gi@cinto

gi@cinto

……..gi@cinto…….

wpprl. wpprl
480 x 660 – 138k - jpg
giac-in-to.blogspot.com
irys
160 x 220 – 18k - jpg
giac-in-to.blogspot.com
Slideshow. Loading.
536 x 660 – 104k - jpg
catastrofi.blogspot.com
Slideshow. Loading.
480 x 640 – 103k - jpg
catastrofi.blogspot.com
gi@cinto
100 x 54 – 15k
gpdimonderose.livejournal.com
kuspydy
367 x 475 – 143k
www.lulu.com
ontologia della physis
317 x 477 – 101k
www.lulu.com
ontophysis
315 x 475 – 14k
www.lulu.com
ontology poiesis
315 x 475 – 139k
www.lulu.com
ontologia della physis, matesis,
360 x 480 – 12k - jpg
www.lulu.com
ikona
364 x 475 – 41k
www.lulu.com
sublyme-art ontology sublyme
364 x 475 – 144k
www.lulu.com
skip to main | skip to sidebar
400 x 400 – 21k - jpg
catastrofi.blogspot.com
katastrofy
400 x 300 – 13k - jpg
catastrofi.blogspot.com
katastrofy
400 x 300 – 9k - jpg
catastrofi.blogspot.com
katastrofy
400 x 300 – 14k - jpg
catastrofi.blogspot.com
sean young rachel blade runner
280 x 273 – 28k - jpg
kataplexy.blog.espresso.repubblica.it
skip to main | skip to sidebar
356 x 268 – 6k - jpg
catastrofi.blogspot.com

.

sxy

1.1545684125@web32602.mail.mud.yahoo.com1.1545684125@web32602.mail.mud.yahoo.com1.1545684125@web32602.mail.mud.yahoo.com1.1545684125@web32602.mail.mud.yahoo.com1.1545684125@web32602.mail.mud.yahoo.com1.1545684125@web32602.mail.mud.yahoo.com1.1545684125@web32602.mail.mud.yahoo.com1.1545684125@web32602.mail.mud.yahoo.com

plotino-proust

Quando ascoltiamo la duchessa di Guermantes affermare, in difesa del genio di Wagner, che “même dans Tristan il y a ça et là une page curieuse” , il professor Cottard fare dello spirito sulla Sonata di Vinteuil, Mme de Cambremer nata Legrandin disprezzare Chopin per apparire avancée (”jamais assez à gauche…”, in arte soltanto, naturalmente) e lamentare la presenza, nel Parsifal, di “un certain halo de phrases mélodiques, donc caduques, puisque mélodiques”, il duca di Guermantes affastellare sacrilegamente Fra Diavolo con Il Flauto magico, le Nozze di Figaro con I Diamanti della Corona esclamando “Voilà la musique”! infine Mme Verdurin, che, fingendo una sensibilità musicale tanto acuita da non poter riascoltare senza nocumento la Sonata di Vinteuil, grida “Ah, non, non, pas ma Sonate! je n’i pas envie, à force de pleurer, de me fiche un rhume de cerveau avec névralgie faciales comme la dernière fois”, non é tanto la leggerezza e la presunzione dilettantesca e il ridicolo del falso entusiasmo che ci colpisce, quanto la congenita sordità spirituale, l’irrimediabile carenza morale di quei personaggi. violino Stradivari

Provocando, determinando le singole reazioni, la musica saggia, come pietra del paragone, la sostanza delle anime, giudica e colloca gli uomini in un ordine gerarchico in contrasto con quello cui essi appartengono nella scala sociale. E se il mito della duchessa di Guermantes risulterà di conseguenza offuscato, in compenso verrà tolta un po’ d’ombra alla figura di M. de Charlus, si accrescerà la simpatia per Mme de Cambremer, la douarière, mentre l’oscuro, l’umile maestro di pianoforte, la “vieille bête” di Vinteuil, ci apparirà in virtù della musica non solo di tanto elevarsi sul cosi detto gran mondo dell Recherche (in realtà insignificante e banale), ma rifulgere glorioso nel cielo degli eletti”

khora

nulleggia

l’apeiron e l’archè che cosmeggi, quale cosmesi o kalousia o bellezza finita dell’infinito sublime anaximandreo: delicate membrane spazeggiano ontopologiche, quali varietà sferiche o phenomena, quali imago dell’ecstasità eonyka che platoneggi o eidousia, o ideale Cronotopia della Physis Ontopologica. Lo spazio è la libertà che situeggi, spazeggi, trascendeggi, ondeggi, campeggi il deieggiare, là ove gli dei sono fuggiti, gli spazi lì sublimeggiano. Lo spazio è la libertà che sublimeggi. Nello spazio il sublime disvela eventi, transcenteggia sublime. Cos’è lo spazio che sublimeggi? La natura di quell’evento è il sublime. Ma qual è il sublime? Che cosa ne è del vuoto che spazeggi? Il vuoto è sublime ondeggiare. Il vuoto non è più nulla, nulleggia. Né è l’evento che decostrueggi, è un’ eventità che sublimeggi, decostrueggia la sublime differenza. L’evento della differenza è il movimento che disvela le differenze sublimi e sublimeggi o transcendeggi, è la differenza ontopologica heideggeriana quale struttura ontopologica che eventeggi l’esserità dell’entità in parausia o sublime parousia, è la parausia sublime dell’ esserità che decostrueggi e fenomeggi, esserità della purezza della presenza sublime che spazeggi, quale spazità indecidibile dell’evento che decostrueggi. E’ in decostruzione là l’ontopologia, cioè l’ontopologia sublime che transcendeggi sublime ontopologico essere-parausia stabile della spazità dell’eidousia o entità ideale spaziale, ontologia e topologia transcendeggiano l’eventità sublime, la struttura ontopologica del sublime:evento che spazeggi l’Ontopology Dasein. Luogo o Chora che sublimeggi,è l’ eventità, l’eventeggiare della verità che dà la fondatezza al mondeggiare. La verità che sublimeggi è excstasità, nell’excstasità sublime della verità quale eventità dell’esserità. Nell’arte sublime che sublimeggi l’esserità dell’entità nella libertà. L’arte è la spazità sublime che sublimeggi. Heidegger ricordò l’ondeggiare metafisico aristotelico dello spazio come insieme di luoghi finiti in grandezza e qualità, lì lo spazeggiare è pura estensione omogenea, uniforme, calcolata-parcellizzata, per trasformarsi con Kant in forma prioritaria intuitiva. E’ qui che Tecneggi la filosofica. Se la Tecnica spazieggia, l’arte atarasseggia, epocheggia o sublimeggia: ondeggia sublime la spazità dell’essere, sublimeggia al di là della sua determinarezza calcolante; cos’è la spazità sublime che sublimeggi? E’ lo spazeggiare dell’esserità sublime, o Dasein che sublimeggi, essercità o esserità che transcendeggi. Quale spazità che spazeggi. Raum raumt:lo spazio spazeggi, così come Welt weltet, il mondo mondeggi, spazeggiare la libertà, sfoltire, diradare, ondeggiare eventi, eventità, transcendeggia l’Esserità e tempità, già s’in-spaziano: ein-räumen, la Lichtung che sublimeggi, la radura ove abiti poeticamente la verità o poeteggi, o poieseggi o poeticheggi intesa come chiasma che chiasmeggi, ontopologia che splendeggi e nascondi, evidenzi e custodisca in sé il mistero. In “L’arte e lo spazio” ondeggia lo spazio, spazeggia, è libertà dispiegante luoghi e la scultura un ondeggiare dei luoghi. Vuoto ontopologico, ciò-che-dà-spazio, Einräumende che sublimeggi, che raccolga, la chora sublime del Timeo che platoneggi risonante in Aristotele nella Fisica come topos, o luogo. In ontopologia sublime della radura sublime ove si possa fondare l’archè dell’architettura, la sua origine sublime fondata dall’archegete, è il celebre saggio heideggeriano:costruire, abitare, pensare il sublime. Se lo spazio spazeggia quale vivenza, erlebniz che soggiorni e tempeggi nel mondeggiare, è l’ondeggiare del luogo, o contrada, ondeggiare che spazeggi in libertà, arcifigura, forma originaria della libertà che spazeggi libera del movimento che transcendeggi l’esserità sublime o singolarità che spazeggi, varia, incurveggi nello spazeggiare: lo spazio spazeggia nella sua libertà e curveggia o echeggia, ondeggia in contrade ove l’esserità vi abiti poeticamente, o poeteggi il curveggiare. Più filosofica della scienza e più rigorosa, più vicina all’Essenza della Cosa stessa, è l’arte sublime. L’arte è lo spazio o sublime che spazeggi o incurveggi spazitempi. Dasein sublime che sublimeggi o l’essere exstasità o esser-fuori-da, l’esserità dell’esserci è l’e-stasità che incurveggi spazitempi sublimi: esserità che e-staseggi il sublime. Spazio sublime del sublime che e-staseggi e incurveggi l’esserità sublime che spazeggi:essere che transcenteggi e incurveggi Esserità che spazitempeggi, quale essercità che sublimeggi. E’ l’essercità che sublimeggi l’ essere-la-radura-sublime,Lichtung-sein-sublime che spazeggi il sublime, la radura sublime che sublimeggi e

chi

chi

<div style=” position:relative; width:495px; “><img src=”http://gallery.giovani.it/img/mms/foto/2009/04/11/img_49e08e019baa7_big.jpg” border=”0″ /><div style=” position:absolute; bottom:1px; right:1px;”><a href=”http://gallery.giovani.it/profilo/e88ere_1050506.html” target=”_blank”><img src=”http://gallery.giovani.it/img/logo_giovani.gif” style=”border:0; paddin:0; margin:0″ /></a></div></div>

xyasm

Version:1.0 StartHTML:0000000168 EndHTML:0000186279 StartFragment:0000000616 EndFragment:0000186262

GIACINTO PLESCIA

 

 

 

 

 

 

 

 

TRANSVISIONE DEL CHIASMA-IN/VISIBILE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 INDICE

CAP.1 – EPISTEMICA  DELLA  MENTE  MODELLATA  SULLA M-THEORY DELL’IN/VISIBILE

CAP. 2 – L’INTUITUS MENTIS,L’ESSERE “GIÀ LÀ” PRIMA DELLA RIFLESSIONE:HUSSERL E MERLEAU-PONTY.IL CHIASMA

CAP. 3 -IL  CHIASMA  PROUSTIANO:IL CORPO DELLA  MENTE IN/VISIBILE.

VEGLIA, SOGNO,SPAZIOTEMPO.L’INTERMITTENZA

CAP. 4 – IMAGO, SINGOLARITÀ  VISIBILE,IN/VISIBILE.

PROUST:IL  PENSIERO, IL COLORE, IL SUONO, I PROFUMI

CAP. 5 – L’IN/VISIBILE:UNA STRINGA DI    IMMAGINI

CAP. 6 – INTENZIONALITÀ  VISIBILE E INVISIBILE:  SINGOLARITÀ  PENROSIANE  QUALI  SUPERSTRINGHE E PITKANEN  -HUSSERL:IL VISIBILE-SPAZIO E CORPO-SPAZIO

CAP. 7- LEIBNIZ E HUSSERL:LA VISIONE CHE VEDE, IL DOLORE CHE SOFFRE, L’ACCORGERSI CHE SI ACCORGE, L’INTERROGARSI CHE SI DOMANDA, IL  FLUSSO DEL VEDERE L’INVISIBILE  FLUSSO INVISIBILE.

CAP. 8- THOM-EDDINGTON-ECCLES-PITKÄNEN-MANDELBROT-KALUZA.

LO SPAZIO,I MICROTUBI VUOTI QUANTICI,LA SCHIUMA DI BOLLE.

LE NULLE-MEMBRANE. LA STRINGA QUANTICA E TOPOLOGICA.

LA M-THEORY ED I QUALIA DYNAMICI. L’IN/VISIBILE STRUTTURA NEURALE DEL CERVELLO.

CAP. 9 – HUSSERL: LO SPAZIO IN/VISIBILE  O SPAZIO INTUITIVO E SPAZIO GEOMETRICO A-EUCLIDEO.

 MERLEAU-PONTY :LO SPAZIO PRE-CATEGORIALE  O GRUND-IN/VISIBILE  O ZENTRALKÖRPER

CAP.10 – EIDOS E SINGOLARITA’

CAP. 11 -IL PENSIERO  POETANTE  IN/VISIBILE: LA RECHERCHE DI PROUST

CAP.1

EPISTEMICA  DELLA  MENTE  MODELLATA  SULLA M-THEORY DELL’IN/VISIBILE

L’armonia  a-fenomenica  invisibile  è   la  transtabilità  dei  fenomena  visibili,   è  la  purezza prioritaria  dell’evento  splendenza  dell’intenzionalità  dell’esserci  prima  che  possa  essere  visione  o  intuizione  nello  spaziotempo.  

L’essere  pensante  quale  mente  che  mai  mente  disvela  il  transvisibile  nell’armonia  afenomenica  quale  epistemica  della  mente  nel  chiasma in/visibile  e  poi  nelle  singolarità   svelate  quali  superstringhe, Robert  Paster così disvela  le topologie  dinamiche intenzionali di  Pitkanen   per  approdare  all’epistemica  della  mente  modellata  sulla m-theory dell’in/visibile. L’esserci  in-visibile  è il nullo fondamento di una nullità.  

Il Dasein  in-visibile  è l’evento fondamentale dell’esserci:  essere-nel-mondo  è  l’essere  visibile   o  essere  nell’excstatica radura o  Lichtung dell’essere in/visibile: c’è sempre innanzi l’infinito o il transinfinito in-visibile, è il chiasma-in/visibile,    l’essere si dà luce da sé, senza  perchè, c’è in/visibile, l’essere  s’eventua aldilà, c’è.

L’essere  invisibile si dà alla luce da sé, aldilà, c’è l’essere che si dà luce e si dà alla luce aldilà del tempo che non c’è, aldilà del tempo in-visibile.

La singolarità  dell’evento dà alla luce, si dà in splendenza della vivenza invisibile. O si è splendenza dell’esserci, nulla  o  niente della mondità abissale senza anime né sensi.

Si attende che l’evento  invisibile  dell’essere si sveli dagli abissi con le luci delle aurore dell’essere transcendenza.

La splendenza dell’evento dell’essere, o storia dell’oblio dell’essere . L’essere  invisibile è il nullo fondamento di una nullità.

Il Dasein  invisibile è l’evento fondamentale dell’esserci: essere-nel-mondo è l’essere,  o essere nella   radura  o Lichtung  invisibile  dell’essere, o nella verità  dell’essere  come cura invisibile  dell’esserci. Nel  visibile star-fuori nella radura il Dasein-invisibile,  o  l’essere-nel-mondo soggiorna in excstasi.

1

Il soggiornare abissale è l’intenzionalità in/visibile  nella radura  ove abita poeticamente l’evento invisibile  dell’essersi, lì l’essere dimensiona l’estaticità dell’ evento.

È solo in tale sfondo abissale e transinfinito dell’essere invisibile che si eventua la verità  dell’essere.

La fenomenica invisibile  o noumenica o epistemica si dà ragione e propone fini, impone regole, dispone mezzi e adatta ogni cosa ai modi dell’azione, si dispiega ed è ovunque in priorità un porre-innanzi, una presenza dell’ imperativo categorico ideale della transcendenza.

La visibilità mondana ha agito troppo e pensato troppo poco,giacchè la definizione di fini, di mete e di mezzi è sin dall’epigenesi inadeguata nell’abnegarsi in eventi  o Ereignis  invisibile: nessuno ideò l’ invisibile dell’evento, giacchè lì c’ è l’invisibile-Essere o l’essere che si eventua  invisibile.

L’evento dell’essere getta l’invisibile dell’essere evento,è il mostrarsi o manifestarsi nell’evento,o nella struttura ontologica dell’evento,nella dispieganza  della verità  dell’essere  invisibile e così consente di pensare l’essere.

È l’essere invisibile che si eventua,in radura dell’essere evento che abita poeticamente sia la fondatezza che l’essere fondamento infondato o Ab-Grund  invisibile, ogni fondazione è inadeguata all’essere come fondatezza, giacchè ogni fondazione non può che ridurre l’essere ad entità: il pensiero pensa la verità  dell’essere  invisibile, giammai la verità della metafisica, ma la verità come aletheia, il sorgere-di-per-sé è  invisibile  dal nascondimento al mostrarsi o manifestarsi; nella  disvelatezza si fonda l’evento invisibile  dell’essersi, è  la dispieganza ove accade l’evento dell’aletheia  invisibile dell’essersi.

Gestell  che disveli la Gestell della disvelatezza dell’evento aletheia- invisibile  quale cura o custodia di ciò che è libertà  invisibile  disvelatezza ontologica dell’essere.

2

La metafisica dell’ invisibile  ideata da Platone  evidenzia nell’essere la sola idea  fenomenica o noumenica o epistemica.

Platone ideò   l’idea dell’evidenza dell’essere che è l’entità stessa dell’ente, o l’essere dell’ente o idea a priori platonica quale idea dell’ente nel suo essere ente dell’essere che si mostri nei fenomena.

È l’inizio  fenomenico dell’ente o dell’essere dell’entità.

L’essere dell’ente  è  fenomenica ideale o noumenica o epistemica sia pure la purezza-invisibile. Platone ideò l’archetipo della metafisica dell invisibile e pensò l’essere quale adequatio metafisica e fenomenica, o essere dell’entità fenomenica; pensare l’essere dell’ente è  visibile  dinamica della metafisica fenomenica dell’essere dell’ ente del mondo-immagine.

È la Gestell dell’ evento quale radura della verità  invisibile dell’essere che dispiega la verità dell’ essere o l’essere libertà ontologica  invisibile,  è la struttura ontologca  invisibile  dell’essere.

Platone ideò il fenomeno dell’evento dell’essere dell’ente quale fondamento dell’apparenza, o evidenziarsi dell’essere delle entità:l’evento si iscrive ancora nel fenomeno sia pure nella purezza  fenomenica ermeneutica. 

Dasein invisibile  o la priorità dell’ apriori, o  struttura ontologica o  filosofia ermeneutica della verità in/visibile.

Verità e interpretanza infinita della differenza ontologica, quale priorità della fondatezza dell’ invisibile, è l’ermeneutica fenomenica dell’essere dell’ente nel suo essere svelato quale verità, o mostrarsi o manifestarsi purezza ideale dei fenomena,l’ente dell’essere verità dell’essere. 

L’immagine o l’imago  non si nasconde più nell’oblio ideale fenomenico, o nella purezza  visibile o evidente nell’idea dell’essere dell’ente, e perciò invisibile o afenomenica o anoumenica o aepistemica e asimmetrica o incalcolabile, indicibile,inaudita, indecidibile, incommensurabile.

3

L’essersi disvelato  consente all’essere d’essere evento dell’Ontologia Del Dasein  invisibile, e non più solo l’ideale fenomeno dell’essere entità  ideale della  purezza della transcendenza noumenica o epistemica o metafisica  dell’esserci, quale Metaphysik des Daseins invisibile.

Lì il  Da-sein si eventua  dall’Abgründ invisibile della purezza  ideale, o eventuarsi del Dasein  invisibile del fenomeno: nihil est sine ratione, anche la purezza fenomenica.

Niente è senza translogos o ideale o noumenico o epistemico, neanche l’essere dell’entità.

Leibniz disvelò l’eventuarsi dell’ in-visibile quale verità che non si dà più come adaequatio rei et intellectus, ma quale disvelanza dell’essere-monade  in-visibile, quale svelatezza che eventui anche il fenomeno o il noumeno o l’epistemè dell’evidenza ideale dell’essere dell’entità.

Tale  invisibile  svelatezza è la verità  dell’essere, o verità ontologica.

Tra verità  ontologica dell’evento invisibile  dell’essere e verità ontica  ideale dell’ente si dà la differenza ontologica  invisibile dell’ essere.

L’essere si dà nell’evento quale svelatezza che consenta lo svelarsi ideale o fenomenica o noumenica o epistemica  dell’ente: è l’essenza della fondatezza dell’essersi evento-in/visibile.

4

CAP. 2

L’INTUITUS MENTIS,

L’ESSERE “GIÀ LÀ” PRIMA DELLA RIFLESSIONE:

HUSSERL E MERLEAU-PONTY

IL CHIASMA

Lì è non-ente, niente, nulla o verità che si biforchi in ontica fenomenica ideale della purezza  e transcendenza ontologica o transontologica  dell’evento invisibile.

La svelatezza, il mostrarsi o il manifestarsi, dell’evento  ideale è consentita dall’abnegarsi  della differenza ontologica:è la fondatezza della differenza ontologica quale trascendenza  invisibile  dell’esserci. L’esserci è l’evento invisibile, l’esserci trascende, perché mai si adegua all’entità, ma lo eventua  nella svelatezza dell’essere.

La trascendenza ontologica è  invisibile: l’essere  si dà oltre, aldilà ed al di sopra, oltrepassa la fenomenica.

È transcendenza  che transcende, oltrepassa il fenomeno della purezza.

L’esserci  invisibile  si eventua nella transcendenza come essere-nel-mondo, o essere  nella purezza della mondità.

L’accadere dell’evento getta l’aldilà dell’esserci o essere-nel-mondo-invisibile: Husserl prima e Merleau-Ponty dopo idearono la passività dell’essere visti o dell’essere ascoltati, è l’ ontologia   dell’in/visibile. Quando la visione silenziosa del dicibile  iscrive la   verità del visibile o sguardo dello spirito, intuitus mentis, fenomeno fondamentale che si manifesta carnale-idea o senso del corpo, lì si vede e si ode.

Il chiasma-Merleau-Ponty è l’ontologia fenomenica dell’epigenesi del senso visibile et invisibile.Il visibile è l’invisibile.

Merleau-Ponty è l’in/visibile Merleau-Ponty-Ousia, l’ontologia dell’in/visibile Merleau-Ponty o intercorporeità.Il riconoscimento in/visibile consente la Natura, o le concordanze intuitive dei corpi viventi.

L’entità carnale del corpo è l’essere in/visibile archè-predicato intercorporeo. Merleau-Ponty e Husserl così pensarono la Nature dell’in/visibile.Merleau-Ponty e Husserl  svelarono l’Essere-in/visibile. 

5

Merleau-Ponty e Husserl intuirono l’in/visibile dell’essere presenza corporea o  parousia in/visibile dell’essere  dell’entità. Husserl svelò la spazialità in/visibile  al di là, quale in/visibile ontologico, il mondo in cui si dà «in carne ed ossa», la spazialità  di una temporalità primigenia, corpo dell’esserci e dell’alterità: visione della Nature-in/visibile.

Husserl  svelò  così l’ intenzionalità dell’in/visibile purezza carnale tra l’esserci e la Natura.

Husserl è l’in/visibile intenzionalità della filosofia irriflessa naturale,

E’ la filosofia  che evidenza l’in/visibile della Natura transcendentale fenomenica, o l’epoché fenomenica dell’in/visibile transcendenza.

Husserl è il chiasma Nature-in/visibile.

La fenomenica  del  chiasma-in/visibile è l’essere-corpo della mente quale intenzionalità dell’ in/visibile intenzionalità della transcendenza dell’esserci: l’intenzionalità fenomenica transcendentale  è inclusa nella mente-in/visibile, è evidente,è insieme essere attraente metamorfosi della natura.

Le visible è l’invisible, riecheggia lì l’incontro spaziale tra le strutture matematiche ontologiche dei fenomeni-in/visibili, è il chiasma-Merleau-Ponty. Husserl dispiegò la differenza visible-invisible dell’ essere nell’ essere-in/visibile: quale essere dell’ente e non è nulla, ma è la passività-in/visibile, è essere-in/visibile con l’essere del mondo, l’epoché-in/visibile intenzionale passiva dell’essere nella  mondità, è la transcendenza in/visibile, è al mondo una monade-in/visibile.

Husserl svelò  così  il  chiasma visible-invisible dell’essere in sé o essere-in/visibile natura e corpo, l’essere “già là” prima della riflessione, l’essere in/visibile prima  del sensibile-carnale, essere-presenza-in/visibile,  essere eccedenza-in/visibile dell’evidenza  e  della presenza fenomenica, quale ontologia-in/visibile.

6

Husserl svelò l’intenzionalità-in/visibile

Nel corso della passività-intenzionalità dell’esserci-intercorpo: il sonno, l’inconscio e la memoria sono  momenti ove non  si è più presenti a sè e si è nel  contempo con il mondo: lasciarsi andare, affidarsi, essere nel sonno-sogno, dormire, addormentarsi, con-cedersi, cedere al sonno e alla sua sognante-compiacenza è l’ essere la  differenza in/visibile della presenza nella mondità, nel mondo-della-vita, o intenzionalità-in/visibile passiva.

Husserl svelò la non-intenzionalità in/visibile del sonno o  l’ontologia  della memoria involontaria e in/visibile proustiana:l’essere s’agita per sapere dove si  è, senza riuscirci, tutto gira intorno nel buio: le cose, i paesi, gli anni.

