infinita dispieganza.
Quell’essere quantica infinita è in se stessa eventuanza in excstasi, o è estasi quantica, l’al di là transinfinita in/visibilità: è il suo essere-per-sé o il suo eventuarsi transinfinita non più al di fuori di essa, ma in sé quale essersi o dispiegarsi o eventuanza in excstasi: il suo essere al di là e al di sopra, o sempre nell’oltre dispieganza dell’eventuarsi essere quantica infinita di se stessa.
Così il suo essere al di là di se stessa o al di sopra o nell’oltre è oltre-ideale, o essere-per-sé l’in/visibile transinfinita.
L’in/visibile mostrarsi asimmetrico dell’evento oltre i phaenomena.
L’ imago in/visibile è transcendenza ontologica quale nous o noumenica imago abissale transvisione dell’esserci, quale transinfinito abissale sempre di fronte, gegenstand-imago-in/visibile, e sempre aldilà, oltre transcendenza exstatica.
Nel corso della temporalità l’imago-in/visibile, o la sua iconomorfia quale modello dinamico dell’essersi sempre di fronte con l’imago transinfinita, con la transtabilità delle imago decostruite dalla instabilità della spazialità transinfinita in exkstasis.
L’imago in/visibile è instabile, o meglio è transtabile quale stabilirsi dell’evento dell’imago dell’essere sublime, quale transinfinita matematica.
E’ l’exstatica imago-in/visibile transvisiva della spazialità, o Transvisione della transcendenza dell’essersi.
L’essere senza fine, senza confine e senza telos, è transevidenza in-fondata e imago abissale, excstasi che si dà nel mondo, c’è nell’essersi excstatica in/visibilità transinfinita: è l’ evento della verità dell’essersi imago in/visibile.
26
Il suo luogo transcendentale è l’imago ontopologica dell’essere spazialità transinfinita sempre oltre o al di là delle ontologie regionali, della fenomenica o epistemica, perchè il Gegenstand-in/visibile si svela sempre quale transpazialità della verità, è l’ Abgrund dell’ imago in/visibile transcendentale, quale verità della transcendenza in/visibile, la quale precede e rende possibile ogni altra verità fenomenica o epistemica o empirica o noumenica.
Qui c’è il mostrarsi della Verità excstatica dell’in/visibile imago o singolarità davanti-alla-sguardo, o senso dell’essere come evento priorità prima del fenomeno.
L’in/visibile disvelò l’intenzionalità topologico-transcendentale che si dà nell’imago fondersi abissale che si sottrae o si annulla, si nega o è l’abnegarsi transpaziale e transtemporale della transcendenza fenomenica, per eventuarsi poi imago dell’ essersi evento in/visibile.
L’in/visibile-Gegenstand sta di-fronte quale imago-Gegen-stand dell’essersi, sempre al di là del categorico o della vivenza o della mondità o mondanità o ideale o della Fenomenica noumenica.
Nell’evidenza si dà La fenomenicità del fenomeno, ma eccede quella transevidenza per essere la transvedenza excstatica dell’essersi eccedenza, o l’eccedenza excstatica in/visibile dell’imago.
La spazialità in/visibile è la struttura ontologica dell’eventuarsi fenomenica noumenica, è il senso che si dà in/visibile intenzionalità dell’essere-nel-mondo: non è più solo fenomeno o noumeno, ma si dà quale imago in/visibile
dell’Ereignis dell’essersi, è l’eccedenza excelsa quale imago per eccellenza dell’essersi in/visibile.
L’apparire nella luce del fenomeno dell’ apparenza è l’essere-il-visibile o l’esserci-del-visibile o l’essersi-visibile, non l’abnegarsi, non la sua privatezza, non la sua sussunzione funzionale o subornazione a uno scopo o a una utilità, nemmeno però l’abnegarsi nella noumenica.
27
L’in/visibile singolarità, o singolarità in perenne transcendenza,
La singolarità è l’imago dell’essersi o singolarità nell’essere transinfinita excstatica.
La dimensione dell’in/visibile è il luogo dell’ evento dell’ apparenza o del mostrarsi dell’ essere quale non-ente, niente, nulla, o evento dell’essere in eccedenza sempre al di là della natura calcolata, o della sua matematizzante fenomenica ideale o noumenica.
L’in/visibile è una forma dell’icona del lasciar-essere l’eventuarsi, o lì c’è il mostrarsi o il manifestarsi dell’abnegarsi dell’essere.
Il “luogo” del consenso, evento del senso dell’Essere in/visibile o la transevidenza o transvedenza excstatika è la forma dell’eventuarsi dell’essersi purezza dell’evento, o incompletezza ideale dell’evento quale Gegenstand-in/visibile o singolarità monade dell’evento: è la vaga erranza nel mondo, è la singolarità dell’evento, è il nulla o l’abnegarsi dell’essersi.
L’in/visibilità dell’evento senza fine, senza telos, senza logos, è la cronotopia della mondità o della mondanità.
L’evento in/visibile è la differenza ontologica dal fenomeno o noumeno, è l’al di là del fenomeno e del noumeno, è l’al di là della temporalità, transinstabile equilibrio del nulla senza fine e senza perché, o solo epigenesi dell’Ereignis Singolarità.
L’in/visibilità si dà nella singolarità o nella transcordanza, quale concordanza dell’evidenza, è il mostrarsi dell’evento dell’essersi quale evento o singolarità dell’essersi: la singolarità in/visibile si dà quale evento dell’essersi senza fine, senza nulla, senza tempo.
È fondamento in/visibile della singolarità a-temporale non ‘rappresenta’ nulla, è “solo” se stessa, pura apparenza o evento della singolarità.
È la singolarità che eventua se stessa, fonda l’in/visibilità dell’evento dell’essere.
Qui è la singolarità a gettarsi o abnegarsi nella dispieganza dell’ eidos, o evidenziarsi o mostrarsi ideale.
L’eidos dell’imago della singolarità iconica si eventua aldilà della purezza fenomenica o noumenica, quale evento di-fronte, o Gegen-stand-in/visibile infondatezza.
28
CAP. 11
IL PENSIERO POETANTE IN/VISIBILE:
LA RECHERCHE DI PROUST
Nella Recherche Proust disvelò il pensiero poetante in/visibile:è l’essersi che c’è o si eventua dal nulla, è ideale apparire nell’essere la più apparente o apparenza ideale, evidenza della purezza.
Proust dis-velò la verità aldilà dell’adeguatezza ideale.
La verità non è più la Platonica visione ideale, o la fenomenica o noumenica purezza ma la singolarità dell’evento: l’essere è l’evento della singolarità o alterezza in/visibile.
E’ il pensiero dell’ icona-in/visibile non più ideale, ma singolarità dell’evento della dissonanza nella consonanza, quale transonanza o discordanza nella concordanza, quale transcordanza in/visibile singolarità che si dà senza perchè, quale Gegenstand dell’evento visione Proustiana, ò evidenza dolorosa, quale verità inedita che dischiude l’evento dell’esserci: il mondo non è stato creato una volta per tutte, ma lo è ogni qual volta sorge un nuovo evento ci appare nella sua differenza ontologica.
È la differenza che crea l’evidenza della verità capace di vedere e sentire più profondamente le differenze: è il segnale che il pensiero si elevi, che abbia scoperto e stabilito i nessi tra eventi e fenomeni e noumeni.
Una imago o una icona evento del pensiero poetante: tra il transvisibile pensare c’è l’evento dell’essere luce del pensiero, la luce si pensa o si eventua nel pensiero poetante dell’esserci.
L’immagine dell’imago è una simulazione del mondo sensibile o idea Platonica, è essa stessa l’idea quale excstatica, o meglio il pensiero oltre la categorialità fenomenica o noumenica.
Nel colore c’è il pensiero. La pittura per Proust, non solo pensa, ma è l’eventuanza dell’essere in/visibile infinito vortice vivente, l’ invisibile, l’indicibile.
29
Il pensiero abita il colore o abita il suono, i colori pensano, i profumi raccontano, il colore pensa da sé.
L’esserci in/visibile non è altro che il suo essere evento, si dà come evento in/ visibile.
È la singolarità che crea se stessa ed è la verità della singolarità estatica dell’evento, o il rivelarsi o mostrarsi o abnegarsi o manifestarsi della Transcendenza in/visibile. Platone svelò la visibilità o luminosità o splendezza. Platone Ideò la verità nell’apparenza.
L’adaequatio è un’intuizione eidetica della presenza fenomenica o noumenica. L’in/visibile è invece sempre eccedente, è l’ecxstasi nel suo esserci, è nel nulla, nulla stesso che si configura e si costella, è il Gegen-stand della spazialità: un di-fronte o rivelarsi senza Grund, o senza fondo o senza fondatezza, è l’eccedenza excstatica dell’evento.
Non è mai una semplice presenza ideale, o fenomenica o noumenica, è l’evento della singolarità,o la Differenza ontologica del pensiero che si dà quale evento, è l’aldilà ontologico dell’eventuanza dell’essersi!
Che cos’è l’Essere in/visibile? L’esser-in/visibile è il puro essere, l’essere è in/visibile non-essere, indicibile essere, essere non-essere.
Platone dispiegò l’ armonia in/visibile o Essere In/visibile.
Essere infinito Essere?
Meinong ideò l’intenzionalità in/visibile o l’intenzionalità del non-esserci.
Husserl in “Filosofia dell’aritmetica” fondò la fenomenologia dell’infinito-in/visibile.
Già Weierstrass o Cantor idearono una Filosofia dell’aritmetica infinita in/visibile o intenzionalità infinita o transfinita.
Non ancora l’ontologia dell’intenzionalità in/visibile ma l’ontologico cognitivo dell’essere c’è.
Brentano è l’archegete dell’ intenzionalità, o degli atti mentali dell’infinito in atto.
Ogni fenomeno psichico è ciò che gli scolastici medioevali chiamarono l’in/esistenza intenzionale mentale, è la Gegenständlichkeit.
30
Ogni fenomeno psichico contiene in sé la presenza, è presenza infinita in/visibile, nel desiderio desiderato.
L’in/visibilità intenzionale per la mente intenzionale o in-esistenza intenzionale, c’è, esiste è in/visibile intenzionare l’ inesistente.
In/visibile-inesistente intenzionale, o in-esistenza intenzionale. Gegenständlichkeit in/visibile. Gegenständlichkeit ontologica in/visibile dell’intenzionalità o inesistenza intenzionale dell’in/visibile-intenzionalità.
Gli atti o le entità intenzionali in/visibili in-esistono intenzionalmente o l’intenzionalità in/visibile del Gegenstand.
Tale in/visibile Gegenstand è in sé un infinito in atto, un’immagine mentale. Nella presenza l’infinito in atto si dirige per essere in/visibile alterità.
Husserl è l’archegete dell’ intenzionalità in/visibile.
E’ l’intenzionalità strutturale fenomenica trascendentale ontologico-materico-ontico.
Lì l’in/visibile intenzionalità è ontologico-formale o trascendenza che si manifesta in negazione, o presenza o intenzionale verità.
Nella presenza intenzionale l’intenzionalità fonda l’in/visibile intenzionalità, è “essere in sé” che si manifesti nella mondità o nelle singolarità in/visibile.
Le intenzionalità in/visibili ontologiche della trascendenza intenzionale o Gegenständ-in/ visibile-intenzionalità.
Cosa è l’in/visibile intenzionalità?
L’in/visibile-intenzionalità è essa stessa un infinito in atto.
Nell’interpretazione fenomenica l’essere-in/visibile è intenzionale interpretanza fenomenica della verità, o evidenza in/visibile fluttuante, o splendenza o splendezza assentemente presente, o che si sveli solo nell’infinito o nel transinfinito o nel senza-fine o nell’abisso del senza-entità dell’etere o che aleggi sempre entousiasta , nella evidenza sempre ab-scissa dell’essere-in/visibile alterezza o in/visibile-monade di perfezione.
31
Epigenesi in/visibile è l’imprimersi di una forma excelsa o svelatezza.
Plotino è l’archegete dell’evidente transvisibile nell’ideale visibile della mente, quale armonia invisibile o transonanza della natura stessa o svelatezza o essere estatico-nel-mondo dell’essere.
L’ in/visibilità excelsa di Leibniz si svela invece nell’ essere della monade-in/visibile quale intenzionalità ontologica-metafisica.
Leibniz pensò per primo che nulla c’è senza l’in/visibile o nulla c’è senza la monade.
L’in/visibile si eventua già nella monade quale singolarità o punti métaphysique, o metafisici punti prioritari dell’essere delle entità.
Qualsiasi transentità che è di per sé è costituito come transmonade.
Leibniz svelò l’elevatezza nella monade afenomenica, quale excelsa transinfinita monade, o transapeiron nella sigolarità in/visibile, o nella priorità transinfinita della sua essenza. Il fenomeno dell’in/visibile dinamica si evidenzia solo dopo essere già stato monade che dà la svelatezza dell’ essere, quale essere che si sottrae in transinfinita transvisione della monade, è l’esserci in/visibile-dasein, è l’intenzionalità excelsa dell’essere.
Quella monade-in/visibile quale struttura ontologica dello slancio interpreta l’essenza della monade dell’ essere perfezione o completezza dell’intenzionalità exstatica o gettanza o slancio fenomenico- noumenico epistemico, ontologia del Dasein, costituzione dell’esserci quale essere il modello per la comprensione della monadology: una monade in/visibile e completa, paragonabile alla dasein-transcendenza, è la struttura fondamentale della monade o l’idea di essere senza limiti o l’infinito o transapeiron o transfinito quale transinfinita in/visibilità dell’ essere, o essere inteso come Dasein estatica o Dasein-in/visibile-Leibniziana ontologica.
32
La monade ontologica in/visibile è lo slancio del dasein ontologicamente strutturale: la monade non è anima, ma al contrario l’anima è una possibile in/visibilità della monade.
La dinamica dell’in/visibile non è un evento occasionale ma è la struttura ontologica estatica della dynamis.
Anche per Plotino la transvisione dell’in/visibile sensibile è fondamentale nella katarsi e ascesi e purezza: l’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte dell’anima e consiste nel rassomigliare al dio o nella svelatezza della transmorfia divina, poiché da lì deriva la natura essenziale dell’ essere.
Transvisione di svelatezza delle immagini della vera fonte dell’in/visibile in sé, la transentità dà rimanendo in sé, senza ricevere nulla in sé.
L’in/visibile fluttuante infinito o transinfinito c’è nel senza-fine o nell’abisso del senza-entità della transvedenza, o aleggia sempre la trascendenza in/visibile è l’ infinito o transapeiron nell’archè, o trascendenza del dasein o struttura ontotheo-logica: transpazialità che c’è ma sempre al di sopra o come l’al di là del dasein o essere in/visibile.
La trascendenza del dasein eleva, dà alterezza all’ essere, quale Dasein sempre al di là e al di sopra, per essere sempre una armonia cosmica quale trascendenza del dasein aldilà dei modelli ideali o quale decostruzione della visione in/visibile: è transinfinita nella profondità dell’essere abissale, o transinfinito dasein in armonia afenomenica visibile.
L’infinito nell’archè è transinfiniti archè dell’essere vivenza epochè di dasein e di morte.
Lì si è evento nella mente dell’intenzionalità desiderante indicibile: nella mente transinfinita e sempre oltre l’orizzonte per assistere all’evento in/visibile-imago nei pensieri, l’invisibile presenza s’eleva e s’installa con l’estasi in/visibile.
33
Là abita il vuoto catastrofico che inabissa il transenso del niente, il sommerso che inabissa l’immerso: è la catastrofe della transmorfia che capovolge l’essere e lascia prevalere il niente. E’ una piccola increspatura che dà l’entusiasmo al nulla nell’emergere alla luce inabissando l’essenza del senso in/visibile nulla.
Là ove si abita in transtopia spazialità, o la vivenza dell’essere nella transpazialità, li cura come se fosse in estasi che si increspa ed aleggia, d’improvviso l’immensità vacilla, barcolla, danza all’interno in equilibrio con intenzionalità o il soffio della vivenza transinfinita.
L’in/visibile stabilità dell’esistenza dell’essere si svelerà oscillante e transonante.
Una transonanza transinfinitesima genera l’abisso ove l’essere si disvela nella sua ellittica curvatura: si vive solo la superfice del mondo trafitti dal raggio del nulla-in/visibile.
Un’infinita Topologia Dynamica super-stringa Spazio-tempo-Intenzionalità con infinite-dimensionalità Spazio-temporali in infinite-dimensioni: come le monadi di Leibniz infinitamente visibili, l’interpretazione è spazio-temporale o matematica Platonia infinitesimale infinita di Leibniz, infinitamente struttura non-visibile topologia-iper-finita.
In/visibile iper-finita struttura di infinito-spazio trascendentale, evento struttura infinito-dimensionale spazio a topologia di stringa o singolarità in/visibile .
Si delinea una gestell dell’evento ontopologia sul sentiero di una analitica dell’esserci o dasein-analytik assentemente presente in Kant, per interpretare l’analitica nell’apeiron sia nell’archè senza-limiti o transapeiron.
Presente assentemente nell’analitica gegenstand, presente solo nell’evidenza ideale della purezza eccelsa sempre al di là e sempre al di sopra o sempre oltre il sensibile e del percepibile, quasi fosse l’alterezza transvisione esserci pensante che contempli la transcendenza dei fenomeni ideali o l’invisibile apeiron ontopologia senza fine o infinitezza, o una infinità d’imago nell’esserci o abissalità senza fondale ove c’è l’eventuanza o si dà diafanè la transvedenza dell’archè dell’eventurarsi singolarità o ereignis o transvedenza della splendezza in/visibile.
34
Quella transvisione monade può essere visibile nella sua purezza quale transcendenza dell’ essere-visibile Ereignis dell’ Essere.
