ontodynamis
storia ontologica, ermeneutica,
metafisica, epistemica, fenomenica della
kronotopodynamica nella physis e astrophysis
nel pensiero pensante di Eraclito o Platone o Aristotele o Plotino o leibniz o kant
Eraclito eventuò per prima l’essere poi la dynamis. Eraclito fonda la dinamica dello scorrere dell’essere nel nulla. Il pensiero di Eraclito è ancora poetante ma nello stesso tempo è anche la prima singolarità di contrastanza eristica: vi è contenuto il principio della dynamis. La dynon è la dea dell’esserci, lì la singolarità è completezza, lì la singolarità si dà, si eventua quale differenza dell’ontodynamica della physis, lì c’è l’autodynamica della differenza nell’intrasingolarità, lì c’è l’abissalità dell’essere nell’ente o l’evento dell’essere nelle entità mondane, lì c’è il kryptarsi dell’essere nelle singolarità della physis, lì c’ è il tramonto o meglio è l’insorgenza senza eclisse dell’astrophysis che dà luce e si dà alla luce senza tramontare. Non c’è orbita o gravità ma solo il soggiornare senza fine, o il sorgere della purezza della transcendenza della physis in relatività con la disvelatezza e l’oblio.
L’idea è la dynamis dell’essere stesso in sé e per sé, come ciò che è aletheia o disvelatezza o verità aristocratica e sacerdotale. Eraklyto di animo variabile e intriso di ambiguità evocò una sibilla dalla bocca delirante che disse cose di cui non si ride, non addolcite né da ornamenti né da
profumi. Il signore che ha l’oracolo in Delfi non dice e non nasconde, ma accenna: tratti in inganno gli uomini nella conoscenza delle cose visibili, simili a Omero, trassero in inganno dei bambini: tutto quel che abbiamo visto e preso lo lasciamo, tutto quello che non abbiamo visto
né preso lo portiamo con noi. La presenza in Eraclito dell’ oracolo si spiegò con l’intenzionalità di offrire
una sacralità al pensiero, quasi si trattasse di una rivelazione ermeneutica. Eraclito aprì la verità nel logos, benché verità eterna, non la si comprenda mai, né prima di udirla né
dopo: è la legge del mondo, spiegò, ma si è ignari da svegli, così come nei sogni, tale verità riflette la physis in ogni ente, quale stabilità della physis-archê ontologica, ma non c’è risonanza anche se si ascolta: sì è presenti, ma
assenti. Per tanto il pensiero è la virtù e la sapienza è l’ ascolto della risonanza dinamica della physis che raccolga l’intima natura della physis kryptata, giacchè ama nascondersi. E si dà o si eventua solo nella dynamis. Si deve sapere che la guerra è comune, e che la giustizia è contesa, e che tutto avviene secondo contesa e
necessità o eristica. Polemos o l’eristica dinamica della physis è l’ontogenesi che rivela la fenomenica degli dei e l’ontologia della libertà dell’esserci quale fondamento della mondità eleusina. Eraclito svelò la dinamica sublime dell’eristica in accordo o in discordanze discordi, quale bellissima e sublime armonia, concorde pur discordando: armonia sublime di tensioni contrastanti
come nell’arco e nella lira: questi infatti trasformandosi sono quelli, e quelli a loro volta, trasformandosi, sono la dynamis, concorde e discorde, armonica e disarmonica, dinamica ontologica-cosmologica che si rivela la struttura ontologica della dinamica cosmica; il suo apparente caos trova nella singolorità la dinamica strutturale latente, profonda, invisibile: l’armonia invisibile è più pregnante o ontologica della visibile. La via in su e la via in giù sono identiche o invarianti nella dynamis ontologica, così come è sempre lo stesso sia il principio e sia la fine nella sfera. Quella dynamis del mondo è la stessa per tutti, non c’è né una per gli dei né una degli esseri animati o inanimati, ma c’è sempre stata ed è e sarà fuoco vivo in eterno, che al tempo dovuto si accenda e al tempo si spenga. Dinamica reciproca di tutte le cose col fuoco e del fuoco con tutte le cose, come delle merci con l’oro e dell’oro. Mutamenti dinamici del fuoco: dapprima mare, del mare una metà terra, l’altra soffio kosmico della dynamis o cosmogonia della physis. Il kosmos dinamico è la physis originaria dotata di una propria vitalità dinamica strutturalmente stabile, che si riveli in dynamis della physis-archê meteorologici evaporazione, condensazione, fulmini , interpretati come risultato delle metamorfosi fenomeniche dell’ ontogenesi dinamica abissale come lo sono gli insondabili confini dell’anima. Eraclito ci svelò così gli inesauribili movimenti dell’essere dell’ente quale dynamis della physis cosmica, quale struttura ontologica della bellezza-sublime della divinità o assolutezza dell’armonia fenomenica così interpretata nell’ermeneutica eristica della dynamis: le fanciulle Figlie del Sole lungo la via che appartiene alla divinità, egli asseconda con il proprio desiderio il tiro dei cavalli nel tragitto dalle case della Notte verso la luce. Alla porta dei sentieri della Notte e
del Giorno le fanciulle persuadono la Dikê a consentire il passaggio del mortale, per la strada maestra che lo porta, infine, al cospetto di una dea innominata o Verità, la quale, accogliendolo benevolmente, così gli rivolge la rivelazione: giovane, tu che, compagno di immortali guidatrici,
con le cavalle che ti portano giungi alla nostra dimora,
rallegrati, poiché non un’infausta sorte ti ha condotto a percorrere questo cammino, infatti è fuori dalla via battuta ,
ma legge divina apprenda:
e il solido cuore della Verità ben rotonda
e le opinioni dei mortali, nelle quali non c’è una vera certezza: come le cose che appaiono e che veramente fossero, essendo tutte in ogni senso: Parmenide. La divinità parmenidea è rivelazione della Verità. Le qualità dinamiche dalla dea della Verità o della Alêtheia si svelano nella sua ontologica disvelatezza interpretativa rivolta alle entità fenomeniche che appaiono, agli enti della dinamica mondana.
La dea è ciò che si manifesta, si dà o si eventua nella dynamis sublime. Essere è pensare la dinamica sublime: ascolti, quali sono le vie di ricerca che sole si possono pensare:
l’una che è e che non è possibile che non sia, è il sentiero della Persuasione, perché si svela la dynamis sublime della Verità, l’altra che non è e che è necessario che non sia: questo è un sentiero su cui nulla si apprende: non si può conoscere ciò che non è, perché non è cosa fattibile,
né esprimerlo. Infatti la stessa dynamis è pensare ed essere. La rivelazione della dinamica della Verità, affidata al mythos afferma l’essere, l’altra il nulla che non è; indeterminatezza dinamica dell’eristica solo apparente
giacchè svela l’essere come vera e unica possibilità, e
l’essere che non può non manifestarsi nel pensiero quale fenomeno dinamico esistenzale dell’ esserci.
Essere la dynamis o essere la verità dinamica della disvelatezza: to on o to eon indica per un verso l’ente, ciò che è, per altro tutto ciò che è, per altro ancora significa quanto è immutabile, imperituro e eterno nella realtà, in ciò contrasta l’instabile physis, come cose che pur sono assenti, alla mente siano saldamente presenti, non si può recidere l’essere dal suo essere congiunto con l’essere,
né come disperso dappertutto in ogni senso nel cosmo,
né come raccolto insieme nella dynamis dell’essere, qui:
l’essere to eon è proposto come lo sfondo che accoglie, stringe tutte le cose, la dinamica che dà significato al molteplice degli enti presenti e assenti, lontani e vicini; l’instabilità dinamica della physis-archê disvela l’assoluta dynamis nell’essere: emarginando il nulla, risolve la problematica del passaggio dal nulla all’essere o della transcendenza dinamica
dall’essere al nulla o dispersione e concentrazione dell’essere nel cosmologia o qualcosa di diverso accanto all’essere, un non-essere quale entità fenomenica di modelli cosmogonici.
In relatività con l’epistemica cosmica dell’essere in relazione con Senofane, il quale contrappone al
politeismo e antropomorfismo un monoteistico incentrato sulla singolarità dell’essere e divinità della mondità nei segni dell’essere. È necessario il dire e il pensare che l’essere sia: infatti l’essere è,
il nulla non è: vi esorto alla contemplatezza, da questa prima via di ricerca si deve essere in lontananza,
ma anche da quella su cui gli esseri che nulla sanno
vanno errando: è l’incertezza che guida una dissennata mente, si è trascinati, sordi e ciechi , sbalorditi e senza giudizio,
dai quali essere e non-essere sono considerati la medesima cosa e non sono la medesima cosa, e perciò di tutte le cose c’è un cammino reversibile. Infatti, questo non potrà mai imporsi: che siano le cose che non sono!
Ma da questa via di ricerca allontana il pensiero,
né l’abitudine, nata da numerose esperienze, su questa via forzi
a muovere l’occhio che non vede, l’orecchio che rimbomba
e la lingua, ma con la ragione giudica la prova molto discussa
che è stata dinamicamente disvelata nella sua
consistenza ontologica.