Il corpo  è  ancora intorpidito,  e cerca di ritrovare la posizione, per dedurne la direzione della parete, il posto dei mobili, per ricostruire e dare un nome alla dimora dov’è.

7

CAP. 3

IL  CHIASMA  PROUSTIANO:IL CORPO DELLA  MENTE IN/VISIBILE.

VEGLIA, SOGNO,SPAZIOTEMPO

L’INTERMITTENZA

La memoria di sé,la memoria ontologica-in/visibile è  il  chiasma  proustiano: invisibili muri mutano posto in  relatività della forma della stanza immaginata, intorno nelle tenebre.

E prima che il  pensiero esitante sulla soglia dei tempi e delle forme riconosca l’abitazione, le circostanze, il corpo della  mente in/visibile ricorda ogni stanza, il letto, le porte, l’esposizione delle finestre e l’esistenza di una  presenza là e che si ritrova al risveglio.

Proust è in/visibile a Proust, è  presentemente  assente o  assentemente presente. 

Il sogno è una  varietà in/visibile o veglia, sogno senza essere l’essere o pensare d’ essere in/visibile, chiasma onirico sonno/corpo/passività/sogno pensante ed essere corpo pensato, assentemente presente, spazio naturale e spazio in/visibile husserliano, la spazialità dell’esserci-in/visibile.

Nel plesso della spazialità in/visibile c’è chiasma-spazialità dell’ontologia dello spaziotempo naturale. 

Raum-in/visibile,  spaziotempo e spaziogeometrico a-euclideo e mondità spaziale transcendentale o spazialità-in/visibile geometrica.

Husserl interpretò la geometria quale spazialità naturale, o geometria a-euclidea,  matematica-formale, o  ontologia  formale in/visibile dello spazio in/visibile.Lo spazio in/visibile è natura spaziale o spazio del mondo fenomenico. Ma l’in/visibilità dello spazio è lo spazio del mondo, o lo spazio delle varietà spaziali in/visibili o varietà spaziali differenziali, è lo spazio dell’esserci o spazitoempo o struttura ontopologica  in/visibile della spazialità del mondo. Lì  c’è  la  transvisione  dell’essere pensante che contempli la transcendenza dei    fenomeni   ideali  o l’invisibile.  

L’apeiron  dei  quanta  è già senza  fine o una  abissalità  senza  fondale  ove  c’è  l’evento-in/visibile, lì si  dà  diafanè  la transvedenza  in/visibile,  quale  klinamen  o  ab-scissa  dell’archè  o  dell’eventurarsi   o    svelatezza  della singolarità-in/visibile,  o  ereignis della  splendenza. 

8

A  quella  transvisione  quantica  si  aggiunse  nel  corso  del  tempo  una  dinamica  quale  coniuganza  dell’ essere  abissale in/visibile che  si evidenzia nella  svelatezza   senza  fine,   quale  risplendenza:  qui  la  purezza  è  l’abnegarsi in/visibile fenomenica o in/visibile-intermittenza,   tanto  da   evidenziarsi in  diafanè   fenomena-noumenica.

La  geometria o   matematica  innata nelle stelle è  inerente  nel  kosmos   o  è    kosmesi o  varietà-monade dell’essere visibile,  nella sua purezza d’essere-in/visibile: lì  un attimo  è l’ istante,  c’è   l’evento, c’è l’ Ereignis in/visibile o dispieganza dell’ Essere evento in/visibile dell’Ereignis.

Ereignis è il  pensiero  che si pensi in/visibile, pensiero dell’essere  in/visibile, o  evento  dell’ essere.

Il pensiero in/visibile è  l’ originale  pensiero   dell’essere  perchè  è  il  pensiero  dell’evento  in/visibile  dell’essere  abissale,  è  dispieganza nello spazio-tempo dell’evento. La verità dell’essere in/visibile   eventuanza,   è   l’ Ereignis-in/visibile,  ed è   l’ Essere  verità dell’ Essere-in/visibilità  dell’ essere.

La morte non è un evento che ponga fine al Dasein in/visibile: è sempre  presente nel Dasein-in/visibile, come possibilità di impossibilità del suo essere-in/visibile.

La morte è in/visibile nulla,  l’altro-che-entità,  il  non  ente,  il  niente  o l’ Ereignis in/visibile dell’ Ereignis o Ereignis   della  svelatezza  in/visibile,  quale  chiasmevento e fondamento della verità  ecstatica, l’al di là in/visibile transinfinita.

La sua qualità è il suo  essere-per-sé o  transinfinita   in/visibilità non più al di fuori di essa, ma in sé   quale  essersi in excstasi:  il suo essere al di là  e  al  di  sopra,   o  sempre  nell’oltre  dell’eventuarsi in/visibile dell’ essere  quantica infinità,  è   la differenza tra   l’equilibrio instabile  o  transtabile,  è  il  muoversi  transinfinito  dell’essersi  in   dispieganza   o  dell’essere  dell’ente  dinamico, o  l’eventuarsi  in Dasein-in/visibile,  o   Essere  Ereignis  Dasein  dell’Essere  nel  Dasein.

9

Nel rivelarsi  Dasein  dell’Essere  c’è  l’eventuanza del Dasein  dell’ Essere  transinfinito,  transinfinita  matematica  o  topologia  dell’essere  Infinito  o  transfinito,  o  in/visibile-apeiron  dell’essere. 

Il Dasein Ontologico dell’  Essere è l’Essere nella sua verità,  o si  dà quale Essere  nell’eventuarsi dell’ Essere o è l’Essere-in/visibile, Dasein in/visibile, oltre che  essere mistero dell’ essere. 

Essere in/visibile Dasein quale evento dell’ essere  evento in/visibile dell’ Essere in sé, o  dell’Essere che si mostri  o  si  dimostri  in/visibile.

Essere in/visibile-Dasein della verità dell’essere. La verità dell’essere   è  la transinfinita in/visibilità, o Ereignis del Dasein dell’ essere.

Dasein è in/visibile-essere,  o  è  la verità in/visibile dell’essere.

Dasein quale  aletheia in/visibile dell’ Essere.

Dasein che consenta all’Essere  la   transinfinita in/visibilità nel  Dasein,  o   Essere  Ereignis  in/visibile del Dasein  dell’Essere Dasein-in/visibile.

Nel rivelarsi Dasein  dell’Essere c’è  l’evento del Dasein in/visibile dell’ Essere  transinfinito, o Essere evento  transinfinito dell’ Essere excstasi della verità dell’ Essere in/visibile Dasein.

L’Essere intuizione di  forme dell’ essere fenomenale, o  topologia  dell’essere   nous  o  noumenica, o   essere   superiore  dell’ideale  quale  transontologia  dell’essere e topologia dell’esserci,   quale  transinfinito abissale sempre di  fronte,gegenstand-imago, sempre  aldilà,  oltre trascendenza   dell’essersi   sempre di fronte con l’imago transinfinita, con  la transtabilità, asimmetrie nella  simmetria, decostruite dall’ instabilità  della spazialità transinfinita  in exkstasis. 

10

Transvisione   della   transcendenza  excstatica  dell’essersi,   o transcendenza  dell’essere  estensione dell’essere senza  fine, senza  confine e senza transtelos, è  transevidenza In-fondata e  imago  abissale, excstasi che si dà   nel mondo, c’è  nell’essersi  excstatica   transinfinita,  è l’evento della verità  dell’essersi  imago  in/visibile.

Il suo luogo transcendentale  è  l’imago,   quale    topologia  dell’essere  o  spazialità  transinfinita  sempre  oltre  o  aldilà   delle ontologie regionali, della  fenomenica  o epistemica, perchè   il Gegenstand si  svela  sempre   quale spazialità  della verità, è  l’ Abgrund dell’ imago  in/visibile transcendentale, quale  verità della   transcendenza  la quale precede e rende possibile  ogni altra  verità fenomenica   o  epistemica  o  empirica  o  noumenica.

Qui  c’è  il mostrarsi  della Verità,  singolarità   davanti-alla-sguardo, o   senso dell’essere come evento priorità  prima  del  fenomeno, si disvelò  così          l’intenzionalità in/visibile topologica-transcendentale  superiore della conoscenza  epistemica.

È l’in/visibile-imago  fondersi  abissale quale in/visibilità che si sottrae  o  si  annulla,  si  nega   o  è  l’abnegarsi   spaziale  e temporale della transcendenza 

fenomenica,   si svelò  lì il Gegenstand  che ci sta di-fronte quale  imago in/visibile: il  Gegen-stand  che  ci sta di-fronte  è l’eventuarsi  dell’in/visibile Gegen-stand dell’essersi, sempre  al  di  là  della  vivenza  o  della  mondità  o  mondanità  o  della Fenomenica  o  noumenica.

11

CAP.4

SINGOLARITÀ  VISIBILE,IN/VISIBILE

PROUST

IL  PENSIERO, IL COLORE, IL SUONO, I PROFUMI

Nell’evidenza  si dà  la fenomenicità del fenomeno  eccede quella evidenza   per essere  la transvedenza  excstatica   dell’essersi o   eccedenza della libertà,  o  l’eccedenza   excstatica  dell’imago-in/visibile.  

La spazialità  è  la struttura ontologica  dell’eventuarsi  dell’ in/visibile o  nella  razionalità epistemica  o  della  fenomenica o  noumenica, è  l’intenzionalità  dell’evento dell’essere-nel-mondo: non è più   solo  fenomeno o  noumeno, ma  si dà  quale imago-in/visibile dell’Ereignis  dell’essersi. 

Si dà  quale event-in/visibile  dell’essere.

L’imago  è  l’apparire nella luce del  fenomeno  dell’ apparenza,  è l’essere, è libera  singolarità, o singolarità in  perenne  transcendenza. 

La  singolarità  è  l’imago  dell’essersi  o singolarità  del visibile, o  lo stabilirsi   è  il  luogo dell’ evento dell’ apparenza libera  o  del  mostrarsi dell’ essere.  

L’in/visibile non-ente, niente,  nulla, o evento dell’essere  in eccedenza  sempre   al di là della natura calcolata,  o  della sua matematizzante   fenomenica ideale  o  noumenica. 

Il visibile è una forma dell’icona  del  lasciar-essere l’eventuarsi, o  lì c’è  il  mostrarsi  o il manifestarsi dell’abnegarsi dell’essere.

Il “luogo” si  dà  nell’epigenesi  quale evento dell’ imago in/visibile consenso, evento  del senso  dell’Essere  o  la   transevidenza  o  transvedenza  excstatika in/visibile. 

 L’in/visibile  è la forma dell’eventuarsi dell’essersi  purezza dell’evento, o incompletezza dell’evento  fenomenico,  categoriale, noumenico, quale Gegenstand  o  singolarità  o  monade  in/visibile:  è  la  vaga  erranza  nel mondo, è  la  singolarità  dell’evento, è   il  nulla  o  l’abnegarsi  dell’essersi.

L’evento senza  fine, senza transtelos, senza translogos, è  la  libertà cronotopica della  mondità o  della  mondanità.

12

L’evento è  la  differenza  ontologica  dal   fenomeno  o  noumeno  è l’al di là del  fenomeno e del  noumeno,  è l’al di là della temporalità, transinstabile equilibrio del nulla senza fine  e  senza perché,  o solo  epigenesi  dell’Ereignis-in/visibile singolarità.

L’in/visibilità si dà nella singolarità o  nella transcordanza, quale concordanza dell’evidenza in/visibile.

L’in/visibilità è il  mostrarsi  dell’evento  dell’essersi  quale evento in/visibile,  o  singolarità  quale  enigma  dell’essersi:singolarità in/visibile.

La  singolarità si  dà  quale  evento  dell’essersi  senza  fine, senza nulla, senza tempo. 

È fondamento dell’ eterno ritorno o singolarità a-temporale  che non ‘rappresenta’ nulla,   è “solo” se stessa, pura apparenza  o evento  della singolarità: aldilà  del  fenomeno della  purezza  o  noumeno.

È la singolarità che eventui  se stessa,  fonda l’evento  dell’essere. Qui è la singolarità in/visibile a  gettarsi  o  abnegarsi nella  dispieganza dell’ eidos,  o  evidenziarsi  o  mostrarsi.

L’eidos dell’imago,  o  della singolarità  iconica si  eventua  aldilà  della purezza  fenomenica  o noumenica,  quale  evento di-fronte, o  Gegen-stand che  si  eventui  dal  nulla, così  è  ideale Platonica, nell’essere la più apparente  o  apparenza  ideale, evidenza  della  purezza, verità aldilà  dell’adeguatezza   ideale.

La verità  della singolarità  dell’evento: l’essere  è l’evento-singolarità   o  alterezza in/visibile.

E’ il pensiero dell’icona-singolarità dell’evento della  dissonanza nella consonanza,  quale  transonanza  o  discordanza   nella  concordanza: tra il transvisibile  pensare  c’è  l’evento  dell’essere luce  del pensiero, la luce  si    pensa o  si  eventua  nel  pensiero  poetante dell’esserci.

13

L’immagine dell’imago del mondo sensibile o dell’idea Platonica,è Essa stessa  un’idea  o  l’idea  dell’in/visibile,  o  meglio il pensiero della  fenomenica  o  noumenica.

Nel colore c’è il pensiero, per Proust, e non solo pensa, ma è  l’evento  dell’essere invisibile, indicibile.

Il  pensiero abita il colore o abita il suono quale translogos exstatico, i colori pensano, i profumi raccontano mondi e idee, il colore pensa da sé.

L’esserci in/visibile non è altro che il suo essere evento-singolarità  ed  è  la  verità  della singolarità,  quale estaticità  dell’evento in/visibile o  il  rivelarsi, o  mostrarsi  o  abnegarsi  o manifestarsi  della Transcendenza. 

Platone svelò  la visibilità  o  luminosità  o  splendezza.

Platone  Ideò la verità nell’apparenza.

14

CAP. 5

L’IN/VISIBILE

UNA STRINGA DI    IMMAGINI

L’adaequatio  res et intellectus  è  un’ intuizione eidetica libera della  presenza fenomenica  o  noumenica.

L’in/visibile è invece  sempre eccedente, è   l’ecxstasi nel suo esserci.    

L’in/visibile  è nel luogo in cui non ha luogo nulla, nulla che non sia l’aver-luogo del  luogo stesso, una figura che si configura e si costella, quando sono sospesi significato, causalità,cronologia e intenzione.

L’in/visibile è  il  Gegen-stand  della  spazialità: un di fronte  o rivelarsi senza Grund,  o  senza  fondo  o  senza  fondatezza, è l’eccedenza excstatica.

Non è mai una semplice presenza  ideale,  o  fenomenica  o  noumenica, è  l’evento  della  singolarità,   o  la   Differenza ontologica   del pensiero in/visibile,  è  l’Essere  in/visibile.

L’essere  Differenza  è  l’evento  in/visibile. 

Più nel profondo è l’Essere in/visibile che  si  dà  quale  evento  ontologico dell’essersi!

L’immagine non esiste è il velato in/visibile nello spazio.

Psiche non è  carne. La carne è psiche.

Psiche è da nessuna parte e non  è una cosa.

E’ l’interiorità, senza  interiorità. Non ha alcuna esteriorità.

E ‘ visibile-invisibile, è un mito in/visibile.

Apre il mito-immagine ed è il velato o è  una stringa di    immagini, e consente di interpretare e riflettere.

Nel corso del tempo l’Essere-in/visibile svela e vela se stesso, si manifesta e si ascolta, è l’evento che si eventua, scompare, è l’increspatura dell’onda, è l’abisso di cui non si può mai trovare il fondamento nè temporalità, si esprime e si occulta,oblia  e  disoblia, è l’abisso del non-fondamento, in cui affonda l’ Erlebnis  del senso del non-fondamento.

15

L’esser-in/visibile ontologia dell’abisso del non-fondamento o ‘flusso’ temporale, è una monade-in/visibile,  flusso  intenzionale in/visibile, è sintesi passiva, intuizione in connessione  trascendentale.

Husserl svelò l’intenzionalità in/visibile fondante dell’epoché fenomenica già nelle intenzioni in/visibili.

La meraviglia come inizio della filosofia  Platonica o dissomiglianza o  differenza  o increspatura dallo sfondo o  dal  nulla,contrasta con il dissimile, esercita l’intenzionalità in/visibile del volgersi-verso, sia che lo  svolgersi segua  o  insegua.

Husserl  svelò l’in/visibile passività transcendentale  monadica e fenomenica della vivenza.

16

CAP. 6

INTENZIONALITÀ  VISIBILE E INVISIBILE 

SINGOLARITÀ  PENROSIANE  QUALI  SUPERSTRINGHE E PITKANEN 

HUSSERL:IL VISIBILE-SPAZIO E CORPO-SPAZIO

La monade è vivenza che dà e  si dà in sé in/visibile nell’agire e  patire, in-oblio e  dis-oblio, è l’in/visibilità monadica che  si eventua.

Appare evidente la Bildung-in/visibile, essere-in-verità la monade fenomenica-noumenica: evidenza l’ epoché fenomenica o monade ontologica in/visibile, o intersoggettività monadologica decostruttiva o cura o intenzionalità delle in/visibili evidenze.

Le evidenze sono assentemente presenti nell’epoché fenomenica o verità fenomenica,o eidetica o eidos-in/visibile infinito, intenzionalità  visibile e invisibile,evento in/visibile  dell’Intenzionalità o Intenzionalità in/visibile o intenzionalità ontologica. 

L’intenzionalità in/visibile è l’intenzionalità dell’esserci  aletheia dell’intenzionalità. 

L’intenzionalità in/visibile si  dà senza  perchè. L’intenzionalità è l’essere intenzionalità,  è  intenzionalità ontologica in/visibile. 

L’intenzionalità  ontologica  invisibile è  l’ essere intenzionalità ontologica  del mondo, l’intenzionalità dell’ essere in/visibile INtenzionalità.

L’intenzionalità dell’ essere è l’armonia  a-fenomenica  invisibile  è  visibile evento dell’intenzionalità  dell’esserci  prima  che  possa  essere  visione  o  intuizione  nello  spaziotempo.  

L’essere  pensante  disvela l’armonia  afenomenica  quale  chiasma delle  singolarità  penrosiane  svelate  anche  quali  superstringhe, e recentemente Pitkanen  ha disvelato le intenzionaità leibniziane invisibili  ontopologiche, o in/visibilità ontologiche o l’essere  monadi ontologiche.

Husserl già nel visibile-spazio e Corpo-Spazio svelò  il visibile  nell’invisibile-spaziale.

Kant intuì la spazialità connettendola alla cosmicità ed al corpo, nello spazio è  lo spazio cosmico  della spazialità, contro la relatività leibniziana dell’ invisibile in essere.

 

17

CAP. 7

LEIBNIZ E HUSSERL:

LA VISIONE CHE VEDE, IL DOLORE CHE SOFFRE, L’ACCORGERSI CHE SI ACCORGE, L’INTERROGARSI CHE SI DOMANDA, IL  FLUSSO DEL VEDERE L’INVISIBILE  FLUSSO INVISIBILE.

L’essere invisibile  Dasein è il  Nulla nell’Essere. Essere  invisibile  è  l’essere  nulla.

L’aporia  essere-invisibile versus essere-visibile Dasein estatico.

Essere invisibile è però essere-visibile-Dasein dell’essere, essere-invisibile-visibile? Leibniz disvelò l’essere-invisibile.

Leibniz svelò l’essere-invisibile  nel Dasein fenomenico o ontico, lì  è ontologia invisibile.Leibniz pensò l’invisibile infinita esserità infinitamente invisibile,  ontologica  in/visibilità.

Leibniz  svelò l’essere-Dasein- in/visibile?

O essere invisibile-visibile-invisibilità dell’essere nel tempo dell’essere invisibile, o  essere visibile dell’essere slancio, invisibilità  dell’essere.

Leibniz disvelò l’invisibilità ontologica,ideò l’essere invisibile essere-visibile dell’essere o essere in/visibile dell’ essere ontologicamente invisibile, o struttura ontologica invisibile. 

La dinamica invisibile è un evento. La struttura invisibile è estatica.

Leibniz svelò l’ in/visibile essere, immaginò la  monade in/visibile e  svelò  la fenomenica invisibile struttura delle interazioni dell’ essere quale fenomeno invisibile  ma tangibile.

Cos’è il tempo invisibile?O qualia invisibili o intenzionalità invisibili, o eventi invisibili?

O l’essere invisibile  fenomeno dell’essere  In-visibile,  in-audito, visione  fenomenica dell’intenzionalità invisibile nel tempo invisibile, o fenomeno stabile dell’essere  immateriale struttura dell’invisibile,  è nel mondo in/visibile.

È un’immagine invisibile?! L’invisibile ontologico? O essere fenomenico  in/visibile o fenomenologica dell’ in/visibile.

Husserl ideò il fenomenico flusso invisibile o la fenomenica  invisibile o fenomenica visibile dei fenomena intenzionali, o  la struttura invisibile dell’essere fenomenico o  qualia invisibili, o immaginazioni invisibili del visibile: la visione che vede, il dolore che soffre, l’accorgersi che si accorge, l’interrogarsi che si domanda, il  flusso del vedere l’invisibile  flusso invisibile.

18

CAP. 8

THOM,EDDINGTON,ECCLES,PITKÄNEN MANDELBROT,KALUZA

LO SPAZIO,I MICROTUBI VUOTI QUANTICI,LA SCHIUMA DI BOLLE,

LE NULLE-MEMBRANE.

LA STRINGA QUANTICA E TOPOLOGICA

LA M-THEORY ED I QUALIA DYNAMICI

L’IN/VISIBILE STRUTTURA NEURALE DEL CERVELLO.

O purezza invisibile o nulla. Svelare l’invisibile nulla dell’essere fenomenico. E’ nulla invisibile nel campo visivo dell’essere.

Heidegger svelò  l’esistere nell’ esser-ci, l’esser-nello-slargo?

Chi è l’invisibile  mondo? È spazio invisibile che ci abita. 

Gli invisibili  spazitempi? fenomeni invisibili? cos’è l’invisibile fenomeno invisibile? Evento invisibile, tempo-spazio a-Euclideo?

Ontopologia dynamica  in/visibile? Topologie dynamiche  quantiche quale ontologia in/visibile?

In/visibile ontologia in interazione: Pitkänen ci dà  una topologia geometrica-dynamica,  Rene Thom la Catastrophe Theory dell’ in/visibile.

Per l’ontopologia Thom svelò la Teoria della Catastrofe in/visibile. Thom disvelò la catastrophe-in/visibile.

René Thom è  l’archegete  della catastrofe-in/visibile.

In/visibile-topologia  o topologia-in/visibile, è la spazialità curva del flusso  in/visibile o catastrophe in/visibile. 

Catastrofi in/visibili nello spazio pieghevole, o tempo che si piega, appare, può essere il tempospazio o spazio in/visibile.

Lo spaziotempo può essere  visualizzato nello spazio-catastrophe dell’ in/visibile catastrofe.

Thom svelò lo spazio vuoto in/visibile della  monade invisibile. O In/visibili microtubi spaziali  quantici.

L’ interpretazione consente l’ Ontologia dell’ in/visibile.

19

Ontologia  in/visibile o invarianza delle strutture in/visibili, o campo dei quanta di fluttuazione in/visibile.In/visibile vuoto fluttuante.

 Il vuoto di fluttuazione è  in/visibile schiuma, è schiuma di bolle con due superfici o macrosphere.

Bolle  di superficie infinitamente sottili o in/visibili nulle-membrane.

Schiuma di vuoto  fluttuante  in/visibile, è una differenza asimmetrica dei quanta nel tempo di  una  in/visibile struttura neurale del cervello.

E ‘ l’ in/visibile indeterminatezza  dell’essere ontologia dinamica quantica.

Tale architettura consente la stabilità delle singolarità. Eddington prima e poi Eccles  idearono le fluttuazioni   in/visibili.

Pitkänen svelò i salti quantici dell’intenzionalità.

Pitkänen ideò la struttura intenzionale in/visibile  nello spazio-tempo e pensò strutture in/visibili di microtubi  vuoti quantici.

Pitkänen costruì un modello geometrico in cui il vuoto  si  lascia  attraversare da in/visibili flussi nel vuoto e pensò quantiche fluttuazioni di tubi  in/visibili di spazio-tempo.

Attrattore in/visibile frattale dell’instabilità:  in/visibile attrattore di instabilità capace di formare nuove strutture di biforcazione.

L’instabile in/visibilità  biforca la stabilità frattale o instabilità  quantica di Mandelbrot.

È la struttura  spaziale-temporale dell’in/visibile stringa quantica.

L’infinita/visibile dinamica quantica o cromodinamica quantica delle singolarità invisibili-visibili di Kaluza o invisibile struttura dello spazio-tempo o chiasma  della struttura invisibile  quantica di spazio-tempo,  o visibilità supersimmetrica o stringa  in/visibile nello spazio invisibile dello spaziotempo-singolarità. 

L’in/visibile singolarità visibile  è la curvatura dello spazio-tempo.