Lì il chiasma qualità-quantità si dà quale transinfinità, o non-finito o senza-la-fine o senza telos o negazione kategorica qualitativa del finito aderente o gegenstand, giacchè alla fine c’è sempre un oltre, un aldilà o un essere-in-vista-dell’evento della transcendenza, o in transcendenza abissale: ma una ontopologia della transcendenza è ancora kriptata e non ancora gettata in vista per la trascendenza fenomenica ideale noumenica o trascendenza analitica.
Se il fenomeno ideale noumenico primigenio della temporalità originaria e autentica è l’esserci è possibilità sempre in transcendenza la singolorità in vista dell’evento della trascendenza nella purezza, o semplice possibilità d’esserci della transcendenza, una eventuanza d’ essere sempre in vista della transcendenza abissale e senza fine, o senza la fine e sempre nell’indeterminatezza o della transcendenza indeterminata.
L’esserci non ha una fine,c’è nel finito,è finito nell’infinito è transinfinitezza nel finito: è transinfinito nella monade infinitesima, excstasy della mondità, è excstasy dell’esserci transplendezza, è transcendenza transinfinita nel finito o nell’apriorità o nell’arkè o nella transcendenza paradigmatica; ed è quell’essere-in-vista-della-transcendenza o Cura dell’ essere-transcendenza della singolarità.
La Cura è il tempo excstatico, anche nella sua fenomenica ideale noumenica e quindi ontica e ontologica; la Cura è l’essere transplendenza che sempre c’è senza-fine; la Cura è tempo ontopologico dell’ abitare poeticamente il mondo, è la differenza nell’ontopologia, quale transcendenza della singolarità afenomenica anoumenica aepistemica Gettatezza dell’essere, quale transcendenza della gettanza si mostra in excstasy, dispiegata quale abnegarsi dell’esserci.
35
E non può perciò essere una cadenza da un più puro e superiore stato-originario del quale non si abbia né fenomenica ontica, né comprensione ontologica, sia pure velato essere nel mondo, quale essere in vista della transcendenza, quale fondamento di un essere originario in transcendenza della singolarità.
Nell’essere dell’esserci c’è già l’eventuarsi dell’abneganza ontopologica, o la fenomenica ideale della nascita e della morte.
L’esserci ontico o fenomenico esiste per nascita, e per nascita muore anche proprio nel senso dell’essere-alla morte.
Entrambi sono, finché l’esserci esiste, possibile eventuanza dell’essere in vista della transcendenza dell’essere dell’esserci, quale cura della gettanza degli eventi in transcendenza.
Nascita e morte si coniugano nell’esserci, nella singolarità transcendenza di gettanza e sfuggenza o abneganza o eventuanza-essere-alla-morte, quale transcendenza della singolarità.
L’essere nel mondo dell’esserci si dà nel suo abitare poeticamente, o essere-in-vista-della-transcendenza: la sua fondatezza si eventua nell’ontologia dell’esserci, o meglio la sua transcendenza fondante si dà nell’esserci, nella struttura ontopologica della transcendenza, nell’eventuare una struttura ontopologica quale offerenza di senso, senza-fine, senza fondale, abissale Gegestand, non una cosa, una sostanza o un oggetto, ma si dia come attuatrice di intenzionalità nel plesso della transcendenza della singolarità, giacchè ogni entità nel suo essere differenza dall’esserci si sveli come insensata, destituita di qualunque senso, ci sia cioè solo la transcendenza.
L’acosalità afenomenica aideale anoumenica aermeneutica aepistemica dell’esserci, sia quale matematica infinita, sia quale dinamica excstatika è la fondatezza della trascendenza della singolarità nel suo essere-transpaziale, quasi la dispieganza kantiana del dasein quale essere-nello-spazio: l’esserci, nel suo essere-nel-mondo, è transpaziale o dasein-transpaziale-in-estasy, l’esserci occupa, letteralmente, lo spazio.
36
Non è affatto sussunto nella porzione spaziale riempita dal suo corpo.
La transpazialità dell’esserci non consiste in un semplice occupare luoghi, ma nell’eventuanza che si dispieghi nella transradura della transplendenza, illuminandola.
Ecco perché l’esserci è nel contempo transpaziale originale e la transpazialità. Lì si disvelò la transcendenza ontopologica: quale nuova teoria dell’esistenza o dasein-analytik, che presenti l’ ontopologico dell’esserci, che si disveli dalla critica epocale dell’ontoteologia, dal nuovo senso di esistenza o dasein-analytik-ermeneutica, o situanza, determinazione completa, riflessione, forma, simbolo, esistenza, ovvero la problematica di una ontologia trascendentale delle categorie o la stessa ontologia dell’ente fenomenico ideale noumenico, o una ontologia della trascendenza.
L’ evento della tanscendenza o ereignis che non è né natura né libertà e che si presenta come un fondamento indeterminato, è la transcendenza ontopologica.
La transpazialità dell’esserci nell’analytik-dasein, o l’immagine quale singolarità transcendenza è l’ intenzionalità: è l’origine della dinamica della transcendenza ontopologica quale dispieganza transpaziale.
Lo spazio può essere un campo ove gli eventi sono presenti nella transcendenza transtemporale e transpaziale, ma possono essere transcendenze fenomeniche come un fenomeno ontico, o ontopologico della singolarità in transcendenza quale transcendenza ontopologica o essere-in-un-mondo per essere la transcendenza.
Se l’esserci è intenzionalità, o una gettanza o uno slancio di misura più forte e più duratura oltre ogni ragionevole possibilità fenomenica ideale noumenica.
Tale intenzionalità è nobile alterezza excstatica, è nulla di più nobile e più eccelso, è l’ Essere al di là dell’ideale e fenomenico e noumenico, quale Impetuosa, tensione dell’ immaginazione nell’ essere excstatica, o transequilibrio della transtabilità strutturale ontopologica transinfinita.
La transvisione al di là di tutti i limiti della sensibilità ideale fenomenica noumenica consente di affondare, naufragare e fondarsi in transplendenza
entusiasmante.
37
La gioia è sempre singolarità o nella transmonade che nella mondità o mondanità, perchè lì la dimensione è transinfinita e transinfinitesima, intenzionalità nel ben-essere dell’esserci: c’è l’apprensività, l’intuizione e la comprensione dell’intenzionalità dello spazio-tempo transinfinito e transinfinitesimo.
Forse chi per primo eventuò la differenza tra spazio tempo endemonade in supersimmetria con lo spazio tempo della mondità disvelò l’eventuanza leibniziana ontopologica: ontopologia della disvelatezza transinfinita che disveli l’infinito trascorrere del nulla afenomenico aideale anoumenico aermeneutico aepistemico.
Quella endedinamica svela l’ontocronia nihilista dell’excstatica Dasein-analytic, quale ontopologica del Dasein-analytic: il Dasein quale essere-nella-verità Dasein.
I phenomena degli eventi nihilisti del non-ente, dell’ endeniente, del nulla, comprensibili senza gli strumenti dell’ endelogos o della sensibilità o della congruenza intuitiva, giacchè lì l’endentità non c’è, anzi lì si disvela solo l’abissalità excstatica dell’essere quale essere-sempre-in-vista-dell’essere o transvedenza dell’esserci o del non ente o dell’endeniente o del nulla o dell’abisso, ma si dà anche quale paradoxa, giacchè l’intenzionalità del nulla è niente, quale transcendenza dell’endintenzionalità dell’ endeniente o dell’abisso o della singolarità abissale presente, passata e futura.
L’essere nella gettatezza cura da sé l’essere senza la cura ontocronica, anzi si cura senza l’endefenomenica endideale endenoumenica endepistemica endermeneutica, getta la sua cura della sua verità da sé quale transplendenza transontopica che abita poeticamente il vuoto cosmico o la transradura ontopologica, quale endegettanza dell’essere-in-vista-dell’essere o transvedenza.
È la transvedenza dell’essere-sempre-in-vista-dell’essere che viene-incontro in enderistica, che si disvela per essere contemplata quale fondatezza, così si dà, si cura nella sua futura-anteriorità-gìà-stata e sempre ontopologicamente presentemente assente o sempre in-vista-della-transcendenza o transvedenza in/visibile.
38
Nel suo essere già-stata si getta nella transontokronia anche quale gegenstand-in/visibile, contra-ada, contra-stanza, contro-in-stanza, controistanza fondale che si getta nello sguardo sempre di fronte, quale endegettanza che si dà quale evento dell’essere-in-vista-dell’essere o transvedenza.
In/visibile ontopologia dell’evento-verità, aldilà di tutte le interpretanze infinite, giacchè è in ekstasy o si getta, si dà, si cura l’evento della verità ontopologica della transplendenza o dell’essere dell’aletheia o dell’essere-della-verità o l’essere-in-vista-dell’essere ontopologica.
È l’in/visibile che si dà e si cura e si getta da sé: l’alterezza poietica nella transradura eventua la verità dell’essere, ma discopre e dispiega nello stesso tempo la destinanza dell’aletheia-gestell dell’essere, è l’alterezza della destinanza dell’evento della verità ontopologica nella transradura fondale, ove l’essere-in-vista-dell’essere struttura ontopologica, o l’essere-in-vista-dell’essere dispiega assentemente presente, transvedenza dell’essere-evento-della-verità, o l’essere-in-vista-dell’essere quale gettanza o transcendenza ontopologica senza-fondo della singolarità vuota attante nella sua vertigo in/visibile .
L’essere-abisso nulla o ab-grund eventua l’endikona della transradura ontopologica quale transontopia dell’essere inenarrabile, inaudita, inaudibile, indicibile, indecidibile, mai completamente interpretabile, né epistemicamente fondabile nelle endekategorie endefenomeniche endideali endenoumeniche imperative della volontà di potenza metafisica trascendentale fenomenica, giacchè lì c’è sempre la transvedenza sublime o l’essere-in-vista-dell’essere..
Gli eventi o le intenzionalità della transcendenza o tranvedenza o dell’essere-in-vista-dell’essere abisso ontopologico disvelano la comprensione dell’essere in interagenza tra l’essere e la sua transradura vuota transontopica, quale curvatura transinfinitesima o quale presente dell’interagenza o quale futuro dell’infinito.
Solo l’essere consente alla transvedenza o all’essere-sempre-in-vista-dell’essere di accogliere l’ascolto che si getta nell’abisso della transradura ontopologica, per gettare le fondamenta del fondale dell’essere-monade in/visibile.
39
omphalos
| Show all 1 posts from this thread on one page |
A New Kind of Science: The NKS Forum (http://forum.wolframscience.com/index.php)
- Pure NKS (http://forum.wolframscience.com/forumdisplay.php?forumid=3)
– ontopology (http://forum.wolframscience.com/showthread.php?threadid=1612)
Posted by GiacintoPlescia on 01-06-2009 01:57 PM:ontopology
differenziarono l’apeiron e l’archè che cosmeggi, quale cosmesi o kalousia o bellezza finita dell’infinito sublime anaximandreo: delicate membrane spazeggiano ontopologiche, quali varietà sferiche o phenomena, quali imago dell’ecstasità eonyka che platoneggi o eidousia, o ideale Cronotopia della Physis Ontopologica.
Lo spazio è la libertà che situeggi, spazeggi, trascendeggi, ondeggi, campeggi il deieggiare, là ove gli dei sono fuggiti, gli spazi lì sublimeggiano.
Lo spazio è la libertà che sublimeggi.
Nello spazio il sublime disvela eventi, transcenteggia sublime.
Cos’è lo spazio che sublimeggi?
La natura di quell’evento è il sublime.
Ma qual è il sublime?
Che cosa ne è del vuoto che spazeggi?
Il vuoto è sublime ondeggiare.
Il vuoto non è più nulla, nulleggia.
Né è l’evento che decostrueggi, è un’ eventità che sublimeggi, decostrueggia la sublime differenza.
L’evento della differenza è il movimento che disvela le differenze sublimi e sublimeggi o transcendeggi, è la differenza ontopologica heideggeriana quale struttura ontopologica che eventeggi l’esserità dell’entità in parausia o sublime parousia, è la parausia sublime dell’ esserità che decostrueggi e fenomeggi, esserità della purezza della presenza sublime che spazeggi, quale spazità indecidibile dell’evento che decostrueggi.
E’ in decostruzione là l’ontopologia, cioè l’ontopologia sublime che transcendeggi sublime ontopologico essere-parausia stabile della spazità dell’eidousia o entità ideale spaziale, ontologia e topologia transcendeggiano l’eventità sublime, la struttura ontopologica del sublime:evento che spazeggi l’Ontopology Dasein.
Luogo o Chora che sublimeggi,è l’ eventità, l’eventeggiare della verità che dà la fondatezza al mondeggiare.
La verità che sublimeggi è excstasità, nell’excstasità sublime della verità quale eventità dell’esserità.
Nell’arte sublime che sublimeggi l’esserità dell’entità nella libertà.
L’arte è la spazità sublime che sublimeggi.
Heidegger ricordò l’ondeggiare metafisico aristotelico dello spazio come insieme di luoghi finiti in grandezza e qualità, lì lo spazeggiare è pura estensione omogenea, uniforme, calcolata-parcellizzata, per trasformarsi con Kant in forma prioritaria intuitiva.
E’ qui che Tecneggi la filosofica.
Se la Tecnica spazieggia, l’arte atarasseggia, epocheggia o sublimeggia: ondeggia sublime la spazità dell’essere, sublimeggia al di là della sua determinarezza calcolante; cos’è la spazità sublime che sublimeggi?
E’ lo spazeggiare dell’esserità sublime, o Dasein che sublimeggi, essercità o esserità che transcendeggi.
Quale spazità che spazeggi.
Raum raumt:lo spazio spazeggi, così come Welt weltet, il mondo mondeggi, spazeggiare la libertà, sfoltire, diradare, ondeggiare eventi, eventità, transcendeggia l’Esserità e tempità, già s’in-spaziano: ein-räumen, la Lichtung che sublimeggi, la radura ove abiti poeticamente la verità o poeteggi, o poieseggi o poeticheggi intesa come chiasma che chiasmeggi, ontopologia che splendeggi e nascondi, evidenzi e custodisca in sé il mistero.
In “L’arte e lo spazio” ondeggia lo spazio, spazeggia, è libertà dispiegante luoghi e la scultura un ondeggiare dei luoghi.
Vuoto ontopologico, ciò-che-dà-spazio, Einräumende che sublimeggi, che raccolga, la chora sublime del Timeo che platoneggi risonante in Aristotele nella Fisica come topos, o luogo.
In ontopologia sublime della radura sublime ove si possa fondare l’archè dell’architettura, la sua origine sublime fondata dall’archegete, è il celebre saggio heideggeriano:costruire, abitare, pensare il sublime.
Se lo spazio spazeggia quale vivenza, erlebniz che soggiorni e tempeggi nel mondeggiare, è l’ondeggiare del luogo, o contrada, ondeggiare che spazeggi in libertà, arcifigura, forma originaria della libertà che spazeggi libera del movimento che transcendeggi l’esserità sublime o singolarità che spazeggi, varia, incurveggi nello spazeggiare: lo spazio spazeggia nella sua libertà e curveggia o echeggia, ondeggia in contrade ove l’esserità vi abiti poeticamente, o poeteggi il curveggiare.
Più filosofica della scienza e più rigorosa, più vicina all’Essenza della Cosa stessa, è l’arte sublime.
L’arte è lo spazio o sublime che spazeggi o incurveggi spazitempi.
Dasein sublime che sublimeggi o l’essere exstasità o esser-fuori-da, l’esserità dell’esserci è l’e-stasità che incurveggi spazitempi sublimi: esserità che e-staseggi il sublime.
Spazio sublime del sublime che e-staseggi e incurveggi l’esserità sublime che spazeggi:essere che transcenteggi e incurveggi Esserità che spazitempeggi, quale essercità che sublimeggi.
E’ l’essercità che sublimeggi l’ essere-la-radura-sublime,Lichtung-sein-sublime che spazeggi il sublime, la radura sublime che sublimeggi e incurveggi esserità sublime, non una qualità tra le altre, ma la fondamentale dell’essercità sublime che spazeggi nella radura sublime o Lichtung sublime che incurveggi l’esserità.
Nel pensiero poetante heideggeriano l’esserità si dà sublime, sublimeggia, transcendeggia sublime nella verità dell’esserità sublime, è nella verità o eventità che incurveggi spazitempi.
Heidegger spazeggia l’esserità e estaseggia il sublime o transcendeggia l’esserità nella verità, l’esserità si dà e può darsi soltanto là ove si spazeggia quale sublime svelarsi che sublimeggi e incurveggi esserità, non c’è senza spazeggiare l’essercità sublime che sublimeggi.
I tigli del castello-giardino e lo sguardo oltre il muro splendono in brillanza e curveggia nel tempo la Pasqua, o dietro la collina il prossimo Natale.
Dal campo chiasmeggia e curveggia verso la foresta il sublime.
Poi c’è il curveggiare e si saluta in alto.
Eventeggiano sul banchetto alcuni grandi pensieri poetanti, da interpretare.
Ogni volta è un enigma o eventità, ma il curveggiare è in vista, là nel campo della radura sublime ove spazeggia l’essercità, lì incurveggia il piede sull’estensione della diradanza che risplendeggi.
Tempeggia lì l’essercità, ondeggia l’eventità che curveggi, nei pensieri poetanti curveggia e ondeggia sul sentiero sublime ove il sentiero interrotto incurveggia.
Il sentiero sublime dell’esserità ondeggia al curveggiare del pensante poetante come a quello dell’albeggiare.
Con il lungo passare degli anni il curveggiare spesso riecheggia reminiscenze di gioco e di scelte,quando si è sotto il colpo d’ ascia lì nella radura del bosco, lì si curveggia attraverso……
__________________
che cos’è che dà magia al mito? che cos’è che dà magia al silenzio? che cos’è che dà magia all’anima? l’essere? l’interessere? l’interesserci….essere assentemente presente essere presentemente assente….essere….
| Show all 1 posts from this thread on one page |
Powered by: vBulletin Version 2.3.0
Copyright © Jelsoft Enterprises Limited 2000 – 2002.
ontopology
LONGINO-PLOTINO
KANT-BURKE
FRIEDERICH
HEIDEGGER
PAREYSON
PROUST
Pareyson disvelò l’intenzionalità estetica del sublime enigmatico quale Bellezza sublime della esteticità nulla, quasi fosse l’analisi topologico-transcendentale dell’esteticità sublime o sublazione superiore della conoscenza epistemica.