È la dea della verità che soggiorna senza eclisse, senza tramonto che svela la purezza dell’essere in luce con il tramonto senza mai più coniugare essere e nulla, o
la follia dell’ essere in interagenza con il non-essere.
Eraclito dissolve quell’eristica fenomenica o epistemica nella relatività dinamica della physis che si dà alla luce e non si disvela, come la dea aleteia dell’essere:
che è l’essere ingenerato e imperituro,
è un intero nel suo insieme, immobile e senza fine.
Né una volta era, né sarà, perché è ora insieme tutto quanto,
singolarità dinamica continua. Quale è l’ origine della dynamis?
Dal non-essere o dal nulla non è consentito
né dirlo né pensarlo, perché non è possibile né dire né pensare
che non sia la dynamis dell’esserci. Quale eventualità lo avrebbe mai costretto a nascere, dopo o prima, se derivasse dal nulla? Perciò è fenomeno che sia , o non sia per nulla.
E’ dall’essere dynamis che insorgerà la forza di una certezza che sorga e soggiorni senza fine e senza eclisse, e che sia in relatività alla disvelatezza ed all’oblio: né il nascere né il perire consentì: l’essere si stringe con l’essere, è senza principio e senza fine. Lo stesso è il pensare, è il pensiero, perché senza l’essere nel quale è espresso,
non c’è il pensare: nient’altro o è o sarà
all’infuori dell’essere: la dynamis dell’esserci è nascere e perire, essere e non-essere, cambiare luogo e mutare luminoso o insorgere o soggiornare.
Inoltre è completezza da ogni parte, simile a una ben rotonda sfera, kronodinamica dal centro uguale in ogni parte: né in qualche modo più grande né più piccola sia o quantitativa, ma qualitativa da ogni parte dynamis, è un tutto inviolabile nei suoi confini o nell’apeiron. L’essere è senza fine: non potrebbe sorgere dal nulla né passare nel nulla; è singolarità dinamica continua indivisibile rivelazione della dea della disvelatezza: tra l’essere e il nulla, non rimane che un sentiero dinamico disvelante la physis o l’astrophysis dell’esserci.
La dynamis c’è , si dà, si eventua: come può il
non-essere viceversa determinare ciò che è? L’assoluta assenza della dynamis non si svela che nell’abissalità kryptante: ex nihilo nihil , l’eventualità di una
generazione del nulla dal nulla si eventua sempre quale tramonto dell’essere, ma l’esserci che mai tramonta, che insorge e soggiorna è la dynamis illuminante dell’astro-physis ontoepistemica, che implica la svelatezza della dea o la sua verità. L’essere soggiorna nel vuoto della physis indivisibile ma dinamico, stabilmente senza eclisse e senza fine, atemporale, eternamente senza tramonto con la sua dynamis o forza divina inviolabile, invulnerabile è un’icona della potenza, un’imago dynamis, un’immagine potente, bella e rotonda sfera, con le sue qualità di solidità, integrità, omogeneità e equilibrio di purezza transcentente e con una significanza cosmologica: l’essere della physis o dell’astrophysis è l’universo, espressione dell’intero cosmo e delle sue perfezioni.
Un cosmo sferico, pieno d’essere, compatto dal centro alla periferia, equilibrato. Un cosmo che, intuito nella sua globalità, è tutto quello che può e deve essere, con un dinamico
sviluppo temporale, senza nulla che possa sopraggiungere o venire a mancare. Un cosmo in cui, considerato nella sua totalità e densità, si risolve la dynamis disvelante, oppure occultante, disorientante, accadente esserci nella physis quale etereo fuoco della fiamma, leggero, a sé medesimo da ogni parte identico, e rispetto all’altro, invece, non identico; opposto o in contrastanza con la notte oscura, di struttura densa e pesante: è la dynamis quale ordinamento del mondo, verità in evidenza dell’essere al mondo.
L’essere è realtà cosmica, vissuta e accertata
sia pure in un mondo fenomenico. La dea delle verità del kosmos è seducente con le sue parole che manifesta i fenomena del diakosmos, quale rivelazione del cuore della verità che non trema e si dà nell’evento o che appare. Il mythos della dea si dà sempre sorgente nell’archè-physis
quale transcendenza della purezza ontologica dell’apparire degli eventi dinamici o fenomenici, o la loro ermeneutica finita o infinita interpretazione della Apparenza astrophysica: l’apparire è il manifestarsi stesso dell’esserci della dynamis in relatività e in equilibrio con la physis dell’essere Aletheia, verità dinamica, sempre insorgente e senza tramonto, una grande cosmologia dinamica alternante luce e notte, quale STORIA MITIKA ed ONTOLOGICA
del MITO della PHYSIS e dell’astrophysis.
Il mito o storia mitica della Physis o dell’astrophysis è essenzialmente un luogo mitico,una topologia del mito dell’abisso,della fondatezza,dell’aldilà ontodynamica:la storia del mito della Physis è la storia dei luoghi del mito,la storia mitika del mito è la storia dell’Essere mitiko,o dell’eterno ritorno del mito o della risonanza infinita dell’essere nel mito,nella latenza,custodita,curata per eventuarsi nella epokè mitica della Physis o dell’astrophysis dinamica.
La storia del mito della Physis o delle dynamis astrophysica è la storia della radura dell’Essere, dell’Essere diradato,sgombro,libero d’Essere nell’abisso mitiko, senza nulla, senza niente, senza fine, senza tramonto, senza eclisse.
Nessuno è ancora stato libero di ricercare la storia dell’ontologia del mito della Physis dinamica dell’astrophysis,aldilà dell’ermeneutica teologica, oltre la metafisica nichilista categorica, epistemica,paradigmatica.
Non c’è né l’ontologia dell’essere mitico, né l’ontosofia del mito o la storia mitika del mito della Physis della dynamis astrophysis.
La storia del mito si fonda sulla storia mitica della dynamis sublime:senza essere liberi di contemplare il mito dell’astrophysis dynamica, non c’è mito ma solo fondamentalismo teologico, teocrazia:la storia mitika del mito della Physis è la storia mitika della dynamis d’Essere in presenza della contemplazione dell’Essere astrophysis o divinità.
Il mito c’è quando l’essere si pone dinanzi nella contemplazione dell’Essere astrophysis dynamica che si dà, si getta alla presenza nella radura, nella topologia dell’Essere, quale ontologia dell’Essere dinamico, il Gegengrund o fondale astrophysico che si eventua nella ontovarietà della gettatezza del mito della dynamis sublime è la radura dinamica che custodisce, kriptata, latente la cura dell’Essere dynamis dell’astrophysis.
I luoghi della Gegengrund o fondale dell’astrophysis sono gli spazi kaosmici ove si getta dinanzi,davanti l’Essere mitiko della dynamis, i luoghi del mito dinamico sono quelli che l’esserci si trova di fronte non ad un orizzonte del mondo, o ad una prospettiva mondana, o ad un tramonto o eclisse cosmici, ma l’Essere è abitato dynamicamente dall’orizzonte e dalla prospettiva dell’Essere senza fine, senza declino,senza tramonto, senza eclisse, quale eterno ritorno della risonanza dell’Essere mitiko della dynamis astrophysica.
Solo così si eventua l’epochè della storia mitika della dynamis sublime, non teokratica, del mito della Physis dinamica dell’astrophysis. Tanto per essere rigorosi fino in fondo:il mito della dynamis non è la topologia della teocrazia, né il mito è la singolarità nichilista cosmica del tempo immaginario, giacchè quelle suggestive topologie sono sempre categorie della prospettiva del mondo tramontante mentre l’orizzonte dell’Essere mitiko della dynamis non si trova mai di fronte all’eclisse, al tramonto, alla fine della storia, del tempo, dello spazio, del kosmo o dell’astrophysis.
Nel mito della dynamis invece c’è l’eterno ritorno della differenza ontologica tra il Gegenstand quale contrastanza eristica della dynamis astrophysica: non il nulla o il niente, ma l’Essere dinamico che ci viene in-contro, l’Essere della dynamis sublime che si getta alla presenza, per abitare l’Essere che contempla la radura ove si eventui l’astrophysis.
La storia mitika del mito della dynamis sublime è la storia della differenza che si eventua nell’ontologia dinamica,
quale presenza che abita il luogo kaosmico dell’astrophysis dynamica.
La storia mitika del mito dynamico della Physis e dell’astrophysis è la storia dell’Essere che contempla l’essere dinamico e di fronte, quale presenza dinamica della radura, ove non ha mai abitato né l’entità, né l’Esserci, né la mondità, né la metafisica, né la teocrazia, ma solo la risonanza dell’Essere dynamis che ci viene in-contro, quale eterno ritorno dell’astrophysis dynamica. La storia mitika del mito dynamico della Physis è la storia delle origini dell’astrophysis dynamica, tanto per abitare i luoghi storici del mito dinamico, si eventua nella risonanza quale Essere dynamico e mitiko Essere divino che ci viene incontro, Essere che abita l’Essere, Essere che si incontra kriptato nell’Essere mitiko della Physis o astrophysis dynamica.