20

Se lo spazio-tempo-curvatura è invisibile curva eventi invisibili, come la singolarità curva il tempospaziale, il tempospazio in/visibile.

Tempo invisibile dello spazio-tempo.

La struttura è  in/visibile spazio-  tempo strutturale  quantico.

La corda in/visibile è la topologia ontologica o ontopologia quantica di Möbius con infinite-dimensioni invisibili di infinite Topologie di superstringhe.

Topologica stringa  in/visibile dello Spazio-tempo o spazio-tempo a topologia in/visibile. 

L’in/visibile intenzionalità  topologica dynamica Intenzionalità o Platonia di flusso topologica, flusso invisibile, flusso in/visibile  è il flusso dell’esserci  in/visibile tangente invisibile topologia, è il flusso in/visibile.

Il flusso di  spazio-tempo invisibile spazio-tempo Quantico! Invisibile! 

Tempo quantico-topologico frattale, spazio-tempo invisibile dello spazio-tempo fractale invisibile! 

Essere spazio-tempo invisibile! essere invisibile Quanta o invisibile essere cognitivo quantico dell’ intenzionalità!

Invisibile simmetria con struttura cognitiva  topologica del  flux topologico, in/visibile flusso di microtubi  cognitivi Quantici invisibili dell’ intenzionalità invisibile visibile quantistica fluttuante macrotemporale  quantica dell’intenzionalità. 

L’in/visibile essere topologia è spazio-tempo invisibile spazio  quantico  trascendentale vuoto e  infinito topologico con infinito Spazio-tempo dell’intenzionalità della visione Platonia, o in/visibile monade di Leibniz infinita struttura complessa.

L’ infinito  essere delle strutture  spazio-temporali  topologiche quantiche dell’ intenzionalità o Platonia, spazio-tempo vuoto infinito dell’essere in/visibile infinito infinitesimale di Leibniz  trascendentale.

21

Kaluza  svelò l’in/visibile Teoria delle stringhe,  già assentemente  presenti  nella monade trascendente dell’essere in/visibile. 

Kaluza  dispiegò l’essere Hyperdimensionale della stringa topologica.

Wheeler e Pitkanen svelarono la topologia strutturale infinita della String-Theory  fractale dello spazio-Tempo! 

Qualia  in/visibile dei Qualia.

Qualia dynamici dei flux  topologici o  in/visibili-flux-tubi. 

L’in/visibile Theory-Qualia-Dynamica Topologica Quantica dei Qualia-flux-tubi, o Platonia.

L’in/visibile Platonia visibile o M-theory dei flux-tubi topologici, Leibniziane monadi infinite. 

In/visibile Leibniziane  monadi Topologiche. M. Pitkanen disvela  l’in/visibile M-Theory-Topologica ontodynamica:essere infinita in/visibilità dell’essere nella latenza, custodita, curata per eventuarsi nella epokè dinamica della radura dell’Essere, dell’Essere diradato, sgombro, libero d’Essere nell’abisso, senza nulla, senza niente, senza fine, senza tramonto, senza eclisse, lì si dà, si getta alla presenza nella radura, nella topologia dell’Essere, quale ontologia dell’Essere dinamico, il Gegengrund  o  fondale che si eventua nella varietà della gettatezza della  dynamis, è la radura dinamica che custodisce, kriptata, latente la cura dell’Essere Gegengrund  in/visibile   o  fondale  degli spazitempi ove si getta dinanzi, davanti l’Essere in/visibile della  dynamis.

I luoghi sono quelli che l’esserci si trova di fronte non ad un orizzonte del mondo, o ad una prospettiva mondana, o ad un tramonto o eclisse cosmici, ma l’Essere è    abitato  dynamicamente dall’orizzonte e dalla prospettiva dell’Essere senza fine, senza declino,senza tramonto, senza eclisse, quale eterno ritorno della risonanza dell’Essere  in/visibile.

22

Solo così si eventua l’epochè  in/visibile della singolarità ontopologica dell’Essere. 

L’in/visibile differenza ontologica tra il Gegenstand  che ci viene in-contro  in/visibile e si getta alla presenza, per abitare l’Essere che contempla la radura  ove  si  eventui la differenza  nell’ontologia dinamica, quale presenza che abita il luogo ove non ha mai abitato né l’entità, né l’Esserci, né la mondità, né la metafisica, ma solo la risonanza dell’Essere in/visibile che ci viene in-contro. 

L’in/visibile Gegenstand si getta ed abita l’Essere quale in/visibile ontologia: si incontra l’Essere ove l’Essere si dispone nella contemplazione, nell’ascolto,nella visione,nella sensibilità e nel pensiero in/visibile dell’Essere di fronte, dinnanzi, davanti che ci viene incontro, nel Gegenstand  o   fondale in/visibile delle radure,  dei vuoti ontologici, ove l’essere si eventua per essere contemplato e per abitare l’essere di fronte, oltre che abitare  solo il mondo.

Quando un luogo, una radura, un vuoto sono abitate dall’Essere in/visibile che si getta e che viene in-contro all’Essere, si eventua la presenza in/visibile qui ed aldilà del mondo, o lo spazio vuoto, la radura ove è custodito, curato, evocato e contemplato il Gegenstand-in/visibile dell’Essere che viene incontro per abitare il mondo, o l’ikona dell’Essere, l’essenza dell’Essere, l’Essere  in/visibile-Essere ontologico.

Si eventua così nello spazio e nel tempo del mondo la differenza ontologica: si presenta la topologia dell’Essere-in/visibile di là e di qua in ontopologia fluttuante dell’Esserci, del mondo ontologico in/visibile.

Il mondo dell’Essere-in/visibile si getta invisibile, indicibile, inaudito, all’assenza presente.

La Topologia dell’essere in/visibile topologia animata dell’Essere che trascende l’Esserci,  è l’Essere in/visibile ontologico: è invisibile, indicibile, inaudito, estatico;è anzi l’unico che dà senso, stabilità, l’impianto, la Gestell in/visibile dell’Esserci, dell’Esser qui, dell’Esser là, dell’Esser aldilà.

23

CAP. 9

HUSSERL: LO SPAZIO IN/VISIBILE  O SPAZIO INTUITIVO E SPAZIO GEOMETRICO A-EUCLIDEO.

 MERLEAU-PONTY :LO SPAZIO PRE-CATEGORIALE  O GRUND-IN/VISIBILE  O ZENTRALKÖRPER

La topologia in/visibile è la Gestell del mondo e dell’Essere animato, quale Esserci che ci viene in-contro nella sua morfogenesi di Essere animato in/visibile.

Giacchè solo quell’Essere è  l’in/visibile che ci potrà salvare, o curare, o consolare, nel vuoto ontologico, nella radura  dal nihilismo in/visibile, nella singolarità del nulla, quale Gestell in/visibile: Essere che ci incontra e avviene, si getta nell’Essere  in/visibile dell’Esserci Topologia in/visibile chiasma dell’Essere. 

L’Esserci  in/visibile che ci viene in-contro, quale Gegenstand  in/visibile o  fondale  è la donazione di misura, la misurata topologica che abita visibile l’invisibile, l’indicibile,l’inaudito, l’indecidibile svelato infinitamente o  l’in/visibile singolarità dell’Essere vivenza nell’Esserci, sia quale vivenza della mondanità, infinita, indicibile,inaudita.

L’Essere in/visibile che vi viene in-contro o che si in-contra è l’essere animato che dalla latenza kriptata, custodita, curata,della radura della Topologia dell’Essere, si eventua visibile quale misura del tempo e dello spazio o visibilità all’infinito, un’armonia  in/visibile dell’entità pensante.

 L’esseri animati è la sensazione in/visibile  della visione della dynamis  del flusso in/visibile,  o flusso e flussi nel nulla.  

L’in/visibile flusso dei flussi. Flusso immateriale e  in/visibile al di sopra della Krisis. Husserl ideò la spazialità  in/visibile della spazialità, così  si dispiega lo spazio in/visibile  o spazio intuitivo e spazio geometrico a-euclideo.

 Merleau-Ponty separò lo spazio pre-categoriale  o grund-in/visibile  o Zentralkörper della spazialità naturale distinguendola dalle geometrie a-euclidee o varietà categoriche.

La varietà  in/visibile categoriale pura della spazialità si annuncia nella fenomenica della visione dello spazio, indeterminato ed in/visibile spazio in cui abita il     mondo-della-vita: la sua purezza ideale in/visibile infinita spaziale. 

Merleau-Ponty ideò la  transcendenza dei fenomeni   ideali  o l’invisibile.  

24

L’apeiron  c’è  sempre senza  fine, infinitesimo o abissale  senza  fondale  ove  c’è  l’eventuanza  o  si  dà  diafanè  la transvedenza,  quale  klinamen  o  ab-scissa  dell’archè  o l’eventurarsi  della singolarità  della  splendenza. 

 A  quella  transvisione  quantica  si  aggiunse  nel  corso  del  tempo  una  dinamica quale  enucleanza  o  coniuganza   kategorica,   quale eventuanza  dell’ essere  abissale disubissato  o che  si   eventui  nell’evidenziarsi   svelatezza   senza  fine,quale  risplendenza  o  transplendenza  o  splendenza  o  splendezza. 

Qui  la  purezza  in/visibile è  katarsi   o  depurarsi   o  abnegarsi,  è  la  fenomenica  tensione  o  l’in/visibile  intermittenza  tanto  da   evidenziarsi in  diafanè   o fenomeno-noumeno,  ovvero  il  fenomenico-in/visibile-noumenico.

 

La monade  può   essere visibile purezza d’ essere: lì c’è  l’evento, è la  completezza o completa armonia afenomenica  dell’immaginarsi che  si  dà e trascenda se stessa,  o è l’ Ereignis  dell’in/visibile dell’ Essere evento in/visibile  dell’Ereignis.

Ereignis è il  pensiero che si pensi pensiero  dell’essere, o originale evento  dell’ essere in/visibile.

Il pensiero in/visibile è  l’ originale  pensiero   dell’essere  perchè  è  il  pensiero  dell’evento  in/visibile dell’essere  abissale o  eventuanza   dall’Abgrund,   o  l’eventuarsi  dalla verità  abissale ecstatico dell’ essere.

La verità dell’essere  in/visibile è   l’ Ereignis abissale, quale  Ereignis abissale  della verità dell’ Essere-in/visibile o dell’ Essere o  Lichtung-in/visibile, o Essere in cui risplende l’in/visibile.

L’Essere in/visibile è  dispieganza   nello spazio-tempo dell’evento.

La verità dell’essere  evento  è   l’ Ereignis,  ed è   l’ Essere  che  dispieghi   la verità dell’ Essere  come evenienza o  dispieganza  dell’ essere in/visibile. L’infinito quantico,  infinitamente grande o     infinitamente piccolo, è di per sé 

l’infinita  in/visibilità dell’evento.

25

CAP.10

EIDOS E SINGOLARITA’

L’infinitamente grande e infinitamente piccolo sono  l’evento  dell’in/visibile infinità quantica di per sé connessa  o quantica infinita dispieganza.

Quell’essere quantica infinita  è  in se stessa   eventuanza in  excstasi,   o  è  estasi  quantica, l’al di là  transinfinita in/visibilità:   è il suo   essere-per-sé o  il  suo  eventuarsi  transinfinita non più al di fuori di essa, ma in sé   quale  essersi o dispiegarsi   o   eventuanza  in  excstasi: il suo essere al di là  e  al  di  sopra, o  sempre nell’oltre   dispieganza   dell’eventuarsi  essere  quantica infinita   di se stessa.

Così il suo essere al di là di se stessa o  al  di  sopra  o  nell’oltre  è oltre-ideale, o essere-per-sé l’in/visibile transinfinita. 

L’in/visibile mostrarsi  asimmetrico dell’evento oltre  i phaenomena.

L’ imago in/visibile  è transcendenza ontologica  quale nous  o noumenica imago abissale transvisione dell’esserci,  quale transinfinito abissale sempre di  fronte, gegenstand-imago-in/visibile,   e  sempre  aldilà,   oltre transcendenza exstatica.

Nel corso della temporalità l’imago-in/visibile, o la  sua  iconomorfia quale  modello dinamico dell’essersi   sempre di fronte con l’imago transinfinita, con  la transtabilità delle  imago decostruite  dalla instabilità  della spazialità   transinfinita  in exkstasis.

L’imago  in/visibile  è  instabile, o  meglio  è  transtabile  quale  stabilirsi  dell’evento dell’imago  dell’essere  sublime, quale  transinfinita matematica. 

E’ l’exstatica  imago-in/visibile  transvisiva   della  spazialità, o  Transvisione della transcendenza  dell’essersi.

L’essere senza  fine, senza  confine e senza telos, è  transevidenza in-fondata e  imago  abissale,  excstasi che si dà   nel mondo, c’è  nell’essersi  excstatica in/visibilità transinfinita: è l’ evento della verità  dell’essersi  imago in/visibile.

26

Il suo luogo transcendentale  è  l’imago ontopologica  dell’essere spazialità  transinfinita  sempre  oltre  o  al   di là   delle ontologie regionali, della  fenomenica  o epistemica, perchè   il Gegenstand-in/visibile si  svela  sempre   quale transpazialità  della verità, è  l’ Abgrund dell’ imago in/visibile transcendentale, quale  verità della transcendenza  in/visibile, la quale precede e rende possibile  ogni altra  verità fenomenica   o  epistemica  o  empirica  o  noumenica.

Qui  c’è  il mostrarsi  della Verità excstatica  dell’in/visibile imago o singolarità   davanti-alla-sguardo, o   senso dell’essere come evento priorità  prima  del  fenomeno. 

L’in/visibile disvelò  l’intenzionalità topologico-transcendentale che si  dà   nell’imago  fondersi  abissale che si sottrae o si  annulla,  si  nega   o  è  l’abnegarsi   transpaziale  e  transtemporale   della transcendenza  fenomenica,  per  eventuarsi poi imago  dell’ essersi evento in/visibile. 

L’in/visibile-Gegenstand  sta di-fronte quale  imago-Gegen-stand  dell’essersi,  sempre  al  di  là  del   categorico o  della  vivenza  o  della  mondità  o  mondanità    o  ideale  o  della Fenomenica noumenica.

Nell’evidenza  si dà  La fenomenicità del fenomeno,   ma  eccede quella   transevidenza   per essere  la  transvedenza excstatica  dell’essersi eccedenza,  o  l’eccedenza   excstatica  in/visibile  dell’imago.  

La spazialità  in/visibile è  la struttura ontologica  dell’eventuarsi  fenomenica noumenica, è il senso che si dà in/visibile intenzionalità dell’essere-nel-mondo: non è più   solo  fenomeno o  noumeno,   ma si dà   quale  imago in/visibile

dell’Ereignis dell’essersi, è l’eccedenza   excelsa quale  imago per eccellenza  dell’essersi in/visibile. 

L’apparire nella luce del  fenomeno  dell’ apparenza è l’essere-il-visibile o   l’esserci-del-visibile  o  l’essersi-visibile, non l’abnegarsi,  non la sua privatezza, non la sua sussunzione  funzionale  o  subornazione a uno scopo o a una utilità, nemmeno però  l’abnegarsi nella noumenica. 

27

L’in/visibile singolarità, o singolarità in  perenne  transcendenza,

La  singolarità è  l’imago  dell’essersi  o singolarità   nell’essere transinfinita excstatica. 

La dimensione dell’in/visibile è  il  luogo dell’ evento  dell’ apparenza o  del  mostrarsi dell’ essere quale non-ente, niente, nulla, o evento dell’essere  in eccedenza sempre   al di là della natura calcolata,  o  della sua matematizzante   fenomenica ideale  o  noumenica.  

L’in/visibile è una forma dell’icona  del  lasciar-essere  l’eventuarsi, o  lì   c’è  il  mostrarsi  o il manifestarsi dell’abnegarsi dell’essere.

Il “luogo” del consenso, evento  del senso  dell’Essere in/visibile o  la   transevidenza   o  transvedenza  excstatika è la forma dell’eventuarsi  dell’essersi   purezza  dell’evento, o  incompletezza ideale dell’evento quale   Gegenstand-in/visibile o  singolarità monade  dell’evento:  è  la  vaga  erranza nel mondo, è  la  singolarità   dell’evento, è   il  nulla  o  l’abnegarsi dell’essersi. 

L’in/visibilità dell’evento senza  fine, senza telos, senza logos, è  la  cronotopia della  mondità o  della  mondanità.

L’evento in/visibile è  la      differenza  ontologica  dal   fenomeno  o  noumeno,  è l’al di là del  fenomeno e  del  noumeno, è l’al di là della temporalità,   transinstabile  equilibrio del nulla senza   fine  e  senza perché,  o   solo  epigenesi  dell’Ereignis Singolarità.

L’in/visibilità si dà nella singolarità o  nella transcordanza, quale concordanza dell’evidenza, è il  mostrarsi  dell’evento  dell’essersi  quale evento o singolarità dell’essersi: la  singolarità  in/visibile  si  dà  quale  evento  dell’essersi  senza  fine, senza nulla, senza tempo. 

È fondamento in/visibile della singolarità a-temporale non ‘rappresenta’ nulla,   è “solo” se stessa, pura apparenza  o evento  della singolarità.

È la singolarità che eventua  se stessa,  fonda  l’in/visibilità dell’evento  dell’essere.

Qui è la singolarità a  gettarsi  o  abnegarsi nella  dispieganza dell’ eidos,  o  evidenziarsi  o  mostrarsi  ideale.

L’eidos dell’imago  della singolarità  iconica si  eventua  aldilà  della purezza  fenomenica  o noumenica,  quale  evento di-fronte, o  Gegen-stand-in/visibile infondatezza.

28

CAP. 11

IL PENSIERO  POETANTE  IN/VISIBILE:

LA RECHERCHE DI PROUST

Nella Recherche Proust disvelò il pensiero  poetante  in/visibile:è l’essersi che c’è  o  si  eventua  dal  nulla,  è ideale apparire nell’essere la più apparente   o  apparenza  ideale, evidenza  della  purezza.

Proust  dis-velò  la verità aldilà  dell’adeguatezza  ideale.

La verità non  è  più  la  Platonica visione ideale,  o  la fenomenica  o   noumenica  purezza ma la singolarità  dell’evento: l’essere  è l’evento  della singolarità   o  alterezza  in/visibile. 

E’ il pensiero dell’ icona-in/visibile non  più  ideale, ma singolarità dell’evento  della dissonanza nella  consonanza,  quale  transonanza o discordanza   nella  concordanza,  quale  transcordanza in/visibile singolarità che si dà   senza   perchè,   quale  Gegenstand  dell’evento  visione  Proustiana, ò evidenza  dolorosa, quale  verità  inedita che  dischiude l’evento dell’esserci: il mondo  non è stato creato una volta per tutte, ma lo è ogni qual volta sorge un nuovo evento  ci appare  nella sua differenza ontologica.

È la differenza che crea l’evidenza della  verità capace di vedere e sentire più profondamente le  differenze: è il segnale che il pensiero si elevi, che abbia scoperto e stabilito i nessi tra eventi  e  fenomeni  e  noumeni.

Una  imago  o  una  icona evento  del pensiero  poetante: tra il transvisibile  pensare c’è  l’evento  dell’essere luce  del pensiero, la luce  si pensa o  si  eventua  nel  pensiero  poetante  dell’esserci.

L’immagine  dell’imago è una simulazione del mondo sensibile  o  idea  Platonica,  è essa stessa l’idea quale excstatica,  o  meglio il pensiero oltre  la  categorialità   fenomenica  o  noumenica.

Nel colore c’è il pensiero. La pittura per Proust, non solo pensa, ma è  l’eventuanza  dell’essere in/visibile infinito vortice vivente, l’ invisibile,  l’indicibile.

29

Il  pensiero abita il colore o abita il suono,  i colori pensano, i profumi raccontano, il colore pensa da sé.

L’esserci  in/visibile  non è altro che il suo essere evento, si dà come evento in/     visibile.

È la  singolarità  che crea se stessa  ed  è  la  verità  della singolarità estatica  dell’evento, o  il   rivelarsi o  mostrarsi  o  abnegarsi  o manifestarsi  della  Transcendenza in/visibile. Platone svelò  la visibilità  o  luminosità  o  splendezza. Platone  Ideò la verità nell’apparenza.

L’adaequatio è  un’intuizione eidetica della  presenza fenomenica  o  noumenica.  L’in/visibile è invece  sempre eccedente, è   l’ecxstasi nel suo esserci,  è nel nulla, nulla stesso che si configura e si costella, è  il Gegen-stand  della  spazialità: un di-fronte  o  rivelarsi senza Grund,  o  senza  fondo  o  senza  fondatezza, è l’eccedenza excstatica  dell’evento.

Non è mai una semplice presenza  ideale,  o  fenomenica  o  noumenica, è  l’evento  della  singolarità,o  la   Differenza ontologica   del pensiero  che  si  dà  quale  evento, è l’aldilà ontologico dell’eventuanza  dell’essersi!

Che cos’è l’Essere in/visibile? L’esser-in/visibile è il puro essere, l’essere è  in/visibile non-essere, indicibile essere, essere non-essere. 

Platone dispiegò l’ armonia in/visibile o Essere In/visibile.

Essere infinito Essere?

Meinong ideò l’intenzionalità in/visibile o l’intenzionalità del  non-esserci.

Husserl in “Filosofia dell’aritmetica” fondò la fenomenologia dell’infinito-in/visibile. 

Già Weierstrass o Cantor idearono una Filosofia dell’aritmetica infinita in/visibile o intenzionalità  infinita  o  transfinita.

 Non ancora l’ontologia dell’intenzionalità in/visibile ma l’ontologico cognitivo dell’essere c’è.

Brentano è l’archegete dell’ intenzionalità,  o degli atti mentali dell’infinito in  atto.

Ogni fenomeno psichico è ciò che gli scolastici medioevali chiamarono l’in/esistenza intenzionale mentale,  è la Gegenständlichkeit.

30

Ogni fenomeno psichico contiene in sé la presenza, è presenza infinita in/visibile, nel desiderio desiderato.

L’in/visibilità intenzionale per la mente intenzionale o in-esistenza intenzionale, c’è,  esiste è in/visibile intenzionare l’ inesistente.

In/visibile-inesistente intenzionale, o in-esistenza intenzionale.  Gegenständlichkeit in/visibile. Gegenständlichkeit ontologica in/visibile dell’intenzionalità o inesistenza intenzionale dell’in/visibile-intenzionalità.

Gli atti o le entità intenzionali in/visibili in-esistono intenzionalmente o l’intenzionalità in/visibile del Gegenstand.

Tale in/visibile Gegenstand è in sé un  infinito  in atto, un’immagine mentale. Nella presenza l’infinito in  atto si dirige per essere in/visibile alterità.

 Husserl  è l’archegete  dell’ intenzionalità in/visibile.

E’ l’intenzionalità strutturale fenomenica trascendentale ontologico-materico-ontico.

Lì l’in/visibile intenzionalità è ontologico-formale o trascendenza che si manifesta in negazione, o presenza o intenzionale verità.

Nella presenza intenzionale l’intenzionalità  fonda l’in/visibile intenzionalità, è “essere in sé”  che si manifesti nella mondità o nelle singolarità in/visibile.

Le intenzionalità in/visibili ontologiche della trascendenza intenzionale o  Gegenständ-in/  visibile-intenzionalità.

Cosa è l’in/visibile intenzionalità?

L’in/visibile-intenzionalità è essa stessa un infinito  in atto.

Nell’interpretazione fenomenica l’essere-in/visibile è intenzionale interpretanza  fenomenica della verità, o evidenza in/visibile fluttuante, o splendenza  o   splendezza  assentemente  presente,  o  che  si  sveli  solo  nell’infinito  o  nel  transinfinito  o   nel  senza-fine  o  nell’abisso del senza-entità   dell’etere  o  che  aleggi  sempre  entousiasta , nella evidenza  sempre  ab-scissa dell’essere-in/visibile  alterezza  o in/visibile-monade di perfezione. 

31

Epigenesi in/visibile è l’imprimersi di una forma excelsa  o   svelatezza. 

Plotino è l’archegete dell’evidente  transvisibile nell’ideale visibile  della mente, quale  armonia  invisibile  o  transonanza  della natura stessa   o  svelatezza  o  essere estatico-nel-mondo dell’essere.  

L’ in/visibilità excelsa   di   Leibniz   si  svela  invece nell’ essere  della monade-in/visibile quale   intenzionalità ontologica-metafisica. 

Leibniz    pensò  per  primo  che  nulla  c’è  senza  l’in/visibile   o  nulla   c’è  senza  la  monade.  

L’in/visibile si   eventua  già  nella  monade quale  singolarità  o punti métaphysique, o  metafisici punti  prioritari  dell’essere  delle entità.

Qualsiasi transentità che è di per sé è costituito come transmonade.