È l’ esteticità sublime di Friedrich che si dà nell’imago nel fondersi abissale quale esteticità che si sottrae o si annulla, si nega o è l’abnegarsi della transcendenza fenomenica, per eventuarsi poi in sublime imago.
Friedrich libera la natura nell’esteticità della bellezza sublime si è di fronte alla bellezza che si rimette in gioco nel sublime, al sublime che si dà quale sublatione della bellezza ideale al di là della epistemica o fenomenica o noumenica.
Si delinea l’arkè della sublatione sublime, una gestell o struttura sublime della sublatione, o impianto dell’evento sul sentiero di una analitica dell’esserci o dasein-analytik assentemente presente in Kant, per interpretare l’analitica del sublime.
Si approderà nella sinuosa transontologia del sublime quale bellezza-sublime plotiniana o sublime-nella-bellezza heideggeriana, già assentemente compresenti nell’ermeneutica del sublime longiniana o burkeiana.
Si offrirà dispieganza delle contemplanze del sublime nella classicità, quale sublime della mathesis o pitagorico o platonico,o svelatenza di Anassimandro sia nell’apeiron sia nell’archè,quale sublime dei quanta infiniti o del senza-fine e del senza-limiti : presente assentemente nell’analitica kantiana quale sublime matematico o gegenstand sublime, sempre oltre il sensibile e il percepibile, quasi fosse l’alterezza sublime proustiana.
L’apeiron dei quanta però non è mai irreversibile: già per l’archegete della ontopologia sublime Schelling c’è sempre un senza fine o infinitezza, o una infinità d’imago nell’esserci o abissalità senza fondale ove c’è l’eventuanza del sublime.
A quella transvisione quantica si aggiunse, nel corso del tempo, una dinamica del sublime interpretata dal pensiero della dynamis aristotelica, quale sublatione in concordanza o dispieganza del dynon o phyon eraklitiano.
La sublime aritmetica o geometria o matematica innata nelle stelle,è inerente nel kosmos o è sublime kosmesi: la più bella tra le forme o varietà o manifolds attraverso le quali l’idea di bellezza può essere visibile o lì si colga l’idea di bellezza: lì un attimo di bellezza è un attimo d’esistenza.
L’essenza della bellezza è l’essenza dell’idea, o è la sua completezza senza dolore o angoscia: è la bellezza della forma visibile o percepibile quale Essenza.
Ma tale elevatezza della bellezza, o sublatione è la trascendenza dell’ essere,o la sublazione del dasein quale sublazione della simmetria delle forme della bellezza o la sublatione della bellezza della forma o della bellezza stessa.
Quella bellezza che si dà dalla perfetta sublatione è il sublime che trascende se stesso.
Ereignis, o evento della transcendenza della sublatione dell’essere, è il pensiero sublime.
Il pensiero sublime è l’ originale pensiero dell’essere archegeta perchè è il pensiero dell’evento sublime dell’essere abissale o l’eventuarsi dalla verità abissale del sublime ecstatico.
La verità dell’essere sublime è l’ Ereignis sublime abissale, quale sublime Ereignis abissale della verità dell’ Essere o Lichtung del sublime.
L’Essere sublime è dispieganza nello spazio-tempo della sublatione sublime dell’eventuanza.
L’infinito quantico, infinitamente grande o infinitamente piccolo, è di per sé l’infinita sublatione dell’eventuanza sublime.
L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo sono l’eventuarsi della sublime sublatione infinita quantica.
Longinus, nel suo sublime vago e superlativo, eventuò la filosofia ecstatica del sublimarsi o la sublatione estatica sublime soprannaturale.
Pery-Hypsous o Peri Hupsous transvelò l’ ekstasis dell’essere sublime quale sublatione della bellezza classica, o al di là della bellezza ideale.
Per Longinus è la naufraganza, o il Peri Hupsous quale sublime transpieganza della naufraganza.
Longinus ispirò la sublatione sublime che si svela oltre le regole della bellezza ideale canonica.
Longinus svelò nell’arte l’eventuarsi della transpieganza della bellezza estetica che non doveva essere per coercizione anche regolare, razionale, ordinata, misurata e armoniosa, ma abnegarsi nell’eventuanza sublime.
Longinus spiegò la potenza dinamica sublime nella poesia: l’annichilirsi o l’annullarsi nella naufraganza o nella tempesta oceanica, o essere subissati nelle tempeste vulcaniche.
Longinus svelò l’eventuanza della luna sublime o la sublatione sublime dei phaenomena nei cieli, non solo come una forma superlativa della bellezza, ma come una nuova e sublime transpieganza estetica, o bellissima eventuanza del sublime.
Profonda solitudine dell’archegete è l’abnegarsi sublime, ma in modo che susciti terrore in sè: è la differenza tra sublimità e bellezza, un equilibrio instabile, è il muoversi transinfinito dell’essersi in dispieganza o dell’essere dell’ente dinamico.
Il piacere della bellezza è sublimato nell’eventuanza dell’oltre quale sublime bellezza in estasi sublime, o sublatione estatica che attrae in compresenza della paura o terrore o angoscia.
Il sublime è la più forte emozione, o la più sublime che la mente sia in grado di sentire, la più potente di tutte le passioni o la potenza dinamica o la volontà di potenza, è l’intensità transinfinita della sublatione o alterezza sublime dell’eventuanza.
Longinus svelò la sublimità e la situò nella poesia, inventò l’aldilà della bellezza quale dispieganza della sublatione sublime estatica, sia pure intrisa di orrore soprannaturale sublime, quale Analitica del Sublime prioritaria o fondamentale, nel senso del fondersi della sublatione sublime nella bellezza ideale.
La dispieganza dell’eventuanza sublime quale Dasein si esprime nel sentimento dell’angoscia.
Il Dasein sublime in excstasi invece è la sublatione sublime dell’eventuanza, o Ereignis sublime Ontologico della transpieganza dell’ Essere e mostrarsi sublime oltre che essere l’eventuarsi dell’ essere sublime……….
sublimanza
…………………………………. sublime quale klinamen o ab-scissa dell’archè o dell’evento in sublata svelatenza o della transingolarità o transereignis o transvedenza della splendenza sublime. A quella transvisione quantica si aggiunse nel corso del tempo una dinamica del sublime interpretata dal pensiero della dynamis aristotelica, quale sublatione in concentranza o enucleanza o coniuganza kategorica del dynon o phyon eraklitiano, quale essere abissale che si transevidenzi in svelatenza senza fine, quale risplendenza sublime o transplendenza sublime o tramontanza o splendenza sublime o splendezza: qui la transpurezza è transkatarsi e la sua transfenomenica o transmorfia suscita quel sentimento o quella sublata transtensione o quella intermittenza che tanta fortuna avrà nel pensiero di Burke e di Kant, tanto da transevidenziare in diafanè il transfenomeno del sublime o il noumeno del sublime, ovvero il sublime fenomenico e il sublime noumenico. Ma nessuno si è mai chiesto del perchè esista una musa della bellezza e non ci sia una transmusa del sublime. Forse il pensiero di Plotino viene in sublata svelatenza: già Sul sublime-nella-bellezza o sublime-in-svelatezza e sublatione Plotino inizia con il rifiutare la tradizionale classicità della bellezza come armonia e proporzione, sostenendo che quella pare riferirsi esclusivamente alla simmetria. Al contrario, la bellezza risiede innanzi tutto negli oggetti e nelle qualità , in quanto ogni allontanamento dalla transmonade verso la molteplicità equivale a una perdita di perfezione. Epigenesi della bellezza-sublime è l’imprimersi di una forma dell’idea pervasa da sublazione spirituale soprasensibile o sopraelevatezza transexcelsa o svelatenza del sublime-nella-bellezza. In quel primo trattato Plotino riprende la tematica dell’ anagogica della bellezza Platonica ove il progressivo ritorno dell’anima verso la transfera delle idee avviene tramite la contemplanza e sublanza rivolta a forme di bellezza spirituali e immateriali. Platone situa la contemplanza della bellezza in sé, divina e uniforme quale forma della bellezza transevidente e transvisibile nell’ideale della bellezza transvisibile dalla transmente, quale armonia invisibile o transonanza musicale o musica della natura stessa o svelatenza o sublatione della physis o essere estatico-nel-mondo dell’essere. La sublazione o transexcelsa di Leibniz si svela invece nell’ essere della transmonade o archemonade quale intenzionalità ontologica-metafisica. Leibniz pensò per primo che nulla c’è senza il sublime matematico o nulla c’è senza il sublime nella bellezza o il sublime nella transmonade. La sublatione transexcelsa si eventua già nella transmonade o archemonade quali singolarità o punti métaphysique, o sublation dei metafisici punti prioritari dell’essere delle transentità. Qualsiasi transentità che è di per sé è costituito come transmonade. Leibniz svelò la sublation excelsa della transelevatezza del sublime nella bellezza, non c’è bellezza senza sublime e non c’è sublime senza bellezza, anzi solo il nulla è senza sublime bellezza. Il sublime è già nella bellezza giacchè la sublation si eventua nella transmonade afenomenica quale transexcelsa transinfinita nell’archemonade, o transapeiron sublatione nella sigolarità sublime della bellezza, non dopo o nel futuro nè post, ma sempre nella priorità transinfinita della sua essenza. Il fenomeno della sublazione dinamica si transevidenzia, quale ideale della bellezza sublime, solo dopo essere già stato sublation della transmonade sublime. Leibniz ci dà la svelatenza della sublatione o sublazione o essere sublata, quale essere sublime o sublimanza che si sottrae sublime in transinfinita sublazione o transublazione transexcelsa o sublanza o transublanza o elevazione o sollevamento o transelevatezza, che possano essere più facilmente comprensibili in termini di sublimanza, una sublime sublation della transvisione estetica: la sublazione è la sublimanza della bellezza, la sublazione leibniziana è la sublimanza della transmonade, è la sublimanza dell’esserci, la sublimanza del dasein, è la sublimanza dell’intenzionalità sublime nella bellezza estetica, è la transexcelsa sublimanza dell’essere.
L’ up-sollevamento o Aufhebung è solo la sublation ideale della entità o superentità o ontica, giammai la sublazione exstatica della sublimanza ontologica dell’essere.
Dopo il chiarimento della natura attiva, come slancio della sublazione sublime nella bellezza transestetica, Leibniz svelò anche la sublatione dinamica o dynamis sublation del sublime dinamico, lì lo slancio è la gettanza della sublimanza o della sublazione dell’essere. Quella è la caratteristica fondamentale della transmonade in sublazione, quale struttura ontologica dello slancio della sublimanza.
Se si interpreta l’essenza della sublatione quale transmonade in sublimanza quale slancio dell’ essere sublime, quale transperfezione o transcompletezza della transmonade sublime l’intenzionalità sarà la sublazione exstatica o la gettanza della sublatione o lo slancio sublation del sublime. Leibniz pensò anche la sublatione fenomenica o noumenica o epistemica o ontica, ma la sublazione ontologica del Dasein, la costituzione dell’esserci quale essere sublime in sublimanza svelò a Leibniz il modello per la comprensione della sublation-monadology: una transmonade sublime indivisibile e completa, paragonabile alla dasein-sublation. Quell’ idea di essere una metafisica sublation in sublatione metafisica o transcendenza quale transublatione o in transublimanza è la struttura fondamentale della transmonade sublime o l’idea di essere transublation senza limiti o sublatione dell’infinito o del transapeiron o del transfinito quale transinfinita transublimanza del Dasein sublime, quale idea della sublatione dell’ essere o essere inteso come Dasein estatica del sublime o Dasein-sublation-Leibniziana ontologica del sublime nella bellezza. La transmonade ontologica è lo slancio della sublation-dasein e non deve essere intesa come una speciale forza dello spirito, ma in una modalità ontologicamente strutturale: la monade non è anima, ma al contrario: l’anima è una possibile modifica della monade. La dinamica della sublatione non è un evento occasionale ma è, essenzialmente, La struttura ontologica estatica della dynamis-sublation. Anche per Plotino la transvisione della bellezza sensibile è fondamentale nella katarsi e ascesi e purezza : L’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte della bellezza e del sublime-nella-bellezza, la bellezza-sublime dell’anima consiste nel rassomigliare al dio o nella svelatezza della transmorfia divina, poiché da lì deriva la bellezza-sublime e la natura essenziale dell’ essere. Transvisione di svelatenza delle immagini della vera fonte della bellezza-sublime in sé, la bellezza-sublime a tutte le transentità la dà rimanendo in sé, senza ricevere nulla in sé.
Platone non aveva condannato l’arte mimetica, mimetike techne , ma solo quella che imiti il sensibile e non il modello intelligibile, o l’idea. Plotino sostiene che l’ arte si sviluppi da un’idea presente nella transmente capace di imprimere o transformare: l’arte non è più così imitatio dell’ingannevole mondo delle apparenze sensibili, né subordinata alla contemplazione di un’essenza metafisica e sovraindividuale, bensì reca in sè un’idea di bellezza sublime, o è la svelatenza del sublime-nella-bellezza: una tesi Plotiniana destinata alle poetiche del neoplatonismo rinascimentale, per la transvedenza o svelatenza del transmito di Kalypso la disvelatezza del transmito del sublime-nella-bellezza, quale transbellezza in transestasy transtabile, diafanè, fluttuante, phyon o dynon o transmorfia o transplendenza sublime o splendezza sublime in contrastanza transdelirante assentemente presente, o che si sveli solo nell’infinito o nel transinfinito o nel senza-fine o nell’abisso del senza-entità della transvedenza o che aleggi sempre entousiasta , nella sublatione sempre ab-scissa dell’essere-sublyme in transublimanza o transexcelsa alterezza quale svelatenza della bellezza-sublime o sublime-nella-bellezza. Il transmito inizia la transvedenza della sublatione quando tutti fuggono dalla distruzione. Solo l’eroe della naufragranza svolta altrove verso il transmito della Nympha Kalypso, la dea della bellezza sublime diafanè in sublatione o la singolarità primigenia della transmusa del sublime. …………….
sublation
sublime-nella-bellezza o sublime-in-svelatezza e sublatione Plotino inizia con il rifiutare la tradizionale classicità della bellezza come armonia e proporzione, sostenendo che quella pare riferirsi esclusivamente alla simmetria. Al contrario, la bellezza risiede innanzi tutto negli oggetti e nelle qualità , in quanto ogni allontanamento dalla transmonade verso la molteplicità equivale a una perdita di perfezione. Epigenesi della bellezza-sublime è l’imprimersi di una forma dell’idea pervasa da sublazione spirituale soprasensibile o sopraelevatezza transexcelsa o svelatenza del sublime-nella-bellezza. In quel primo trattato Plotino riprende la tematica dell’ anagogica della bellezza Platonica ove il progressivo ritorno dell’anima verso la transfera delle idee avviene tramite la contemplanza e sublanza rivolta a forme di bellezza spirituali e immateriali. Platone situa la contemplanza della bellezza in sé, divina e uniforme quale forma della bellezza transevidente e transvisibile nell’ideale della bellezza transvisibile dalla transmente, quale armonia invisibile o transonanza musicale o musica della natura stessa o svelatenza o sublatione della physis o essere estatico-nel-mondo dell’essere. La sublazione o transexcelsa di Leibniz si svela invece nell’ essere della transmonade o archemonade quale intenzionalità ontologica-metafisica. Leibniz pensò per primo che nulla c’è senza il sublime matematico o nulla c’è senza il sublime nella bellezza o il sublime nella transmonade. La sublatione transexcelsa si eventua già nella transmonade o archemonade quali singolarità o punti métaphysique, o sublation dei metafisici punti prioritari dell’essere delle transentità. Qualsiasi entità che è di per sé è costituito come monade. Leibniz svelò la sublation excelsa della transelevatezza del sublime nella bellezza, non c’è bellezza senza sublime e non c’è sublime senza bellezza, anzi solo il nulla è senza sublime bellezza. Il sublime è già nella bellezza giacchè la sublation si eventua nella transmonade afenomenica quale transexcelsa transinfinita nell’archemonade, o transapeiron sublatione nella sigolarità sublime della bellezza, non dopo o nel futuro nè post, ma sempre nella priorità transinfinita della sua essenza. Il fenomeno della sublazione dinamica si transevidenzia, quale ideale della bellezza sublime, solo dopo essere già stato sublation della transmonade sublime. Leibniz ci dà la svelatenza della sublatione o sublazione o essere sublata, quale essere sublime che si sottrae sublime in transinfinita sublazione o transublazione transexcelsa o sublanza o transublanza o elevazione o di sollevamento o transelevatezza, che possono essere più facilmente comprensibili in termini di sublimazione, un sublime sublation della transvisione estetica
L’avanguardia intende l’abolizione della autonoma arte [arte separata dalla vita] di che significa che l’arte è quello di essere integrate nella prassi della vita. Ciò non è avvenuto, e presumibilmente non può verificarsi, nella società borghese a meno che non sia come una , un falso “up-sollevamento” (Aufhebung) .ostacoli . Basta osservare un ristretto arco di capire che cosa è stato detto. Pertanto, il termine “forza” può facilmente indurre un errore, perché troppo circa la rappresentazione di una proprietà a riposo.
Dopo questo chiarimento della natura attiva, come slancio, Leibniz rAllora io dico-questa forza è intrinseca a qualsiasi sostanza (come la sua sostanzialità) e cerca sempre un certo atto”. In altre parole, è dinamica, ma producere significa portare qualcosa al di fuori, fare qualcosa per dimostrare mantenere se stessa e come tale una cosa determinata. Questo vale anche per la sostanza corporea. Quando due corpi si scontrano slancio è l’unica cosa che è limitata e ristretta
Ogni entità che ha carattere di slancio ed è determinata a essere come il suo conducente. Questa è la caratteristica fondamentale della monade, anche se non è ancora espressamente determinato la struttura di tale slancio.
interpretazione di ciò che veramente entità dovrebbe anche chiarire, in termini generali, la possibilità presenza congiunta di più corpi in tutto l’universo?