La topologia, il luogo ove l’Essere dynamico ci viene in-contro e ci abita è il mithos della dynamis: la topologia del mito dynamico è la mitika topologia della storia del mithos della astrophysis dynamica, solo nella topologia del mithos dynamico la storia si eventua quale storia mitika del mithos dynamico dell’astrophysis: giacchè solo lì è dinamicamente essere storia mitika del mithos dell’astrophysis dynamica e mai più storia della teocrazia, storia metafisica della teologia teocratica, storia metafisica della teologia teocratica,storia della volontà di potenza della teocrazia, storia dell’etica teocratica, stroria metafisica dei fenomena cosmologici.
I luoghi ove il mithos della dynamis ci viene incontro, o dove l’essere in-contra l’essere dynamico che si eventua ed abita l’essenza del pensiero della dynamis, sono i luoghi del mithos dell’astrophysis dynamici, sacri, oscuri, misterici, kriptati, perché quella prossimità dell’essere con la sua ikona che si getta alla presenza e la abita è miticamente dynamica nel senso di indicibile, inaudita,e dai paradigmi fisici cosmici, la storia mitika del mito è la storia degli spazi dynamici, abitati solo dall’Essere dynamico che ci viene in-contro, quale Gegenstand o fondale dynamico astrophysico, mai nullità, e nel contempo:Essere che si incontra nell’essere dynamico che si getta ed abita, nella contemplazione, l’Essere dynamis dell’astrophysis.
Le varietà del venire incontro dell’Essere dynamico sono infinite, indicibili, senza eclissi: perché i luoghi del mithos della dynamis sfuggono alla classificazione dell’imperativo categorico del rigore razionale o della metafisica ideale nichilista, sinergetica,supersimmetrica,inferenziale,logistica,teocratica.
Gli eventi del mithos della dynamis sono sempre in relatività con gli eventi e le ontovarietà dell’Essere dynamico che ci viene incontro, che si eventua quale dynamis ontologica: si incontra l’Essere dynamico, si contempla la dynamis d’essere kaosmica.
I luoghi del mithos-dynamis sublime sono gli spazi topologici ove l’Essere dynamico si dispone nella contemplazione, nell’ascolto,nella visione, nella sensibilità e nel pensiero dynamico dell’Essere di fronte, dinnanzi, davanti che ci viene incontro, nella Gegenstand o fondale dynamico dell’astrophysis kaosmica.
La storia mitika del mithos-dynamis è la storia delle radure, dei vuoti ontologici della Physis-dynamis, ove l’essere si eventua per essere contemplato e per abitare dynamicamente l’essere di fronte, oltre che abitare dinamicamente solo il mondo, la Physis-dynamis, il kosmo.
Quando un luogo, una radura, un vuoto sono abitate dynamicamente dall’Essere che si getta e che viene in-contro all’Essere, si eventua il mithos e la sua storia quale storia mitica del mitiko abitare dinamicamente l’Essere dynamis, in libertà, in verità, in prossimità con l’Essere dynamica.
La libertà di ricerca sulla storia mitica del mithos della Physis-dynamis si eventua nella storia dei luoghi ordinari del senso del mithos, della sua essenza, della sua presenza qui ed aldilà del mondo i luoghi del mithos, anzi meglio la topologia del mithos, lo spazio vuoto, la radura, lo spazio libero dalla mondità ove è custodito, curato, evocato e contemplato il Gegenstand o il fondale astrophysico: l’Essere che viene incontro per abitare dynamicamente, non solo il mondo, ma l’ikona dell’Essere, l’essenza dell’Essere, l’Essere dynamis, l’Essere ontologico.
Si eventua così nello spazio e nel tempo del mondo la differenza ontologica: si presenta la topologia dell’Essere mitiko, di là e di qua la topologia fluttuante del mondo dell’Esserci, del mondo virtuale, del mondo immaginario, del mondo ontologico, del mondo dynamico.
Il mondo dell’Essere mitiko si getta nella mondità anche quale mondo mitiko, mondo caotico mondo cosmico, mondo caosmico, mondo dynamico, mondo estatico e la sua influenza metafisica si dispiega nel mondo etico, epistemico, paradigmatico, ermeneutico, dinamico, noetico.
Quale fondamento della verità dell’Essere dynamico mitiko la sua influenza dà senso al kaos, all’invisibile, all’indicibile, all’inaudito, all’assenza presente della sua sacralità provvidenziale: l’unica che possa salvare o curare nel mondo dell’aldilà, della dynamis.
La Topologia dell’essere mitiko e la sua topologia animata dell’Essere animato che trascende
l’Esserci,ma non è l’Essere ontologico dynamico.
Quelle ontovarietà dispiegano la complessità della fondatezza dell’Essere mitiko nel mondo virtuale, animato, ontologico, immaginario, dynamico, metafisico, sinergetico, supersimmetrico e disvelano quanta volontà di potenza ci sia nella storia mitika del mithos della Physis-dynamis.
Volontà di potenza dell’eterno ritorno dell’Essere mithos, nell’epochè della storia dell’Esserci, ma anche volontà di influenza egemonica imperativa categorica nella metafisica, ermeneutica, dynamica, etica, estetica, epistemè, virtuale, immaginaria, onirica, estatica, mitica, magica.
Nell’Essere mithos, l’Essere animato non si adegua, in verità né all’Esserci, né all’Essere ontologico o dynamico.
Nel mondo del mithos il mondo animato non ritrova l’adeguatezza metafisica, epistemica, razionale, dynamica, estetica, etica con il mondo dell’Esserci, né con l’Essere nel mondo cosmico, immaginario, virtuale, kaosmico.
Ma quella differenza ontologica dell’adeguatezza non trascura l’ortogonalità influente della volontà di potenza metafisica della storia mitika del mithos, anzi la sua categorica imperativa dà senso, identità, teocrazia storica e trascendentale.
L’Essere mithos, quale essere animato nel mondo mitico è la misura di tutto: del kosmo che c’è e del mondo che non c’è, o è invisibile, indicibile, inaudito, mitico, magico, estatico; l’Essere mithos è anzi l’unico centro gravitazionale che dà senso, stabilità, pace, e soprattutto e per lo più dà l’impianto, la creazione, la Gestell al mondo dell’Esserci, dell’Esser qui, dell’Esser là, dell’Esser aldilà.
La topologia del mithos, quale storia mitika del mito della Physis è la Gestell del mondo e dell’Essere animato, quale Esserci che ci viene in-contro nella sua morfogenesi di Essere animato: e perciò da contemplare e da venerare.
Giacchè solo quell’Essere è mithos della physis che ci potrà salvare, o curare, o consolare, o guidare nel destino nella sorte, nell’avventura della storia mitika del mithos.
La Topologia dell’Essere mithos è implementata nella bistabilità dei sentieri che si biforcano: c’è la superficie della Gestell fondante il mondo dell’Esserci, virtuale, trascendente, immaginario, metafisico, etico, dynamico, estetico, sinergetico, cosmico, epistemico, ermeneutico, ma c’è, quale eterno ritorno nella superficie supersimmetrica,l’Essere animato che ci viene incontro nel vuoto ontologico, nella radura dynamica dal nichilismo, nella singolarità kaosmica del nulla, quale Gestell: contro-Essere, Essere che ci incontra e avviene,si getta nell’Essere ma anche nell’Esserci, per abitare con il senso del mithos della Physis o dell’Essere animato.
La storia del mito è stata, ed è,sempre interpretata quale volontà di potenza della metafisica imperativa influente: non c’è una storia dynamica del mito, né una storia ontologica, né una storia mitica, né una storia ontologica, né una storia mitica nel senso di Topologia del mithos dell’Essere più che del mondo o della mondanità.
Il futuro della libertà di ricerca della storia mitica del mithos si presenta nel plesso, o nel chiasma, dell’Essere storia della Gestell mitika dell’Esserci e del mondo, e storia della Gegenstand o fondale astrophysico dell’Esser mitiko che ci in-contra, che avviene in-contro, quale risonanza dell’Essere animato sempre, eternamente ritornante nell’aldiqua dall’aldilà. L’Esserci mitiko che ci viene in-contro, quale Gegenstand o fondale astrophysico è la donazione di misura, la misurata topologica del mithos e della storia mitika del mithos animato che abita dynamicamente l’Essere, oltre che il mondo e l’Esserci, si eventua quale stabilità del Kaos, morfogenesi visibile dell’invisibile, koinè, linguaggio comune etico ed dynamico dell’indicibile, dell’inaudito, mistero dell’indecidibile, mistico svelato del mito eternamente ed infinitamente interpretato ermeneutica del vuoto silenzio della singolarità del mithos, quale storia mitika del mithos.
La storia mitika dell’Essere mithos è la storia dell’abbandono, della kriptazione, della latenza, dell’oblio dell’Essere ontologico nell’Esser animato: sia quale vivenza dell’Esserci, sia quale vivenza della mondanità eterna, infinita, mitica, indicibile, inaudita.