Leibniz svelò  l’elevatezza  nella  monade  afenomenica,  quale  excelsa  transinfinita  monade,   o  transapeiron   nella  sigolarità in/visibile, o nella  priorità  transinfinita   della sua essenza. Il fenomeno dell’in/visibile dinamica si  evidenzia solo  dopo  essere  già  stato  monade che  dà  la svelatezza  dell’ essere,   quale  essere che   si sottrae in  transinfinita  transvisione della monade,  è  l’esserci in/visibile-dasein,  è l’intenzionalità excelsa dell’essere.

Quella monade-in/visibile quale struttura ontologica  dello slancio interpreta l’essenza della monade dell’ essere perfezione o completezza dell’intenzionalità exstatica  o gettanza o slancio fenomenico-  noumenico epistemico, ontologia del Dasein,  costituzione dell’esserci   quale essere il modello  per la comprensione della monadology: una monade in/visibile e completa, paragonabile alla  dasein-transcendenza, è la struttura fondamentale della monade o l’idea di essere  senza limiti   o  l’infinito  o transapeiron  o transfinito  quale  transinfinita  in/visibilità dell’ essere,  o essere inteso come  Dasein estatica o Dasein-in/visibile-Leibniziana  ontologica.

32

La  monade ontologica in/visibile   è  lo  slancio  del dasein ontologicamente strutturale: la monade non è anima, ma al contrario l’anima è una possibile in/visibilità della monade.

La dinamica dell’in/visibile non è un evento  occasionale  ma  è  la struttura ontologica   estatica   della  dynamis.

Anche per Plotino la transvisione dell’in/visibile sensibile è fondamentale nella  katarsi  e ascesi e purezza: l’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte    dell’anima e consiste nel rassomigliare al   dio  o  nella  svelatezza  della  transmorfia  divina, poiché da lì deriva la natura essenziale dell’ essere.

Transvisione di svelatezza   delle immagini della vera fonte dell’in/visibile in sé,  la  transentità  dà rimanendo in sé,  senza ricevere nulla in sé.

L’in/visibile fluttuante infinito  o transinfinito c’è nel  senza-fine  o  nell’abisso  del senza-entità   della  transvedenza,  o aleggia  sempre la  trascendenza in/visibile  è  l’ infinito o  transapeiron nell’archè, o trascendenza del  dasein  o struttura   ontotheo-logica:  transpazialità che  c’è   ma  sempre  al di sopra  o   come   l’al di là  del  dasein   o   essere in/visibile.

La trascendenza  del dasein eleva, dà alterezza all’ essere,  quale   Dasein sempre al di là e al di sopra, per essere   sempre   una armonia cosmica quale trascendenza  del   dasein  aldilà  dei   modelli ideali o quale decostruzione della visione in/visibile: è transinfinita  nella  profondità dell’essere abissale,  o    transinfinito  dasein in armonia  afenomenica visibile.

L’infinito  nell’archè è transinfiniti archè  dell’essere vivenza epochè  di  dasein  e  di  morte. 

Lì  si è evento nella mente  dell’intenzionalità  desiderante  indicibile:  nella  mente transinfinita  e  sempre  oltre l’orizzonte  per assistere  all’evento in/visibile-imago nei  pensieri,  l’invisibile  presenza s’eleva  e  s’installa con l’estasi in/visibile.

33

 Là  abita  il vuoto catastrofico  che  inabissa  il  transenso  del niente, il  sommerso  che  inabissa  l’immerso:   è  la  catastrofe  della  transmorfia che  capovolge l’essere e  lascia  prevalere il  niente. E’ una  piccola  increspatura  che   dà  l’entusiasmo  al nulla nell’emergere  alla  luce inabissando l’essenza del senso  in/visibile nulla. 

 Là  ove si abita in transtopia spazialità, o la vivenza dell’essere  nella  transpazialità, li cura come  se  fosse in  estasi che si increspa  ed  aleggia,  d’improvviso  l’immensità  vacilla,  barcolla,  danza all’interno in equilibrio con intenzionalità  o il  soffio della  vivenza  transinfinita.  

L’in/visibile stabilità  dell’esistenza  dell’essere si  svelerà  oscillante e  transonante.  

Una  transonanza  transinfinitesima  genera  l’abisso  ove  l’essere  si  disvela  nella  sua  ellittica  curvatura: si vive solo la  superfice  del mondo trafitti dal raggio del nulla-in/visibile. 

Un’infinita Topologia Dynamica  super-stringa Spazio-tempo-Intenzionalità  con infinite-dimensionalità Spazio-temporali in infinite-dimensioni: come le monadi di Leibniz infinitamente visibili, l’interpretazione è  spazio-temporale o matematica Platonia infinitesimale infinita di Leibniz, infinitamente struttura non-visibile topologia-iper-finita.

In/visibile iper-finita  struttura di infinito-spazio trascendentale, evento struttura infinito-dimensionale spazio a topologia di stringa o singolarità  in/visibile . 

Si  delinea  una  gestell  dell’evento ontopologia   sul  sentiero  di  una  analitica  dell’esserci o   dasein-analytik  assentemente  presente  in  Kant,  per  interpretare  l’analitica    nell’apeiron sia  nell’archè  senza-limiti  o  transapeiron.

Presente  assentemente  nell’analitica   gegenstand,  presente  solo  nell’evidenza   ideale della  purezza  eccelsa  sempre  al  di   là   e  sempre  al  di  sopra o   sempre  oltre il  sensibile  e del  percepibile,   quasi   fosse l’alterezza  transvisione esserci pensante   che  contempli la  transcendenza dei fenomeni   ideali  o l’invisibile apeiron   ontopologia senza  fine  o infinitezza,  o una  infinità  d’imago  nell’esserci  o abissalità  senza  fondale  ove  c’è  l’eventuanza  o   si  dà  diafanè  la transvedenza  dell’archè  dell’eventurarsi  singolarità  o  ereignis   o transvedenza  della  splendezza  in/visibile.

34

Quella  transvisione  monade  può   essere visibile  nella sua purezza quale  transcendenza  dell’ essere-visibile Ereignis dell’ Essere.

Lì   il  chiasma  qualità-quantità  si  dà  quale  transinfinità,  o  non-finito  o  senza-la-fine  o  senza  telos o negazione kategorica  qualitativa  del  finito  aderente  o   gegenstand, giacchè  alla  fine  c’è  sempre  un  oltre,  un aldilà o  un  essere-in-vista-dell’evento  della  transcendenza,  o  in  transcendenza  abissale:   ma  una  ontopologia  della  transcendenza  è  ancora  kriptata  e  non  ancora  gettata  in  vista  per  la  trascendenza  fenomenica ideale  noumenica o  trascendenza  analitica.  

 

Se il fenomeno ideale  noumenico primigenio della temporalità originaria e autentica è  l’esserci è possibilità sempre   in  transcendenza  la  singolorità  in  vista  dell’evento   della   trascendenza  nella  purezza,  o   semplice possibilità d’esserci della   transcendenza, una eventuanza d’ essere  sempre  in  vista  della  transcendenza abissale e senza fine,   o  senza  la  fine  e sempre nell’indeterminatezza   o   della  transcendenza  indeterminata.

L’esserci non ha una fine,c’è nel finito,è finito nell’infinito è transinfinitezza nel finito: è transinfinito nella  monade  infinitesima,  excstasy  della mondità, è excstasy  dell’esserci transplendezza, è transcendenza   transinfinita  nel  finito  o  nell’apriorità  o  nell’arkè   o  nella  transcendenza  paradigmatica; ed è    quell’essere-in-vista-della-transcendenza o Cura dell’ essere-transcendenza  della  singolarità.

La Cura è il tempo excstatico, anche  nella sua fenomenica ideale  noumenica  e quindi ontica e ontologica; la Cura è l’essere transplendenza  che sempre c’è senza-fine; la Cura è tempo ontopologico dell’ abitare poeticamente  il mondo, è la differenza nell’ontopologia,   quale  transcendenza  della singolarità afenomenica anoumenica aepistemica Gettatezza dell’essere,  quale  transcendenza  della  gettanza  si mostra in excstasy, dispiegata  quale abnegarsi dell’esserci.

35

E non può perciò  essere una cadenza da un più puro e superiore stato-originario del quale non si abbia né fenomenica ontica, né comprensione ontologica,  sia  pure velato essere nel mondo,   quale  essere  in  vista  della  transcendenza,   quale fondamento  di un essere originario   in  transcendenza   della singolarità.

Nell’essere dell’esserci c’è già l’eventuarsi dell’abneganza ontopologica, o  la  fenomenica  ideale della nascita e della morte.

L’esserci  ontico   o  fenomenico  esiste per nascita, e per nascita muore anche proprio nel senso dell’essere-alla morte.

 Entrambi sono, finché l’esserci  esiste,  possibile  eventuanza  dell’essere  in  vista  della  transcendenza dell’essere  dell’esserci,   quale cura    della  gettanza  degli  eventi  in transcendenza.

Nascita e morte si coniugano nell’esserci, nella singolarità transcendenza   di gettanza e sfuggenza  o  abneganza  o eventuanza-essere-alla-morte, quale   transcendenza  della  singolarità.

L’essere nel mondo  dell’esserci si  dà nel suo abitare poeticamente,  o  essere-in-vista-della-transcendenza: la  sua   fondatezza si  eventua nell’ontologia dell’esserci,  o  meglio la  sua   transcendenza  fondante si dà  nell’esserci,   nella  struttura  ontopologica  della  transcendenza,  nell’eventuare una struttura ontopologica  quale offerenza di senso, senza-fine, senza fondale, abissale Gegestand, non una cosa, una sostanza o un oggetto, ma  si  dia come attuatrice di  intenzionalità  nel  plesso  della  transcendenza  della singolarità, giacchè ogni entità nel suo essere differenza dall’esserci si  sveli come insensata,  destituita di qualunque senso,  ci  sia  cioè  solo  la transcendenza.

L’acosalità afenomenica  aideale  anoumenica  aermeneutica aepistemica dell’esserci, sia quale matematica infinita, sia quale dinamica excstatika  è la fondatezza   della  trascendenza  della  singolarità  nel suo essere-transpaziale, quasi la dispieganza kantiana del  dasein quale essere-nello-spazio: l’esserci, nel suo essere-nel-mondo, è transpaziale   o dasein-transpaziale-in-estasy, l’esserci occupa, letteralmente, lo spazio.

36

Non è affatto sussunto nella porzione spaziale riempita dal suo corpo.

La transpazialità dell’esserci non consiste in un semplice occupare luoghi, ma nell’eventuanza che si dispieghi nella transradura  della  transplendenza, illuminandola.

Ecco perché l’esserci è nel contempo transpaziale originale e la  transpazialità.   Lì  si  disvelò  la  transcendenza   ontopologica:  quale  nuova  teoria dell’esistenza  o  dasein-analytik, che  presenti  l’ ontopologico    dell’esserci,  che  si  disveli dalla critica  epocale dell’ontoteologia, dal nuovo senso di esistenza o  dasein-analytik-ermeneutica,  o situanza,  determinazione completa, riflessione, forma, simbolo, esistenza, ovvero la problematica di una ontologia trascendentale delle categorie o la stessa ontologia dell’ente fenomenico  ideale  noumenico, o  una ontologia della  trascendenza.

L’ evento  della  tanscendenza   o  ereignis che non è né natura né libertà e che si presenta come un  fondamento indeterminato,  è  la  transcendenza ontopologica.

La transpazialità dell’esserci  nell’analytik-dasein, o l’immagine  quale    singolarità  transcendenza è  l’  intenzionalità:   è   l’origine della  dinamica della  transcendenza   ontopologica  quale  dispieganza transpaziale.

Lo spazio può essere  un campo ove gli eventi sono presenti  nella  transcendenza   transtemporale e transpaziale, ma possono essere  transcendenze fenomeniche  come un fenomeno ontico, o  ontopologico della  singolarità  in  transcendenza quale  transcendenza ontopologica o essere-in-un-mondo    per   essere  la transcendenza.  

Se l’esserci è intenzionalità, o una  gettanza o uno slancio di misura più forte e più duratura oltre  ogni ragionevole  possibilità  fenomenica  ideale  noumenica.

 Tale   intenzionalità   è  nobile  alterezza  excstatica, è nulla  di  più nobile e  più  eccelso,  è l’ Essere  al di  là  dell’ideale  e  fenomenico e noumenico, quale Impetuosa, tensione dell’ immaginazione nell’ essere excstatica,  o   transequilibrio della  transtabilità strutturale  ontopologica  transinfinita. 

 La  transvisione al di là di tutti i limiti della      sensibilità  ideale  fenomenica  noumenica consente di  affondare, naufragare e  fondarsi  in transplendenza 

entusiasmante. 

37

La gioia  è  sempre singolarità  o  nella  transmonade che  nella mondità  o  mondanità, perchè  lì  la  dimensione  è  transinfinita  e  transinfinitesima,  intenzionalità nel ben-essere dell’esserci:  c’è  l’apprensività,  l’intuizione  e  la  comprensione  dell’intenzionalità dello  spazio-tempo transinfinito  e  transinfinitesimo.   

Forse   chi  per  primo   eventuò  la  differenza  tra  spazio  tempo endemonade  in  supersimmetria   con  lo  spazio  tempo  della  mondità  disvelò  l’eventuanza  leibniziana  ontopologica:  ontopologia   della  disvelatezza   transinfinita  che disveli l’infinito trascorrere  del  nulla  afenomenico  aideale  anoumenico aermeneutico  aepistemico.

 Quella   endedinamica svela  l’ontocronia  nihilista   dell’excstatica  Dasein-analytic, quale  ontopologica  del Dasein-analytic:  il Dasein quale  essere-nella-verità   Dasein.

I phenomena degli  eventi nihilisti  del  non-ente,  dell’  endeniente,  del  nulla,   comprensibili  senza  gli  strumenti  dell’  endelogos   o  della  sensibilità   o  della  congruenza  intuitiva,  giacchè  lì  l’endentità  non  c’è,   anzi  lì  si  disvela  solo  l’abissalità  excstatica   dell’essere quale essere-sempre-in-vista-dell’essere o  transvedenza dell’esserci o  del  non ente o  dell’endeniente  o  del  nulla  o  dell’abisso,  ma si  dà  anche  quale  paradoxa,  giacchè  l’intenzionalità del  nulla  è  niente,   quale  transcendenza  dell’endintenzionalità  dell’  endeniente  o  dell’abisso  o  della  singolarità  abissale   presente,  passata  e  futura.

 L’essere nella gettatezza cura da sé l’essere senza la cura ontocronica, anzi si cura senza l’endefenomenica  endideale  endenoumenica endepistemica endermeneutica, getta la sua cura della sua verità  da sé quale  transplendenza transontopica che abita poeticamente il vuoto cosmico o la transradura ontopologica,    quale  endegettanza   dell’essere-in-vista-dell’essere o  transvedenza.

 È la  transvedenza  dell’essere-sempre-in-vista-dell’essere  che  viene-incontro  in  enderistica, che si disvela per essere contemplata quale  fondatezza, così si dà, si cura nella sua futura-anteriorità-gìà-stata e sempre ontopologicamente presentemente assente   o  sempre  in-vista-della-transcendenza o  transvedenza in/visibile.

38

 Nel suo essere già-stata si getta nella  transontokronia anche quale  gegenstand-in/visibile, contra-ada, contra-stanza,   contro-in-stanza,   controistanza fondale che si getta nello sguardo sempre di fronte,   quale endegettanza  che  si  dà  quale  evento  dell’essere-in-vista-dell’essere  o  transvedenza.

In/visibile  ontopologia dell’evento-verità, aldilà di tutte le interpretanze infinite, giacchè è in ekstasy o si getta, si dà, si cura l’evento della verità ontopologica della  transplendenza o dell’essere  dell’aletheia o dell’essere-della-verità o l’essere-in-vista-dell’essere ontopologica.

 È l’in/visibile che si dà e si cura e si getta da sé: l’alterezza   poietica   nella transradura  eventua la verità dell’essere, ma discopre e dispiega   nello  stesso tempo la destinanza  dell’aletheia-gestell  dell’essere, è l’alterezza   della destinanza dell’evento  della verità ontopologica nella transradura fondale,   ove  l’essere-in-vista-dell’essere  struttura ontopologica, o l’essere-in-vista-dell’essere dispiega assentemente presente,  transvedenza dell’essere-evento-della-verità,  o l’essere-in-vista-dell’essere   quale gettanza  o  transcendenza   ontopologica senza-fondo   della  singolarità  vuota  attante  nella   sua  vertigo in/visibile .  

L’essere-abisso  nulla  o  ab-grund eventua l’endikona della transradura ontopologica quale transontopia dell’essere inenarrabile, inaudita, inaudibile, indicibile, indecidibile, mai completamente interpretabile, né epistemicamente fondabile nelle endekategorie endefenomeniche  endideali  endenoumeniche imperative della volontà di potenza  metafisica trascendentale fenomenica,   giacchè   lì   c’è  sempre la  transvedenza  sublime  o l’essere-in-vista-dell’essere..

Gli eventi   o le intenzionalità della  transcendenza  o tranvedenza o dell’essere-in-vista-dell’essere abisso ontopologico  disvelano  la comprensione dell’essere in interagenza tra l’essere e la sua transradura vuota transontopica,   quale   curvatura  transinfinitesima  o  quale  presente  dell’interagenza  o  quale  futuro  dell’infinito.

Solo l’essere  consente alla transvedenza   o all’essere-sempre-in-vista-dell’essere di accogliere l’ascolto  che si getta nell’abisso della transradura ontopologica, per gettare le fondamenta del fondale dell’essere-monade in/visibile.    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

39

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

god….el

omphalos

Show all 1 posts from this thread on one page

A New Kind of Science: The NKS Forum (http://forum.wolframscience.com/index.php)
- Pure NKS (http://forum.wolframscience.com/forumdisplay.php?forumid=3)
ontopology (http://forum.wolframscience.com/showthread.php?threadid=1612)


Posted by GiacintoPlescia on 01-06-2009 01:57 PM:ontopology

differenziarono l’apeiron e l’archè che cosmeggi, quale cosmesi o kalousia o bellezza finita dell’infinito sublime anaximandreo: delicate membrane spazeggiano ontopologiche, quali varietà sferiche o phenomena, quali imago dell’ecstasità eonyka che platoneggi o eidousia, o ideale Cronotopia della Physis Ontopologica.

Lo spazio è la libertà che situeggi, spazeggi, trascendeggi, ondeggi, campeggi il deieggiare, là ove gli dei sono fuggiti, gli spazi lì sublimeggiano.
Lo spazio è la libertà che sublimeggi.
Nello spazio il sublime disvela eventi, transcenteggia sublime.

Cos’è lo spazio che sublimeggi?
La natura di quell’evento è il sublime.
Ma qual è il sublime?
Che cosa ne è del vuoto che spazeggi?
Il vuoto è sublime ondeggiare.
Il vuoto non è più nulla, nulleggia.
Né è l’evento che decostrueggi, è un’ eventità che sublimeggi, decostrueggia la sublime differenza.

L’evento della differenza è il movimento che disvela le differenze sublimi e sublimeggi o transcendeggi, è la differenza ontopologica heideggeriana quale struttura ontopologica che eventeggi l’esserità dell’entità in parausia o sublime parousia, è la parausia sublime dell’ esserità che decostrueggi e fenomeggi, esserità della purezza della presenza sublime che spazeggi, quale spazità indecidibile dell’evento che decostrueggi.

E’ in decostruzione là l’ontopologia, cioè l’ontopologia sublime che transcendeggi sublime ontopologico essere-parausia stabile della spazità dell’eidousia o entità ideale spaziale, ontologia e topologia transcendeggiano l’eventità sublime, la struttura ontopologica del sublime:evento che spazeggi l’Ontopology Dasein.

Luogo o Chora che sublimeggi,è l’ eventità, l’eventeggiare della verità che dà la fondatezza al mondeggiare.
La verità che sublimeggi è excstasità, nell’excstasità sublime della verità quale eventità dell’esserità.
Nell’arte sublime che sublimeggi l’esserità dell’entità nella libertà.
L’arte è la spazità sublime che sublimeggi.
Heidegger ricordò l’ondeggiare metafisico aristotelico dello spazio come insieme di luoghi finiti in grandezza e qualità, lì lo spazeggiare è pura estensione omogenea, uniforme, calcolata-parcellizzata, per trasformarsi con Kant in forma prioritaria intuitiva.

E’ qui che Tecneggi la filosofica.

Se la Tecnica spazieggia, l’arte atarasseggia, epocheggia o sublimeggia: ondeggia sublime la spazità dell’essere, sublimeggia al di là della sua determinarezza calcolante; cos’è la spazità sublime che sublimeggi?
E’ lo spazeggiare dell’esserità sublime, o Dasein che sublimeggi, essercità o esserità che transcendeggi.

Quale spazità che spazeggi.
Raum raumt:lo spazio spazeggi, così come Welt weltet, il mondo mondeggi, spazeggiare la libertà, sfoltire, diradare, ondeggiare eventi, eventità, transcendeggia l’Esserità e tempità, già s’in-spaziano: ein-räumen, la Lichtung che sublimeggi, la radura ove abiti poeticamente la verità o poeteggi, o poieseggi o poeticheggi intesa come chiasma che chiasmeggi, ontopologia che splendeggi e nascondi, evidenzi e custodisca in sé il mistero.

In “L’arte e lo spazio” ondeggia lo spazio, spazeggia, è libertà dispiegante luoghi e la scultura un ondeggiare dei luoghi.
Vuoto ontopologico, ciò-che-dà-spazio, Einräumende che sublimeggi, che raccolga, la chora sublime del Timeo che platoneggi risonante in Aristotele nella Fisica come topos, o luogo.
In ontopologia sublime della radura sublime ove si possa fondare l’archè dell’architettura, la sua origine sublime fondata dall’archegete, è il celebre saggio heideggeriano:costruire, abitare, pensare il sublime.
Se lo spazio spazeggia quale vivenza, erlebniz che soggiorni e tempeggi nel mondeggiare, è l’ondeggiare del luogo, o contrada, ondeggiare che spazeggi in libertà, arcifigura, forma originaria della libertà che spazeggi libera del movimento che transcendeggi l’esserità sublime o singolarità che spazeggi, varia, incurveggi nello spazeggiare: lo spazio spazeggia nella sua libertà e curveggia o echeggia, ondeggia in contrade ove l’esserità vi abiti poeticamente, o poeteggi il curveggiare.

Più filosofica della scienza e più rigorosa, più vicina all’Essenza della Cosa stessa, è l’arte sublime.
L’arte è lo spazio o sublime che spazeggi o incurveggi spazitempi.
Dasein sublime che sublimeggi o l’essere exstasità o esser-fuori-da, l’esserità dell’esserci è l’e-stasità che incurveggi spazitempi sublimi: esserità che e-staseggi il sublime.
Spazio sublime del sublime che e-staseggi e incurveggi l’esserità sublime che spazeggi:essere che transcenteggi e incurveggi Esserità che spazitempeggi, quale essercità che sublimeggi.

E’ l’essercità che sublimeggi l’ essere-la-radura-sublime,Lichtung-sein-sublime che spazeggi il sublime, la radura sublime che sublimeggi e incurveggi esserità sublime, non una qualità tra le altre, ma la fondamentale dell’essercità sublime che spazeggi nella radura sublime o Lichtung sublime che incurveggi l’esserità.

Nel pensiero poetante heideggeriano l’esserità si dà sublime, sublimeggia, transcendeggia sublime nella verità dell’esserità sublime, è nella verità o eventità che incurveggi spazitempi.

Heidegger spazeggia l’esserità e estaseggia il sublime o transcendeggia l’esserità nella verità, l’esserità si dà e può darsi soltanto là ove si spazeggia quale sublime svelarsi che sublimeggi e incurveggi esserità, non c’è senza spazeggiare l’essercità sublime che sublimeggi.

I tigli del castello-giardino e lo sguardo oltre il muro splendono in brillanza e curveggia nel tempo la Pasqua, o dietro la collina il prossimo Natale.
Dal campo chiasmeggia e curveggia verso la foresta il sublime.

Poi c’è il curveggiare e si saluta in alto.
Eventeggiano sul banchetto alcuni grandi pensieri poetanti, da interpretare.
Ogni volta è un enigma o eventità, ma il curveggiare è in vista, là nel campo della radura sublime ove spazeggia l’essercità, lì incurveggia il piede sull’estensione della diradanza che risplendeggi.
Tempeggia lì l’essercità, ondeggia l’eventità che curveggi, nei pensieri poetanti curveggia e ondeggia sul sentiero sublime ove il sentiero interrotto incurveggia.
Il sentiero sublime dell’esserità ondeggia al curveggiare del pensante poetante come a quello dell’albeggiare.
Con il lungo passare degli anni il curveggiare spesso riecheggia reminiscenze di gioco e di scelte,quando si è sotto il colpo d’ ascia lì nella radura del bosco, lì si curveggia attraverso……

__________________
che cos’è che dà magia al mito? che cos’è che dà magia al silenzio? che cos’è che dà magia all’anima? l’essere? l’interessere? l’interesserci….essere assentemente presente essere presentemente assente….essere….