Se si interpreta l’essenza della sostanza, come monade e monade Vis come primitivo come slancio, conatus, nisus Pra-existens, come qualcosa che le unità in modo originale e porta in sé ciò che unifica completamente, quindi, il Alla luce di questa interpretazione del corpo così pieno di conseguenze, le seguenti domande:
1. In che misura ha lo slancio, in quanto tale, è ciò che unifica in modo originale e semplice?
2. Data la natura delle sostanze monádico, come dobbiamo interpretare l’unità e la connessione nell’universo?
Se tutto il corpo, ogni monade, le unità da sé, questo significa che comporta essenziale per il tuo essere, per le finalità e le modalità unità. Qualsiasi altro impulso intero monadi è essenzialmente negativo nel loro eventuale connessione con ogni monade unica. Nessuna altra sostanza può esprimere il proprio slancio, vale a dire la sua parte integrante. L’unica cosa che essa è in grado di inibire o desinhibición, e anche in questo modo negativo sempre funziona solo in un modo indiretto. Il rapporto di una sostanza ad un altro è di limitata e, di conseguenza, un certo rapporto in modo negativo.
le monadi stessi hanno una certa perfezione ‘portare a in qualche modo, una completezza, nella misura in cui ogni monade, come dimostrano, e porta il suo positivo, per cui è già, almeno come possibilità, l’universo stesso.
.
perfectihabia; monadology l’intenzione di sottolineare il Vis attivo significa ’slancio’. 2. Questa caratteristica di slancio deve essere implicita in ogni sostanza in quanto tale. 3. Da questo si pone sempre un impulso al completo.
una entità prima. In ciò che non è sostanza, Leibniz chiamato il fenomeno, vale a emanazione, derivazione.
L’unità di la monade non è il risultato di un raggruppamento di elementi, non è qualcosa a successive, ma ciò che dà unità in anticipo. Per quanto riguarda ciò che prevede l’unità, l’unità è attiva, è attivo VIS, primum constitutivum slancio come l’unità della sostanza. È qui che sta il problema centrale di monadology, il problema di slancio e di sostanzialità.
Il carattere fondamentale di questa attività è diventato evidente. Ciò che rimane oscuro è come è in grado di fornire la propria unità di slancio. Una nuova questione decisiva è: come è costituito sulla base di tale monade stessa unificante l’intero universo come una connessione?
Dasein [vide], la costituzione essere e come essere autonomo Leibniz dà il modello di questa unità che egli attribuisce al corpo intero. È qualcosa che è molto chiara in molti passaggi. E di vedere chiaramente tutto ciò che riguarda la comune che è di importanza decisiva per la comprensione della monadology.
“Attraverso il riferimento al” anima “o” forma “nasce l’idea di una vera e propria unità che risponde a ciò che noi chiamiamo” io “dentro di noi, ma non è qualcosa di macchine o artificiali, né il massa della materia in quanto tale, indipendentemente da come è organizzato (composto). , composto di molle e di ruote “.
slancio originale, credo che la sostanza stessa come una monade indivisibile e completo, paragonabile al nostro io … “
“Ma bisogna anche considerare che il principio di azione (slancio) è comprensibile perché siamo molto, in una certa misura, è un analogo di ciò che è intrinseco a noi stessi, cioè, di rappresentanza e di aspirazione.”
Qui sono particolarmente chiaramente due cose: in primo luogo, che l’analogia con la ‘I’ è essenziale, e, in secondo luogo, che proprio a causa di questa origine, raggiunto il suo massimo grado di comprensibilità.
“Io, d’altro canto, presuppone sempre e dovunque ciò che dobbiamo riconoscere fin troppo spesso nella nostra anima, in particolare spontaneo interno modifiche, e con questo bilancio nella mia mente, esaurito l’importo totale delle cose.”
Questa idea di essere, che nasce dalla esperienza di se stessi, dalla spontanea e percettibile trasformazione del sé, da impulso, è l’unico bilancio che è la vera sostanza del progetto di metafisica.
“Quindi, se pensiamo di modi sostanziale (VIS primitivo) come qualcosa di simile a anima, dobbiamo rimettere in discussione . Questa è l’unica occasione che dà luogo a un progetto la struttura fondamentale della monade.
… l’immatériel à Dieu et même
l’idea di essere, alla sostanza, come semplice o come compost, la immateriali anche a Dio stesso, dal momento che Che noi rappresentiamo che è presente in noi in modo limitato è in esso contenute, senza limiti auto-consapevolezza . E ‘piuttosto un altro aspetto che ritengo di un colore o che ho pensato allo stesso tempo a pensare che, così come il colore è molto diversa da me pensare che. E come mi rendo conto che altre persone potrebbero avere il diritto di dire che o si potrebbe parlare per loro, adesso capisco quello che normalmente è designato come un tutt’uno con la nozione di sostanza. Questa è la considerazione di me stesso, mi fornisce anche altri concetti metafisici come la causa, l’effetto, azione, somiglianza, e così via. Questo è, anche i concetti fondamentali della logica e In connessione con la conoscenza di essere in generale, Leibniz, dobbiamo essere a prendere l’idea di essere. In modo metafisico: Questa è proprio la nostra essenza, non siamo in grado di essere ciò che siamo senza l’idea di essere. La comprensione di essere costituito per il Dasein
Ma qui non significa che siamo in grado di acquisire l’idea sarà trasmesso a noi stessi organismi.
Noi stessi siamo la fonte di l’idea di essere. Ma questa fonte deve essere inteso come il significato del Dasein estatica. E ’solo sulla base del significato come articolata diversi modi di essere. Un ultimo e difficile problema è che determina l’idea di essere in generale.
, Poiché, come epocali Dasein, oggetto appartiene alla comprensione di essere, l’idea può essere ottenuta dal soggetto.
Che cosa emerge da tutto questo? Leibniz comprende anche la autocerteza di me stessoconcetti fondamentali. Prova a risolvere il problema in quanto il problema fondamentale della metafisica, ritorno al soggetto. Ma comunque, sia Leibniz come i loro predecessori e seguaci, questa risorsa rimane ambigua per me, perché io non mi ritiro o nella sua struttura essenziale o il suo modo di essere specifici.
Ma il ruolo di principio guida del ego è fuorviante sotto diversi aspetti. Per quanto riguarda il problema di essere, il soggetto è da un lato, l’ente di copia. Come entità, fatto salvo il suo essere dato l’idea di essere in generale. Ma d’altra parte, è soggetto, nella misura che include gli esseri; entità, come determinato dalla natura, deve essere nella sua comprensione dell’essere, dove non solo essere Dasein mezzi esistenti.
Nonostante che mette in evidenza fenomeni óntico fede, la nozione stessa di soggetto è ontologicamente inaclarado.
Pertanto, proprio in Leibniz emerge l’impressione che l’interpretazione di ciò che monadology corpo è progettazione e arbitraria. Leibniz si cerca di motivare questo tipo di considerazione in modo analogico metafisica: ..Poiché la natura delle cose è uniforme, la nostra essenzialità non può essere infinitamente diverso da altre sostanze semplice che comprende l’intero universo Che cosa c’è di Dasein proprie strutture devono essere pertinenti per l’interpretazione della sostanza? Come faccio a modificare queste strutture per renderle adeguate per la comprensione di tutto il corpo e monadology tutti i gradi?
Il problema centrale, che ritorna, si legge: come l’apparecchio è di dare slancio che caratterizza la sostanza in quanto tale? Come si fa a determinare allo stesso slancio?
Se il ritmo, o quello che si è determinata come un driver, è necessario fornire l’unità nella misura in cui promuove, devono essere necessariamente qualcosa che egli non è in grado di prendere posizione, come se fosse un aggiunto o di un conglomerato. Il primum constitutivum deve essere una indivisibile unità.
Lo slancio nella sua semplicità, unifica, ma ha anche a portare questo slancio come qualcosa di più, qualcosa deve essere di più. Ma poi, così deve avere più il carattere di unità, quale parte di se e dove dirige lo slancio [vii], la mobilità in generale. Il movimento è più quello che è cambiato e trasformato. Quella parte di dove lo slancio nel slancio è lo stesso impulso. Il cambiamento di ritmo, quali cambiamenti nella stessa unità, è ciò che è diretto verso dove l’unità.
Come primum constitutivum, lo slancio deve essere unificante nella sua semplicità e allo stesso tempo, l’origine e la modalità di ciò che è stato trasformato.
‘Unificazione nella sua semplicità’ significa che l’unità non può essere la riunione post qualcosa che ha stati raggruppati, ma una unificazione originale host. Il principio che istituisce l’unificazione deve essere prima di ciò che è subordinato a una possibile unificazione. Unificante deve essere anteriore, che ha esteso anticipo per quello dei multipli dove tutto ha già ricevuto la sua unità. Ciò che unifica nella sua semplicità deve essere qualcosa che cattura la loro origine in anticipo e come qualcosa che cattura in anticipo e deve essere qualcosa in anticipo che cattura e copre tutto il loro ambiente [viii], in modo che ogni molteplicità moltiplica e sempre che coprono l’intero ambiente. In quanto tale elemento che cattura l’intero ambiente in anticipo, sta unificando la precedenza dominante, è susbtantia Pra-eminens
Per entrambi per lo slancio, vis primitiva come primum constitutivum di unificazione originale, deve essere qualcosa che cattura l’intero ambiente in anticipo. Leibniz si esprime come segue: Sulla base della sua essenza la monade è ri-presentatore, qualcosa che rende front-vi-in anticipo
La più intima ragione metafisica del rappresentante il carattere di monade ontologica è il ruolo unificante di slancio. Allo stesso Leibniz è stato nascosto questa motivazione. Ma, secondo la propria cosa, l’unica ragione può essere, di pensare che non è monade, come forza, qualcosa di vivo e che egli appartiene alla vita anima e l’anima, a sua volta, di rappresentare. In questo modo siamo rimasti a una semplice passare verso l’esterno che incoraggia il corpo in generale.
Dal momento che lo slancio che dovrebbe essere semplice e originale che unifica, deve essere un elemento che cattura l’intero ambiente in anticipo, deve essere qualcosa che fa fronte-avanti “o rappresenta. Qui, presentato in anticipo e non deve essere inteso come una speciale forza dello spirito, ma in un modo ontologicamente strutturali. Quindi, in sostanza metafisica, la monade non è anima, ma al contrario: l’anima è una possibile modifica della monade. La dinamica non è un evento che rappresenta anche occasionalmente o produce anche rappresentazioni, ma che è essenzialmente rappresenta. La struttura della manifestazione si è precaptadora di guida, è estatica. Make-ahead “e come anticipo il ri-presenta, non è solo una correzione, ma una unificazione che cattura in anticipo e che nella sua semplicità, è per se stessa la più. Les azioni interne … non possono essere
,
El impulso impulsa
Anche per Plotino la transvisione della bellezza sensibile è fondamentale nella katarsi e ascesi e purezza : L’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte della bellezza e del sublime-nella-bellezza, la bellezza-sublime dell’anima consiste nel rassomigliare al dio o nella svelatezza della transmorfia divina, poiché da lì deriva la bellezza-sublime e la natura essenziale dell’ essere. Transvisione di svelatenza delle immagini della vera fonte della bellezza-sublime in sé, la bellezza-sublime a tutte le transentità la dà rimanendo in sé, senza ricevere nulla in sé.
Platone non aveva condannato l’arte mimetica, mimetike techne , ma solo quella che imiti il sensibile e non il modello intelligibile, o l’idea. Plotino sostiene che l’ arte si sviluppi da un’idea presente nella transmente capace di imprimere o transformare: l’arte non è più così imitatio dell’ingannevole mondo delle apparenze sensibili, né subordinata alla contemplazione di un’essenza metafisica e sovraindividuale, bensì reca in sè un’idea di bellezza sublime, o è la svelatenza del sublime-nella-bellezza: una tesi Plotiniana destinata alle poetiche del neoplatonismo rinascimentale, per la transvedenza o svelatenza del transmito di Kalypso la disvelatezza del transmito del sublime-nella-bellezza, quale transbellezza in transestasy transtabile, diafanè, fluttuante, phyon o dynon o transmorfia o transplendenza sublime o splendezza sublime in contrastanza transdelirante assentemente presente, o che si sveli solo nell’infinito o nel transinfinito o nel senza-fine o nell’abisso del senza-entità della transvedenza o che aleggi sempre entousiasta , nella transvedenza sempre ab-scissa dell’essere-sublyme in transmitica alterezza quale svelatenza della bellezza-sublime o sublime-nella-bellezza. Il transmito inizia la transvedenza quando tutti fuggono dalla distruzione. Solo l’eroe della naufragranza svolta altrove verso il transmito della Nympha Kalypso, la dea della bellezza sublime diafanè in transvedenza o la singolarità primigenia della transmusa del sublime.
Gli dèi della bellezza Olimpica o la dea della lucentezza o della splendezza, desolati, disvelano la destinanza della naufraganza in un isola boscosa quale ombelico di tutti i mari. Una dea sublime abita o soggiorna nella transradura sublime figlia di Atlas, il mago o padre della magia o dei miraggi sublimi. E’ la transmusa della transvedenza abissale che abita le profondità dell’isola di Ogigia, è la Nympha del sublime o la Nympha Kalypso, è la dea dell’ essere sublime o Kalypso distesa nel mare sublime, con brezze ariose, oltre l’oceano sconfinato, superiore, immersa nel mare e nella transonanza dei gabbiani, sulle violette increspature dell’oceano. Là la Nympha Nello spazio della transradura sublime interna accoglie l’eroe della naufraganza, lei stessa la dea sublime, cantando con una bella voce, una sublime armonia afenomenica o transonanza o transcordanza, alla sua transvedenza, diafanè, transvisibile in una navetta dorata. L’ingresso è diafanè malvarosa in transvedenza e profuma di cipresso, sotto gli archi delle cave c’è una vasta distesa, o transpazialità, di giardini di vite: qui ha avuto inizio la vicenda o il transmito del sublime, come le acque cristalline e violette in diafanè, lì nella meraviglia per la transvedenza dell’essere sublime. Kalypso la sublime dea si svelò così faccia a faccia in nobile alterezza, quasi estranea all’altro eroe solo della naufraganza, ma dentro la singolarità quale transinfinito nell’archè: era seduta sulla riva o sulla transradura transpaziale abissale in transplendenza e pianse nel suo cuore con lacrime, sospiri, dolori, doglianze. Kalypso sublime in transonanza e transcordanza con l’ermeneuta Hermes, seduto in sedia lucente, iniziò a interrogare o interpretate la dea del sublime: Quale è la missione qui, Hermes, dio della bacchetta dorata? Lei è la dea della sublime accoglienza o concentranza sublime che transconsenta alle desideranze sublimi con ambrosia, mescolata con nettare di malvarosa. Kalypso la dea sublime al Dio ermeneuta Così si svelò: La dea Kalypso della sublime transradura transpaziale abissale Ogigia, mondità sublime e subliminare e luogo di vento e onda che transconcorda in transonanza. Dea sublime, notte-tempo, dopo aver trascorso il giorno seduta sulla spiaggia rocciosa sublime, e soggiornato in transcordanza con uno spargimento di lacrime e angosce e doglianze in contemplanza transvedenza così parlò Kalypso: Ascolti infelice eroe della naufraganza. Venga qui e prenda gli strumenti di bronzo, tagli e costruisca in elevatezza, in modo tale che si possa procedere nel nebbioso oceano. Io stessa le darò vestiti da indossare e invierò un giusto vento che le consenta di raggiungere sano e salvo la salvezza, grazie alla sublime divinità. Le sue parole finì, così parlò la sublime ed uscì rapida in volo: Dea del sublime o dell’ abisso sublime, così sconcertante e così pericolosa.
Queste sono state le sublimi parole o così parlò Kalypso dal sorriso sublime e carezzevole più solenne e più temibile e più beata degli dèi, in seno nelle insenature abissali sublimi transinfinite della divinità della sublime Dea Kalypso, mentre le sue ancelle transversavano nettare e ambrosia. Kalypso la dea sublime parlò così. Allora, la mente è saldamente fissata nell’eterno ritorno? Và eroe della naufraganza e la gioia sublime sia lì, al di là.