L’Essere che vi viene in-contro o che si in-contra è l’essere animato che dalla latenza kriptata, custodita, curata, della radura della Topologia dell’Essere, si eventua imperativamente quale misura del tempo e dello spazio, della dynamis e dell’estetica, del kosmo e del Kaos, del bene e del male.
Ma quella gettatezza dell’Essere mithos non è semplicemente imperativo metafisico della volontà di potenza, quella è solo la sua metamorfosi teocratica, influente, altrimenti il mithos sarebbe solo una delle varietà ermeneutiche, epistemiche, estetiche,astronomiche, l’Essere gettati, quale mithos dell’Essere animato dà stabilità alla più complessa Ontoteologia o Teoontologia della dynamis.
Aldilà del bene e del male, anzi quale fondatezza che eventua ora l’uno ora l’altro o annienta sia l’unità, sia l’alterità la storia che si getta, quale storia mitika del mithos si presenta sempre nella sua varietà ontoteologica influente che si dà, che ci viene in-contro, che si in-contra nei sentieri interrotti del mithos, quale metastabilità del Kaos, orizzonte prospettico dell’Essere animato che dà senso all’Esserci, alla vivenza, alla creazione, alla mondità, all’aldilà.
L’Essere animato che si in-contra si getta nell’Esserci, nel mondo, nella vivenza quale impianto imperativo stabile della volontà di potenza dell’Essere Mithos: è la Gestell dell’Essere animato che ci viene in-contro, non quella metafisica, o etica, epistemica, ma quella metastabilità che annienta il Kaos, il nulla, il niente oltrechè l’Esserci preesistente, per fondare la Topologia del mithos dal nulla, dall’invisibile, dall’inaudito, dal vuoto cosmico.
La Topologia dell’Essere mithos che ci in-contra abita mistericamente il fondamento dell’Esser animato, dell’Esserci della vivenza del mondo: abita la stabilità della Gestell quale venire in-contro della presenza che ci in-contra nell’Essenza dell’Essere.
La stabilità dell’Essere animato è la storia mitika del mithos quale controkaos e risonanza che ci presenta davanti di fronte al Kaos per Essere Gestell topologica della radura, del vuoto dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito: la storia del mithos è la storia dell’Essere di fronte al Kaos, quale Essere animato che ci viene in-contro e che si in-contra nella essenza della vivenza, dell’Esserci, della mondità dynamica.
La storia del mithos è la storia sia mitika della metastabilità dell’Esser animato che si presenta, si eventua, ci in-contra nella fondatezza dell’Essere, dell’Esserci quale vivenza, del mondo, dell’Essere aldilà.
Il Metaodos-dynamis è il sentiero ininterrotto del Gegenstand o fondale astrophysis: eterno ritorno della risonanza dell’Essere che ci viene in-contro, e che si getta alla presenza dell’Essere che si in-contra di fronte, dinnanzi, quale evento dell’Essere animato. Il gettarsi incontro nella metastabilità della presenza sia quale volontà di presenza o teocrazia,sia quale dono della misura del mithos o Ontoteologia, la storia mitika del mithos dà senso all’imperativo categorico del Gegenkaos Essere di fronte, davanti, incontro al Kaos del mondo.
Ma la sua presenza si eventua anche nel gettare nell’essenza del fondamento dell’Esserci e della vivenza l’incontro dell’Essere animato, quale Topologia dell’Essere o varietà dell’Essere ontologico.
La storia del mithos sarà la storia dell’interfaccia, intervolto, interessere animato che ci viene incontro nel sentiero dell’Essere. Il campo del mithos è l’intervolto dell’interessere topologico animato. I sentieri del campo del mithos sono la risonanza dell’eterno ritorno della storia del mithos-dynamis.
Il campo mitiko è l’intervarietà della Topologia dell’Essere quale campo metamorfico che dà ortogonalità all’abisso, dà la visione dell’Essere animato all’invisibile, dà ascolto al silenzio inaudito, dà senso al mithos getta i sentieri dell’essere animato nell’Abgrundynamis, nel senza fondo delle fondamenta dell’Essere: il campo mitiko è la Gestell-dynamis dell’Abgrundynamis, l’impianto della metastabilità che s’eventua nei sentieri dell’abisso.
La storia del mithos è la storia del campo dynamico, quale intervarietà della topologia dell’essere animato.
Il campo sacro è la metastabilità, la Gestell dell’abisso, dell’Abgrundynamis, dell’interessere, dell’intervolto, dell’interfaccia ortogonale imperativo dell’aldilà che si eventua quale vuoto cosmico, radura dell’invisibile, silenzio dell’inaudito, indicibile. Il campo dynamico del mithos è la risonanza dell’eterno ritorno dell’Essere animato che si getta nella storia quale storia del mithos-dynamis.
Il campo dynamico del mondo è la Gestell-dynamis nell’Abgrundynamis, quale ortogonalità imperativa senza fondo nell’aldilà, oltre l’orizzonte, oltre il tramonto della storia, oltre la fine della storia, oltre l’eclisse del mondo della storia classica.Il campo dynamico del mithos, la Gestell mitika, l’impianto mitiko ove l’Essere animato che avviene, si getta dall’aldilà, ci viene in-contro e si incontra nella Gegenstand o fondale atrophysico quale Essere aldilà che si presenza di fronte, davanti, dinnanzi quale intervolto, dell’invisibile, indicibile, inaudito del mito nella volontà di potenza metafisica influente, nella dynamis, nell’Estetica, nella Noetica, nell’Ermeneutica.Il campo del mithos dynamico si presenta sempre aldilà della semplice teocrazia, quale volontà di potenza della metafisica ideale dell’aldilà, nella sua intervarietà di ontoteologia o Teontologia: evento che si incontra nei sentieri dynamici della gettatezza dell’interessere animato quale intervolto interimmagine dell’Abgrundynamis, dell’Essere abissale che si in-contra nella radura topologica, nel vuoto ontologico, cosmico, nelle singolarità nichiliste della cronotopia dynamica immaginaria. La differenza ontologica tra il campo dynamico della storia mitika e la storia classica del mithos si eventua nella differenza tra la storia della volontà di potenza dell’Esserci metafisico e la storia della Topologia dell’Essere animato che ci viene incontro, che si in-contra, di fronte quale Gegenstand o fondale astrophysico dell’aldilà, dell’abisso, quale matastabilità, Gestell dell’Abgrundynamis.
La storia del campo dynamico è la storia mitika dell’immagine dell’Essere che ci in-contra di fronte: intervolto dell’immagine, Interdynamis.Il campo del mithos è la dynamis dell’abisso che ci sta sempre di fronte, ci abita e che ci in-contra quale aldilà. Ma il campo dynamico del mithos, si presenta anche quale metastabilità, impianto, struttura ontologica,in qualità di salvezza, cura, pensiero dynamico della Physis.
La storia del campo dynamico del mithos è anche la storia dell’Essere al potere del mito: ma solo nella sua varietà di dynamis, di immagine dell’Essere animato, mai quale volontà di potenza della metafisica dell’immagine del mondo.
Anzi il campo dynamico del mithos con la sua dynamis influenza la mondità, mai può essere soggetto, giacchè la sua fondatezza si disvela sempre dalla metastabilità dell’abisso, dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito, dell’aldilà che si presentano di fronte, davanti, in-contro alla mondanità, e si gettano nella sua fondatezza senza essere mai fondati.
In quel senso il campo dynamico del mithos è dynamico, è più dynamico, dalle immagini del mondo: la storia mitika del mithos è la dynamis della volontà di potenza della metafisica nichilista, della fine della storia; è più dynamica, giacchè abbandona le immagini del mondo per gettare in-contro le immagini dell’Essere animato.Il campo mitiko non è stato, e non sarà mai una nuova metafisica, se mai è la Teontologia, senza essere ontologica: si eventua invece quale alterità, senza essere differenza, e quale relatività senza essere dispiegamento.
Il campo dynamico del mithos è la radura ove si getta e si incontra sempre di fronte l’evento dell’immagine dell’Essere animato.La storia del mithos è la storia dell’accadere della presenza, volontà e potenza dell’immagine dell’Essere che si dispiega dall’abisso, dall’aldilà, dall’invisibile, dall’indicibile, dall’inaudito: che decostruisce il tempo e l’immagine del mondo, dell’Esserci, della metafisica imperante nichilista.
Il campo dynamico del mithos crea lo spazio alla dynamis che si eventua dalla metastabilità dell’Abgrundynamis, ma non dà fondatezza alla Grundynamis: si svela in-contro, di fronte, in relatività, quale immagine dell’Essere mai fondata, né fondabile dalla immagine del mondo, o dell’Esserci, o della Physis: Teontologia della dynamis quale intervolto, intervarietà della Ikona-dynamis del pensiero dynamico.Il campo dynamico del mithos della Physis è la storia della differenza del venirci in-contro dell’Essere e del suo gettarsi nel mondo, nella Physis cosmica: in qualità di immagine dell’Essere che si eventua, quale Essere animato metastabile dell’intervarietà dell’Abgrundynamis: nella sua varietà della semplice gettatezza nella storia dell’Esserci, o dell’Essere al mondo.