 


Show all 1 posts from this thread on one page

Powered by: vBulletin Version 2.3.0
Copyright © Jelsoft Enterprises Limited 2000 – 2002.

ontopology

LONGINO-PLOTINO

KANT-BURKE

FRIEDERICH

HEIDEGGER

PAREYSON

PROUST

Pareyson disvelò l’intenzionalità estetica del sublime enigmatico quale Bellezza sublime della esteticità nulla, quasi fosse l’analisi topologico-transcendentale dell’esteticità sublime o sublazione superiore della conoscenza epistemica.


È l’ esteticità sublime di Friedrich che si dà nell’imago nel fondersi abissale quale esteticità che si sottrae o si annulla, si nega o è l’abnegarsi della transcendenza fenomenica, per eventuarsi poi in sublime imago.


Friedrich libera la natura nell’esteticità della bellezza sublime si è di fronte alla bellezza che si rimette in gioco nel sublime, al sublime che si dà quale sublatione della bellezza ideale al di là della epistemica o fenomenica o noumenica.


Si delinea l’arkè della sublatione sublime, una gestell o struttura sublime della sublatione, o impianto dell’evento sul sentiero di una analitica dell’esserci o dasein-analytik assentemente presente in Kant, per interpretare l’analitica del sublime.

Si approderà nella sinuosa transontologia del sublime quale bellezza-sublime plotiniana o sublime-nella-bellezza heideggeriana, già assentemente compresenti nell’ermeneutica del sublime longiniana o burkeiana.

Si offrirà dispieganza delle contemplanze del sublime nella classicità, quale sublime della mathesis o pitagorico o platonico,o svelatenza di Anassimandro sia nell’apeiron sia nell’archè,quale sublime dei quanta infiniti o del senza-fine e del senza-limiti : presente assentemente nell’analitica kantiana quale sublime matematico o gegenstand sublime, sempre oltre il sensibile e il percepibile, quasi fosse l’alterezza sublime proustiana.



L’apeiron dei quanta però non è mai irreversibile: già per l’archegete della ontopologia sublime Schelling c’è sempre un senza fine o infinitezza, o una infinità d’imago nell’esserci o abissalità senza fondale ove c’è l’eventuanza del sublime.

A quella transvisione quantica si aggiunse, nel corso del tempo, una dinamica del sublime interpretata dal pensiero della dynamis aristotelica, quale sublatione in concordanza o dispieganza del dynon o phyon eraklitiano.


La sublime aritmetica o geometria o matematica innata nelle stelle,è inerente nel kosmos o è sublime kosmesi: la più bella tra le forme o varietà o manifolds attraverso le quali l’idea di bellezza può essere visibile o lì si colga l’idea di bellezza: lì un attimo di bellezza è un attimo d’esistenza.

L’essenza della bellezza è l’essenza dell’idea, o è la sua completezza senza dolore o angoscia: è la bellezza della forma visibile o percepibile quale Essenza.

Ma tale elevatezza della bellezza, o sublatione è la trascendenza dell’ essere,o la sublazione del dasein quale sublazione della simmetria delle forme della bellezza o la sublatione della bellezza della forma o della bellezza stessa.

Quella bellezza che si dà dalla perfetta sublatione è il sublime che trascende se stesso.

Ereignis, o evento della transcendenza della sublatione dell’essere, è il pensiero sublime.

Il pensiero sublime è l’ originale pensiero dell’essere archegeta perchè è il pensiero dell’evento sublime dell’essere abissale o l’eventuarsi dalla verità abissale del sublime ecstatico.

La verità dell’essere sublime è l’ Ereignis sublime abissale, quale sublime Ereignis abissale della verità dell’ Essere o Lichtung del sublime.

L’Essere sublime è dispieganza nello spazio-tempo della sublatione sublime dell’eventuanza.

L’infinito quantico, infinitamente grande o infinitamente piccolo, è di per sé l’infinita sublatione dell’eventuanza sublime.

L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo sono l’eventuarsi della sublime sublatione infinita quantica.

Longinus, nel suo sublime vago e superlativo, eventuò la filosofia ecstatica del sublimarsi o la sublatione estatica sublime soprannaturale.

Pery-Hypsous o Peri Hupsous transvelò l’ ekstasis dell’essere sublime quale sublatione della bellezza classica, o al di là della bellezza ideale.

Per Longinus è la naufraganza, o il Peri Hupsous quale sublime transpieganza della naufraganza.

Longinus ispirò la sublatione sublime che si svela oltre le regole della bellezza ideale canonica.


Longinus svelò nell’arte l’eventuarsi della transpieganza della bellezza estetica che non doveva essere per coercizione anche regolare, razionale, ordinata, misurata e armoniosa, ma abnegarsi nell’eventuanza sublime.

Longinus spiegò la potenza dinamica sublime nella poesia: l’annichilirsi o l’annullarsi nella naufraganza o nella tempesta oceanica, o essere subissati nelle tempeste vulcaniche.

Longinus svelò l’eventuanza della luna sublime o la sublatione sublime dei phaenomena nei cieli, non solo come una forma superlativa della bellezza, ma come una nuova e sublime transpieganza estetica, o bellissima eventuanza del sublime.

Profonda solitudine dell’archegete è l’abnegarsi sublime, ma in modo che susciti terrore in sè: è la differenza tra sublimità e bellezza, un equilibrio instabile, è il muoversi transinfinito dell’essersi in dispieganza o dell’essere dell’ente dinamico.


Il piacere della bellezza è sublimato nell’eventuanza dell’oltre quale sublime bellezza in estasi sublime, o sublatione estatica che attrae in compresenza della paura o terrore o angoscia.

Il sublime è la più forte emozione, o la più sublime che la mente sia in grado di sentire, la più potente di tutte le passioni o la potenza dinamica o la volontà di potenza, è l’intensità transinfinita della sublatione o alterezza sublime dell’eventuanza.

Longinus svelò la sublimità e la situò nella poesia, inventò l’aldilà della bellezza quale dispieganza della sublatione sublime estatica, sia pure intrisa di orrore soprannaturale sublime, quale Analitica del Sublime prioritaria o fondamentale, nel senso del fondersi della sublatione sublime nella bellezza ideale.


La dispieganza dell’eventuanza sublime quale Dasein si esprime nel sentimento dell’angoscia.

Il Dasein sublime in excstasi invece è la sublatione sublime dell’eventuanza, o Ereignis sublime Ontologico della transpieganza dell’ Essere e mostrarsi sublime oltre che essere l’eventuarsi dell’ essere sublime……….

sublation

physis sublime


 
 
 
 
 
 
 

sublimanza

………………………………….  sublime  quale  klinamen  o  ab-scissa  dell’archè  o  dell’evento in  sublata    svelatenza o    della  transingolarità  o    transereignis     o   transvedenza  della  splendenza  sublime.  A  quella  transvisione  quantica  si  aggiunse  nel  corso  del  tempo  una  dinamica  del  sublime  interpretata  dal  pensiero  della  dynamis  aristotelica,  quale   sublatione   in   concentranza  o   enucleanza  o  coniuganza   kategorica  del    dynon  o   phyon   eraklitiano,   quale  essere  abissale  che  si    transevidenzi in  svelatenza   senza  fine,   quale  risplendenza  sublime  o  transplendenza  sublime  o  tramontanza  o  splendenza   sublime   o  splendezza:  qui  la  transpurezza  è  transkatarsi  e  la  sua  transfenomenica  o  transmorfia    suscita  quel  sentimento  o  quella sublata   transtensione  o  quella  intermittenza  che  tanta  fortuna  avrà  nel  pensiero  di  Burke  e  di Kant,   tanto  da   transevidenziare in  diafanè   il  transfenomeno  del  sublime   o  il  noumeno  del  sublime,  ovvero  il  sublime  fenomenico   e  il  sublime  noumenico.   Ma  nessuno  si  è   mai  chiesto  del  perchè  esista  una  musa  della  bellezza  e  non  ci  sia   una  transmusa  del  sublime.   Forse  il  pensiero  di  Plotino    viene  in  sublata   svelatenza:   già   Sul  sublime-nella-bellezza   o  sublime-in-svelatezza  e  sublatione   Plotino inizia con il rifiutare la tradizionale classicità della bellezza come armonia e proporzione, sostenendo che quella pare riferirsi esclusivamente alla simmetria. Al contrario, la bellezza risiede innanzi   tutto negli oggetti e nelle qualità , in quanto ogni allontanamento dalla   transmonade verso la molteplicità equivale a una perdita di perfezione.  Epigenesi della bellezza-sublime è l’imprimersi di una forma   dell’idea  pervasa da sublazione   spirituale  soprasensibile  o  sopraelevatezza    transexcelsa  o   svelatenza   del  sublime-nella-bellezza. In quel primo trattato Plotino riprende la tematica dell’  anagogica della bellezza  Platonica  ove il progressivo ritorno dell’anima verso la transfera delle idee avviene tramite la contemplanza  e  sublanza   rivolta a forme di bellezza spirituali e immateriali.  Platone  situa  la contemplanza della bellezza in sé, divina e uniforme  quale   forma della bellezza  transevidente  e   transvisibile nell’ideale della bellezza   transvisibile   dalla transmente,     quale  armonia   invisibile          o    transonanza   musicale   o  musica della natura stessa   o  svelatenza o  sublatione della   physis  o  essere estatico-nel-mondo dell’essere.   La  sublazione  o  transexcelsa   di   Leibniz   si  svela  invece nell’ essere  della transmonade o  archemonade   quale   intenzionalità ontologica-metafisica.  Leibniz    pensò  per  primo  che  nulla  c’è  senza  il  sublime   matematico   o  nulla   c’è  senza  il  sublime  nella  bellezza  o  il  sublime  nella  transmonade.   La    sublatione  transexcelsa  si   eventua  già  nella  transmonade    o   archemonade   quali  singolarità  o punti métaphysique, o   sublation  dei  metafisici punti  prioritari  dell’essere  delle  transentità. Qualsiasi transentità che è di per sé è costituito come transmonade. Leibniz svelò  la   sublation  excelsa della  transelevatezza  del  sublime  nella  bellezza,  non  c’è  bellezza  senza  sublime  e  non  c’è  sublime  senza  bellezza,  anzi  solo  il  nulla  è  senza  sublime  bellezza.   Il sublime   è già nella  bellezza  giacchè  la  sublation  si  eventua  nella  transmonade  afenomenica  quale  transexcelsa  transinfinita  nell’archemonade,   o  transapeiron  sublatione  nella  sigolarità  sublime  della  bellezza,  non  dopo  o  nel  futuro  nè  post,  ma  sempre  nella  priorità  transinfinita   della sua essenza. Il fenomeno della   sublazione   dinamica si  transevidenzia,    quale  ideale  della  bellezza  sublime,     solo  dopo  essere  già  stato  sublation  della  transmonade  sublime. Leibniz ci  dà  la svelatenza  della  sublatione o   sublazione  o  essere  sublata,   quale  essere  sublime   o  sublimanza   che   si sottrae  sublime in  transinfinita   sublazione  o  transublazione   transexcelsa   o  sublanza   o  transublanza  o   elevazione o  sollevamento  o  transelevatezza,   che possano essere più facilmente comprensibili in termini di sublimanza, una    sublime  sublation  della  transvisione   estetica:   la  sublazione  è  la  sublimanza  della  bellezza,   la  sublazione  leibniziana  è   la  sublimanza  della  transmonade,  è   la  sublimanza  dell’esserci,  la  sublimanza  del  dasein,  è  la  sublimanza  dell’intenzionalità  sublime  nella  bellezza  estetica,  è  la  transexcelsa  sublimanza  dell’essere.
L’ up-sollevamento  o   Aufhebung  è  solo   la  sublation   ideale  della  entità   o  superentità o  ontica,    giammai  la  sublazione  exstatica  della  sublimanza   ontologica  dell’essere.
Dopo il chiarimento della natura attiva, come slancio   della  sublazione  sublime  nella  bellezza  transestetica, Leibniz   svelò  anche  la    sublatione  dinamica    o  dynamis  sublation  del  sublime  dinamico,  lì  lo slancio è la   gettanza  della   sublimanza  o  della  sublazione   dell’essere.   Quella è la caratteristica fondamentale della transmonade   in   sublazione,  quale struttura ontologica  dello slancio  della  sublimanza.
Se si interpreta l’essenza della sublatione   quale   transmonade in  sublimanza   quale   slancio  dell’ essere  sublime,   quale transperfezione    o  transcompletezza   della   transmonade  sublime   l’intenzionalità   sarà  la  sublazione  exstatica  o  la  gettanza  della  sublatione  o  lo    slancio   sublation   del  sublime. Leibniz pensò   anche  la  sublatione fenomenica  o  noumenica  o  epistemica  o  ontica,    ma  la  sublazione   ontologica    del Dasein, la costituzione dell’esserci   quale essere  sublime   in  sublimanza  svelò  a Leibniz  il modello  per la comprensione della   sublation-monadology:   una transmonade sublime   indivisibile e completa, paragonabile alla   dasein-sublation.  Quell’ idea di essere  una metafisica  sublation  in  sublatione  metafisica  o  transcendenza  quale  transublatione  o  in  transublimanza  è la struttura fondamentale della transmonade   sublime  o   l’idea di essere   transublation   senza limiti   o  sublatione dell’infinito  o  del  transapeiron  o  del  transfinito  quale  transinfinita   transublimanza  del  Dasein sublime,  quale   idea della   sublatione  dell’ essere  o essere inteso come  Dasein estatica   del  sublime  o    Dasein-sublation-Leibniziana  ontologica     del  sublime  nella  bellezza.          La  transmonade ontologica   è   lo  slancio  della   sublation-dasein   e   non deve essere intesa come una speciale forza dello spirito, ma in una modalità ontologicamente strutturale:   la monade non è anima, ma al contrario: l’anima è una possibile modifica della monade. La dinamica della  sublatione   non è un evento  occasionale  ma  è,   essenzialmente,    La struttura ontologica   estatica   della  dynamis-sublation. Anche per   Plotino la transvisione della bellezza sensibile è fondamentale   nella  katarsi  e ascesi e purezza : L’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte della bellezza e   del   sublime-nella-bellezza,  la bellezza-sublime dell’anima consiste nel rassomigliare al   dio  o  nella  svelatezza  della  transmorfia  divina, poiché da lì deriva la bellezza-sublime e la natura essenziale dell’ essere.   Transvisione di svelatenza   delle    immagini della vera fonte della bellezza-sublime   in sé,  la bellezza-sublime a tutte le   transentità  la dà rimanendo in sé,  senza ricevere nulla in sé.
Platone non aveva condannato  l’arte mimetica,  mimetike techne , ma solo quella che imiti  il sensibile e non il modello intelligibile, o  l’idea. Plotino sostiene che l’ arte si sviluppi  da un’idea presente nella transmente   capace di imprimere  o   transformare:  l’arte   non è più così   imitatio   dell’ingannevole mondo delle apparenze sensibili, né  subordinata alla contemplazione di un’essenza metafisica e sovraindividuale, bensì reca in  sè   un’idea di bellezza sublime, o  è  la  svelatenza  del  sublime-nella-bellezza:  una tesi   Plotiniana destinata alle poetiche del neoplatonismo rinascimentale,  per la  transvedenza  o  svelatenza del  transmito  di  Kalypso  la  disvelatezza  del  transmito  del  sublime-nella-bellezza,  quale  transbellezza  in  transestasy transtabile,   diafanè,   fluttuante, phyon   o   dynon o  transmorfia  o  transplendenza  sublime  o   splendezza  sublime in  contrastanza  transdelirante assentemente  presente,  o  che  si  sveli  solo  nell’infinito  o  nel  transinfinito  o   nel  senza-fine  o  nell’abisso  del senza-entità   della  transvedenza  o  che  aleggi  sempre  entousiasta , nella  sublatione  sempre  ab-scissa dell’essere-sublyme   in  transublimanza   o  transexcelsa     alterezza   quale svelatenza  della bellezza-sublime  o   sublime-nella-bellezza. Il   transmito   inizia   la transvedenza  della  sublatione   quando tutti  fuggono dalla distruzione. Solo  l’eroe  della  naufragranza      svolta altrove     verso  il  transmito  della Nympha Kalypso, la   dea della bellezza    sublime     diafanè   in    sublatione     o  la  singolarità   primigenia  della  transmusa  del  sublime. …………….

sublation

  sublime-nella-bellezza   o  sublime-in-svelatezza  e  sublatione   Plotino inizia con il rifiutare la tradizionale classicità della bellezza come armonia e proporzione, sostenendo che quella pare riferirsi esclusivamente alla simmetria. Al contrario, la bellezza risiede innanzi   tutto negli oggetti e nelle qualità , in quanto ogni allontanamento dalla   transmonade verso la molteplicità equivale a una perdita di perfezione.  Epigenesi della bellezza-sublime è l’imprimersi di una forma   dell’idea  pervasa da sublazione   spirituale  soprasensibile  o  sopraelevatezza    transexcelsa  o   svelatenza   del  sublime-nella-bellezza. In quel primo trattato Plotino riprende la tematica dell’  anagogica della bellezza  Platonica  ove il progressivo ritorno dell’anima verso la transfera delle idee avviene tramite la contemplanza  e  sublanza   rivolta a forme di bellezza spirituali e immateriali.  Platone  situa  la contemplanza della bellezza in sé, divina e uniforme  quale   forma della bellezza  transevidente  e   transvisibile nell’ideale della bellezza   transvisibile   dalla transmente,     quale  armonia   invisibile          o    transonanza   musicale   o  musica della natura stessa   o  svelatenza o  sublatione della   physis  o  essere estatico-nel-mondo dell’essere.   La  sublazione  o  transexcelsa   di   Leibniz   si  svela  invece nell’ essere  della transmonade o  archemonade   quale   intenzionalità ontologica-metafisica.  Leibniz    pensò  per  primo  che  nulla  c’è  senza  il  sublime   matematico   o  nulla   c’è  senza  il  sublime  nella  bellezza  o  il  sublime  nella  transmonade.   La    sublatione  transexcelsa  si   eventua  già  nella  transmonade    o   archemonade   quali  singolarità  o punti métaphysique, o   sublation  dei  metafisici punti  prioritari  dell’essere  delle  transentità. Qualsiasi entità che è di per sé è costituito come monade. Leibniz svelò  la   sublation  excelsa della  transelevatezza  del  sublime  nella  bellezza,  non  c’è  bellezza  senza  sublime  e  non  c’è  sublime  senza  bellezza,  anzi  solo  il  nulla  è  senza  sublime  bellezza.   Il sublime   è già nella  bellezza  giacchè  la  sublation  si  eventua  nella  transmonade  afenomenica  quale  transexcelsa  transinfinita  nell’archemonade,   o  transapeiron  sublatione  nella  sigolarità  sublime  della  bellezza,  non  dopo  o  nel  futuro  nè  post,  ma  sempre  nella  priorità  transinfinita   della sua essenza. Il fenomeno della   sublazione   dinamica si  transevidenzia,    quale  ideale  della  bellezza  sublime,     solo  dopo  essere  già  stato  sublation  della  transmonade  sublime. Leibniz ci  dà  la svelatenza  della  sublatione o   sublazione  o  essere  sublata,   quale  essere  sublime  che   si sottrae  sublime in  transinfinita   sublazione  o  transublazione   transexcelsa   o  sublanza   o  transublanza  o   elevazione o di sollevamento  o  transelevatezza,   che possono essere più facilmente comprensibili in termini di sublimazione, un sublime  sublation  della  transvisione   estetica

L’avanguardia intende l’abolizione della autonoma arte [arte separata dalla vita] di che significa che l’arte è quello di essere integrate nella prassi della vita. Ciò non è avvenuto, e presumibilmente non può verificarsi, nella società borghese a meno che non sia come una , un falso “up-sollevamento” (Aufhebung) .ostacoli . Basta osservare un ristretto arco di capire che cosa è stato detto. Pertanto, il termine “forza” può facilmente indurre un errore, perché troppo circa la rappresentazione di una proprietà a riposo.

Dopo questo chiarimento della natura attiva, come slancio, Leibniz rAllora io dico-questa forza è intrinseca a qualsiasi sostanza (come la sua sostanzialità) e cerca sempre un certo atto”. In altre parole, è dinamica,  ma producere significa portare qualcosa al di fuori, fare qualcosa per dimostrare mantenere se stessa e come tale una cosa determinata. Questo vale anche per la sostanza corporea. Quando due corpi si scontrano slancio è l’unica cosa che è limitata e ristretta

Ogni entità che ha carattere di slancio ed è determinata a essere come il suo conducente. Questa è la caratteristica fondamentale della monade, anche se non è ancora espressamente determinato la struttura di tale slancio.
interpretazione di ciò che veramente entità dovrebbe anche chiarire, in termini generali, la possibilità presenza congiunta di più corpi in tutto l’universo?

Se si interpreta l’essenza della sostanza, come monade e monade Vis come primitivo come slancio, conatus, nisus Pra-existens, come qualcosa che le unità in modo originale e porta in sé ciò che unifica completamente, quindi, il Alla luce di questa interpretazione del corpo così pieno di conseguenze, le seguenti domande:

1. In che misura ha lo slancio, in quanto tale, è ciò che unifica in modo originale e semplice?

2. Data la natura delle sostanze monádico, come dobbiamo interpretare l’unità e la connessione nell’universo?

Se tutto il corpo, ogni monade, le unità da sé, questo significa che comporta essenziale per il tuo essere, per le finalità e le modalità unità. Qualsiasi altro impulso intero monadi è essenzialmente negativo nel loro eventuale connessione con ogni monade unica. Nessuna altra sostanza può esprimere il proprio slancio, vale a dire la sua parte integrante. L’unica cosa che essa è in grado di inibire o desinhibición, e anche in questo modo negativo sempre funziona solo in un modo indiretto. Il rapporto di una sostanza ad un altro è di limitata e, di conseguenza, un certo rapporto in modo negativo.
 le monadi stessi hanno una certa perfezione ‘portare a in qualche modo, una completezza, nella misura in cui ogni monade, come dimostrano, e porta il suo positivo, per cui è già, almeno come possibilità, l’universo stesso.

.
perfectihabia; monadology l’intenzione di sottolineare il Vis attivo significa ’slancio’. 2. Questa caratteristica di slancio deve essere implicita in ogni sostanza in quanto tale. 3. Da questo si pone sempre un impulso al completo.
 una entità prima. In ciò che non è sostanza, Leibniz chiamato il fenomeno, vale a emanazione, derivazione.

L’unità di la monade non è il risultato di un raggruppamento di elementi, non è qualcosa a successive, ma ciò che dà unità in anticipo. Per quanto riguarda ciò che prevede l’unità, l’unità è attiva, è attivo VIS, primum constitutivum slancio come l’unità della sostanza. È qui che sta il problema centrale di monadology, il problema di slancio e di sostanzialità.

Il carattere fondamentale di questa attività è diventato evidente. Ciò che rimane oscuro è come è in grado di fornire la propria unità di slancio. Una nuova questione decisiva è: come è costituito sulla base di tale monade stessa unificante l’intero universo come una connessione?

 Dasein [vide], la costituzione essere e come essere autonomo Leibniz dà il modello di questa unità che egli attribuisce al corpo intero. È qualcosa che è molto chiara in molti passaggi. E di vedere chiaramente tutto ciò che riguarda la comune che è di importanza decisiva per la comprensione della monadology.

 

“Attraverso il riferimento al” anima “o” forma “nasce l’idea di una vera e propria unità che risponde a ciò che noi chiamiamo” io “dentro di noi, ma non è qualcosa di macchine o artificiali, né il massa della materia in quanto tale, indipendentemente da come è organizzato (composto). , composto di molle e di ruote “.

slancio originale, credo che la sostanza stessa come una monade indivisibile e completo, paragonabile al nostro io … “

“Ma bisogna anche considerare che il principio di azione (slancio) è comprensibile perché siamo molto, in una certa misura, è un analogo di ciò che è intrinseco a noi stessi, cioè, di rappresentanza e di aspirazione.”

Qui sono particolarmente chiaramente due cose: in primo luogo, che l’analogia con la ‘I’ è essenziale, e, in secondo luogo, che proprio a causa di questa origine, raggiunto il suo massimo grado di comprensibilità.

 

“Io, d’altro canto, presuppone sempre e dovunque ciò che dobbiamo riconoscere fin troppo spesso nella nostra anima, in particolare spontaneo interno modifiche, e con questo bilancio nella mia mente, esaurito l’importo totale delle cose.”

Questa idea di essere, che nasce dalla esperienza di se stessi, dalla spontanea e percettibile trasformazione del sé, da impulso, è l’unico bilancio che è la vera sostanza del progetto di metafisica.

“Quindi, se pensiamo di modi sostanziale (VIS primitivo) come qualcosa di simile a anima, dobbiamo rimettere in discussione . Questa è l’unica occasione che dà luogo a un progetto la struttura fondamentale della monade.