Così parlò Kalypso la transmusa del sublime e affondò il sole e le tenebre, quindi il piacere l’un l’altra con le Nymphe in lungo mantello argentato, grazioso e delicato: un bel giro d’oro in cingoli sulla sua vita e una sciarpa scivolò sulla sua testa. Poi transformò la mente dell’eroe della naufraganza per la partenza. Lei gli donò una grande ascia di bronzo, facile da esercitare, con doppia lama, bella e lucida, transportò di gran lunga alberi ad alto fusto in piedi lì, torreggianti in abete bianco, pronti per restare a galla facilmente in transequilibrio transtabile. Kalypso diafanè sorgeva nella transplendenza, tornata ad essere la dea dell’eterno ritorno del sublime, iniziò ad abbattere alberi. Quindi la dea del sublime attraversò le transtringhe e li connesse in transcordanza o in esattezza, in una armonia invisibile di articolazioni sublimi transvisibili. Nel frattempo la dea del sublime transportò frammenti di veli per le vele della navetta dell’eterno ritorno sublime e la chiamò Lady Kalypso; bagnò e rivestì in dolci indumenti profumati l’eroe della naufraganza e a bordo gettò un’ altra e più grande fragranza per un giusto vento caldo e gentile! Che cosa sarà di me? Così parlò Kalypso: che cos’è che si dà nel giorno sublime? che cos’è che si dà nel tempo sublime? che cos’è che dà i sogni sublimi? che cos’è che dà l’universo sublime? che cos’è che dà la notte sublime? che cos’è che dà le stelle sublime? che cos’è che dà alle pupille il sublime? che cos’è che dà il sublime? che cos’è che dà il mito del sublime? che cos’è che dà il silenzio sublime? che cos’è che dà l’anima sublime? l’essere sublime? essere assentemente presente nel sublime o essere presentemente assente nel sublime? La transvedenza diafana dell’essere sublime dell’essere o essere il sublime dell’essere o essere sublime in essere? Tenera è la morte sublime, tenera è la morte quando s’annuncia con le stelle sublimi, quasi fossero pupille volanti del sublime. Oh quanti giorni ancora e poi il nulla sublime? Si vedranno le pupille sublimi nella notte sublime, quando saliranno al cielo quali stelle, oh le regalo il nulla sublime, perchè si possa colmare d’infiniti baci, mah i sogni che aleggiano la morte sono già giunti in punta di piedi, prima della fine dei tempi, quando la follia approda al mattino, prima che la luna sublime eclissi e il sole canti le lodi al cielo. Oh arriverò a sognare il vuoto sublime, pieno di sublime, denso di sublime? Ah essere più imprevedibile delle onde, più libera dei sogni, più lontana delle galassie, quale essenza errante nell’universo del tempo sublime, ah l’abisso sublime dei sogni ove ogni luce narra la transinfinità sublime, quale essenza che possiede in sé l’indeterminatezza del sublime. Nell’anno della morte e della creatività venne la dea del sublime per l’ultima volta, nei secoli, tra un secolo, così parlò Kalypso, avrà un quarto d’ora ancora soltanto e così nei secoli che seguiranno: saranno transinfiniti quarti lunari sublimi per transinfiniti secoli sublimi. Venne dalla bianca neve per la naufraganza nel mare del sublime, ove è inebriante naufragare, per l’ultima volta, nel secolo di un tempo sublime al tramonto, quale splendenza sublime o quale archè dell’essere sublime o quale nuova inizialità dell’esserci sublime, sì ma con chi? Poiesis sublime o transpoiesis, come la dea del sublime nel deserto, come la dea nel nulla sublime si svelò nella transplendenza, solo di sé ma non disse nulla disvelò la sua misterica bellezza sublime. Ah solo un tempo sublime ci dà la vivenza sublime, mentre gli universi si giocano l’esistenza. Ah a volte la sera sublime viene d’incanto, senza la transvedenza mondana, senza pace, senza terrore, senza volare. Si ascolta la transonanza del sublime con il senso dell’attesa delle parole dell’incanto, che fu sublime, in un epochè di dasein e di morte. Lì si sogna la dea degli eventi sublimi, senza averla mai vista, nè udito il fascino della sua phonè, ma la si sogna così come è in transvedenza: sublime, altera, fin al punto d’infilzare i cuori con la luce dei suoi occhi e lasciare alla deriva gli esseri della speranza. Sublime l’accolse morente, dopo la battaglia e l’incontrò di notte alla luce degli incanti sublimi:canti? Le chiese. Mai, rispose. Ah le stelle , non sono mai lì per rispondere ai sogni sublimi dell’essere. Ah perchè c’è la transvedenza stellare? Perchè c’è la transvedenza nel mondo? Perchè d’improvviso, d’incanto, senza attendere né preghiere nè desideri? perchè quando la luce scompare e le ali della notte paiono avvolgere ogni orizzonte, ogni evento, ogni tempesta, solo allora la stella del creato lancia al mondo la sua seducenza sublime e fa volare i sogni nella transmente senza luce nè splendore? perchè l’altera si disvela verso sera, quando ogni speranza del giorno è nulla e induce a pensieri disperati e disperanti? perchè la stella è indifferente ai giorni a alle notti e all’essere e alla morte? E appare solo quando la sua intenzionalità lo desideri? Ah essere accolti nel genio della sua essenza e con sorpresa, quasi fosse una guerra lampo: alle domande rispose con un sorriso sublime e indicibile: chi credi che decida? La dea del sublime da sola, giacchè è inizialità dell’erranza sublime: gli eventi sublimi sono già nella transmente, perchè transinfinita e sempre oltre gli altri genii. Ah volare oltre l’orizzonte per assistere all’evento del sublime, ma la notte dissipa le sue ombre e le ali non spuntano al calar del sole, forse sarà per un’altra sera, quando l’atmosfera brillerà di nuovo con la luce sublime e l’incanto svelerà all’essere i misteri sublimi del mondo, solo allora la dea del sublime accoglierà la desideranza, perchè solo allora la dea sublime desidererà salvarci. Oh già l’universo imbruna e aldilà del tempo scelto dagli eventi i venti secolari trascorrono, col senso del sublime nulla: prima? Chissà? Poi? Ci sarà? Forse la sua transvedenza diafana lascerà credere d’essere lì per il nulla ed invece è con la testa nei suoi pensieri e con la transmente nei pensieri della divinità sublime, con il corpo nei desideri e con la transmente nei pensieri del nulla sublime, del niente sublime ma mente sapendo di mentire, senza venire al mondo, senza essere presente all’essere quale sublime transpoiesis in estasi sublime, quale splendenza in estasi tra i sentieri che si biforcano, l’invisibile presenza della divinità sublime s’eleva e indica la via della sublime destinanza, aldilà sublime o là nelle colline tra il mare e il cielo, lì la dea del sublime offrirà i suoi doni all’essere che lasciò la sua vita agli inferi, per svelare il sorriso della seducenza sublime, che riempì la transmente, ogni attimo, dal fuggente al mai giunto in prossimità degli eventi sublimi. Non c’è più la desideranza: è la flebile luce che s’offre alla assurda essenza del bruciare per esistere. Ah l’estasi sublime è svanita nel nulla, nel niente si vive una sola volta, la prossima non ci sarà: né in cielo, né nel creato dell’evidenza ideale. Ah l’estasi sublime che si lascia consumare piano, quasi fosse prelibata delizia della notte sublime, la quale arriva in punta di piedi e mai lascerà l’essere silente, con i suoi occhi splendendi più delle stelle vicine o che brillano in lontananza siderale. Si desidera allora aprire la porta ed uscire dall’incubo che assale ogni orizzonte e lascia solo il nulla, quale unica consolazione della sera che arriva prima del brillio stellare e si lascia andare alla deriva: non si gioca più con la sorte, né si ascolta più la voce delle illusioni, si ignora l’assenza assoluta, si mitiga il vuoto con il vento dell’evidenza ideale, si lascia alle lusinghe il tempo necessario per sparire. Da lontano si sogna le estati senza estasi, senza parole per parlare al cuore più profondo degli universi e si chiede a chi lì vi abiti per quale ragione la luce abbia abbandonato la sua essenza estatica ed ora opprima quale ferita della transmente? Ah come è sublime amare quando si pensa al suicidio al mare, ah il tempo dell’esserci può essere letale. Lì lunghi anni son trascorsi d’incanto sublime solo per attenuare il risveglio: la sera sublime richiama le sue stelle e la luce raccoglie le sue ultime transvisioni, per sparire e riposare, ah dove andare? Se chi si vuol raggiungere ama il sublime errare? Altrove? Là ove la voce non risuona mai nell’udito della transonanza? E i transensi si perdono tra transinfinite varietà come fiori senza profumi e lumi con la forma delle ombre sublimi? Addio ai pensieri che giocano solo con le illusioni e lasciano all’incanto il sublime: tanti anni luce saranno mitiche immagini sublimi? ah il profumo della partenza è sublime o è intenso come quello del suo arrivo. Sublime giacchè si sogna d’essere aldilà dei paradisi perduti per delirare con il peccato e il senso dell’essere sublime, in un mondo sublime che parlerà alla sera sublime e alla luna? Mai si saprà. Con i raggi di luce sublime, unico regalo della dea della desideranza sublime, la transmente naufraga nel tempo sublime: nell’essenza dell’essere sublime, quale abisso ob-scuro sublime che scava dentro l’exsistenza per colmare il niente sublime. Ah l’abisso sublime che s’insinua denso d’oscurità, abitato dalla dea del sublime più atroce, quale assenza assoluta dello s-guardo astrale o della transvedenza, che male, ora, ma non vale, presto sarà diverso, lì nell’universo sublime che non c’è più, nè mai più ci sarà, chissà? Lì la sera sublime del dì della transonanza si ascoltano i passi della transcordanza sulla catastrofe sublime con i pensieri del corpo più dolce dei sogni: solo lì tra la luna che s’imbruna e la sera sublime del dì dell’evento sublime della splendezza, lì sorgerà quella luce sublime che incanta anche la notte più buia e più tersa dell’anno sublime: chi sparirà per primo? Forse chi apparirà tra un mito e un sogno? O chi lancerà un sussurro più profondo d’un abisso sublime? Oh la vertigine sublime dell’assenza com-prende i transensi e l’essere sublime vacilla sull’orlo della voragine transinfinita e guarda il nulla sublime abissale attante in deriva dell’universo: là ove è perso ogni transenso e il sublime regna con l’assoluto. Ah ci fosse almeno il tempo per osservare la fine dell’essere nella profondità sublime abissale dell’ essenza sublime con quella leggerezza che invita al disincanto sublime , oggi non si sarebbe più qui a tremare per il niente che s’inabissa nell’essenza dell’essere e lo riempie di sublime, con la densità che rende estatica anche la bellezza terribile del sublime: perchè la catastrofe sublime che tutto divora ora dimora nel nulla sublime abissale. Lì là in fondo nell’abissale icona dell’essenza del sublime o transvedenza diafana del sublime, là nell’abissale catastrofe sublime in diafanè nell’essenza dell’essere sublime abita sovrana. Ah l’angoscia sublime che pervade l’essere sublime quando il nulla precipita nell’abissalità e naufraga con l’estasi sublime. Là lì si abita nel vuoto sublime catastrofico che inabissa il transenso del niente sublime, il sommerso che inabissa l’immerso sublime: è la catastrofe della transmorfia sublime che capovolge l’essere e lascia prevalere il niente sublime. E’ una piccola increspatura che dà l’entusiasmo al nulla sublime nella transvedenza in luce diafana inabissando l’essenza della storia e il transenso della storia, quale storia del transenso del sublime nulla. Lì là ove abitano coloro che son morti per la dea del sublime. Lì non c’è paradiso, né inferno, né limbo, né purgatorio si abita il luogo del sublime in fiore: non è un luogo sacro giacchè la dea del sublime li ha sacrificati, è una transtopia d’attesa della divinità sublime o una transpazialità abissale sublime: si è abbandonati lì per sempre e non si desidera l’eterno ritorno nel mondo , né si aspira ad un altro mondo. La transvivenza continua lì tra il colore e i profumi della dea del sublime che li circonda con l’unica consolazione possibile: essere sublimi nella transtopia sublime dell’essere sublime o nella transpazialità abissale sublime? Perchè la dea del sublime li cura come se fossero in estasi abissale sublime? Fiori sublimi tra fiori sublimi? Ah lì l’assenza invade la transmente e la riempie di presenze simili all’assenza o al nulla sublime. A niente giova pensare quale sarà la destinanza, in una esistenza ove al nulla succeda il nulla, senza posa, né timore che al transenso del niente prevalga una ipotetica salvezza. A cosa pensare quando nulla è possibile per sedurre l’essere sublime? E’ meglio chiudere la transmente per precludere qualsiasi desideranza per placare i dolori del senso del nulla sublime. Ancora un attimo e tutto scomparirà e i ricordi saranno abitati dalle presenze fantasma parlanti la lingua dei morti. Si spera d’accedere subito alle prossime stagioni, senza attendere eventi che preannuncino già incontri nefasti. Alle volte è possibile ascoltare la transonanza della voce sublime e lontana, ma il transenso dei desideri è sempre rivolto verso altre stelle con la transmente ancora densa di transcordanza di pensieri inutili e si decide di lasciare a chi sappia meglio abitare il mondo, la gloria, la destinanza. Mai più si sognerà l’essenza degli sguardi, mai più s’ascolterà la transonanza della voce che chiama, perchè da sé non si sente troppo desiderata, mai più il vuoto denso d’essenze sarà abitato dalla luce generata dal nulla sublime abissale: ah dea del sublime, ah dee perchè avete abbandonato l’esserci? Lì l’incanto c’è quando la splendenza sublime si sveli e s’elelevi più bella delle meraviglie del mondo, ignari del perchè si lascia partire un soffio di desideranza che increspa ed aleggia, d’improvviso l’immensità vacilla, barcolla, danza all’interno del sublime transequilibrio ed ancora di più la transonanza incanta, quasi ci fosse una transintenzionalità con il soffio della transvivenza: quasi volesse danzare tra le onde sublimi in transcordanza. Ah mai illusione balenò all’orizzonte più terribile e sublime: d’incanto così all’improvviso ci fu la transmorfia sublime degli eventi: d’impeto ammainò e riversò la sua essenza sublime nelle acque agitate e tempestose: un immenso fragore s’udì in tutti i luoghi del globo e la dea del sublime inabissò tracimando con moti ondosi altisonanti mai visti, né uditi in transonanza transudita: quel che fu la più transtabile che si conoscesse s-pro-fondò negli abissi con la sua sublime transvivenza glaciale. Ah la catastrofe sublime: un soffio può far capovolgere le immensità più eccelse, tanto da generare l’attante della transmorfia sublime che farà naufragare l’esserci: è il soffio dell’essere sublime che genera la catastrofe sublime per mutarsi in essere abissale sublime. Ah il soffio di desideranza dell’essere sublime si dà quale catastrofe sublime, prossimità del naufragare, quale destinanza dell’essere per la morte sublime. Alla presenza dell’essenza sublime della transonanza dell’incanto, al balenare del miraggio sublime immenso e transinfinito l’essere sublime è in diafana transvedenza quale estasi sublime, quale respiro che sente la vicinanza del sublime, ma quel soffio farà vacillare l’immensa la sublime e transinfinita esistenza glaciale. L’equilibrio fondante la transtabilità dell’esistenza dell’essere sublime si svelerà oscillante e transonante. Una transonanza transinfinitesima genera l’abisso sublime ove l’essere sublime naufragherà: dall’incanto sublime alla morte sublime: dal miraggio sublime al naufragio sublime. Ah l’abisso sublime che si disvela nella sua ellittica curvatura sublime: si vive solo la superfice del mondo trafitti dal raggio del nulla sublime ed è subito morte sublime, l’essere sublime è solo sulla transvarietà transferica trafitto dal raggio abissale sublime ed è subito sublime abissale in diafana aldilà. La dea sublime distese le sue intime essenze mentre disvelò al transtempo il suo essere nuda al mondo. Ahah essere in nuce, ah essere in luce: lunghi anni sulle ali dell’estate sono state le sole volte in cui la vita sorse senza dinieghi né divieti. Ah le ore grandi come un secolo, ah le cose piccole come galassie, si svelarono diafane in transvedenza animate come nuvole d’un giorno assolato e solo, scorto dietro l’angolo della morte sublime. Lì la sorte verrà ancora a spiegare la transmente, mentre le nubi lanciano al mondo ombre colme d’attesa e di tormenti. Si transente già la gioia che s’avvicina a passi lenti. Ma menti? Ah le montagne viola o lillà, la notte sublime lì là in prossimità della mondità con la velocità della destinanza, più rapida d’un uccello da preda, prenda, prenda, predante la preda fuggitiva lì là, che al fine si dà, giacchè non ce la fa. Si farà ancora in tempo a spengere le luci prima del sonno dell’attesa e del riposo: denso di sogni ed incubi e vuoti di mente. Lì è ancora giorno e il sole tarda a tralasciare, sarà ancora preda della nostalgia della bella estate che si svela alla sera sublime con l’abito delle stelle fisse, mobili, cangianti ma senza tanti allori per piangere e per sognare: con la sorte oltre la morte sublime. Avrò ancora sogni da vendere e gioie da acquistare, ma non so più se c’è la diafana tranvedenza o se la luce segua ancora il destino dei viventi o la nostalgia dei morti. Proverò ad essere una tranvedenza con la sera dietro le spalle e la notte sublime e buia quale transvivenza, ma sarà una nube nera come l’incanto della morte sublime ad avvisare le ultime speranze con il fascino del nulla sublime. Ahah udrò ancora il sole cantarmi le melodie dell’armonia afenomenica della transonanza in diafana tranvedenza che lascia al mondo il mistero dell’evento sublime, ma all’ultima ora la destinanza sublime sorprenderà con la fantasia dei fiori e la luna da sola apparirà all’orizzonte degli eventi sublimi: lascerà sognare senza fare del male: con la follia sublime negli occhi: ah come è vuota la notte sublime senza i sogni del transdicibile. Ora son trascorsi millenni luce e dell’attimo del cosmo e dell’universo non c’è traccia: nulla, né del destino, né della transvivenz così densa, così tersa, così casta, così vicina al nulla sublime e senza fasti. Qui correrò ancora un’altra volta per raggiungerla con le ali del destino sublime e l’ultimo raggio che provenga dall’aldilà sublime e insegua senza sosta una luce sublime e misteriosa e senza transenso, poi mi volterò ancora una volta per vedere gli occhi di chi decise la sorte del mondo, prima che sia fuori per sempre e transenta il transaudibile con la musica della transonanza o la la transcordanza sulle note del nulla sublime, o con i sogni sublimi abitati dagli occhi dell’essere sublime: lei è sublime, è la risonanza della transonanza in transcordanza, amante del disordine, in lei c’è la leggerezza ma anche la tristezza d’una nuvola a primavera, lei è sublime amante della transvedenza, in lei c’è la luce ma anche il buio atroce d’una nebbia subliminare, lei è sublime nemica delle tenebre: è caotica come il sole, ma le piace il perielio sublime di venere, non saprei bene se le piace la nostalgia della pace o l’ira della vittima che tace, ma sublime lei è e sarà, non mi sogni più, ho le labbra grosse da attraversare, la sera o al mattino: non fa differenza, tanto ci sarà sempre chi avrà gli occhi per ridere e lo sguardo finto metallo. Ogni sera al tramonto alzi gli