Mai mondo nell’Essere o volontà d’Essere mondità dell’immagine dell’Essere.Daseyn e dynamis sono i sentieri del campo dynamico del mithos ove si eventua l’in-contro la Gegendynamis della Physis ontologica .Lì la risonanza dell’Essere che ci in-contra, dà senso alla Teontologia, quale alterità della metafisica nichilista, in relatività con l’ontologia dynamica della Physis .La storia di quell’in-contro si in-contra nella risonanza della storia del mithos, quale storia dell’immagine d’Essere che si getta di fronte all’immagine del mondo o dell’Esserci: dynamis che si getta in-contro al Daseyn.Il campo dynamico del mithos della Physis è quella Topologia ove la storia mitika si eventua quale dynamis del Daseyn, ed anche dell’immagine del mondo, attraverso l’immagine dell’Essere animato in relatività con l’immagine dell’Essere che si getta dall’aldilà, dall’invisibile, dall’abisso, Abgrundynamis, indicibile. Ma il campo dynamico del mithos della Physis ontologica è anche la Topologia metastabile della abgrundynamis: immagine dell’abisso dell’Essere o dell’Essere abissale che si getta nella storia del mithos.In qualità di abgrundynamis il campo dynamico del mithos si metastabilizza in gestelldynamis, ikona della sua struttura ontologica, ove si eventua l’incontro tra l’Essere animato, dynamis e l’immagine dell’Esserci.Il campo dynamico del mithos della Physis è al tempo stesso stabile ed instabile:la sua stabilità è relativa all’Essere animato che si eventua quale essere mitiko: dall’abisso dell’Essere ci viene incontro e in-contra l’Esserci ed il mondo, la Physis e la sua struttura ontologica.
E’ stabile nella Gestell dell’immagine dell’Esser mitiko ma instabile nell’Abgrundynamis intermittente la Gegendynamis,quale risonanza dell’Essere dynamico della Physis.L’anfibologia del campo dynamico del mithos dà alla sua Gestelldynamis l’essenza della metastabilità in relatività con l’ontologia, quale Teontologia, in relatività con l’immagine dell’Esserci e del mondo quale teokrazia della storia classica del mithos.Quella differenza è essenziale, perché crea la biforcazione tra l’immagine della storia mitika e l’immagine del mondo della storia del mithos della Physis. Il sentiero nel campo dynamico del mithos dell’immagine della storia del mithos della Physis è stato interrotto, giacchè la storia si è dispiegata, ed anche, o immagine della volontà di potenza della metafisica o teocrazia.La Teontologia, quale immagine dell’Essere mitiko che si getta nella immagine della storia del mithos non è più presente né nel mondo, né nel dynamico mondo, né nel mondo dynamico, né nell’Esserci del dynamico campo del mithos della Physis. Solo la libertà di ricerca eventuerà nel futuro un’immagine della storia del mithos quale gettatezza dell’Essere mithos animato, che si disvela dall’abisso dell’aldilà.Solo così il campo dynamico del mithos della Physis quale campo animato dell’immagine o interimmagine della storia del mithos eventua la storia del mondo animato, mentre fin’ora la storia del mito si è presentata nell’interpretazione dell’immagine del mondo imperativa ed influente, quale volontà di potenza metafisica sull’immagine della storia del mito della Physis.Nella storia del mithos della Physis si eventua una interferenza: quale immagine della storia del campo dynamico del mithos che dà la misura non solo al mondo, all’immagine del mondo, all’Esserci, alla dynamis, al nulla ma anche purtroppo all’essenza fondamentale dell’Essere, la storia mitika dynamica, esprime, disvela la verità, ma anche la occulta, la oblia, la kripta sotto la parvenza della cura, della latenza che custodisce conserva, accudisce, consacra e contempla. L’interferenza ontologica nella differenza ermeneutica del campo dynamico del mithos della Physis dà la misura della sua volontà di potenza imperativa kategorica, ma anche la valenza dell’Esser mito quale sentiero, dinamica di svelatezza della dynamis, di contemplazione che dekripta l’evento dell’incontro che ci incontra nel chiasma dell’Esser animato, quali immagine in relatività con l’Essere ontologico.Quella interferenza che appare originariamente nel campo dynamico del mithos della Physis, ma anche si eventua in altri campi quale l’ astroPhysis o la koinè, disvela la differenza ontologica tra l’Essere-sé dell’Esserci nel mondo e l’esser-sé quale dynamis: nella storia del mithos della Physis c’è sempre la trivarietà della Topologia dell’Essere: Seyn, Daseyn, dynamis ove l’Esserci o l’Essere è indeterminato, ma sempre in relatività quale Dynamis: Esserci sempre nell’Essere-sè e nell’Essere al di là dal sé, dynamis, senza paradossi di identità o di principi logici di contradizione, anzi quelle evenienze non fanno altro che confortare l’imperativo categorico del campo dynamico del mithos della Physis.
L’interferenza di quella presenza, nel campo dynamico del mito ontologico della storia mitika del mithos della Physis dà la misura dell’ indeterminatezza, dell’invisibile, dell’infinitesimale, dell’indicibile, dell’inaudibile, del bene e del male, ma anche della dynamis dell’adilà del bene e del male, dell’aldilà del mondo e del nulla, dell’aldilà del tempo e dello spazio, dell’aldilà della cronaca e della storia mitika, dell’adilà della dinamica e dell’estetica, dell’aldilà della guerra e della pace.Nell’interferenza ontologica quelle varietà sono solo episodi eventuali dell’immagine del campo dynamico del mithos che dà la misura dell’Esserci quale Essere-sé nell’Essere animato nel mondo animato, nella Physis animata.
La storia mitica del mithos è creatrice di storia,non solo nel suo campo dynamico del mithos della Physis, ma in generale e nel senso della globalità, quale evento della nuova dynamis: dinamica dell’Essere animata in qualità di varietà dinamica: Esserci, Essere mitiko, Essere in relatività con l’Essere aldilà.
La nuova dynamis dell’Essere animata è creatrice di storia del campo dynamico del mithos della Physis, ma anche di quello immaginario, virtuale, ortogonale, metafisico influente nichilista, decostruttivo, ermeneutico, epistemico, dynamico, estetico, sinergetico.Il campo dynamico del mithos quale storia dynamica del mithos della Physis sarà così il fondamento della nuova dynamis: quale dynamica dell’Essere contemporaneamente, quale dynamis, Esserci, Essere alterità nell’aldilà, Essere mitiko dell’Essere animato.Il campo ontodynamico del mithos così è, non l’unico, ma il più evidente nella creazione della storia, sia Gestell, sia Gegen-Gestell: o meglio, e di più, è il Gegen-Stell: l’impianto della storia mitika della Physis, struttura ontologica che ci viene incontro dall’adilà, dall’alterità, ma che ci in-contra nel sentiero dell’Essere animato.Il Gegen-Stell, la sua struttura ontologica, è la metastabilità che ci viene incontro, quale presenza che ci incontra nel campo ontodynamico del mithos della Physis per impedire il declino nel nulla, nel kaos, nell’abisso, nell’Abgrundynamis.La storia mitika che crea la storia dell’immagine del mondo, è la presenza metastabile dell’aldilà, dell’alterità che ci incontra sempre di fronte, per interferire nel declino, nel klinamen abissale della metafisica nichilista tramontante, eclissante.Ma affinchè appaia la presenza della storia del mithos della Physis nel campo mitico interferente non è sufficiente il sapere dell’Esserci e del mondo, ma indispensabile dispiegare il sapere dell’Essere animato che si eventua di fronte e ci incontra dall’alterità dall’aldilà.
Il campo mitiko della storia del mithos della Physis si presenta nel mondo della storia solo attraverso il sapere del fondamento dell’Essere animato, il quale s’eventua sempre quale interferenza che ci incontra sempre di fronte, e viene ad abitare ontodynamicamente il dynamico campo della storia mitika dell’Essere animato.Solo il sapere dell’Essere consente di essere sempre di fronte ed incontro all’Essere mitiko nell’equilibrio del campo ontodynamico del mithos che consentirà di decostruire e creare il sentiero della storia del mithos della Physis. Il sapere dell’Essere mitiko si dispiega nel campo ontodynamico del mithos della Physis quale creazione della storia mitika del mithos, che dà fondatezza, getta nel mondo e nell’immagine del mondo mitiko le kategorie del mithos e la verità dell’Essere animato.
Il sapere dell’Essere mitiko che ci viene in-contro e ci incontra nel campo ontodynamico del mithos della Physis, quale sapere mitiko dell’Essere animato, che getta nella storia mitika del mithos della Physis la sua creatività, la sua verità, la sua missione dell’Esserci, la sua immagine del mondo. Quella sapienza mitika dell’Essere mithos della Physis che si eventua sempre di fronte, quale Essere animato trascendente la semplice volontà di potenza metafisica teokratica, o nichilista o sinergetica kosmica per dispiegare, nel campo ontodynamico del mithos che crea la storia sulla volontà di verità del mithos, e sulla volontà animata, o volontà mitika della storia mitika.