… l’immatériel à Dieu et même

 l’idea di essere, alla sostanza, come semplice o come compost, la immateriali anche a Dio stesso, dal momento che Che noi rappresentiamo che è presente in noi in modo limitato è in esso contenute, senza limiti  auto-consapevolezza . E ‘piuttosto un altro aspetto che ritengo di un colore o che ho pensato allo stesso tempo a pensare che, così come il colore è molto diversa da me pensare che. E come mi rendo conto che altre persone potrebbero avere il diritto di dire che o si potrebbe parlare per loro, adesso capisco quello che normalmente è designato come un tutt’uno con la nozione di sostanza. Questa è la considerazione di me stesso, mi fornisce anche altri concetti metafisici come la causa, l’effetto, azione, somiglianza, e così via. Questo è, anche i concetti fondamentali della logica e In connessione con la conoscenza di essere in generale, Leibniz, dobbiamo essere a prendere l’idea di essere. In modo metafisico: Questa è proprio la nostra essenza, non siamo in grado di essere ciò che siamo senza l’idea di essere. La comprensione di essere costituito per il Dasein

Ma qui non significa che siamo in grado di acquisire l’idea sarà trasmesso a noi stessi organismi.

Noi stessi siamo la fonte di l’idea di essere. Ma questa fonte deve essere inteso come il significato del Dasein estatica. E ’solo sulla base del significato come articolata diversi modi di essere. Un ultimo e difficile problema è che determina l’idea di essere in generale.

, Poiché, come epocali Dasein, oggetto appartiene alla comprensione di essere, l’idea può essere ottenuta dal soggetto.

Che cosa emerge da tutto questo?  Leibniz comprende anche la autocerteza di me stessoconcetti fondamentali. Prova a risolvere il problema in quanto il problema fondamentale della metafisica, ritorno al soggetto. Ma comunque, sia Leibniz come i loro predecessori e seguaci, questa risorsa rimane ambigua per me, perché io non mi ritiro o nella sua struttura essenziale o il suo modo di essere specifici.

Ma il ruolo di principio guida del ego è fuorviante sotto diversi aspetti. Per quanto riguarda il problema di essere, il soggetto è da un lato, l’ente di copia. Come entità, fatto salvo il suo essere dato l’idea di essere in generale. Ma d’altra parte, è soggetto, nella misura che include gli esseri; entità, come determinato dalla natura, deve essere nella sua comprensione dell’essere, dove non solo essere Dasein mezzi esistenti.

Nonostante che mette in evidenza fenomeni óntico fede, la nozione stessa di soggetto è ontologicamente inaclarado.

Pertanto, proprio in Leibniz emerge l’impressione che l’interpretazione di ciò che monadology corpo è progettazione e arbitraria. Leibniz si cerca di motivare questo tipo di considerazione in modo analogico metafisica: ..Poiché la natura delle cose è uniforme, la nostra essenzialità non può essere infinitamente diverso da altre sostanze semplice che comprende l’intero universo Che cosa c’è di Dasein proprie strutture devono essere pertinenti per l’interpretazione della sostanza? Come faccio a modificare queste strutture per renderle adeguate per la comprensione di tutto il corpo e monadology tutti i gradi?

Il problema centrale, che ritorna, si legge: come l’apparecchio è di dare slancio che caratterizza la sostanza in quanto tale? Come si fa a determinare allo stesso slancio?

Se il ritmo, o quello che si è determinata come un driver, è necessario fornire l’unità nella misura in cui promuove, devono essere necessariamente qualcosa che egli non è in grado di prendere posizione, come se fosse un aggiunto o di un conglomerato. Il primum constitutivum  deve essere una indivisibile unità.

 

Lo slancio nella sua semplicità, unifica, ma ha anche a portare questo slancio come qualcosa di più, qualcosa deve essere di più. Ma poi, così deve avere più il carattere di unità, quale parte di se e dove dirige lo slancio [vii], la mobilità in generale. Il movimento è più quello che è cambiato e trasformato. Quella parte di dove lo slancio nel slancio è lo stesso impulso. Il cambiamento di ritmo, quali cambiamenti nella stessa unità, è ciò che è diretto verso dove l’unità.

Come primum constitutivum, lo slancio deve essere unificante nella sua semplicità e allo stesso tempo, l’origine e la modalità di ciò che è stato trasformato.

‘Unificazione nella sua semplicità’ significa che l’unità non può essere la riunione post qualcosa che ha stati raggruppati, ma una unificazione originale host. Il principio che istituisce l’unificazione deve essere prima di ciò che è subordinato a una possibile unificazione. Unificante deve essere anteriore, che ha esteso anticipo per quello dei multipli dove tutto ha già ricevuto la sua unità. Ciò che unifica nella sua semplicità deve essere qualcosa che cattura la loro origine in anticipo e come qualcosa che cattura in anticipo e deve essere qualcosa in anticipo che cattura e copre tutto il loro ambiente [viii], in modo che ogni molteplicità moltiplica e sempre che coprono l’intero ambiente. In quanto tale elemento che cattura l’intero ambiente in anticipo, sta unificando la precedenza dominante, è susbtantia Pra-eminens
Per entrambi per lo slancio, vis primitiva come primum constitutivum di unificazione originale, deve essere qualcosa che cattura l’intero ambiente in anticipo. Leibniz si esprime come segue: Sulla base della sua essenza la monade è ri-presentatore, qualcosa che rende front-vi-in anticipo

La più intima ragione metafisica del rappresentante il carattere di monade ontologica è il ruolo unificante di slancio. Allo stesso Leibniz è stato nascosto questa motivazione. Ma, secondo la propria cosa, l’unica ragione può essere, di pensare che non è monade, come forza, qualcosa di vivo e che egli appartiene alla vita anima e l’anima, a sua volta, di rappresentare. In questo modo siamo rimasti a una semplice passare verso l’esterno che incoraggia il corpo in generale.

Dal momento che lo slancio che dovrebbe essere semplice e originale che unifica, deve essere un elemento che cattura l’intero ambiente in anticipo, deve essere qualcosa che fa fronte-avanti “o rappresenta. Qui, presentato in anticipo e non deve essere inteso come una speciale forza dello spirito, ma in un modo ontologicamente strutturali. Quindi, in sostanza metafisica, la monade non è anima, ma al contrario: l’anima è una possibile modifica della monade. La dinamica non è un evento che rappresenta anche occasionalmente o produce anche rappresentazioni, ma che è essenzialmente rappresenta. La struttura della manifestazione si è precaptadora di guida, è estatica. Make-ahead “e come anticipo il ri-presenta, non è solo una correzione, ma una unificazione che cattura in anticipo e che nella sua semplicità, è per se stessa la più. Les azioni interne … non possono essere