occhi al cielo e pensi: quando era sublime la mia giornata, tant’è che non riuscivo mai a sapere quando il lunedì venisse, c’è, ci sono? Sì, sì, ancora un altro poco ed andrò a dormire, sognerò gli occhi tristi della sera e la luna sublime mi farà compagnia, col raggio blu dell’estate e col raggio rosa dell’autunno, ma non mi sogni più, non farà bene sostare sulle piazze di notte e cantare come i grilli dei conventi e le sere passate ad urlare: dio, dio, non molestare gli organi e i letti e le strane passioni dei gatti. AH gli occhi di metallo lucido li ho visti una domenica pomeriggio in vitro, in vetro, dietro le vetrate virtuali, ma non mi sogni mai più, o i sogni sublimi non ci lasceranno più. Sublime è il tramonto dei sogni: è il tramonto sublime dei sogni. Fra un poco verrà la sera ed uscirai di qui libero come gli uccelli del mare che vanno a pescare di notte il sangue blu, ma non ci sarà più. Adoro ancora la sera restare a guardare la notte sublime e più buia, con le stelle annoiate d’essere fisse e il creato che è lì che attende i desideri dei nostri sogni sublimi. Ancora una volta e tutto sarà scomparso sulla faccia della terra: non c’è più pioggia, non c’è più luce, non c’è più un dio che produca un miracolo stanco o appena più in linea con l’orizzonte e l’universo, ah mi sentii persa tra le sublimi transcordanze come una gru a primavera, ma c’era il sole e c’era il mare e a me veniva voglia di cantare le nenie da bambina, quando l’età incrina e la soglia tra la vita e la morte torna a vacillare. E’ la transonanza sublime. Ancora un solo attimo e poi si potrà morire: mi guardò per l’ultima volta con gli occhi più lucenti della transfera del circolo polare artico , ma non si smosse dalla destinanza. Subì ancora una volta la sorte avversa: aveva un diadema con la veste più vaporosa della serata, di quelle che quando ballano fanno vacillare il mondo e il cuore, e si inizia a tremare come se si fosse sottozero all’equatore. Oh la musica era bella sì, ma si cantava da folli, si suonava la transonanza dell’infanzia maledetta e le vesti che volavano sublimi e senza senso, ma quella notte sublime non si lasciò alla sorte il privilegio di fare le scarpe. Capii all’improvviso che il tempo della giovinezza era pallido e il tempo del sorriso già dietro le spalle dei vecchi platani d’un giardino verde e rosa, blu e glicine, sublime lillà, lì là quando sorgerà ancora il tempo della pazienza fuggitiva e secolare, quando la sorte guarirà gli incubi che accompagnano la luce del giorno. Quando verrà? Ora che non ci sarò più? Oh spinga, spinga forte: la navetta dovrà tremare con la forza d’urto delle corazze e la bellezza sublime degli sguardi di fanciulle prima che per loro sia già sera o notte sublime e fonda: addio, addio, affondi pure negli abissi sublimi del tempo, tanto non ci sarà mai più chi le darà la luce sublime dell’inverno a sole spento, oh mare, mare non mi lasciare di notte a naufragare, con le stelle della notte sublime che guardano le volte del creato tutte le volte che il loro sorriso si volge al passato, oh non gridi invano, tanto gli astri sono tutti folli, oggi ti dicono che potrai trovare i tuoi sogni nel cassetto, domani nel letto e un altro giorno ancora non si sa dove o si speri o si spara. Oh attenda pure un altro anno, tanto dovrà arrivare ancora con lingue piene di vento e la chioma nera e china e bianca, come l’alba sublime, ah ci sono giorni in cui la sera non arrivi mai e il tramonto duri il transtempo transinfinito che serve per morire, nascere e rivivere in altri luoghi, in altri mari, in altri mondi o in altri universi sublimi, senza sentirsi persi, né tremanti di gioia o di paura, ma solo vuoti, soli, come il sole nella transradura abissale della foresta sublime e nera, nel cuore del continente più antico d’ansie e di timori sublimi, come quando pare che non ci sia più niente da fare per restare ancora in vita. No, non mi sogni più con la gioia sublime del cuore e il sorriso perso per strada mentre si cercavano le viole. Non è ancora giunto il transtempo in cui la notte sublime avrà lasciato le sue spoglie alle stelle e vestirà la corolla con i fiori roridi di pianto. No , non mi sento stanca: è solo il soffio della vita che accompagna la notte sublime con il dolore della morte sublime e al mattino fugge via, con la velocità dei sogni sublimi. E’ sveglio? sono le otto del mattino e la sua sorte sta partendo, non so più dove andare ed ho una gran voglia di morire, ma fra poco sognerò di entrare in quella luce che fin allora mi uccise tutti i sogni a occhi chiusi e a occhi aperti. Ma, la prego, non apra, perchè è la morte che attende con l’arma bianca e nera vicino al mare, oh no, no, non so soffrire, ma fra poco morirò e mai più la rivedrò, la sogno sempre, sempre, oh come è dolce il tempo, oh come è forte il vento, ma fermare non si può e dove andrà, non lo so, ma non si volti mai, non si giri e ri-giri mai, giammai vorrò che i suoi sogni siano spenti come i miei, non si fermi più. Sento già suonare. Quella porta è già aperta e il sole del transinfinito già splende in altomare, mi vien voglia di gridare, ma la mia voce non suona più, le mani e i piedi sono immobili, come il respiro, il mio povero cuore non mi batte e ri-batte più ed il mitico corpo giù si sente giù, giù, giù fin nell’abisso, da dove non non si sale più su, sussù non lasci, non lasci, ma non si fermi, continui almeno lei a sognare, ad occhi chiusi o ad occhi aperti, tanto per sognare il sublime non serve guardare. Ohoh mi spinge oltre quel tempo della vita mortale, lì ove le onde fuggitive e stanche varcano le soglie dei sogni e sostano un istante transinfinito per contemplare le bellezze sublimi lunari o lunatiche? Oh si lasci guardare, è bella solo come il sole all’alba, che non guardo mai, perchè mi piace di più sognare il sole tramontante, con i suoi raggi sublimi ultraviolentiviola che volano da qui a lì senza il timore delle distanze o degli ostacoli o delle remore o dei dinieghi . Lei ci ri-penserà, si dà? si darà ? si sottrae, si kripta, si dekrypta, si vela e si disvela, è la verità bellezza, la legge dura della dolcezza del sublime, un nobile fenomeno della seducenza astrale, le stelle son lì solo per farsi con-templare, guai a chi pro-getti la prossimità, ikaro-docet? così la finirà di farsi del male da soli? così parlò Kalypso prima del diluvio universale, niente male, aldilà delle stelle e non solo quelle, ma di sola bellezza non si salva il mondo. Oh non è così? Oh è dolce come il mare salato, ma di dolcezza si vive una sola volta. Oh si regali un sogno sublime abissale o vuoto come la grazia pregnante dell’universo denso d’incubi e di orrorose tragicità. Oh faccia sognare il sublime della transplendenza per irradiare l’intermittenza aurorale del miraggio boreale quale brillanza astrale, ma di luci soffuse e terse si può anche perire o svenire, o sbranare dall’eroina versus semidei.Ohh, oh si lasci affondare: è sublime come le stelle, ma quelle non se ne stanno lì a guardare: son fisse, mai fesse, ma fissate, replicanti, in armonia afenomenica transonante la medesima melodia armoniosa e tediosa mormorante: domani, domani? sì, domani, potrà annegare o volare, o morire o soffrire, ma non lasciare, non lasci mai più, le stelle amano essere viste a distanza siderale, guai a toccare il fondale universale, si può s-pro-fondare nell’abisso sublime, senza mai più tornare tra l’aurora e l’infinito o transinfinito: è finito? è già tutto irreversibile abissale? Oohh non lasciare, anzi si lasci attraversare senza fiatare, come già si lasciano oltrepassare i suoi occhi dalle intermittenze delle desideranze, che danze! E’ finita: con il sorriso sornione della perfida albione, appena baciata dalla fortuna bendata, anzi cieca come la sua anima dis-animata, che corre e fugge via, per non tornare mai alla deriva, strane onde fuggenti, saranno le superonde della stranezza sublimi che spezzano e frantumano la transpazialità -transtemporale, ma così difficili da catturare dai miti sublimi? Quanti quanti ancora? Chissà, è l’indeterminatezza sublime della stranezza, bellezza, che spro-fondatezza. Ora e mai più non ha più senso ascoltare le voci degli abissi sublimi della memoria dei ricordi diafani, non ha più senso alleviare con il miele eterno l’eterno ritorno, sì ma dove? Si è soli con la desideranza della morte sublime, ah si inveisce ogni volta , quando appare il sublime ed abissale sguardo, non ha più senso spendere le lacrime della noia senza ascoltare la voce dell’aurora: che sale saliente ogni volta che l’esserci sublime muore. Ora ho anche io lasciato alle luci della notte sublime il vago sopore dell’anima morente, in mente, ah verrà la morte ed avrà gli occhi dell’eternità sublime. Si ascolta sempre la voce dell’anima: in silenzio: senza il clamore dell’eternità sublime. No non ci sono più sogni da vendere, nè vendette da sognare, nè ricordi sublimi da regalare a chi viene e và soltanto per mostrare il volto del bene o il volto del male o ambedue anfibologici, la sapienza consiglia di sorridere, sempre, o per lo più ogni tanto: almeno quando la presenza della transvivenza sfiora il fiore del tramonto sublime: chi rimpiangerà mai più i giorni lontani dell’infinito ritorno del sublime? In un giorno di maggio ci fu l’inizio della fine: una sola volta vidi volare la luce dell’eternità , quando la sera svelò lo sguardo della morte sublime, con gli occhi sublimi della divinità: non c’è più quella sera rischiarata dalla voce luminosa della tempesta sublime e perciò perfetta, non c’è più tempo per sognare una luce antica e amica che ri-veli il transenso dell’essere e, o, la deriva dell’infinito transinfinito ritorno che mai, se mai, verrà senza arrivi e senza partenza, ma solo una vaga presenza, come la luce sublime dei suoi occhi di là , dall’abysso infinito che mai lascerà, libero d’essere simile ai sogni pensati nel buio della notte sublime. Non ha più senso ascoltare il colore dei suoi occhi, se la sera la noia assale ed invade la memoria sognante, nel vuoto spazio della notte sublime c’è il nulla sublime che canta con la voce della seducenza astrale in transonanza: solo la transcordanza della morte ci può salvare, nel vuoto eterno del nulla sublime, una sola transonanza che canti: una canzone in transcordanza: su, sussù, non tremi, le stelle non stanno lì solo a guardare, la dea del sublime non ci ha abbandonato abita lì là in un campo di ogigia, la xhorà del sublime, lillà in un campo di ogigia la xhorà sublime abita Kalypso la sublime dea della diafanè, lì là ove la dea si getta in transplendenza in un campo, in una transradura fiorita di lillà , di ogigia la transpazialità abissale del sublime, lì scende in campo insieme all’eroe della naufraganza, là in una transradura luminosa in transplendezza di ogigia, la xhorà lillà. L’essere sublime si getta sul campo di ogigia la xhoràlillà, lì là la ricamata seducenza della dea del sublime si svela e disvela nella transcordanza sublime che seduce la dea Kalypso-lillà , in una transradura sublime fiorente di ogigia la sublime xhoràlillà, lì là ove l’essenza della dea sublime si getta, si dà , sì, sissì, la rugiadosa transradura sanguigna, ruggiosa, brillosa, luminosa, transplendente, seduce lì la dea del sublime in un campo di ogigia la xhoràlillà, lì là si disvela l’aletheia sublime, la verità sublime si svela in una transradura di lillà , l’ essenza dellia dea sublime si svela sul campo, si dà in campo lì là, sì in quella divina transradura sublime il padre o la madre sono figli dell’essere sublime, o sono figli di se stessi, la madre è figlia dell’essere sublime, o la madre è figlia di sè, così come iddio è figlio di se stesso o il dio è figlio dell’essere o la dea madre è figlia di se stessa o la madredea madreperlacea è figlia dell’essere sublime: la natura della dea sublime è figlia dell’essere sublime, la physis sublime della divina è figlia di sè e si dà da sè , sì, si svela da sè , si getta da sè, si pro-getta da sè in un campo di lillà , si fonda da sè in una transradura radiosa in transplendenza diafana di ogigia xhoràlillà lì là. Ah essere figli della transradura sublime vuota, sgombra, libera, disertata, annullata,annichilita, svuotata, diradata, diafana in eterna diradanza e transplendenza, figli della transpregnanza sublime della divina splendenza, figli della sua desideranza sublime, figli della sua ontogenesi o dell’essere sublime transpregnante che si dà da sè o dà sè o dà la transpregnanza all’essere sublime. Ah la fanciulla transpregnante dell’essere sublime che dà luce e dà alla luce figli dell’essere sublime pregnante, o dell’essere sublime in estasi sublime in un campo di ogigia la xhoràlillà, lì là solo la dea del sublime ci può creare. Ah essere disvelanza sublime della transmonade vuota in exstasy sublime, quale deliranza che danza nella diradanza sublime dell’aletheia dell’essere sublime, senza il nulla, senza altri dei, né altri eroi, né entità o superentità, solo il suo evento sublime che si dà: viene in sogno l’evento sublime della dea sublime che si dà nella diradanza che danza con l’imago dell’eternità transvedenza. Viene in sogno con la luce dell’eterno ritorno della transvedenza, all’alba di un altro giorno sublime con solo un ultimo desiderio nei pensieri, ma non viene mai in mente, né oggi né mai. Lì i sogni si svelano con lo sguardo della diafana transplendenza del sublime nella bellezza, o dell’essere sublime nella bellezza dell’ente ideale, o con la luccicanza sublime dell’exystenza senza presenza, o solo con l’assenza sublime, mentre sussurra sempre ai transensi di svelare solo l’imago della diafana transvedenza: tanto per la ricerca del tempo dell’eventuale ritorno c’è sempre innanzi l’infinito o il sublime transinfinito. Ho solo un sogno da raccontare, ma non lo svenderò per qualche virtù virtuale, ho troppi sensi nascosti e silenti e inauditi e indicibili: forse un giorno aleggerà nella mondità la sua eterna presenza, ma è già sera, è già troppo tardy per credere ancora alle fabule con o senza dormienty, senza sogni. Una sola volta, se mai ci sarà, forse verrà la dea con in seno un sogno senza senno, insensato, ma non ci sarà più il tempo per sognare l’imago imaginaria degli eventy….giacchè non c’è più il tempo imaginario dell’imago eventuale. A nulla pensa il nulla che sogna o immagini l’evento del suo infinito ritorno dall’abisso animato, ove la luccicanza dell’evento si dà, senza nulla chiedere…sino al terminale dei nostri sogni insonni salienty abyssaly, come una kuspyde imaginaria che attrae il chiasma eventuale…ahhh l’evento dell’essere chiasmale…interattanza dell’interagenza kuspydale…….. …………………………………………………………………………………………………….ewenty-sublymy ……l’essere s’eventua da sè, senza la legge che non c’è…..senza il logos che non c’era, senza il dio che mai ci sarà…..Ah l’essere s’eventua aldilà del dio che non c’è più….ah l’essere si dà luce da sé….senza il dio del bene e del male che non c’è mai più…..ah l’essere s’eventua aldilà del bene e del male che non c’è più. L’essere si dà alla luce da sé, aldilà del dio dell’eterno ritorno che non c’è mai più. Ah l’essere si dà luce e si darà alla luce aldilà del tempo che non c’è, aldilà del tempo dell’eterno ritorno che non ci sarà mai più. Madre della sublymanza sublyme..nei suoi occhi c’è l’essenza della nostra morte eterna….non saprei come e senza un perchè, né saprei come mai la notte si nascose nel letto delle nuvole e si rivelò all’alba con il raggio di luce sublyme di un tempo che fu e che sarà: oh quante volte gli occhi hanno visto l’invisibile sublyme senza scorgere la disvelanza sublyme dell’essere? A chi si rivolga il tempo quando pensi alla destinanza e giochi con le sorti degli universy? La dea sublyme non gioca mai con la mondità, ma soffia le sue auree sublymy nei pensieri delle stelle che mai guardano a ieri, ma illuminano i sentieri della destinanza sublyme dell’essere. Madre sublyme ed eterna che guardi e contemply senza parole e getty e lancy i segni degli ewenty sublymy della destinanza senza deklyny, come il volgersi degli eventi astrali degli immensi ed infiniti universi, né replicante o klonante come le stagioni del cuore della natura, o le intermittenze sulymy della notte o del giorno in disperanza disanimata della destinanza sublyme. Ma solo lì la singolarità sublyme dell’evento dà alla luce la destinanza dell’exstasy sublyminare che dagli abyssy sublymi sorge, si dà, si ewentuy qualy lucy della vivenza sublyme delle aurore senza più le scorie di ieri e senza più le pre-visiony del domany: oh madre sublyme della destinanza dia all’essere l’ewento invisibile del sogno sublyme, affinchè l’esserci possa raggiungere le lontananze sublymi delle lucy borealy e naufraghy nel sublymynare abysso degli ewenty waghy, ewanescenty ma pregnanty di miraggy della desideranza sublyme. AH ascoltay la sera con i pensiery rivolty verso le veglie ed ora si è qui ad attendere gli ewenty sublymy velaty di presagy e ricordy. Non saprei quando possa durare l’attesa dei sogni sublymy, né se la notte sublyme della destinanza salvi dalle spire degli abissy della sublimanza, ma se la madre dell’eterna sulymanza e della destinanza sublyme disvelasse agli sguardy il tramonto e giammai invocasse il deklyno eterno degli abissy sublymy, l’eternità abiterà le menty sublymy quale gioia sublyme senza fine e senza finy e grazia sublyme fluttuante nelle tempeste di tutty i wenty degli ewenty abissaly della destinanza sublyme……………….Ora si è oltre gli ewenty sublymy della destinanza abissale trascorsi all’ombra degli abyssy tenebrosy e il sentiero abissale non svela radure sublymy illuminanty, ma solo abyssy sublymy ove possa naufragare la destinanza senza ritorny ewentualy….Oh che i wolty sublymy che giungano in-contro siano gli ewenty dell’esserci e se così non fosse e mai vada si sia preda della destinanza abissale sublyme, altro tempo non è più necessario per calpestare il nulla sublyme o il niente abyssale che svuoti le sfere della mondità abissale senza anime né sensy…..SI attenderà che l’ewento sublyme dell’essere si sveli dagli abyssy sublymy con le lucy delle aurore delle destinanze: meglio il bagliore sublime dell’ewento dell’essere che la lenta tranxscendenza negli abissy kaosmicy……
Le interpretazioni della transestetica transestatica quella transevidenza dell’abissalità transgettano nel pensiero in mondità. Quel che seguirà è intriso di quella transpregnanza e transalienza in transplendenza sublime o transplendezza.
a) transestetica estatica
Il sublime dilata le transmittenze del cuore in sistole e diastole e si concentra nell’attenzione della transtabilità e nella transtensione o transvidenza. È stancante: è la transestetica sublime o transplendenza sublime o transluccicanza sublime o risplendezza o transrisplendezza sublime o splendenza della transvidenza sublime. La bellezza discioglie la transpurezza dell’anima : si percepisce una differenza transfenomenica o una incongruenza transpaziale nella transestetica, presente nell’epigenesi longiniana del sublime, ma non ancora una differenza noumenica nella transbellezza o nel sublime. Qui il sentimento o la transintenzionalità sublime consiste in una vibrazione o alternazione rapida dei sentimenti, o alterità o alterezza o splendenza o splendezza dell’esserci.