Mai sarà animata una nuova ontologia, ma è già trascendenza e tramonto della metafisica nichilista, epistemica, ermeneutica, paradigmatica che disvela l’immagine del mondo quale creatività dell’immagine della storia della globalità del mondo.
La volontà di verità mitika fonda la Teontologia, quale sapere dell’Essere animato nel campo sacro del mithos che crea la storia del mithos e l’immagine della storia dell’Esserci globale del kosmo: la storia mitika della Physis quale misura della storia del mondo, quale ATTRATTORE STRANO della dynamis.
Prima di Leibniz non esisteva una teoria dei fondamenti della ragione: il primo assioma logico dei fondamenti della razionalità moderna è rinvenibile nella frase leibniziana: “nihil est sine ratione”, niente è senza ragione ovvero nessun ente può esistere senza un fondamento, senza una razionalità.
Ma quando si opera l’ oltrepassamento della metafisica e quando si attua la “differenza ontologica”, è ancora fondamentale quell’assioma leibniziano e, successivamente, hegeliano ? Le conoscenze razionali sono confutabili sia attraverso la messa in crisi dei fondamenti sia attraverso la costruzione di una metafisica che pone ai fondamenti originari dei problemi irrisolvibili, aporetici e paradossali.La logica è entrata in crisi irrimediabilmente.Tale crisi era già, in origine, permanente?
La risposta è forse rinvenibile nella contrapposizione tra il nihil est sine ratione leibniziano e A.Silesio per cui la rosa è senza perché; poiché fiorisce di sé, non gliene cale; non chiede d’essere vista.Ora, di queste contemporaneità, sorgenti in simultanea, tra nascita dei fondamenti e crisi degli stessi è intrisa la storia della dynamis.E’ la storia della dynamis che si ripete e che si ritrova ad un bivio, ad una biforcazione.
Fin dall’origine, nella dynamis è presente questa biforcazione o differenza ontologica originaria: quale coesistenza di due dynamis dell’ente e l’eristica quale dinamica interna, dis-cordia dell’entità. Dynamis è disposizione l’in sé l’oggettivo per Aristotele; è l’astratto universale in generale, l’idea, ed è solo potentia. Invece l’energheia, la forma, è attività, ciò che si realizza, la negatività in un rapporto di sé, unificazione di dynamis energeia e entelechia. Per Hegel questa sostanza assoluta è in sé e per sé e non ha bisogno di alcun elemento ylemorfico. I due modi della rappresentazione dell’assoluto sono la ragione pensante e l’eterno cielo. L’in sé, l’oggetto è solo dynamis, il possibile.In accordo con l’interpretazione attivistica dell’ontologia anche nella definizione di dynamis Ontologica dello spazio-tempo: PHERECYDES: 580 BC, svelò la differenza ontoteologica o mitologica del Chronos, Time, e la Chthonie o Ground o grund o meglio ab-grund quale spazialità ontoteologica o mitopoietica; ANAXIMANDER, 580 BC,disvelò l’apeiron spazio temporale quale physis infinita e senza fine infinitamente sublime dynamis, mentre Diodorus e Democritus differenziarono l’apeiron e l’archè nel cosmo quale cosmesi o bellezza finita dell’infinito sublime anaximandreo: delicate membrane spaziali o topologiche, quali varietà sferiche consentivano la sensibilità dell’apparenza o phenomena quali imago dell’estasy eonyka platonica o ideale Cronotopia della Physis Ontologica. La frattalità kronotopica dell’apeiron di Anaximandro o i frammenti dell’archè di Anaximandro consentirono alla Ontologia dello spaziotempo di Anaximandro di dispiegarsi nel vuoto nulla di MELISSUS, per eventuare una PHILOSOPHYa della temporalità nel Timaeus Platonico: lì l’ apprensibile modello paradigmatco svela il comprensibile Platonico Cosmos quale adeguatezza alla verità Platonica paradigmatica. E’ l’universo paradigmatico dello spaziotempo Platonico quale estasy exstatica dell’eternità , o paradigma della physis eterna che si dà solo quale fenomeno visibile dell’ideale invisibile, ma intuibile con la metafisica della verità o logos animato. Solo così è possibile percepire le differenze spaziotemporali dei phora o dei periodos o delle periphoras o dei kykleseos: tutti misurabili secondo il paradigma pitagorico dell’identità tra aritmos e curvatura dello spaziotempo, in una sublime armonia cosmica e mousikale quale perfezione ideale delle eterne sphere spiralimorfe Platoniche. Si dà così la continuità dello spazio tempo in dinamica sublime e in infinito apeiron sublime, ma apparente nei fenomena quale discreto e finito, anzi aritmos, senza ritmo, in stasi inerziale o contrastanza ob-gettata o gegenstand istantanea, attimo, momentanea o atto, o essere solo in atto, o apparire nei fenomena solo nell’esserci dell’atto discreto quale singoralità temporale del presente, o apriorità dell’archè della kronotopia infinita. E’ la differenza nella temporalità che si dà quale aritmos della presenza per creare la trascendenza al passato ed eventuare la possibilità eventuale del futuro, o futuro anteriore o eterno ritorno o apokatastasy ciclica o in lineare sequenza: Zeno Docet.Finito ed infinito non sono possibili nella stessa frazione di tempo: l’apeiron dovrà essere frammentato ed i suoi frattali fondare la rigorosità e l’esattezza, altrimenti la divisibilità o l’analitica o la dyairesis infinite possono creare dei paradoxa spaziotemporali infiniti. Aristotele inventò così le distanze discrete irriducibili nella temporalità kategorica memore delle omeomerie anaxagoriane, ma sempre nella dynamis dell’essere in atto nella presenza e di essere in potenza nel futuro o nel futuro anteriore quale passato.Leibniz nei Fundamenta Theoria Motus Abstracta del 1671 svelò una PHILOSOPHY Ontoteologica dello spaziotempo quale relatività Leibniziana della simultaneità degli eventi: Gödel si ispirò a quel paradigma per immaginare l’apokatastasy kaosmika, ma quella sarà un’altra sublime story della dynamis, qui invece si è in presenza del versus Newton o della monade versus la gravità. Newton pensò al paradigma del tempo ab-soluto quale ab-soluta verità del tempo mathematico, la cui durata può essere misurata con il pensiero calcolante degli infinitesimi microkronotopici ma non-infinitamente divisibili: è il Newton versus Leibniz o la syntesy dell’analitica degli eventi temporali: Gravità-Newtoniana dello Space-Time in contrastanza con la relatività della simultaneità degli eventi della monade dynamica sublime. Newton nei Principia immagina gli eventi instantatei con un paradigma empirista o non si cura di spiegare la struttura ontologica dell’evento dynamico, mentre Leibniz con la sua ontoteologia della monade svela una metafisica ermeneutica della verità che si eventui sia nei fenomena, sia nelle verità nascoste o kryptate o non ancora in dis-oblio nella mente sublime ed infinita della divinità dynamis: è la Leibniz-Theory della Temporalità Ontoteologica che si dà quale nuovo paradigma della Leibniz-Theory dello spazio tempo, giacchè nella struttura ontologica della monade non c’è più differenza sia nell’intra che nell’extramonade, quale mondità, o mente sublime ed infinita della dynamis-divinità. Leibniz nei Mathematicarum Metaphysica del 1715 explicita definitivamente la struttura ontologica degli eventi simultanei dello spaziotempo quale dynamis sublime delle intramonadi o delle extramonadi in sistole e dyastole o quali intermittenze sublimi della struttura ontoloca della monade: è l’ermeneutica della temporalità o l’interpretazione dello spazio tempo intuitivo, quale consapevolezza dell’adeguatezza della metafisica della verità fenomeniche, o kriptate quali eventi virtuali nella mente sublime della divinità o monadea o eventi dynamici sublimi noumenici o noetici del pensiero pensante. Russell nella sua riscoperta critica del paradigma Leibniziano introdusse l’immaterialità post-newtoniana, ma le conferì un paradigma logico e non ontologico, tanto da intraprendere una controversia con il suo coevo Whitehead, più in proximità con il paradigma Leibniziano. Axiomi degli eventi dinamici delle monadi eventueranno una cronodinamica della PHILOSOPHY del Tempo di entità imaginarie o entità metafisiche immateriali e virtuali, un bel parodosso giacchè le entità nell’immaginaririo non ci sono o sono latenti o kryptate nella mente sublime della divinità-dynamis monaDea. Gottfried Leibniz pensò quegli assiomi virtuosi e virtuali come paradigmi epistemici o metaontologie o ontoteologie matematiche.