,

El impulso impulsa
 Anche per   Plotino la transvisione della bellezza sensibile è fondamentale   nella  katarsi  e ascesi e purezza : L’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte della bellezza e   del   sublime-nella-bellezza,  la bellezza-sublime dell’anima consiste nel rassomigliare al   dio  o  nella  svelatezza  della  transmorfia  divina, poiché da lì deriva la bellezza-sublime e la natura essenziale dell’ essere.   Transvisione di svelatenza   delle    immagini della vera fonte della bellezza-sublime   in sé,  la bellezza-sublime a tutte le   transentità  la dà rimanendo in sé,  senza ricevere nulla in sé.
Platone non aveva condannato  l’arte mimetica,  mimetike techne , ma solo quella che imiti  il sensibile e non il modello intelligibile, o  l’idea. Plotino sostiene che l’ arte si sviluppi  da un’idea presente nella transmente   capace di imprimere  o   transformare:  l’arte   non è più così   imitatio   dell’ingannevole mondo delle apparenze sensibili, né  subordinata alla contemplazione di un’essenza metafisica e sovraindividuale, bensì reca in  sè   un’idea di bellezza sublime, o  è  la  svelatenza  del  sublime-nella-bellezza:  una tesi   Plotiniana destinata alle poetiche del neoplatonismo rinascimentale,  per la  transvedenza  o  svelatenza del  transmito  di  Kalypso  la  disvelatezza  del  transmito  del  sublime-nella-bellezza,  quale  transbellezza  in  transestasy transtabile,   diafanè,   fluttuante, phyon   o   dynon o  transmorfia  o  transplendenza  sublime  o   splendezza  sublime in  contrastanza  transdelirante assentemente  presente,  o  che  si  sveli  solo  nell’infinito  o  nel  transinfinito  o   nel  senza-fine  o  nell’abisso  del senza-entità   della  transvedenza  o  che  aleggi  sempre  entousiasta , nella  transvedenza  sempre  ab-scissa dell’essere-sublyme   in  transmitica   alterezza   quale svelatenza  della bellezza-sublime  o   sublime-nella-bellezza. Il   transmito   inizia   la transvedenza   quando tutti  fuggono dalla distruzione. Solo  l’eroe  della  naufragranza      svolta altrove     verso  il  transmito  della Nympha Kalypso, la   dea della bellezza    sublime     diafanè   in  transvedenza   o  la  singolarità   primigenia  della  transmusa  del  sublime.
Gli  dèi   della  bellezza Olimpica o  la dea della lucentezza  o  della  splendezza,  desolati,  disvelano  la  destinanza  della  naufraganza  in un isola boscosa   quale  ombelico di tutti i mari. Una dea   sublime    abita   o  soggiorna  nella   transradura  sublime  figlia   di  Atlas, il mago   o  padre  della  magia  o  dei  miraggi  sublimi.   E’     la  transmusa   della  transvedenza  abissale  che  abita   le profondità   dell’isola di Ogigia,   è  la   Nympha  del  sublime  o  la Nympha Kalypso,   è  la  dea  dell’ essere  sublime o Kalypso    distesa   nel mare   sublime, con brezze ariose, oltre l’oceano sconfinato,    superiore,  immersa  nel mare e  nella  transonanza  dei   gabbiani,  sulle  violette  increspature  dell’oceano.   Là  la Nympha  Nello spazio   della  transradura  sublime   interna accoglie   l’eroe   della  naufraganza,   lei   stessa   la  dea  sublime, cantando con una bella voce,  una  sublime  armonia  afenomenica  o  transonanza   o  transcordanza,  alla sua  transvedenza,  diafanè,   transvisibile  in una navetta dorata. L’ingresso   è  diafanè malvarosa in  transvedenza   e   profuma  di cipresso,   sotto  gli archi delle cave  c’è   una vasta  distesa,  o  transpazialità,  di giardini di vite:  qui ha avuto inizio  la   vicenda   o  il  transmito  del  sublime,  come le  acque cristalline  e violette  in  diafanè, lì nella meraviglia per la transvedenza  dell’essere   sublime.  Kalypso la  sublime  dea  si  svelò   così    faccia a faccia  in  nobile  alterezza, quasi   estranea  all’altro  eroe  solo  della  naufraganza, ma  dentro  la  singolarità   quale  transinfinito  nell’archè:   era seduta sulla riva o  sulla  transradura  transpaziale  abissale  in  transplendenza   e pianse  nel suo cuore con  lacrime,  sospiri, dolori,  doglianze.  Kalypso sublime  in  transonanza  e  transcordanza con  l’ermeneuta  Hermes,  seduto in  sedia lucente,  iniziò a interrogare  o interpretate   la  dea   del   sublime:  Quale   è  la   missione qui, Hermes, dio della bacchetta dorata? Lei è   la  dea  della  sublime accoglienza  o  concentranza  sublime  che transconsenta alle  desideranze  sublimi   con ambrosia, mescolata  con   nettare di  malvarosa.  Kalypso   la dea   sublime   al Dio   ermeneuta   Così  si svelò:  La dea  Kalypso   della  sublime    transradura  transpaziale  abissale   Ogigia,  mondità  sublime  e  subliminare  e luogo di vento e onda   che     transconcorda  in  transonanza. Dea  sublime, notte-tempo,  dopo  aver   trascorso il giorno seduta sulla spiaggia rocciosa  sublime,   e  soggiornato  in   transcordanza  con  uno   spargimento di  lacrime e   angosce  e  doglianze  in  contemplanza  transvedenza   così parlò   Kalypso: Ascolti  infelice   eroe  della  naufraganza. Venga qui  e   prenda  gli strumenti di bronzo, tagli   e  costruisca   in  elevatezza, in modo tale  che  si possa procedere nel nebbioso oceano. Io stessa   le darò vestiti da indossare e invierò un giusto vento  che le consenta di raggiungere   sano e salvo  la  salvezza,   grazie  alla   sublime divinità. Le sue parole  finì,  così  parlò  la  sublime   ed   uscì  rapida   in volo:  Dea   del  sublime  o   dell’ abisso   sublime,   così sconcertante e così pericolosa.
Queste sono state le sublimi  parole o  così  parlò   Kalypso dal   sorriso  sublime   e   carezzevole più solenne e più temibile  e  più  beata degli   dèi, in seno nelle  insenature  abissali   sublimi   transinfinite   della divinità  della  sublime   Dea  Kalypso, mentre le sue ancelle   transversavano  nettare e ambrosia.  Kalypso la dea   sublime  parlò così.  Allora, la mente è saldamente fissata   nell’eterno ritorno? Và   eroe  della   naufraganza  e la gioia sublime  sia   lì,   al di là.
Così parlò   Kalypso   la  transmusa  del  sublime e affondò il sole e le tenebre, quindi  il  piacere  l’un l’altra   con  le   Nymphe  in  lungo mantello argentato, grazioso e delicato:  un bel giro d’oro   in  cingoli sulla  sua vita e una sciarpa scivolò sulla sua testa. Poi transformò la  mente   dell’eroe   della  naufraganza   per  la  partenza. Lei gli  donò una grande ascia di bronzo, facile da esercitare, con  doppia lama, bella e  lucida, transportò di gran lunga  alberi ad alto fusto  in piedi lì,   torreggianti in  abete bianco, pronti per   restare a galla facilmente  in  transequilibrio  transtabile. Kalypso diafanè sorgeva  nella  transplendenza,  tornata ad  essere  la  dea  dell’eterno ritorno del  sublime,  iniziò ad abbattere alberi. Quindi la dea   del  sublime   attraversò  le  transtringhe  e   li  connesse   in   transcordanza  o  in  esattezza, in  una  armonia  invisibile  di articolazioni  sublimi   transvisibili. Nel frattempo la dea del  sublime transportò   frammenti   di   veli   per  le    vele   della  navetta  dell’eterno  ritorno  sublime  e  la  chiamò Lady Kalypso;  bagnò  e  rivestì  in dolci indumenti profumati   l’eroe  della  naufraganza   e a bordo  gettò  un’ altra  e    più grande   fragranza  per  un giusto vento caldo  e gentile! Che cosa   sarà di  me?  Così   parlò   Kalypso:   che cos’è che   si  dà    nel   giorno   sublime? che cos’è che  si dà  nel tempo   sublime? che cos’è che dà i sogni   sublimi? che cos’è che dà l’universo  sublime?  che cos’è che dà  la notte   sublime?   che cos’è che dà le stelle  sublime? che cos’è che dà   alle  pupille  il  sublime?  che cos’è che dà   il   sublime?  che cos’è che dà   il mito   del   sublime?  che cos’è che dà il silenzio   sublime?  che cos’è che dà l’anima  sublime?   l’essere    sublime? essere assentemente presente   nel  sublime   o   essere presentemente assente  nel  sublime?  La   transvedenza  diafana  dell’essere    sublime dell’essere   o   essere il  sublime dell’essere  o   essere   sublime in   essere?   Tenera  è  la   morte   sublime,   tenera  è  la  morte   quando  s’annuncia  con le  stelle  sublimi,  quasi  fossero   pupille  volanti  del   sublime. Oh  quanti  giorni  ancora  e  poi  il nulla  sublime?   Si  vedranno  le    pupille   sublimi   nella notte  sublime,   quando saliranno al  cielo  quali  stelle, oh le  regalo  il   nulla   sublime,   perchè   si  possa  colmare d’infiniti  baci,   mah   i  sogni  che  aleggiano  la  morte  sono  già  giunti  in punta  di  piedi,   prima  della  fine  dei tempi,   quando  la  follia  approda  al  mattino,   prima  che  la  luna sublime eclissi  e   il  sole  canti  le  lodi  al  cielo.  Oh  arriverò  a  sognare  il vuoto   sublime, pieno  di  sublime,  denso   di   sublime?  Ah   essere  più   imprevedibile  delle  onde,   più libera  dei  sogni,  più  lontana  delle  galassie,   quale  essenza  errante  nell’universo  del tempo  sublime,   ah  l’abisso  sublime   dei  sogni  ove  ogni  luce  narra    la  transinfinità   sublime,   quale  essenza  che  possiede  in sé  l’indeterminatezza  del   sublime.     Nell’anno  della  morte  e  della  creatività venne  la  dea  del  sublime per  l’ultima  volta,  nei  secoli,  tra un secolo,  così  parlò   Kalypso,  avrà  un quarto  d’ora  ancora  soltanto  e  così  nei secoli  che  seguiranno:  saranno  transinfiniti  quarti  lunari   sublimi   per  transinfiniti  secoli   sublimi.    Venne  dalla  bianca  neve  per   la  naufraganza  nel  mare  del  sublime,   ove  è  inebriante  naufragare,   per  l’ultima  volta,   nel  secolo  di  un tempo   sublime   al  tramonto,   quale  splendenza  sublime   o   quale  archè  dell’essere   sublime  o    quale  nuova  inizialità  dell’esserci  sublime,  sì  ma  con  chi? Poiesis   sublime  o  transpoiesis,  come  la  dea   del  sublime nel deserto,  come  la  dea  nel    nulla   sublime  si  svelò nella  transplendenza,   solo di  sé   ma non disse   nulla  disvelò  la  sua  misterica  bellezza  sublime.   Ah   solo un  tempo  sublime  ci   dà   la  vivenza  sublime,   mentre  gli  universi  si  giocano  l’esistenza.   Ah   a  volte  la  sera   sublime   viene  d’incanto,   senza  la  transvedenza    mondana, senza  pace, senza  terrore,  senza  volare.   Si   ascolta   la  transonanza  del  sublime    con il senso  dell’attesa  delle  parole  dell’incanto,   che  fu   sublime,  in  un epochè  di  dasein  e  di  morte.    Lì  si  sogna  la  dea  degli  eventi  sublimi,   senza  averla  mai  vista,   nè  udito  il  fascino  della  sua  phonè,  ma  la  si   sogna  così  come   è     in  transvedenza:  sublime,   altera, fin  al punto d’infilzare  i  cuori  con la luce  dei  suoi  occhi  e  lasciare  alla  deriva  gli  esseri  della speranza.   Sublime   l’accolse  morente,   dopo  la  battaglia  e  l’incontrò  di  notte  alla  luce  degli  incanti   sublimi:canti?   Le  chiese.   Mai, rispose.   Ah  le  stelle ,  non sono  mai  lì  per  rispondere  ai  sogni   sublimi    dell’essere.    Ah   perchè   c’è  la  transvedenza  stellare?      Perchè  c’è  la  transvedenza  nel  mondo?   Perchè    d’improvviso,  d’incanto,  senza  attendere  né preghiere  nè  desideri?  perchè  quando  la  luce  scompare   e  le  ali  della  notte  paiono  avvolgere  ogni  orizzonte,  ogni  evento,   ogni  tempesta,  solo  allora  la  stella  del creato  lancia  al  mondo  la  sua  seducenza  sublime  e  fa  volare  i  sogni  nella  transmente   senza  luce  nè  splendore?  perchè  l’altera  si  disvela  verso  sera, quando  ogni  speranza  del giorno è  nulla  e  induce  a  pensieri  disperati  e  disperanti?  perchè  la  stella  è  indifferente  ai  giorni  a  alle  notti  e  all’essere  e  alla  morte?   E  appare  solo  quando  la  sua intenzionalità  lo desideri?  Ah  essere  accolti  nel genio  della  sua essenza  e  con sorpresa,  quasi  fosse  una guerra  lampo:   alle  domande   rispose  con un sorriso sublime  e  indicibile:  chi credi  che  decida?    La  dea  del  sublime  da  sola,  giacchè  è inizialità  dell’erranza  sublime:   gli  eventi  sublimi   sono  già  nella  transmente,   perchè  transinfinita  e  sempre  oltre  gli  altri  genii.     Ah    volare    oltre  l’orizzonte  per assistere  all’evento  del  sublime,   ma    la  notte  dissipa  le  sue  ombre  e  le  ali  non spuntano  al  calar  del sole,   forse  sarà per  un’altra  sera, quando  l’atmosfera  brillerà  di  nuovo  con la  luce  sublime  e  l’incanto  svelerà  all’essere  i  misteri   sublimi del mondo,   solo allora  la  dea del  sublime accoglierà  la  desideranza,  perchè   solo  allora la  dea sublime   desidererà   salvarci.   Oh   già  l’universo  imbruna  e  aldilà  del tempo  scelto  dagli  eventi   i  venti  secolari  trascorrono,   col  senso  del  sublime  nulla:  prima?  Chissà?  Poi?  Ci  sarà?   Forse  la  sua  transvedenza  diafana lascerà  credere  d’essere lì  per  il nulla  ed  invece  è  con la  testa  nei suoi pensieri  e  con la  transmente  nei  pensieri  della  divinità  sublime,   con il corpo  nei   desideri e  con la  transmente  nei pensieri  del nulla   sublime,   del niente   sublime   ma  mente  sapendo  di mentire, senza  venire  al mondo,  senza  essere  presente  all’essere  quale   sublime   transpoiesis   in estasi  sublime,   quale  splendenza  in estasi  tra  i  sentieri  che  si biforcano,  l’invisibile  presenza della  divinità  sublime  s’eleva  e    indica  la  via         della   sublime     destinanza,    aldilà   sublime   o  là  nelle  colline  tra  il  mare  e  il  cielo,   lì  la  dea  del  sublime    offrirà  i  suoi  doni  all’essere   che  lasciò  la  sua  vita  agli  inferi,  per  svelare  il sorriso  della  seducenza  sublime,   che  riempì  la  transmente,  ogni  attimo,  dal  fuggente  al mai  giunto  in prossimità  degli eventi  sublimi.   Non  c’è più  la  desideranza:   è  la  flebile  luce    che  s’offre  alla  assurda  essenza  del bruciare  per  esistere.   Ah l’estasi  sublime  è  svanita  nel  nulla,   nel  niente  si  vive  una  sola  volta,   la  prossima  non ci   sarà:  né  in cielo,  né  nel  creato  dell’evidenza  ideale.   Ah  l’estasi  sublime  che  si lascia  consumare  piano,   quasi  fosse  prelibata  delizia  della notte  sublime,   la  quale  arriva  in punta  di  piedi  e  mai  lascerà  l’essere silente,  con i    suoi  occhi  splendendi  più  delle  stelle  vicine  o  che  brillano  in lontananza  siderale.   Si  desidera  allora   aprire  la  porta  ed uscire  dall’incubo  che  assale ogni  orizzonte  e  lascia solo  il nulla,   quale  unica  consolazione  della  sera  che  arriva  prima  del brillio  stellare  e  si  lascia andare  alla deriva:  non si  gioca  più  con la  sorte,  né  si  ascolta  più  la  voce  delle  illusioni,  si  ignora  l’assenza  assoluta,  si  mitiga  il vuoto  con il vento  dell’evidenza  ideale,  si  lascia  alle  lusinghe  il tempo  necessario per  sparire.    Da  lontano  si  sogna  le estati  senza  estasi, senza parole  per  parlare al  cuore  più  profondo  degli universi  e  si   chiede  a  chi  lì  vi abiti  per  quale  ragione  la  luce  abbia  abbandonato   la  sua essenza  estatica  ed  ora  opprima  quale  ferita  della  transmente?    Ah  come  è   sublime  amare  quando  si pensa  al  suicidio   al  mare,   ah il tempo  dell’esserci  può  essere  letale.    Lì   lunghi  anni  son trascorsi d’incanto   sublime  solo  per  attenuare  il  risveglio:  la  sera  sublime richiama  le  sue  stelle  e  la  luce    raccoglie  le  sue  ultime  transvisioni,   per  sparire  e  riposare,   ah  dove  andare?  Se  chi  si  vuol  raggiungere  ama il  sublime   errare?   Altrove?   Là   ove  la  voce  non risuona  mai  nell’udito  della   transonanza?  E  i  transensi  si  perdono  tra    transinfinite  varietà  come  fiori  senza  profumi   e lumi  con la  forma  delle ombre  sublimi? Addio    ai  pensieri  che  giocano solo  con le  illusioni  e  lasciano  all’incanto  il  sublime:  tanti anni  luce  saranno mitiche  immagini  sublimi? ah  il profumo  della   partenza  è   sublime  o  è   intenso  come  quello  del  suo arrivo.  Sublime   giacchè   si  sogna   d’essere  aldilà  dei  paradisi  perduti  per  delirare  con il peccato  e  il senso  dell’essere  sublime,   in un   mondo   sublime   che  parlerà  alla  sera sublime   e    alla  luna?  Mai  si  saprà.  Con  i  raggi  di  luce  sublime, unico  regalo    della dea  della desideranza  sublime,  la   transmente  naufraga   nel tempo  sublime: nell’essenza  dell’essere   sublime,  quale  abisso  ob-scuro sublime che  scava  dentro l’exsistenza  per  colmare  il niente  sublime.    Ah   l’abisso sublime che  s’insinua  denso  d’oscurità,   abitato  dalla   dea  del  sublime  più  atroce,  quale  assenza  assoluta  dello  s-guardo  astrale  o  della  transvedenza,   che  male,  ora,  ma  non vale,   presto  sarà  diverso,  lì  nell’universo  sublime   che  non c’è  più,  nè  mai  più  ci  sarà,   chissà?   Lì   la  sera  sublime  del  dì  della  transonanza  si   ascoltano  i   passi   della  transcordanza   sulla  catastrofe  sublime   con i  pensieri del corpo  più  dolce  dei  sogni:  solo lì  tra  la luna  che  s’imbruna  e  la  sera sublime del dì  dell’evento  sublime  della  splendezza,  lì sorgerà quella  luce sublime  che  incanta  anche  la  notte  più  buia  e  più  tersa  dell’anno sublime:   chi  sparirà  per primo?  Forse chi  apparirà   tra un mito  e  un sogno?  O  chi  lancerà  un sussurro più  profondo  d’un abisso  sublime?  Oh  la  vertigine sublime dell’assenza  com-prende  i  transensi  e  l’essere sublime vacilla  sull’orlo  della    voragine  transinfinita   e  guarda  il nulla   sublime   abissale attante  in deriva dell’universo:  là  ove  è  perso  ogni  transenso  e  il  sublime  regna  con l’assoluto.    Ah  ci  fosse almeno  il tempo  per  osservare  la  fine  dell’essere  nella  profondità  sublime   abissale  dell’  essenza  sublime   con quella  leggerezza  che  invita  al  disincanto  sublime ,  oggi  non si  sarebbe più  qui  a  tremare  per  il niente  che  s’inabissa  nell’essenza  dell’essere  e  lo  riempie  di  sublime,  con la  densità  che  rende  estatica anche  la bellezza  terribile  del  sublime:  perchè  la  catastrofe  sublime  che  tutto  divora  ora  dimora  nel nulla  sublime  abissale.   Lì   là  in fondo  nell’abissale  icona  dell’essenza  del  sublime    o  transvedenza   diafana  del  sublime,  là  nell’abissale  catastrofe sublime   in   diafanè   nell’essenza  dell’essere  sublime  abita  sovrana.    Ah l’angoscia  sublime   che  pervade  l’essere  sublime    quando    il  nulla  precipita  nell’abissalità  e    naufraga con l’estasi  sublime.    Là   lì   si   abita  nel vuoto  sublime   catastrofico  che  inabissa  il  transenso  del niente  sublime,   il  sommerso  che  inabissa  l’immerso  sublime:   è  la  catastrofe  della  transmorfia  sublime che  capovolge l’essere   e  lascia  prevalere      il  niente  sublime.     E’   una  piccola  increspatura  che   dà  l’entusiasmo  al nulla  sublime  nella  transvedenza  in  luce diafana   inabissando l’essenza della  storia   e  il transenso  della  storia,   quale  storia  del transenso  del    sublime   nulla.     Lì  là  ove  abitano  coloro che  son  morti  per  la  dea  del sublime.    Lì   non c’è  paradiso,  né  inferno,  né  limbo, né   purgatorio  si abita    il  luogo  del  sublime  in fiore:   non è  un luogo  sacro   giacchè   la  dea  del  sublime    li  ha  sacrificati,  è  una  transtopia  d’attesa  della  divinità   sublime  o  una  transpazialità  abissale   sublime:  si   è    abbandonati  lì  per sempre  e  non si   desidera  l’eterno  ritorno  nel mondo  ,  né  si  aspira ad  un altro  mondo.    La  transvivenza     continua  lì tra  il colore  e  i  profumi  della  dea  del  sublime   che  li circonda con l’unica consolazione  possibile:  essere sublimi  nella  transtopia  sublime   dell’essere  sublime  o  nella  transpazialità  abissale   sublime?  Perchè  la  dea del  sublime  li cura    come  se  fossero  in  estasi  abissale   sublime?  Fiori sublimi tra  fiori   sublimi?   Ah  lì  l’assenza   invade  la  transmente  e  la riempie  di  presenze  simili  all’assenza  o  al  nulla   sublime.   A  niente  giova  pensare quale  sarà  la  destinanza,  in una esistenza    ove  al nulla succeda  il nulla,   senza  posa,  né  timore che  al transenso  del niente  prevalga    una  ipotetica  salvezza.   A  cosa pensare  quando nulla  è  possibile   per  sedurre  l’essere sublime?   E’   meglio  chiudere  la  transmente per  precludere  qualsiasi  desideranza  per placare  i dolori  del senso  del nulla  sublime.      Ancora  un attimo  e  tutto  scomparirà   e  i  ricordi saranno  abitati  dalle presenze  fantasma  parlanti  la  lingua  dei morti.   Si  spera  d’accedere  subito alle  prossime  stagioni,   senza  attendere eventi  che  preannuncino  già  incontri  nefasti.  Alle  volte  è  possibile  ascoltare  la transonanza  della  voce  sublime  e  lontana,  ma  il transenso  dei  desideri  è  sempre  rivolto  verso  altre  stelle  con la  transmente  ancora densa  di   transcordanza  di pensieri inutili  e  si  decide  di  lasciare  a  chi  sappia  meglio  abitare  il mondo, la  gloria, la  destinanza.  Mai  più  si  sognerà  l’essenza  degli  sguardi,  mai  più  s’ascolterà  la  transonanza  della  voce  che chiama,  perchè  da  sé  non si sente troppo  desiderata, mai più il vuoto denso d’essenze  sarà  abitato dalla luce generata dal nulla   sublime  abissale:    ah  dea  del  sublime,   ah  dee  perchè    avete  abbandonato  l’esserci?  Lì     l’incanto  c’è quando  la   splendenza sublime   si  sveli  e  s’elelevi  più  bella  delle  meraviglie  del mondo,   ignari  del  perchè  si  lascia  partire  un soffio di  desideranza  che  increspa  ed  aleggia,  d’improvviso  l’immensità  vacilla,  barcolla,  danza all’interno  del  sublime  transequilibrio  ed  ancora di  più la  transonanza  incanta,   quasi  ci  fosse  una  transintenzionalità  con il  soffio della  transvivenza:  quasi  volesse  danzare  tra le  onde    sublimi  in  transcordanza.    Ah  mai  illusione  balenò  all’orizzonte  più  terribile   e  sublime:  d’incanto  così  all’improvviso  ci  fu  la  transmorfia  sublime   degli  eventi: d’impeto  ammainò  e  riversò  la sua  essenza sublime nelle  acque  agitate  e  tempestose:  un immenso  fragore  s’udì  in tutti  i  luoghi  del globo  e    la  dea  del  sublime  inabissò tracimando con moti  ondosi  altisonanti  mai  visti, né  uditi   in  transonanza  transudita:  quel  che  fu la  più  transtabile  che  si  conoscesse s-pro-fondò  negli  abissi   con la  sua  sublime    transvivenza  glaciale.  Ah  la  catastrofe  sublime:  un soffio può far capovolgere  le  immensità  più  eccelse,  tanto da  generare  l’attante  della  transmorfia  sublime   che  farà  naufragare  l’esserci: è    il soffio  dell’essere  sublime che  genera  la  catastrofe   sublime   per  mutarsi  in essere  abissale  sublime.   Ah  il soffio di  desideranza dell’essere sublime  si  dà  quale  catastrofe sublime,  prossimità  del naufragare, quale  destinanza  dell’essere  per la  morte  sublime.  Alla    presenza  dell’essenza  sublime   della  transonanza   dell’incanto,  al balenare    del  miraggio  sublime  immenso   e  transinfinito  l’essere   sublime    è   in  diafana  transvedenza  quale  estasi  sublime, quale  respiro    che  sente  la  vicinanza  del  sublime,   ma  quel  soffio   farà  vacillare  l’immensa    la  sublime  e  transinfinita  esistenza  glaciale.   L’equilibrio  fondante  la  transtabilità  dell’esistenza  dell’essere sublime si  svelerà  oscillante e  transonante.   Una  transonanza  transinfinitesima  genera  l’abisso sublime  ove  l’essere  sublime   naufragherà: dall’incanto  sublime    alla  morte  sublime:  dal miraggio  sublime   al  naufragio  sublime.   Ah  l’abisso  sublime   che  si  disvela  nella  sua  ellittica  curvatura   sublime: si vive solo la  superfice  del mondo trafitti dal raggio del nulla sublime    ed è  subito  morte   sublime,   l’essere  sublime   è  solo  sulla transvarietà  transferica trafitto  dal raggio  abissale sublime   ed  è  subito  sublime  abissale   in  diafana aldilà.       La  dea    sublime distese  le  sue  intime  essenze  mentre  disvelò  al  transtempo  il suo   essere  nuda  al  mondo.  Ahah   essere  in     nuce, ah  essere  in luce:  lunghi  anni sulle  ali dell’estate  sono state  le  sole  volte  in cui  la vita  sorse  senza  dinieghi  né divieti.  Ah  le  ore  grandi come  un secolo, ah  le  cose  piccole  come  galassie,  si  svelarono  diafane  in  transvedenza animate  come  nuvole  d’un  giorno  assolato  e  solo,  scorto dietro  l’angolo della  morte  sublime.  Lì    la sorte  verrà  ancora  a  spiegare  la  transmente,  mentre  le  nubi  lanciano  al  mondo ombre  colme d’attesa  e  di  tormenti.  Si   transente  già  la  gioia  che  s’avvicina  a  passi  lenti.  Ma  menti?  Ah  le  montagne  viola  o  lillà,   la  notte   sublime lì  là  in prossimità  della  mondità  con la  velocità  della  destinanza,   più  rapida d’un uccello  da  preda,   prenda,    prenda,   predante  la  preda  fuggitiva  lì  là, che  al  fine  si  dà,  giacchè non ce  la fa.  Si   farà  ancora  in tempo  a  spengere  le luci  prima del sonno  dell’attesa  e  del riposo: denso di  sogni  ed incubi  e  vuoti  di  mente.  Lì   è  ancora  giorno e  il sole  tarda a  tralasciare, sarà  ancora  preda  della  nostalgia della  bella  estate  che  si svela alla sera  sublime  con l’abito delle  stelle  fisse, mobili, cangianti  ma  senza  tanti allori  per  piangere  e  per sognare: con la  sorte  oltre  la morte  sublime.   Avrò  ancora  sogni  da  vendere  e  gioie  da  acquistare, ma  non so più se  c’è  la  diafana  tranvedenza   o  se la  luce  segua ancora il destino  dei  viventi  o  la  nostalgia  dei  morti.      Proverò  ad  essere  una  tranvedenza con la sera  dietro  le  spalle   e  la  notte sublime e buia quale transvivenza,  ma  sarà una  nube  nera  come  l’incanto  della  morte  sublime  ad  avvisare  le  ultime speranze  con il  fascino  del nulla sublime.  Ahah  udrò ancora  il sole  cantarmi  le  melodie dell’armonia  afenomenica  della  transonanza  in   diafana  tranvedenza che  lascia al  mondo il mistero dell’evento  sublime,  ma  all’ultima  ora la  destinanza  sublime   sorprenderà  con la  fantasia  dei  fiori  e  la  luna  da  sola apparirà  all’orizzonte  degli  eventi  sublimi:  lascerà  sognare  senza  fare  del male: con la  follia  sublime   negli  occhi:  ah  come  è  vuota la  notte sublime senza  i  sogni  del  transdicibile.    Ora  son trascorsi  millenni  luce   e  dell’attimo  del cosmo  e  dell’universo  non c’è  traccia:  nulla, né  del  destino, né  della   transvivenz così  densa, così  tersa, così  casta, così  vicina  al nulla  sublime   e  senza  fasti.   Qui   correrò ancora un’altra  volta per   raggiungerla  con le ali del   destino  sublime    e   l’ultimo raggio che  provenga  dall’aldilà  sublime   e   insegua  senza  sosta  una  luce sublime  e  misteriosa  e  senza  transenso,    poi mi  volterò ancora una  volta  per  vedere  gli  occhi  di  chi  decise  la  sorte  del mondo,   prima  che  sia  fuori per sempre  e  transenta il  transaudibile  con la musica  della  transonanza  o  la  la  transcordanza  sulle   note  del nulla  sublime,  o  con i  sogni  sublimi   abitati dagli occhi  dell’essere  sublime:  lei  è  sublime,  è  la risonanza  della  transonanza  in  transcordanza,  amante  del  disordine, in lei  c’è  la  leggerezza  ma  anche  la  tristezza  d’una  nuvola  a  primavera,  lei  è  sublime  amante  della  transvedenza,   in lei c’è  la  luce  ma  anche  il buio  atroce  d’una  nebbia  subliminare,  lei  è  sublime  nemica  delle  tenebre:  è  caotica come  il sole,  ma  le  piace  il  perielio  sublime  di  venere,  non saprei  bene  se  le  piace  la  nostalgia  della pace  o  l’ira  della  vittima  che  tace,  ma  sublime  lei  è  e  sarà,   non  mi  sogni   più,  ho  le  labbra  grosse  da  attraversare,  la  sera  o  al  mattino:  non fa  differenza,  tanto  ci  sarà sempre  chi  avrà  gli  occhi  per  ridere  e  lo  sguardo  finto  metallo.   Ogni  sera  al tramonto  alzi  gli  occhi  al cielo  e  pensi:  quando  era  sublime  la  mia  giornata,   tant’è  che non riuscivo  mai  a  sapere  quando  il lunedì   venisse,  c’è,   ci   sono?   Sì, sì, ancora  un  altro  poco  ed andrò  a  dormire,  sognerò gli  occhi  tristi  della  sera  e  la  luna  sublime   mi  farà  compagnia,  col  raggio  blu dell’estate  e  col raggio   rosa  dell’autunno,   ma  non mi  sogni più,    non  farà  bene sostare sulle  piazze  di  notte  e  cantare come  i  grilli  dei  conventi   e  le  sere  passate  ad  urlare: dio, dio, non molestare  gli  organi e  i  letti  e le  strane  passioni  dei  gatti.   AH  gli  occhi di  metallo lucido li  ho  visti  una  domenica  pomeriggio  in vitro,   in vetro,  dietro  le  vetrate  virtuali,    ma  non mi  sogni    mai  più,   o  i  sogni  sublimi  non ci  lasceranno  più.    Sublime  è   il tramonto  dei  sogni:  è  il tramonto  sublime  dei    sogni. Fra  un  poco  verrà  la  sera  ed   uscirai  di  qui  libero  come gli   uccelli  del mare  che  vanno a  pescare di  notte  il  sangue  blu,   ma    non ci  sarà  più.   Adoro ancora  la  sera restare  a guardare la  notte sublime  e   più  buia,  con le  stelle annoiate  d’essere fisse  e il  creato che  è  lì che  attende  i    desideri  dei  nostri  sogni  sublimi.   Ancora una  volta  e  tutto  sarà  scomparso sulla  faccia  della  terra:   non c’è  più  pioggia,  non c’è  più  luce,  non c’è più  un   dio    che    produca un miracolo stanco  o  appena più  in linea con l’orizzonte e  l’universo,   ah    mi  sentii   persa  tra  le  sublimi   transcordanze   come  una  gru  a  primavera,   ma  c’era  il  sole  e  c’era  il  mare  e  a  me  veniva  voglia  di  cantare  le  nenie  da  bambina, quando  l’età  incrina  e  la  soglia tra  la  vita  e  la  morte   torna  a  vacillare.   E’  la  transonanza  sublime.  Ancora  un solo attimo  e  poi  si  potrà  morire: mi  guardò   per  l’ultima  volta  con  gli  occhi  più  lucenti  della  transfera  del  circolo  polare  artico ,  ma  non si  smosse  dalla  destinanza.  Subì  ancora  una volta la  sorte  avversa:  aveva  un  diadema  con la    veste   più  vaporosa  della  serata,  di  quelle  che  quando  ballano  fanno  vacillare  il  mondo  e  il  cuore,  e  si  inizia  a  tremare  come  se  si  fosse  sottozero  all’equatore.  Oh  la  musica    era  bella  sì,  ma  si  cantava  da  folli,  si  suonava la    transonanza   dell’infanzia  maledetta  e  le  vesti  che  volavano  sublimi      e  senza  senso,   ma  quella notte  sublime non si  lasciò  alla  sorte  il  privilegio  di  fare  le  scarpe.  Capii  all’improvviso  che  il tempo  della  giovinezza  era  pallido  e  il tempo  del sorriso  già  dietro le  spalle  dei vecchi  platani  d’un giardino  verde  e  rosa,  blu  e  glicine,  sublime  lillà,   lì   là  quando  sorgerà ancora  il tempo  della  pazienza  fuggitiva  e  secolare,  quando  la  sorte  guarirà  gli  incubi  che  accompagnano  la  luce  del giorno.  Quando  verrà?  Ora  che  non ci   sarò  più?  Oh    spinga,  spinga    forte:  la  navetta    dovrà  tremare  con la  forza  d’urto  delle    corazze    e  la  bellezza  sublime   degli  sguardi  di  fanciulle  prima  che  per loro  sia  già  sera  o  notte  sublime   e   fonda:    addio,  addio,  affondi  pure  negli  abissi  sublimi   del tempo,   tanto non ci  sarà  mai  più  chi  le  darà  la  luce  sublime    dell’inverno  a  sole  spento,   oh  mare,   mare   non  mi  lasciare  di  notte  a  naufragare,  con  le  stelle  della  notte  sublime   che  guardano  le  volte del  creato  tutte  le  volte  che  il loro  sorriso  si  volge  al passato,  oh  non gridi  invano,  tanto  gli  astri   sono  tutti  folli,  oggi  ti  dicono  che  potrai  trovare  i  tuoi  sogni  nel  cassetto, domani  nel letto  e  un altro  giorno ancora  non si  sa dove  o si  speri  o  si  spara.    Oh    attenda  pure  un altro  anno,  tanto  dovrà  arrivare  ancora  con lingue  piene  di  vento  e  la  chioma  nera  e  china  e  bianca,   come  l’alba  sublime,  ah  ci  sono  giorni  in cui  la  sera  non arrivi  mai  e  il tramonto  duri  il  transtempo  transinfinito  che  serve  per  morire, nascere  e  rivivere  in altri  luoghi,  in altri  mari, in altri  mondi   o   in  altri  universi  sublimi,  senza  sentirsi  persi,  né  tremanti  di  gioia  o  di  paura, ma  solo  vuoti,  soli,  come  il sole  nella  transradura  abissale   della  foresta  sublime  e    nera,  nel cuore  del  continente  più  antico  d’ansie e  di  timori  sublimi,   come  quando  pare  che  non ci  sia  più  niente  da  fare  per  restare  ancora  in vita.   No,     non mi  sogni  più   con la  gioia sublime   del cuore  e  il  sorriso  perso  per  strada   mentre  si  cercavano  le  viole.    Non  è  ancora giunto il transtempo  in cui  la  notte  sublime   avrà  lasciato  le  sue  spoglie  alle  stelle  e  vestirà la corolla  con i  fiori  roridi di  pianto.   No ,  non mi  sento  stanca:  è  solo  il  soffio  della  vita  che   accompagna  la  notte  sublime  con il dolore  della  morte sublime   e  al  mattino  fugge  via,  con  la  velocità dei    sogni   sublimi.   E’ sveglio? sono le otto del mattino e la sua sorte sta partendo,   non so più dove andare ed ho una gran voglia di morire,  ma fra poco sognerò di entrare in quella luce che fin allora mi uccise  tutti i sogni   a occhi chiusi e a occhi aperti. Ma, la prego, non apra,    perchè è la morte che attende con l’arma bianca e nera vicino al mare, oh no, no, non so soffrire,   ma fra poco morirò e mai più la rivedrò,   la sogno sempre, sempre, oh come è dolce il tempo, oh come è forte il vento,  ma  fermare non si può e dove andrà,  non lo so,   ma non si volti mai, non si giri e ri-giri mai,   giammai vorrò che i suoi sogni siano spenti come i miei,   non si fermi più. Sento già suonare. Quella porta è già aperta e il sole del   transinfinito già splende in altomare,  mi vien voglia di gridare, ma la mia voce non suona più, le mani e i piedi sono immobili,  come il respiro,  il mio povero cuore non mi batte e ri-batte più ed il mitico corpo giù si sente giù,   giù, giù fin nell’abisso,  da dove non non si sale più su,   sussù non lasci,   non  lasci, ma non si fermi,  continui almeno lei a sognare,  ad occhi chiusi o ad occhi aperti,  tanto per sognare il  sublime   non serve guardare.   Ohoh   mi spinge  oltre quel tempo della vita mortale,  lì   ove le  onde  fuggitive e stanche varcano le soglie dei sogni  e sostano  un istante transinfinito per contemplare le bellezze  sublimi  lunari  o   lunatiche?            Oh si lasci guardare,  è     bella solo come il sole all’alba,   che  non guardo  mai,  perchè  mi piace  di  più  sognare  il sole  tramontante,  con i suoi raggi  sublimi   ultraviolentiviola  che  volano da qui  a  lì  senza il timore delle distanze  o degli  ostacoli  o  delle remore  o  dei dinieghi .    Lei ci  ri-penserà,   si dà?  si  darà ? si  sottrae,  si  kripta,   si dekrypta,   si  vela   e  si  disvela,  è  la verità    bellezza,   la legge  dura  della  dolcezza  del  sublime,   un nobile  fenomeno  della  seducenza  astrale,  le stelle  son lì  solo  per  farsi  con-templare,   guai  a  chi pro-getti  la  prossimità,   ikaro-docet? così la  finirà di  farsi  del  male  da  soli?  così parlò   Kalypso  prima del diluvio universale,  niente  male,   aldilà   delle stelle e non solo  quelle,   ma di  sola  bellezza non si salva  il mondo. Oh   non è  così?   Oh  è  dolce  come  il mare  salato,   ma di  dolcezza si vive una sola volta.  Oh   si  regali  un  sogno  sublime  abissale  o   vuoto come la grazia pregnante dell’universo denso  d’incubi e di orrorose tragicità.  Oh   faccia sognare  il  sublime  della  transplendenza  per irradiare l’intermittenza aurorale  del  miraggio  boreale  quale brillanza astrale,  ma di luci  soffuse e terse  si può   anche  perire o svenire,  o sbranare dall’eroina  versus semidei.Ohh,   oh si lasci  affondare:   è sublime  come le stelle,  ma quelle  non se  ne stanno  lì   a  guardare:  son  fisse,  mai  fesse,  ma fissate, replicanti,   in  armonia  afenomenica  transonante la medesima melodia armoniosa e tediosa  mormorante:  domani,  domani?  sì, domani,   potrà   annegare  o volare,  o  morire  o  soffrire,   ma  non  lasciare,   non  lasci  mai  più,   le stelle  amano essere  viste a  distanza  siderale,   guai  a  toccare il  fondale  universale,  si  può    s-pro-fondare  nell’abisso   sublime,  senza  mai  più  tornare tra  l’aurora  e  l’infinito  o  transinfinito:  è  finito?  è  già    tutto irreversibile  abissale?   Oohh  non  lasciare,    anzi  si  lasci  attraversare senza  fiatare,  come  già  si lasciano oltrepassare  i suoi  occhi  dalle intermittenze  delle  desideranze,   che  danze!   E’   finita:   con il sorriso  sornione  della perfida albione,  appena  baciata  dalla fortuna  bendata, anzi  cieca   come la sua anima  dis-animata,  che  corre e fugge  via, per  non tornare  mai alla deriva,  strane onde fuggenti,  saranno le  superonde  della stranezza   sublimi   che  spezzano e frantumano la transpazialità -transtemporale,  ma  così difficili  da catturare  dai  miti  sublimi?  Quanti  quanti  ancora?  Chissà,   è l’indeterminatezza  sublime   della  stranezza,    bellezza,  che   spro-fondatezza.   Ora  e  mai  più   non ha più senso ascoltare le voci degli abissi sublimi  della memoria dei ricordi diafani,   non ha più senso alleviare con il miele eterno   l’eterno  ritorno,  sì  ma  dove?  Si  è  soli  con la desideranza della morte  sublime,   ah si inveisce ogni volta , quando appare il sublime    ed  abissale    sguardo,   non ha più senso spendere le lacrime della noia senza ascoltare la voce dell’aurora: che sale saliente ogni volta che l’esserci   sublime    muore.    Ora   ho anche io lasciato alle luci della notte   sublime   il vago sopore dell’anima morente, in mente,   ah verrà la morte ed avrà gli occhi dell’eternità sublime.      Si   ascolta  sempre  la voce dell’anima: in silenzio: senza il clamore dell’eternità   sublime.   No   non   ci  sono   più  sogni da vendere, nè vendette da sognare, nè ricordi   sublimi   da regalare a chi viene e và soltanto per mostrare il volto del bene o il volto del male o ambedue anfibologici,   la sapienza   consiglia di sorridere, sempre, o per lo più ogni tanto: almeno quando la presenza della transvivenza sfiora il fiore del   tramonto  sublime: chi rimpiangerà mai più i giorni lontani dell’infinito ritorno del sublime? In un giorno di maggio  ci  fu   l’inizio della fine: una sola volta vidi volare la luce dell’eternità , quando la sera svelò   lo sguardo della morte  sublime, con gli occhi sublimi della divinità:  non c’è più quella sera rischiarata dalla voce luminosa della tempesta  sublime  e   perciò   perfetta,  non c’è più tempo per sognare una luce antica e amica che  ri-veli il transenso dell’essere e, o, la deriva dell’infinito transinfinito ritorno che mai, se mai, verrà senza arrivi e senza partenza, ma solo una vaga presenza,  come la luce sublime  dei suoi occhi di là , dall’abysso infinito che mai  lascerà,    libero d’essere simile ai sogni pensati nel buio della notte  sublime.  Non ha più senso ascoltare il colore dei suoi occhi, se la sera la noia assale ed invade la memoria sognante,  nel vuoto spazio della notte   sublime   c’è il nulla sublime   che canta con la voce della seducenza astrale  in  transonanza: solo la   transcordanza    della morte ci può salvare,   nel vuoto eterno del nulla  sublime, una sola   transonanza che canti: una canzone   in  transcordanza: su, sussù,   non tremi, le stelle non stanno lì solo a guardare,  la dea  del  sublime non ci ha abbandonato abita lì là    in un campo di  ogigia,   la  xhorà  del  sublime, lillà in un campo di ogigia  la   xhorà   sublime   abita  Kalypso  la  sublime dea  della  diafanè,  lì là  ove  la dea si getta in  transplendenza in  un campo,   in una transradura fiorita di lillà , di ogigia   la  transpazialità  abissale del  sublime,   lì   scende in campo insieme all’eroe  della  naufraganza,   là   in una transradura luminosa  in  transplendezza  di ogigia,  la  xhorà lillà.   L’essere   sublime si getta sul campo di ogigia   la  xhoràlillà, lì là la ricamata seducenza della dea  del sublime si svela e disvela nella   transcordanza sublime che seduce la dea    Kalypso-lillà , in una transradura   sublime fiorente di ogigia  la  sublime  xhoràlillà,    lì là ove l’essenza della dea  sublime si getta, si dà , sì, sissì, la rugiadosa transradura sanguigna, ruggiosa, brillosa, luminosa, transplendente, seduce lì la dea    del  sublime in un campo di ogigia  la xhoràlillà,   lì là si disvela l’aletheia   sublime, la verità   sublime  si svela in una transradura di lillà , l’ essenza dellia   dea  sublime si svela sul campo, si dà  in campo lì là,   sì in quella divina transradura sublime   il padre o la madre sono figli dell’essere  sublime,   o sono figli di se stessi,   la madre è figlia dell’essere  sublime, o la madre è figlia di sè, così come iddio è figlio di se stesso o il dio è figlio dell’essere o la dea madre è figlia di se stessa o la madredea madreperlacea è figlia dell’essere   sublime:   la natura della dea  sublime   è figlia dell’essere   sublime, la physis sublime   della  divina è figlia di sè e si dà   da sè , sì, si svela da sè , si getta da sè, si pro-getta da sè in un campo di lillà , si fonda da sè in una transradura radiosa in  transplendenza  diafana  di ogigia  xhoràlillà lì là.    Ah essere figli della transradura sublime   vuota, sgombra, libera, disertata, annullata,annichilita, svuotata, diradata,  diafana in eterna diradanza  e  transplendenza,   figli della transpregnanza sublime   della  divina   splendenza,   figli della sua desideranza   sublime,    figli della sua ontogenesi o dell’essere sublime   transpregnante che si dà   da sè o    dà   sè o     dà   la transpregnanza  all’essere  sublime. Ah la fanciulla transpregnante dell’essere sublime  che dà luce e dà alla luce figli dell’essere sublime  pregnante, o dell’essere sublime in estasi sublime   in un campo di ogigia  la   xhoràlillà,  lì   là   solo la dea del   sublime    ci può creare.  Ah  essere   disvelanza  sublime   della  transmonade  vuota     in   exstasy   sublime,  quale deliranza  che  danza  nella  diradanza  sublime   dell’aletheia  dell’essere  sublime,  senza  il  nulla,  senza  altri   dei,  né   altri eroi,  né  entità  o  superentità,  solo   il  suo evento sublime che si  dà:   viene  in  sogno l’evento sublime   della  dea sublime   che  si  dà  nella  diradanza  che danza con l’imago   dell’eternità  transvedenza.  Viene  in sogno  con la  luce  dell’eterno  ritorno   della  transvedenza,  all’alba  di  un  altro  giorno   sublime   con  solo   un  ultimo   desiderio nei  pensieri,   ma  non    viene  mai in  mente,  né  oggi  né  mai.   Lì i   sogni   si  svelano  con  lo  sguardo    della  diafana  transplendenza  del  sublime  nella bellezza,   o  dell’essere  sublime  nella  bellezza  dell’ente  ideale,   o   con la  luccicanza  sublime   dell’exystenza  senza  presenza,  o  solo  con  l’assenza  sublime,  mentre  sussurra  sempre  ai   transensi  di  svelare  solo l’imago  della  diafana  transvedenza:   tanto  per  la ricerca  del  tempo  dell’eventuale  ritorno  c’è  sempre  innanzi  l’infinito   o  il  sublime   transinfinito.  Ho  solo  un  sogno  da  raccontare,  ma  non  lo  svenderò  per  qualche  virtù  virtuale,  ho  troppi sensi nascosti  e  silenti e  inauditi  e  indicibili:  forse  un giorno  aleggerà  nella  mondità  la  sua  eterna  presenza,   ma  è  già  sera,  è  già troppo  tardy  per credere  ancora  alle  fabule  con o senza  dormienty,  senza  sogni. Una  sola  volta,  se  mai ci  sarà,  forse  verrà  la  dea  con  in seno  un  sogno senza  senno,  insensato,  ma  non ci  sarà  più  il   tempo  per  sognare l’imago  imaginaria degli  eventy….giacchè  non  c’è  più il  tempo  imaginario dell’imago eventuale.   A  nulla  pensa  il  nulla che  sogna  o  immagini  l’evento  del  suo  infinito  ritorno  dall’abisso  animato,  ove  la  luccicanza  dell’evento  si  dà,  senza  nulla  chiedere…sino  al  terminale  dei  nostri  sogni  insonni  salienty  abyssaly,    come una kuspyde  imaginaria che attrae il  chiasma  eventuale…ahhh   l’evento  dell’essere  chiasmale…interattanza  dell’interagenza kuspydale…….. …………………………………………………………………………………………………….ewenty-sublymy                                     ……l’essere  s’eventua  da  sè,   senza  la   legge  che  non  c’è…..senza   il   logos   che   non  c’era,   senza   il   dio   che   mai  ci  sarà…..Ah   l’essere   s’eventua  aldilà   del  dio  che  non  c’è   più….ah   l’essere  si   dà   luce  da   sé….senza   il  dio  del  bene   e  del  male  che  non  c’è   mai  più…..ah   l’essere   s’eventua   aldilà  del  bene  e  del  male  che  non  c’è  più.     L’essere   si   dà   alla  luce  da  sé,   aldilà  del  dio  dell’eterno  ritorno  che  non  c’è  mai  più.   Ah   l’essere  si  dà  luce  e  si  darà  alla   luce  aldilà   del  tempo  che  non  c’è,   aldilà   del  tempo  dell’eterno  ritorno  che   non  ci  sarà   mai   più.   Madre  della  sublymanza   sublyme..nei  suoi  occhi   c’è   l’essenza   della  nostra  morte  eterna….non  saprei  come   e  senza  un  perchè,  né   saprei  come  mai  la  notte  si  nascose  nel  letto  delle  nuvole   e  si   rivelò   all’alba  con  il  raggio  di  luce  sublyme   di  un  tempo   che   fu  e  che  sarà:   oh  quante  volte   gli  occhi  hanno  visto  l’invisibile   sublyme    senza  scorgere  la  disvelanza  sublyme  dell’essere?    A   chi  si   rivolga  il  tempo  quando  pensi  alla  destinanza   e  giochi   con   le  sorti   degli  universy?   La   dea sublyme     non  gioca  mai  con  la   mondità,   ma  soffia  le   sue  auree sublymy  nei   pensieri  delle  stelle  che  mai   guardano  a   ieri,   ma   illuminano   i   sentieri  della  destinanza  sublyme  dell’essere.    Madre   sublyme  ed eterna   che  guardi   e  contemply  senza   parole   e  getty   e  lancy   i   segni   degli  ewenty  sublymy  della  destinanza  senza  deklyny,   come   il  volgersi  degli   eventi  astrali   degli  immensi  ed   infiniti   universi,   né  replicante   o  klonante   come  le  stagioni  del  cuore  della  natura,   o   le   intermittenze   sulymy   della   notte   o   del   giorno   in  disperanza  disanimata della   destinanza  sublyme.   Ma   solo   lì   la  singolarità   sublyme   dell’evento  dà   alla  luce  la   destinanza   dell’exstasy  sublyminare che  dagli  abyssy  sublymi   sorge,   si  dà,   si  ewentuy  qualy   lucy   della  vivenza  sublyme  delle  aurore  senza  più  le  scorie   di  ieri  e  senza  più  le  pre-visiony  del   domany:   oh   madre  sublyme   della  destinanza  dia  all’essere   l’ewento  invisibile   del  sogno  sublyme,   affinchè  l’esserci  possa  raggiungere   le   lontananze  sublymi  delle  lucy  borealy   e   naufraghy  nel  sublymynare  abysso  degli  ewenty  waghy,   ewanescenty  ma   pregnanty  di   miraggy   della  desideranza  sublyme.    AH   ascoltay  la  sera   con  i  pensiery  rivolty   verso  le  veglie  ed  ora  si  è  qui  ad  attendere  gli   ewenty  sublymy  velaty  di  presagy   e   ricordy.   Non   saprei  quando   possa  durare   l’attesa   dei   sogni  sublymy,   né  se  la  notte   sublyme  della  destinanza  salvi   dalle  spire  degli  abissy  della  sublimanza,    ma  se  la   madre dell’eterna   sulymanza   e della  destinanza   sublyme  disvelasse   agli   sguardy  il  tramonto   e  giammai  invocasse  il  deklyno  eterno  degli  abissy   sublymy,   l’eternità  abiterà  le  menty  sublymy  quale  gioia  sublyme   senza  fine   e  senza  finy        e   grazia  sublyme   fluttuante  nelle  tempeste  di  tutty  i  wenty  degli  ewenty  abissaly  della  destinanza  sublyme……………….Ora  si  è  oltre  gli  ewenty  sublymy  della  destinanza  abissale  trascorsi   all’ombra   degli  abyssy  tenebrosy   e  il  sentiero   abissale  non  svela radure  sublymy  illuminanty,  ma  solo  abyssy  sublymy   ove  possa  naufragare  la  destinanza  senza  ritorny   ewentualy….Oh   che  i  wolty     sublymy  che  giungano  in-contro   siano  gli   ewenty  dell’esserci   e  se  così  non  fosse  e  mai  vada  si  sia  preda  della  destinanza  abissale sublyme,   altro  tempo  non  è  più  necessario per   calpestare  il  nulla  sublyme   o  il  niente  abyssale  che   svuoti  le  sfere  della   mondità   abissale  senza  anime  né  sensy…..SI  attenderà  che l’ewento  sublyme  dell’essere   si  sveli   dagli  abyssy  sublymy   con  le  lucy  delle  aurore  delle  destinanze:   meglio  il  bagliore  sublime  dell’ewento dell’essere  che  la  lenta  tranxscendenza  negli  abissy  kaosmicy……
    Le  interpretazioni  della   transestetica     transestatica   quella  transevidenza    dell’abissalità   transgettano  nel  pensiero  in  mondità.  Quel  che  seguirà  è  intriso  di  quella  transpregnanza  e  transalienza  in   transplendenza   sublime  o  transplendezza.
                                   a)  transestetica   estatica