Il dinamicamente sublime o dynon o phyon o splendezza sublime è simile alla transpotenza o transmorfia transevidente in natura irresistibile e terribile, ma se si è al sicuro, si rimane disinteressati e perciò non c’è più un ob-getto o gegenstand che incuti paure. Dio è terribile ma l’uomo non ha paura. Anzi solo la dea del sublime quale ultima Dea o ultima degli dei ci può salvare, o solo il sublime o la splendenza sublime salverà il mondo. Quella è la differenza: il sublime è il coraggio della transpurezza dell’anima e consente la transevidenza della transtabilità transepistemica, ma solo perchè c’è l’alterezza dell’esserci o la splendezza della transvidenza sublime. La natura è sublime perché eleva, innalza l’evidenza ideale all’esposizione eccelsa o la svela nella transplendenza o transplendezza, là ove la transmente può essere l’unica facoltà capace di comprendere o transvedere la sublimità, anche al di sopra della stessa natura, quale sublimità transautentica che si sveli nella libertà transestetica dell’alterezza o nella splendenza sublime. Tale libertà è al di là del naturale: interagenza intima tra il sublime o il dinamicamente sublime è l’ontologia della libertà. C’è il sublime quale libertà che trascenda la natura. Il sublime possibile o la transvidenza delLa sublimità, la sublime transpurezza, il dinamicamente sublime è sempre in transrelatività o in transevidenza transkategorica o in interagenza o transagenza con la libertà. E’ la problematica della transdifferenza transkategorica tra il matematico e il dinamicamente sublime, o della differenza analitica tra la transbellezza e il sublime: entrambi esigono l’inclinazione o il klinamen o la transevidenza del trans-essere e la transensibilità del piacevole; il trans-essere è pensato nella transpurezza della transvivenza o l’analitica della transbellezza della natura interessante la transmorfia della transevidenza o la forma del transente, che esiste che c’è, che si dà quale esserci o dasein-analytik ; il sublime invece si trova di fronte un gegenstand, sempre non-ente o transente infinito o transinfinito o transentità abissale senza-fine, senza fondo, un ni-ente, un nulla o un essere che ci viene in-contro quale transente informale, l’infinità o la transinfinità, o la completezza transkategorica della transmonade o dell’arkè o della transingolarità infinitesima nel suo subliminare ed infinitamente irreversibile nell’apeiron, nell’essere sempre senza fine e senza un fine o un transtelos: è in interagenza la piacevolezza del trans-essere con la qualità o in transagenza transevidente, o la quantità kolossale e magnanima e perciò alta e nobile quale eccellenza o quale alterezza o quale transevidenza della transplendenza sublime. Nell’analitica della transbellezza c’è la seducenza quale attrazione transfenomenica, senza la presenza di una immagine quale transevidenza seducente; la transestetica transestatica sublime invece è presente immediatamente quale compresenza di immagine pensante o come emozione o transintenzionalità della transevidenza ideale dell’ esserci o del non ente, niente, nulla o sacra superentità divina, incongruente e incompatibile con le attrazioni e con la seducenza, anzi prossima al timore e all’angoscia; la transmente lì si concentra non soltanto in presenza transtabile dal transente, ma è sospinta al di là , tanto da non afferrare o percepire la completezza transkategorica dell’arkè o la transevidenza ideale, quale transingolarità dell’apeiron e per-ciò incapace nel concentrarsi con il trans-essere, o una desideranza, ed allora si transevidenzia quale transenso, contrastante, di ammirazione o tensione o attenzione, quale desideranza anche negativa, o non desideranza o dispiacere o timore o tremore o paura ed angoscia. La differenza più importante e più transevidente, sempre transfenomenica o transkategorica , è quella dell’analitica del sublime o della transbellezza dell’esserci o dasein-analytik : qui il sublime si pensa quale transensibilità che si esprime nella sensibilità transestetica, la quale non desidera concentrarsi in una transevidenza transideale o non si possa sacrificare nell’evidente: il visibile si concentra nella bellezza come se ci fosse insistenza dello stesso ob-getto o intenzionalità transevidente ideale, la transpurezza desidera un’armonia della transevidenza ideale e completa fra il principio e l’inclinazione, perché tutta la transtensione o l’attenzione si trans-getti, giacchè si transente ancora in incompletezza, quale virtù non perfetta: svelare la tranevidenza del sublime nella transbellezza è il concentrarsi della transbellezza filosofica o transofia. Quale analisi di Aristotele della tragedia nella Poetica, in transalienze o transpregnanze della tragedia; come nell’esperienza di paure e compassioni che si concentrino in catarsi delle emozioni. Aristotele appare ob-scuro nello svelare la transevidenza catartica. C’è la bellezza transevidente ideale e c’è la bellezza-sublime o plotiniana, due transingolarità in continuità: la transbellezza è leggerezza in equilibrio transtabile, è una qualità debolmente decorativa . Nell’alterezza c’è la più ob-scura bellezza-sublime o transarmonia afenomenica eraklitiana, la quale si dispiega in profondità sublime o dynon o phyon e verità, o transbellezza sublime o evento splendezza. La differenza tra le due estremità, o meglio la differenza tra i due spazi topologici che si incontrano come in un nastro di Mo^bius, svela l’analitica della transbellezza dell’esserci: se un fiore, un tramonto, un poema, un dipinto, o un brano musicale: qualsiasi bellezza possa essere transvisibile anche come bellezza sublime, o se sia adeguata alla transfenomenica ermeneutica. Il differenziale nel continuo è evidente nella consapevolezza dell’analitica transfenomenica del sublime, nella bellezza o della transbellezza nel sublime, quale evento splendenza.
La transfenomenica ermeneutica della transbellezza è ontologicamente connessa con la profondità e la verità, l’abisso e la svelatezza, e non è una transbellezza che si adegui nelle transcategorie della transbellezza quale sublime-bellezza. L’analitica del sublime eventua una complessità della transbellezza . L’analitica della transestetica del sublime si evidenzia o emerge come una più complessa ermeneutica della transbellezza, quale transbellezza filosofica o transofia o trascendenza della transbellezza o sublime bellezza. Quella transinterpretanza dell’analisi della transbellezza connessa con i commenti di Aristotele sulla tragedia possono delineare l’emergere di un nuovo transparadigma. Nell’Analitica si distingue il sublime dalla bellezza transfenomenica: è bella la bellezza modello in un ob-getto, quale evidenza ideale o principio di pensiero nell’ob-getto, senza che l’ob-getto stesso abbia utilità. Qualcosa è nella sua evidenza ideale bella, contrapposta ad utile, con evidenze che si possano identificare con l’utilità, ma l’ob-getto in sè è inutile, è disinteressante categoricamente, mentre dà il piacere. Un fiore è bello per la sua evidente organicità, la sua simmetria i suoi colori come evidenze ideali utili in un transente , ma la transentità è essenzialmente inutile: così si pensò la transbellezza senza telos.
Il sublime, in contrasto, è l’epigenesi del turbamento. È il transfenomeno intuente o il comprendere apprensivo che incontrino qualche transentità evidente che non si possa razionalizzare o contenere. Non si possa determinare una epigenesi o principio di organicità che delimiti la transentità, giacché non si possano determinare i limiti o confini all’entità quale ob-getto sublime. Non si possano determinare i limiti al transente che si sveli da sè, perché quell’entità, quale gegenstand, sfida l’evidenza ideale o i poteri di presenza dell’evidente idea, e quel nesso tra la prote philosophia o ontologia fondamentale e la theologike episteme o metaontologia o anche il translogos del concentrarsi delle ontologie regionali, quale interagenza tra prote philosophia e theologike episteme, o tra ontologia fondamentale e metaontologia. Heidegger non dispiega mai quella che si svelò essere la metaontologia sublime, ma lì c’è l’epigenesi o l’ Ereignis sublime o l’essere-sublime-creato. Già nel concetto aristotelico di physis è in essere il sublime dinamico, quale dynon o evento che si inabissa o si sottrae senza fine e si sublima nel transinfinito. Che cosa sono i physei onta? Sono quegli enti che hanno in sé il principio del movimento o la dynamis sublime o la transintenzionalità ontologica sublime heideggeriana della physis o physei onta che si sublimano dinamicamente quale eterna presenza o evidenza ideali della transmonade in epigenesi del movimento, tant’è che l’essere-sublime-creato si transgetti in una ontologia regionale, o nella transestetica estatica dell’evento sublime: nullo fondamento di una nullità è incompatibile con la bellezza, incongruente come il più grande quasi infinito: apparirà il sublime quale grande terrore e stupore; eventi e varietà d’evidenze possibili o idee con più alterezza di quella bellezza fatale, quale aspetto maestoso!
Lei transporta una dea, e lei guarda una regina.
Ecco una parola non disse del particolare della sua bellezza; nulla o alcuna evidenza ideale della personalità; nessuno ha detto una sola parola in tutta l’evidenza ideale o immagina brillanti colori, o immagina la fragranza di una rosa, immagina l’ origine della sublymanza,
nel senso della sublyme-bellezza: il costruire un determinato tempio di Zeus, oppure la svelatezza ab-scissa, ovvero il portare-in-elevatezza una statua di Apollo, o il portare in scena una tragedia: non è soltanto l’alterezza di una spendezza o sublymanza in quanto alterezza: è mitopoiesis o transpoiesis. Consacrare o mitopoiesis quale sacralità, nel senso che nell’offerenza del sublyme il sacro viene svelato in spendenza o ciò che è sacro è il Dio che viene cercato extraendolo dentro la disvelatezza della sua presenza. Alla mitopoiesis o transpoiesis o splendezza del Dio, quale Dignità e splendenza in evidenza ideale svelata nella sublyme-bellezza, non accanto o dietro alle quali ci sia il Dio, bensì la splendenza evidente si dà alla presenza transplendente.
Ogni evidenza ideale nel senso dell’alterezza mitopoietica o transpoiesis è sempre ab-scissione eventuata quale modalità di evidenza adeguata nel progetto o collocazione nella statua, dicibile e decidibile nel translogos o concentrarsi del transinfinito nella transmonade. All’inverso una evidenza ideale adeguata e una sistemazione non sono già una disposizione nel transenso dell’alterezza che pone-in-transgettatezza; infatti, si evidenzia il sublime da erigere, da disporre, che possieda già in sé il modello essenziale della disposizione, sia cioè se stesso, in ciò che sia la sua transonanza.
Ma in che modo si raccoglie o si concentri la transonanza autentica,
che dispieghi l’ab-scindere e l’eventuarsi dell’essere-sublyme? Di più, ove si evidenzi idealmente la metaontologia o metontologia, o transontologia sublime? La
meta-ontologica è la transontologia dell’ontologia o della transepistemica, o della transestetica quali capacità di comprendere gli eventi sublimi dell’essere e non solo i fenomeni o i noumeni: o è una metaontologia o transontologica delle singole ontologie o una teoria ontologica in un’altra. Il
metaontologico consiste nella costruzione e decostruzione o transdecostruzione della transontologia delle ontologie come se si utilizzasse il rasoio di Ockham: si evidenzia la descrizione della transontologia sublime quali “distanze sublimi” o “buchi sublimi” o “eventi sublimi”, strutture transontologiche sublimi inerenti al sublime.
Ma c’è anche una transontologia sublime delle transmonadi e dei transarithmoi: teoria pensata da Platone e lanciata da Aristotele, è stata dispiegata o evidenziata idealmente o
sviluppata in una ontologia sublime della matematica sublime in Platone e Aristotele: i numeri sublimi o tutte le singolarità
sono ontologicamente duplex, giacchè sono il translogos il concentrarsi o la ri-unione di ciò che è distinto e a distinguere ciò che è
unito. La transmonade è ciò che riunifica una molteplicità, o è il concentrarsi della transinfinità nella transingolarità, il
molteplice che si kripta nella sublimità numerica o nell’aritmos, ed è anche ciò che individua-isola la singolarità nel molteplice. Si è immersi nella ormai mitica
distinzione tra uno-tutto o il tutto nell’uno o il transinfinito nella transmonade o l’apeiron nell’archè, quale transingolorarità che differenziò la sublime transinfinità nella transmonade, o l’apeiron nel transarchè.
Ora è un tema ontologicamente cruciale:
creando unità dalla molteplicità nei due sensi, c’è un solo nome per una
complessità eterogenea, c’è qui la connessione
tra transontologia sublime e ontologie: essere,
numero e transestetica sublime.
C’è già nella classicità che lo on debba diventare necessariamente un
en, ancora ermeneuticamente da svelare! La problematica della numeralità
dell’essere è per l’ontologia heideggeriana fondamentale, in Heidegger la
numeralità è la condizione della dicibilità, c’è un nesso tra sublime e matematica.
La riflessione ontologica di Heidegger è l’unica transontologia sublime metaontologica, Heidegger pensò esclusivamente della
metaontologia sublime: ovvero la transontologia sublime dell’ontologia.
Si sa che la problematica
metaontologica di Heidegger introduce per prima la sublime “metaontologia”, quale sublime “metaontologia” per precisare e distinguere l’ ontologia fondamentale dalla metafisica, già nel Sein und Zeit Heidgger distingue le ontologie
regionali, i fenomena ontologici di ciascuna scienza, e l’ontologia fondamentale,
o la transontologia del transenso transestetico dell’essere, quale priorità o premessa o fondamento delle ontologie regionali fenomeniche anche estetiche. Heidegger transobliò le
problematiche di fondazione delle scienze o delle estetiche nelle transestetiche e tranepistemiche ontologiche. Heidegger chiarisce che ci sia all’interno della metafisica
una distinta o una differenza ontologica sia transestetica sia transepistemica dell’ontologia fondamentale connessa transontologicamente alle ontologie scientifiche fenomeniche o noumeniche regionali: è il transoblio della “metaontologia”. La metaontologia di Heidegger è precisamente quella parte
della transontologia sublime che crea le relazioni con le ontologie regionali fenomeniche della scienza e dell’estetica, a rigore la metaontologia e non l’ontologia è la sublime transontologia che sveli le problematiche ontologiche della scienza, le problematiche dell’estetica o della transestetica o della transepistemica e che cosa è o sia la metaontologia o il nesso tra ontologia e metaontologia quale transontologia sublime dell’essere o la transestetica dell’ essere
transontologiche. Ma la comprensione ontologica è possible solo con la
problematica transontologica sublime, come metaontologia. Con metaontologia Heidegger indica il
“capovolgimento” o metabolé sublime dell’ontologia dell’essere sublime, solo così la metaontologia si
svela quale transontologia sublime dell’ontologia fondamentale, quale insieme di fondazione ed elaborazione
dell’ontologia della sublime transtemporalità Heideggeriana meta-ontologica o transcendenza metaontologica sublime. Heidegger transoblia dalla metafisica classica la questione metaontologica e le transepistemiche o transestetiche quali transontologie sublimi metaontologiche dell’essere: la metaontologia svelò
Heidegger non è una semplice scienza ontica induttiva, una semplice sintesi kategorica kantiana che racchiuda
i risultati delle singole scienze, quello che qui si divide apparentemente tra
diverse ‘discipline’ e etichette è una sola epistemica ontologica sublime, così come la differenza
ontologica è il fenomeno originario dell’esistenza
metaontologica dell’essere, quale nesso tra ontologia e matematica sublime o
l’essere una singolarità transublime. Heidegger transoblia la sublime metaontologia con il pensiero di “oltrepassare la
metafisica”, o l’ontologia della presenza fenomenica e noumenica quale sublime transestetica e transepistemica meta-ontologica o sublime transontologica transtemporale o transpaziale Heideggeriana, quale transdecostruzione della metafisica, o dell’“oltrepassamento
della metafisica”. Heidegger transoblia la
connessione tra ontologia e scienze specifiche, ontologia fondamentale e transestetica e transepistemica, ma la
“metaontologia” è ancora nell’indeterminatezza ermeneuticare forse perché la sublime
metaontologica è la bellezza ob-scura del sublime heideggeriano. Heidegger transoblia l’ontologia fondamentale con la differenza transontologica sublime tra ontologia e metafisica, o transcronia e transtopia o ontocronia e ontopia quali transontologia sublime dell’essere in transenso meta-ontologico. Heidegger distingue sempre l’ontologia dalla meta-ontologia, l’ontologia esistente e presente, sull’essere in quanto essere nella
sua trascendenza ontologica o dell’essere in transvisione dell’essere stesso o nella transontologia squisitamente matematica sublime dell’essere che si dà nell’esserci o nel discreto dei fenomena o noumena, quale Essere matematica sublime o transpazialità dell’apertura dell’essere transLichtung sublime, quale transradura della transpaziotemporalità sublime
………………….