Christian Wolff invece quali axiomi della mathematica della physis e quindi dello spaziotempo: è il Methodo dell’Analytica dello spazio tempo che tanta fortuna addusse a kant e ai Mathematici della Durata e della magnitudine dei quanta spazio-temporali, così Christian Wolff eminente philosofo della Germany promosse Leibniz nella philosophya universale. Leibniz aleggiò quel paradigma nell’ Analysis Situs, o Geometrya della Situatione emotiva o cronodinamica della monadea, lì gli axiomi della Geometrya Euclidea si disvelano quali assiomi della metafisica delle verità fenomeniche e virtuali e perciò assiomi di una geometria immaginaria, senza entità ilemorfiche, quasi una ontoteologia topologica o una metaphysica topologica o geometrica o metamatematica o ontologia della mathesis della monadea. Leibniz nei fragmenti del 1671 definì la quantità come se fosse il chiasma o l’apokatastasy della qualità spaziale e simbolica: l’infinito è il simbolo della qualità di un logos virtuale e così l’infinitesimo, o lo zero della mathesis. Quantità e adeguatezza degli eventi si riflettono nella
qualità della monadea, quale innovativa Philosophya del Tempo in alterità con la Classica Philosophya che da Aristotele dominò in Europa , una differente versione del Mythos Rhapsodico di Chronos: quale movimento o ontodinamica immaginaria dell’ eternità o ontokronia cronodinamica della monadea. Leibniz nella celebre controversia si ispirò a Plotino quasi presago di una virtuale relativity-theory. Plotino disvelò l’estasi del tempo quale autoevento dell’esserci nella mondità o dell’esserci della monadea. Plotino decostruì sia l’ilemorfica interpretanza del tempo sia l’ideale armonia cosmica platonica per eventuare una paradigmatica e ab-stracta interpretazione della temporalità sublime: definì quasi una philosophya del tempo immaginaria, cioè senza l’entità ilemorfica, Leibniz dispiegò quella intuizione per immaginare l’interpretanza o l’ermeneutica dell’evento immaginario nell’intra-extramonade virtuale, quale struttura ontologica o gestell dello spazio-tempo immaginario o metalogica matematica immaginaria come entità immaginaria.
Plotino fonda sull’Essere Infinito evento della singolarità, quale Abisso vertiginoso di oscurità, perché insondabile, l’Essere di Parmenide che tutto comprende e, perché tutto comprende, di esso non si può dire nulla. L’abisso assoluto dell’Essere è una intuizione sfuggente che può divenire però più stabile quando c’è nell’Abisso e Silenzio la prima intuizione della consapevolezza come Infinita singolarità nella sua assolutezza vertiginosa di Abisso e Silenzio , l’Infinità in sè assolutamente vuota, atto puro: trascendenza della purezza, pensiero pensante, oltre cui c’è l’abisso e silenzio mistico.
Essere abisso infinito dell’essere in Essere come momenti dynamici all’interno dell’Infinito: Agostino docet: Platone, il più puro e il più luminoso di ogni filosofo, ha dissipato le tenebre dell’errore ed ora risplende specialmente in Plotino, un platonico così simile al suo maestro che si penserebbe vissuto insieme o piuttosto, dato il periodo così lungo che li separa, che Platone sia nato di nuovo : attorno alla rosa c’è il profumo e il profumo non nasce dopo, nasce con la rosa, e, se essa è eterna, coeterno è il profumo in essere perfetto che si crea dal niente: vibrazioni dynamiche coeternamente esistenti nell’essere infinito. Infinito nei suoi infiniti livelli di manifestazione, la dimensione immateriale del mondo: l’Infinito si pone su infiniti piani con vibrazioni dynamiche: l’Essere costituito da infinite dynamis è l’intuizione di Plotino e verrà poi ripresa da Leibniz: il discorso di Plotino sarà il discorso di Leibniz, ma in Plotino si intuisce la relatività del tempo. Platone pensò al tempo quale immagine dell’eternità o spazio di tempo dell’ eternità dell’essere: Se nessuno chiede cos’è il tempo io so che cos’è, lo intuisco, ma se qualcuno chiede di spiegare che cos’è il tempo di Plotino o Tempo immagine il più possibile perfetto dell’eternità del mondo ideale, non si trova niente di meglio che l’immagine mobile dell’eternità che procede secondo il numero. Giorni, notti,
anni, sono forme del tempo che imita l’eternità e si muove secondo il numero. Tutti i movimenti celesti si misurano con i numeri. Tutti i tempi astrali sono coordinati nell’unico cosmo, regolato dal tempo o ciclo universale in cui tutti i celesti astrophysis ritornano esattamente alle loro primitive posizioni di partenza: il numero perfetto del tempo compie l’anno perfetto.Il tempo in questo senso è un numero, cioè un’armonia matematica. Il tempo cosmico dell’anima mundi. Il tempo fu fatto insieme col cielo, generati insieme, insieme si dissolvano. Il tempo nasce, o il cosmo inizia in assoluto, secondo un’equazione rigorosa:ciò che diviene, ciò che è fisico, per natura nasce , mentre soltanto ciò che non nasce è eterno. La nascita del cosmo procede dal disordine caotico dell’ ilemorfica purezza. L’eventuale dissoluzione ci sarà nel sensibile non perfetto: idee del cosmo trascendente che non inizia in alcun tempo; soltanto Platone fa nascere il tempo. Proclo nella sua Fisica invece immagina ogni anima inserita nel cosmo regolato da rotazioni dynamiche e apocatastasi immaginarie o L’ESTASI DEL tempo dynamico in estasi, fuori di sé. Tutta l’ esistenza fisica e i moti dell’ anima, si sublima per Plotino in un’estasi suprema, in attimi di dynamis: l’intuizione plotiniana dell’aldilà, dell’atemporalità, della sopra-temporalità, o della pre-temporalità del flusso, della costituzione del flusso quale apprensione o varietà d’apparizioni immanenti nel tempo preempirico o oggetto temporale, con la sua durata oggettiva per l’oggetto spaziale o oggetto temporale nel tempo trascendente nell’ eterno flusso eracliteo, secondo una prospettiva temporale analoga alla prospettiva spaziale. Così in ogni istante è custodita, curata, sigillata l’intenzionalità in relazioni temporali di anteriorità e posteriorità in sé, o un principio di descrizione dei fenomeni dinamici: il tempo è un fenomeno, un cambiamento dinamico immanente complesso, o che trascorra e accada ad immagine del cambiamento, possiede una direzione, una continuità, tutti fenomeni dinamici presuppongono il tempo, dunque il tempo è qualche cosa di temporale: paradosso assoluto della temporalità fenomenica. I fenomeni del flusso dinamico assoluto, o del flusso in quanto fenomeno temporale dell’intenzionalità longitudinale virutale, quale singolarità dell’evento della monade disvelano l’estasi della trascendenza. L’intenzionalità longitudinale o ab-scissa si differenzia dall’intenzionalità trasversale o transfinita per la sua fenomenologia non inerente o non aderente verso gli oggetti temporali, ma verso le fasi di apparenza delle entità spaziotemporali: le due intenzionalità, longitudinale e trasversale, sono inscindibilmente intrecciate talchè l’intenzionalità longitudinale non si realizzi parallelamente all’intenzionalità trasversale, l’autoapparenza del flusso non implica la confusione dell’intenzionalità pre-egoica o pre-oggettiva: un archi-movimento, un flusso dynamico, uno scorrimento, un allungamento, una dilatazione, una ditensione si trovano nel tempo come un fenomeno dinamico temporale o intratemporale. Platone e Aristotele hanno pensato il tempo-metabolè, ma il tempo non è definito dal tempo: qui c’è il rifiuto di fare dell’anima il sito originario del tempo; senza l’anima che numera e che conta, il tempo, il numero del movimento, non c’è; il tempo, per essere, ha da essere animato; senza l’anima, il tempo esisterebbe solo in potenza, perché ha la sua origine nei movimenti dimamici. È aderenza al movimento dinamico e non inerenza dell’anima. Aristotele pensò l’esistenza quale movimento dinamico interno dell’anima e come tutti gli altri movimenti del mondo, si svolga nel tempo ma la descrizione dello svolgimento temporale è possibile solo su una alterità. Plotino immaginò il tempo con un movimento o un archi-movimento, quale arckè della dynamis dell’anima della mondità. In apparenza il tempo non può essere il movimento, perché il movimento è sempre nel tempo. Plotino identificò il tempo con il movimento della verità o meglio con la disvelatezza, o alètheia, dell’anima come anima del mondo. Ma che cosa è il tempo? Non è niente altro che il movimento dynamico dell’anima, movimento da cui provengono originariamente l’anteriore ed il posteriore; ma l’anima non è nel tempo. Così l’anima è la prima a giungere fino al tempo, genera il tempo e lo possiede coi suoi propri atti: movimento dell’anima che dà nascita al tempo è un movimento dynamico non sensibile. L’anima temporalizza il tempo e la vita stessa dell’anima: il tempo è la vita dell’anima che consiste nel movimento dynamico nel quale l’anima passa da uno stato di vita ad un altro, il tempo è la distensione della vita dell’anima intempora o supertempora: è l’eternità di Plotino o Agostino: il tempo è nell’anima del mondo, o nell’extramonade quale apprensione del tempo come processo compreso e determinato dalla misura dell’intratempora . Agostino vi afferma che il tempo è impensabile al di fuori di ciò che accade nelle tre dimensioni del tempo futurum, praesens, praeteritum. Questi due tempi, dunque, il passato e il futuro, come sono? Poiché, se si tratta del passato, non è più, se si tratta del futuro non è ancora. In quanto al presente, se fosse stato sempre presente e non se ne fosse andato nel passato,nec in praeteritum transiret, non sarebbe il tempo ma l’eternità. Con Plotino la soggettività-spiritualità del tempo diventa possibile. Il tempo è spirituale, soltanto: l’attesa, l’attenzione, la memoria che, tendendosi verso il loro oggetto, provocano nello spirito una distensione come distensio animi. Kant invece distinse il tempo come forma pura dell’intuizione dai contenuti sensibili e dagli oggetti empirici, e concluse per la sua permanenza. Quindi il tempo, nel quale dev’essere pensata ogni variazione delle apparenze, rimane, e non muta, poiché esso è cio in cui la successione e la simultaneità possono essere rappresentate soltanto come sue determinazioni. Kant rifiutò il tempo passante, ma non rifiutò l’alternativa stessa del cambiamento e della permanenza, poiché attribuì al tempo proprio l’invarianza strutturale, la permanenza, il tempo non passa mai, rimane. Kant distinse la forma pura del tempo dalle intratempora fenomeniche, pensò il tempo dell’intratempora, poiché può solo rimanere ciò che è suscettibile di cambiare, oppose la durata al tempo spazializzato, concepì la prima come una specie di flusso, di cambiamento continuo a differenza del tempo matematico che potrebbe accelerarsi dinamicamente, e persino infinitamente. L’elaborazione del concetto di tempo estatico plotiniana o temporalità non significò una successione delle estasi. L’avvenire non è posteriore all’essere-stato, a sua volta non è anteriore al presente. La temporalità si temporalizza come avvenire essendo-stato-presentificante, il tempo non passa né dimora, ma si temporalizza. La costituzione estatico-orizzontale della temporalità si dà in temporalità autentica e inautentica: tra una temporalità originaria che appartiene al Dasein-dynamis, e un tempo derivato o cronometrico. La temporalità originaria è fondata nelle estasy temporali del Dasein-dynamis: l’attesa, la presenza e la cura: essere-in-attesa, custodire e presenziare non sono soltanto i modi in cui afferriamo l’una volta, il presto e l’adesso, delle modalità della coscienza , ma sono proprio la loro origine; essere-in-attesa non è una modalità della coscienza del tempo, ma il tempo stesso nel suo senso originario ed autentico: il tempo è pensato ancora da Agostino nella fenomenologia originaria della soggettività ontologica o Dasein, è il Dasein-dynamis che dà il tempo ai cronometri: l’aspettarsi-discordante-presenziare dell’esistenza inautentica è la possibilità dell’esperienza volgare di un passaggio del tempo, ciò non implica forse che il passaggio del tempo sia un modo legittimo di apprendere il fenomeno temporale in una coscienza in dinamica continua, in un flusso dynamico eracliteo. Il tempo è rigido eppure il tempo è dynamico e fluisce. Questo è il problema: comprendere come da una temporalità formale ed immutabile, la temporalità estatica non conosca successione, e si possa derivare qualche cosa come il fenomeno del passaggio delle cose nel tempo, o piuttosto il fenomeno del passaggio del tempo stesso, il tempo appreso come successione di istanti della presenza, nel suo concetto metafisico di tempo o ontologia tradizionale come successione sul modello dell’intratempora. E’ l’immagine ricorrente del flusso dinamico, già in Simplicio e nel neoplatonismo, intratempora del tempo e la sua soggettività-spiritualità. Il tempo nasce e si dispiega dinamicamente fra esserci e mondo. Mentre per Aristotele lo spazio è finito in estensione ma continuo e quindi divisibile all’infinito, il tempo è un numero , anzi il tempo è il numero del movimento dinamico secondo il prima e il dopo, è l’infinito dinamico almeno potenziale. Aristotele distingue fra intelletto dinamico e passivo. Il passivo è la natura ossia l’intelletto in sé che nell’anima ha sensazioni e rappresentazioni. Quando il nous dinamico è in sé e per sé egli è solo cio che è e questo soltanto è eterna e immortale dynamis.
La singolarità dynamica è l’essere puro. Il mondo dynamico e molteplice trae origine dalla molteplicità delle forme della dynamis visibile e invisibile o che ami svelarsi o disvelarsi quale dynamis di Eraclito nelle dinamiche materiali e immateriali, fisiche e storiche, interne ed esterne all’esserci. Non è solo una caratteristica fisica della materia ma anche una struttura ontologica della dynamis. L’essere dinamica degli eventi nella dynamis è la visione di Platone: Ogni far-avvenire di ciò che dalla non presenza passa e si dà nella presenza è poiesis della dynamis. Anche la physis, il sorgere di per sé, è una dynamis, è poiesis . La physis è anzi dynamis nel senso più alto e nobile e sublime .
E’ il disvelamento dynamico dell’ aletheia, verità della dynamis quale disvelamento, o verità in dynamica aletheia. Giacché nel disvelamento si fonda ogni dynamica .
L’evento decisivo della dynamis sta dunque in questo disvelamento, cioè dispiega il suo essere nell’ambito in cui accadono disvelare e disvelatezza, dove accade la verità della dynamis. Ma il disvelamento della dynamis non si dispiega in evidenza, bensì vige anche kriptato nella kronotopia dinamica per eventuarsi custodito in un altro disvelamento o GESTELL , l’imposizione della dynamis nella physis come disvelatezza dell’evento della dynamis o costellazione in cui accade ciò che costituisce l’essere della verità della dynamis.
Holderlin pensò che la dove c’è il pericolo là c’è anche la dynamis che salva, nel pericolo si mostra anche la possibilità di quella svolta in cui l’oblio dell’essenza dell’essere si rivolge. Questo oblio non viene semplicemente messo da parte, accantonato, bensì esso viene esperito come richiamo al fatto che l’oblio, il restar velati, appartengono allo svelamento. Ciò che salva non sta al di fuori della dynamis. Anzi, si fonda nella sua essenza, quale soggiornare senza tramonto o dynamis, là dove la verità si dà come aletheia, come svelatezza della dynamis, là dove già da tempo soggiorna la dynamis. Se è desto l’abbandono e l’apertura alla dynamis, si raggiunge quella via che conduce ad un nuovo fondamento della dynamica, il grande sentiero non ha porte, migliaia di strade vi sboccano , quando si attraversa quella porta senza porta, si cammina liberamente tra cielo e terra. Si tratterà infatti di lasciare entrare nel mondo la dynamis. Kant pensò nella Critica della ragion pura: In qualunque modo e con qualunque mezzo una conoscenza si riferisce a oggetti, quel modo, tuttavia, per cui tale riferimento avviene immediatamente, e che ogni pensiero ha di mia come mezzo, è l’intuizione. Ma questo ha luogo soltanto a condizione che l’oggetto ci stia davanti, affinché avvenga l’intuizione, deve esserci una relazione tra l’infinita intuizione e l’ aletheia della dynamis del cuore che non trema della disvelatezza di quella radura luminosa o dynamica radura luminosa non-dicibile del soggiornare nel mondo senza eclisse e senza fondamento. Come può nascondersi davanti a quello che mai tramontanta o dynamis, quello che mai tramonta, quello che costantemente sorge, emerge , Eraclito la pensò quale dynamis della physis o insorgenza, il sempre perdurare disvelamento in opposizione dell’occultamento. Ma il pur tuttavia mai tramontare significa sia disvelamento che nascondimento: La physis ama nascondersi , la physis ama la dynamis del nascondersi e del disvelarsi, non-nascondimento e occultamento sono in relatività dinamica spazio-temporale. La physis è un emergere ed è metamofosi metabolica o katabolica, il sorgere è come tale già sempre incline al chiudersi. Disvelamento e Nascondimento non sono pensati come due avvenimenti distinti e semplicemente giustapposti, bensì come una sola e medesima dynamis, tenendo sempre presente la loro irriducibile differenza ontologica, la dynamis di astrophysis/mondo e mondo/astrophysis quale dynamis della physis. La physis illumina ad un tempo ciò su cui e ciò in cui l’esserci fonda il suo abitare. In ciò che sorge è presente l’astrophysis come nascondente proteggente. Su di essa l’esserci fonda il suo abitare nel mondo. Ma cos’è il mondo? è il luogo dove cadono le dinamiche essenziali della dynamis. Da ciò si può pensare che il mondo non sia già aperto, ma che invece si apra a partire da un fondo che resta costantemente chiuso, mondo e astrophysis sono essenzialmente diversi l’uno dall’altro e tuttavia mai separati. Cioè il mondo si fonda sull’astrophysis e l’astrophysis sorge attraverso il mondo. Mai il mondo dunque potrebbe aprir