La sublymanza è in sé una ab-scissa nella quale un mondo viene svelato a forza o in dinamica estatica e, in quanto svelato, gettato in ab-scissa. Ma che cos’è un mondo? Ciò si lascia dire qui esclusivamente nell’allusione: il mondo non è l’insieme delle cose-aderenze sussistenti in quanto risultato di un’enumerazione, eseguita in dettaglio o anche solo pensata, delle medesime. Tuttavia, se non è la somma di ciò che è sussistente, tanto meno il mondo è l’ambito solamente immaginato e mentalmente prefigurato per il sussistente.
Il mondo mondifica e svela il nostro esserci in quanto
è una scorta all’interno della quale permangono disvelati, l’indugio e la fretta, la lontananza e la prossimità, l’ampiezza e l’angustia di ogni essente. Quella scorta non viene mai incontro come oggetto, ma, indiziando, trattiene estatizzati il fare e lasciare entro una risonanza, dai quali la grazia che chiama con un cenno e la sciagura che abbatte con un colpo, proprie degli Dèi, hanno il loro avvento o il restare-assente è una modalità in cui il mondo mondifica. Quell’indiziante può soccombere al disordine ed essere così un non-mondo: sia mondo o non-mondo, in
ogni inoggettualità, più essente di qualsiasi delle cose sussistenti e sussunte, nelle quali, in modo conforme alla quotidianità, crediamo di essere di casa. Il mondo, però, è sempre l’indicibile;
mentre sappiamo ciò, non sappiamo cosa sappiamo in-oggetto, nel senso di in-contrastante o contrastanza.
Ora, il mondo è ciò che il sublyme es-pone, esso cioè
e-rompe e conduce la svelatezza a restare in stabilità, alla dimora mondificante. Extra-ponendo il sublyme essenziale della svelatezza-di-mondo disvela un vuoto
essere-capace e forse provoca persino una qualche “impressione”.
Mentre il sublyme in risonanza, libera e custodisce e cura un mondo, è in ekstasy quel sovrano rifiuto che allontana il sussistente: l’indicibile che si addensa attorno è
quell’isolamento nel quale il sublyme si disvela: in virtù della solitudine, in ekstasy riesce di ergersi-fuori nella svelatezza, e di pro-curarsi la sua dimensione sublyme.
Mentre il sublyme conduce il suo mondo alla risonanza,
si procura per la prima volta il compito al servizio del quale sta, crea se stesso, lo spazio che domina e
determina se stesso, il luogo nel quale giunge in estasy nel sito-alterezza. L’ab-scissa come alterezza estatika consacrante dà fondo nella disposizione come disvelata libertà di un mondo. Quella può sottrarsi
nell’inessenziale sublime sottrazione-di-mondo
e della disgregazione-di-mondo certamente sussistente, ma
non c’è più, è in fuga. Questo essere-via non è però un nulla, bensì la fuga stessa permane nel sublyme sussistente,
e allora tale fuga si trova ancora soltanto con l’ab-scissa assentemente presente, all’essere-sublyme appartiene la risonanza dinamica infinita dell’apeiron nell’arkè, giacché l’essere-sublyme non può essere afferrato concettualmente a partire dall’essere-genesi, bensì, al contrario, l’essere-genesi a partire dall’essere-sublyme. Per contrassegnare il tratto essenziale nell’essere-sublyme in risonanza è deposta quale pietra, legno, metallo, colore, suono e lingua. Tutto ciò è l’ilemorfico, condotto entro una morfogenesi. Successivamente, tale scomposizione del sublyme lascia maturare ancora ulteriori distinzioni secondo argomento, contenuto e configurazione. L’utilizzo delle determinazioni di ilemorfia in riferimento al sublyme è possibile sempre e in qualsiasi momento, di esso si occupano tutti con facilità e per questo, da secoli, è divenuto corrente: discendono dall’interpretazione del tutto univoca dell’essente che Platone e Aristotele fecero valere alla fine della filosofia greca. Secondo di essa, tutto l’essente possiede ogni volta un suo proprio aspetto, che si mostra nella sua morfologia. Un essente sta all’interno di tale morfologia in quanto aderente al gegenstand e può essere pro-gettato. L’essente in quanto essente è sempre il sussistente fondato. Quell’interpretazione dell’essere dell’essente non è attinta dalla sperimentazione del sublyme, però la decostruzione è applicabile al sublyme sempre e in ogni momento, in virtù dell’essere quale essere-sublyme.
Se si delinei l’essere-sublyme quale alterezza, allora con ciò non può intendersi che sia costituito da una ilemorfia, o non solo e non tanto giacchè il sublyme è risonanza dell’a-ilemorfico o immateriale o transcendenza della purezza dell’ente e del non-ente, quale niente o nulla. Ma che cosa è l’ab-scissa della risonanza-sublyme ? Così come il sublyme si dà nel mondo, si eventua nella sua curvatura ellittica o iperbolica o metabolica o nella varietà chiasmale moebiusiana in relatività monadale delle singalarità virtuali, altrettanto si risprofonda nella pesantezza
della pietra, nella durezza e nella lucentezza del metallo, nella compattezza e nella duttilità del legno, nello sfavillio e nella cupezza del colore, nella risonanza del suono e nella forza virtuosa della parola. Tutto ciò non viene in luce per la prima volta nel sublyme, siano gravità, rilucenza, sfavillio, risonanza? O non è invece il gravare del masso e la lucentezza dei metalli, l’estasy in alterezza e la duttilità dell’albero, la luce del giorno e il buio della notte, la fluttuanza delle onde e il bisbigliare tra i rami? Come potremmo nominare o pensare o intuire, quale cognizione della adeguatezza, tutto ciò? La singolarità virtuosa di quest’insuperabile completezza lo chiamiamo sublyme e con ciò non intendiamo il globo planetario, bensì la completezza, la varietà virtuosa di mare e monti, di tempeste ed aria, di giorno e notte, gli alberi e l’erba, l’aquila e il destriero. Quel sublyme che cos’è? Ciò che dispieghi risonanza e completezza e tuttavia sia reversibile nel chiasma moebiusiano topologico, quale eterno ritorno nell’essere in vista dell’essere sublyme all’indietro e trattenente e custodente quale cura autentica ciò che è dispiegato. La pietra grava, mostra pesantezza e proprio così si ritrae in se stessa; il colore si accende e resta tuttavia chiuso; il suono risuona e tuttavia non emerge nella svelatezza in completezza. Ciò che emerge nel disvelato, invece, è esattamente lo schiudersi ed è l’essenza del sublyme. Tutte le cose rifluiscono nella relativa singolarità virtuale: nell’ontogenesi delle monadi virtuali che si schiudano c’è il medesimo incompreso o Non-compreso quale sublyme disvelatezza: qui la sua estasy, là la dà come ciò che nella svelatezza si schiuda. La sublymanza non è costituita dall’alterezza nel senso di una ilemorfia, bensì è l’ontogenesi dell’ estaticità instabile, eventua il suo schiudersi come l’a-ilemorfia o la ilemorfica ob-scura o l’invisibile infinitesima pre-ilemorfica . Mentre in tal guisa la sublymità sveli in sé l’alterezza, getta se stessa nell’estasy come nel suo schiudentesi fondamento; un fondamento che, quale schiudentesi sempre e in modo conforme o aderente all’essenza, è un fondo abissale. Entrambi i tratti essenziali nell’essere-sublyme, quali alterezza e apertura e risonanza di mondo e l’alterezza, quale custodia che si schiuda casualmente congiunti nel sublyme e in una referenza conforme e aderente o inerente kategoricamente
all’essenza: entrambi sono quello che sono soltanto
mentre prendono fondo nell’autentico tratto fondamentale dell’essere-sublyme, la sublyme-bellezza, custodisce e cura si rivolge all’alterezza e non teme alcunché
di chiuso, di ascoso anzi svela l’esistenza dell’a-ilemorfico o a-ente, non ente, niente, nulla. Ma nel suo schiudersi, lascia kriptare vuole essere e riprendersi tutto in sé: non può fare a meno del mondo ,
se deve risplendere nella risonanza dello schiudersi e
del trattenersi: si è nella contesa in contrastanza eristika: quella contesa è l’intimità del loro controverso coappartenersi: il sublyme è al contempo l’eristika, poiché il sublyme nel
fondamento della sua determinazione è contenzione in contrastanza, è per quello che accende e custodisce la contesa o l’eristika sublyme nella contrastanza. Poiché il tratto fondamentale dell’essere-sublyme è la contenzione in contrastanza: perché la sublymanza, nel
fondamento del proprio essere, dev’essere siffatta contenzione in contrastanza eristika? In che cosa prende fondo l’essere-sublyme?
Questa è la domanda sull’origine del sublyme: in che modo il sublyme, in quanto contenzione in contrastanza eristyka, è in primo luogo completamente presso Di sè e in secondo luogo è autenticamente in ekstasy sublyme. Come accada la contenzione di quella contesa? L’oscura asprezza
e l’attrattiva pesantezza , la sua irrisolta impellenza e il suo
risplendere: la dissipantesi durezza del suo schiudersi. Ed è quella di avere limite nel taglio di contorno,
nel taglio verticale e nel taglio orizzontale. Mentre schiudentesi deve venire l’autoevento nell’aperto, questo stesso ontoevento deve farsi ritaglio, limite che tratteggi . Qui, nel tratto fondamentale dell’essere-sublyme quale contenzione in contrastanza eristika, risieda il fondamento della
necessità e relatività anamorfica o morfologica. Senza svelare ora l’origine della morfologia: che cosa viene infatti conquistato, contendendo, in quella contenzione della contesa in eristika contrastanza?
In tanto il sublyme è contenzione in contrastanza, in quanto estatizza, aprendosi in un mondo. Ma quella estatizzazione
che spinge dentro, sospinge innanzi il sublyme e gli dà la risonanza in una radura. È l’ontogenesi entro cui l’alterezza è schiusa in modo conforme o aderente o inerente al mondo e il mondo è svelato in modo con-forme-aderente-inerente.
La sublymanza fonda l’ontogenesi mentre svela: è la svelatezza della contrastanza in cui le cose e l’esserci giungono a stabilità, onde sostenerlo: la sublyme-bellezza in quanto tempio, trattiene la figura del
Dio, al contempo, attraverso l’aperto porticato, lascia stare fuori nella radura che solo così è fondata come sacra. Ergendosi in un mondo il tempio si apre . Attraverso il sublyme, per la prima volta l’alterezza si fa con-forme o inerenza o aderenza al mondo . Allo stesso tempo, nel sublyme parole accadono virtuose nel nominare e il dire attraverso i quali l’essere degli enti viene alla parola per la prima volta e, insieme con il dicibile, viene al mondo l’indicibile: si svela l’autopoiesis, vengono coniati in anticipo i grandi concetti dell’essente . Nella sublyme-bellezza del pro-gettare e della poiesis e della morfologia in senso plastico-figurativo viene conquistato, contendendo, la contrastanza eristika, l’ontogenesi e fondatezza, in cui si fondi l ‘ abitare storico nell’essente, per aderire l’inerenza kategorica con la contrastanza dell’essere.
L’essenza dell’essere-sublyme risiede nella contenzione della contesa, la quale conquisti in sé, contendendo in contrastanza eristika, la svelata intimità del mondo.
Con quella determinatezza essenziale dell’essere-sublyme
viene in stabilità l’alterezza della contrastanza che renda possibile la virtosità del sublyme. Quella sarebbe presenza di qualcosa di aderente o adeguatezza consapevole, o consapevolezza dell’adeguatezza quale intuità apprensiva dell’essere dell’ente o sapere per sè . Di certo si è lontani dalla doxa e dall’epistemica per cui il sublyme sia l’imitazione di qualcosa di sussistente o semplice adeguatezza, o aderenza inerente, o sapere per sè dell’essere delle entità. Ma con ciò la concezione
del sublyme come presenza non è in alcun modo superata, bensì soltanto occultata; infatti, sia che la sublymanza venga nella vivenza come “farsi sensibile dell’invisibile”, sia, al contrario, come farsi simbolo del visibile in un’immagine-sensibile, ogni volta, in simili determinatezze,
si insinua la doxa pregiudiziale, secondo cui la presenza fondamentale del sublyme sarebbe la presenza intuibile, apprensivamente, del sapere per sè in adeguatezza con le entità fenomeniche o le intenzionalità dei fenomeni dinamici della purezza. Secondo tali paradigmi senza dubbio autorevolissimi il sublime della bellezza o sublime-bellezza significhi sempre “autenticamente”. Allegoria e simbolo si offriranno quali presenze della bellezza-sublyme, nelle più diverse declinanze, e venga determinata una più elevata formazione plastico-figurativa. All’interno del sensibile quale “elemento dell’arte” vengono alla presenza il non-sensibile e il sovrasensibile. Se l’ilemorfico vale come il sensibile, allora avviene ciò che cade sotto i sensi, che è tale da divenire accessibile attraverso i sensi ma sulla modalità della sua appartenenza all’essere-sublyme non viene detto proprio nulla; infatti il gravare di una pietra, l’opacità di un colore, timbro e fluidità di una costruzione linguistica certamente non vengono sperimentati senza i sensi, giammai attraverso di essi soltanto. Nella sua disvelatezza e completezza, l’alterezza è tanto sensibile quanto non-sensibile o insensibile, o a-sensibile, o anestetica, quale presenza dell’immateriale o a-ilemorfica, o an-ilemorfica o an-ente o non-ente o niente o nulla.
L’introduzione del “sensibile” coglie il poco del qualcosa di essenziale dell’essere-sublyme, giacchè lì la consapevolezza dell’adeguatezza, o intuire, entra in crisi, vacilla, è in vertigo per la presenza della profondità infinita della dynamis virtuosa, quale chiasma dell’anilemorfia, o anentità o non entità o abgrund o abisso o nullità o senza la fine, apeiron nell’arkè. Fu così che la distinzione tra sensibile e sovra-sensibile o anestesia o anilemorfia o anentità divenne il paradigma per i molteplici tentativi di interpretazione allegorica e simbolica del sublyme in generale. Già la distinzione di ilemorfica
e morfologica diventa decisiva per ogni successiva posizione occidentale nei confronti dell’essente, ossia in Platone, l’ilimorfica, intesa come il sensibile, è stata ritenuta come ciò che è inferiore di fronte all’idea, intesa come ciò che è superiore e non-sensibile, o insensibile o sovrasensibile o anestetica o anilemorfica, nel pensiero cristiano, il sensibile sublyme si prende cura così dell’aderenza o inerenza del sensibile: non presenta nulla, non dà niente, si eventua nella nullità abissale. In alterità o in eterità o in essere alterità o alterezza la contrastanza della contesa tra il sublyme conquista contendendo la svelatezza, ossia la radura alla cui luce l’essente in quanto tale venga incontro si fa incontro trasformato. La sublymanza si presenta nel nulla o nel niente o nell’anentità o nell’anilemorfia perché, al fondo, non c’è mai un già stante ed oggettuale o gegenstand, gettato, naturalmente, che sia sublyme: non presenta mai, o lasci intuire la consapevolezza dell’aderenza o dell’adeguatezza o il sapere per sè bensì disveli o dispieghi o disponga fuori il mondo: è l’estasy, è l’estatica alterezza intuita solo quale intenzionalità fenomenica; entrambe quelle cose perché è contenzione di quella contesa. In forza della virtuosità il sublyme, è semplicemente e soltanto se stesso e niente di più.
Ma allora in che modo è autentico sublyme? Che specie di realtà possiede?
Ad onta di alcuni mutamenti, predomina ancora, fino ad oggi,
quell’interpretazione della realtà del sublyme alla quale Platone, ancora una volta, ha dato l’avvio. In tale contesto, divenne decisiva quell’apriorità preliminare del sublyme. Dà ciò che si è disvelato intenzionalmente e spontaneamente dal sussistere naturale, ciò che è autopoiesis dell’esserci è la dinamica virtuosa che si dà nel fenomeno ontico o ontologico, a maggior ragione se riproduca cose della natura; infatti, quelle sono già copie di quei modelli che Platone chiama “idee”. Ciò è adeguatezza all’essere delle entità, e così anche il sublime, diviene riproducibilità di una copia di un modello o di un paradigma, anzi la sua autentica verità si dà solo quale adeguatezza ed aderenza alla paradigmatica purezza della trascendenza fenomenica, poiché le idee rappresentano l’essente autentico, ciò che le cose sono in verità, e per ciò il sublime è solamente un’eco, una risonanza paradigmatica in fondo autenticamente irreale. Platone tenta di rendere reversibile la realtà del sublyme, di contro alla costituzione sensibile del sublyme, si mette in campo la circostanza per cui essa presenti un contenuto non-sensibile. Grazie alla presenza ideale il sublyme risulta volentieri più spirituale delle cose tangibili di tutti i giorni, stacca l’ombra e tutt’intorno le aleggia “un afflato spirituale”: il sublyme si sottrae alla realtà propria di ciò che è sussistente: è apparenza; il blocco di marmo modellato di una statua ci dà ad intendere che
sia un corpo vivente, laddove, al contrario, esso è in verità soltanto una gelida pietra. La sublymanza è un’apparenza perché non è essa stessa quello che presenta, e tuttavia un’apparenza legittima, giacché nella presentazione essa porta pur sempre alla luce l’insensibilmente spirituale.
Interpretazioni del sublyme. Ora il sublime non è ancora così reale come le cose sussistenti, ora non è più così reale. Ogni volta, l’essere il sublyme
sublatione
Leibniz ci dà la svelatenza della sublatione o sublazione o essere sublata, quale essere sublime che si sottrae sublime in transinfinita sublazione o transublazione…

