 Il sublime dilata   le  transmittenze  del cuore   in  sistole  e  diastole  e   si   concentra  nell’attenzione  della  transtabilità   e    nella transtensione  o   transvidenza. È stancante:  è  la  transestetica  sublime   o  transplendenza  sublime  o   transluccicanza   sublime   o      risplendezza   o   transrisplendezza  sublime  o  splendenza  della  transvidenza  sublime. La bellezza   discioglie   la   transpurezza dell’anima : si  percepisce      una   differenza  transfenomenica   o  una  incongruenza  transpaziale   nella   transestetica,  presente  nell’epigenesi    longiniana     del sublime,  ma  non  ancora  una  differenza  noumenica  nella  transbellezza  o  nel  sublime. Qui      il sentimento  o  la   transintenzionalità sublime consiste in una  vibrazione o    alternazione rapida dei  sentimenti,    o  alterità  o  alterezza  o   splendenza   o   splendezza   dell’esserci.
Il dinamicamente sublime   o   dynon  o   phyon   o   splendezza   sublime    è simile   alla          transpotenza   o  transmorfia    transevidente in natura  irresistibile   e terribile,  ma    se  si  è  al sicuro,    si   rimane disinteressati   e  perciò   non c’è   più   un ob-getto  o  gegenstand  che  incuti   paure.      Dio è terribile ma l’uomo  non ha paura.   Anzi   solo  la  dea  del  sublime quale  ultima  Dea  o  ultima  degli  dei   ci  può   salvare,   o   solo  il  sublime   o  la  splendenza  sublime    salverà  il   mondo.   Quella    è la differenza:     il sublime è il coraggio  della  transpurezza     dell’anima     e     consente     la  transevidenza della        transtabilità   transepistemica,   ma  solo  perchè  c’è  l’alterezza   dell’esserci  o  la  splendezza  della  transvidenza  sublime.    La natura   è   sublime      perché eleva,  innalza  l’evidenza  ideale  all’esposizione    eccelsa  o  la  svela  nella  transplendenza  o  transplendezza,   là   ove    la transmente può essere    l’unica  facoltà  capace  di  comprendere  o  transvedere  la sublimità, anche    al  di   sopra della  stessa  natura,    quale sublimità   transautentica che  si  sveli    nella    libertà    transestetica   dell’alterezza   o  nella  splendenza   sublime.     Tale  libertà      è    al   di  là  del naturale:    interagenza    intima    tra il sublime  o      il dinamicamente sublime  è   l’ontologia   della  libertà.      C’è  il sublime   quale   libertà  che  trascenda    la     natura.                       Il sublime       possibile      o      la  transvidenza  delLa   sublimità,     la    sublime   transpurezza,    il    dinamicamente sublime  è   sempre    in     transrelatività    o  in    transevidenza   transkategorica    o  in  interagenza      o   transagenza   con la libertà.                              E’       la problematica     della  transdifferenza   transkategorica    tra     il matematico e    il     dinamicamente sublime,   o  della  differenza   analitica   tra   la  transbellezza   e  il  sublime:        entrambi    esigono    l’inclinazione   o  il  klinamen   o  la  transevidenza   del trans-essere   e   la   transensibilità  del  piacevole;     il     trans-essere    è      pensato       nella   transpurezza  della  transvivenza      o   l’analitica  della    transbellezza  della natura interessante        la   transmorfia   della  transevidenza  o   la   forma del  transente, che esiste      che  c’è,   che  si  dà   quale   esserci   o  dasein-analytik ;        il     sublime invece   si   trova   di  fronte   un   gegenstand,    sempre   non-ente  o  transente   infinito   o   transinfinito   o  transentità  abissale  senza-fine,   senza   fondo,   un ni-ente,  un  nulla  o  un   essere    che  ci  viene   in-contro    quale     transente informale,  l’infinità  o  la  transinfinità,   o     la  completezza      transkategorica   della  transmonade   o   dell’arkè   o   della   transingolarità   infinitesima   nel  suo  subliminare   ed  infinitamente  irreversibile  nell’apeiron,   nell’essere    sempre  senza  fine  e  senza   un  fine  o  un  transtelos:   è      in   interagenza      la  piacevolezza   del        trans-essere      con la qualità  o  in  transagenza  transevidente,     o    la quantità   kolossale  e  magnanima   e  perciò   alta  e  nobile  quale  eccellenza    o  quale   alterezza  o  quale    transevidenza  della  transplendenza  sublime.     Nell’analitica   della  transbellezza      c’è  la  seducenza   quale     attrazione      transfenomenica,     senza   la  presenza  di  una   immagine   quale    transevidenza  seducente;                     la   transestetica  transestatica    sublime  invece     è      presente    immediatamente   quale    compresenza   di  immagine   pensante  o         come emozione  o  transintenzionalità  della   transevidenza  ideale dell’ esserci   o  del  non ente,  niente,  nulla   o   sacra   superentità  divina,     incongruente        e     incompatibile con le attrazioni   e  con  la   seducenza,   anzi  prossima  al  timore   e  all’angoscia;  la transmente lì   si   concentra   non soltanto      in    presenza  transtabile   dal   transente, ma   è  sospinta     al  di  là ,    tanto   da  non    afferrare    o   percepire     la     completezza    transkategorica   dell’arkè  o  la  transevidenza  ideale,    quale  transingolarità   dell’apeiron  e  per-ciò  incapace  nel  concentrarsi   con il     trans-essere,   o  una    desideranza,      ed  allora   si  transevidenzia   quale  transenso,   contrastante,     di   ammirazione     o   tensione    o attenzione,  quale desideranza   anche    negativa,   o  non  desideranza   o   dispiacere   o  timore   o  tremore  o  paura  ed  angoscia.      La differenza più importante e più  transevidente,  sempre   transfenomenica    o  transkategorica ,    è    quella     dell’analitica   del   sublime    o   della    transbellezza   dell’esserci   o   dasein-analytik :      qui   il   sublime   si    pensa quale               transensibilità che si esprime nella  sensibilità transestetica,   la  quale    non desidera   concentrarsi  in una transevidenza   transideale o non   si   possa sacrificare nell’evidente:   il  visibile    si  concentra    nella bellezza come     se  ci  fosse insistenza dello stesso ob-getto  o  intenzionalità   transevidente  ideale,    la  transpurezza     desidera  un’armonia della  transevidenza  ideale  e  completa fra il principio e l’inclinazione, perché tutta  la   transtensione    o  l’attenzione    si    trans-getti,  giacchè   si  transente       ancora   in   incompletezza, quale virtù non  perfetta:  svelare  la  tranevidenza  del sublime nella transbellezza    è   il   concentrarsi  della transbellezza filosofica  o  transofia.    Quale   analisi di Aristotele della tragedia nella    Poetica, in   transalienze   o  transpregnanze della tragedia;     come  nell’esperienza di paure e compassioni   che  si  concentrino in catarsi delle emozioni.      Aristotele   appare   ob-scuro  nello svelare la  transevidenza     catartica.     C’è la  bellezza   transevidente  ideale   e c’è  la bellezza-sublime   o  plotiniana,        due transingolarità   in   continuità:  la transbellezza  è  leggerezza in   equilibrio  transtabile,  è   una qualità debolmente decorativa . Nell’alterezza   c’è la    più ob-scura   bellezza-sublime o   transarmonia  afenomenica   eraklitiana,  la  quale si   dispiega    in   profondità sublime  o  dynon  o  phyon   e  verità,  o transbellezza  sublime  o  evento  splendezza. La differenza tra   le  due estremità,   o  meglio  la  differenza  tra  i   due  spazi topologici che  si   incontrano   come  in  un  nastro  di  Mo^bius,   svela    l’analitica   della   transbellezza   dell’esserci: se un fiore, un tramonto, un poema, un dipinto, o un brano musicale:     qualsiasi  bellezza  possa essere transvisibile anche come bellezza   sublime,  o  se  sia adeguata   alla   transfenomenica  ermeneutica. Il differenziale  nel continuo è  evidente   nella consapevolezza dell’analitica   transfenomenica del sublime, nella bellezza  o  della  transbellezza  nel  sublime,  quale  evento splendenza.

La   transfenomenica  ermeneutica    della   transbellezza è   ontologicamente  connessa con  la profondità e la verità,  l’abisso  e  la  svelatezza,   e non è una  transbellezza che   si  adegui  nelle transcategorie  della transbellezza    quale sublime-bellezza.    L’analitica   del sublime   eventua   una  complessità   della transbellezza  .   L’analitica  della   transestetica  del  sublime    si  evidenzia   o   emerge  come  una   più complessa     ermeneutica  della transbellezza,    quale transbellezza filosofica  o  transofia o  trascendenza  della  transbellezza  o  sublime   bellezza.       Quella   transinterpretanza   dell’analisi della transbellezza connessa  con   i commenti di Aristotele sulla  tragedia  possono  delineare  l’emergere  di  un  nuovo  transparadigma.  Nell’Analitica  si   distingue il sublime   dalla   bellezza     transfenomenica:   è bella    la bellezza  modello in un ob-getto,  quale   evidenza  ideale   o   principio   di pensiero  nell’ob-getto,  senza  che l’ob-getto stesso   abbia utilità.  Qualcosa è   nella  sua  evidenza  ideale   bella, contrapposta   ad utile,   con    evidenze che si possano identificare   con l’utilità, ma l’ob-getto   in  sè è inutile,    è disinteressante   categoricamente,  mentre  dà il  piacere. Un fiore è bello per la sua evidente   organicità, la sua simmetria i suoi colori come   evidenze  ideali   utili in un  transente , ma la   transentità  è essenzialmente inutile: così   si  pensò la   transbellezza senza telos.
Il sublime,   in contrasto,  è   l’epigenesi   del     turbamento. È il transfenomeno  intuente  o il  comprendere   apprensivo  che incontrino qualche   transentità  evidente  che non si  possa   razionalizzare o contenere. Non si possa determinare una  epigenesi o  principio di organicità che delimiti    la  transentità,   giacché non  si possano determinare i  limiti   o  confini   all’entità   quale   ob-getto  sublime. Non si  possano determinare i  limiti al   transente  che  si  sveli  da  sè,  perché    quell’entità,   quale   gegenstand, sfida  l’evidenza  ideale  o  i poteri di presenza dell’evidente  idea,  e  quel  nesso tra la prote philosophia   o   ontologia fondamentale   e la theologike episteme o  metaontologia  o  anche  il  translogos  del  concentrarsi   delle  ontologie regionali,   quale  interagenza  tra  prote philosophia e theologike episteme, o tra ontologia fondamentale e metaontologia.  Heidegger non    dispiega  mai   quella  che  si  svelò  essere  la metaontologia   sublime,   ma  lì  c’è  l’epigenesi  o  l’ Ereignis  sublime  o   l’essere-sublime-creato.   Già  nel  concetto aristotelico di physis è   in  essere  il  sublime  dinamico,  quale  dynon  o  evento  che  si  inabissa  o  si  sottrae  senza  fine e si  sublima  nel  transinfinito. Che cosa sono i physei onta? Sono quegli enti che hanno in sé il principio del movimento  o  la  dynamis  sublime  o la transintenzionalità ontologica sublime   heideggeriana  della physis  o physei onta  che  si  sublimano  dinamicamente  quale  eterna presenza   o  evidenza  ideali della  transmonade  in  epigenesi  del movimento, tant’è  che l’essere-sublime-creato  si  transgetti  in  una  ontologia regionale,  o  nella  transestetica  estatica dell’evento  sublime: nullo fondamento di una nullità  è incompatibile con la bellezza,  incongruente come il  più grande  quasi infinito:  apparirà   il sublime  quale grande terrore   e stupore;  eventi  e varietà d’evidenze  possibili o  idee  con   più alterezza  di quella bellezza fatale,   quale aspetto maestoso!
 Lei transporta una dea, e lei guarda una regina.
Ecco una parola non disse del particolare della sua bellezza; nulla  o  alcuna evidenza   ideale  della personalità;  nessuno ha detto  una sola parola  in tutta l’evidenza  ideale  o immagina brillanti colori,  o immagina la fragranza di una rosa,  immagina  l’ origine  della sublymanza,
nel senso della sublyme-bellezza: il costruire un determinato tempio di Zeus, oppure   la  svelatezza   ab-scissa, ovvero il portare-in-elevatezza una  statua di Apollo, o il portare in scena una tragedia:   non è soltanto l’alterezza di una spendezza   o   sublymanza in quanto alterezza: è   mitopoiesis o  transpoiesis. Consacrare    o  mitopoiesis    quale   sacralità, nel senso che nell’offerenza del sublyme il sacro viene   svelato  in   spendenza  o  ciò che è sacro è il Dio che viene cercato   extraendolo  dentro la  disvelatezza  della sua presenza. Alla   mitopoiesis    o  transpoiesis o  splendezza del Dio,  quale   Dignità e splendenza   in  evidenza  ideale     svelata  nella sublyme-bellezza, non  accanto o dietro alle quali   ci  sia  il Dio, bensì   la  splendenza  evidente  si dà  alla presenza  transplendente.
Ogni   evidenza  ideale   nel senso dell’alterezza   mitopoietica  o  transpoiesis è sempre   ab-scissione  eventuata   quale modalità di evidenza   adeguata  nel  progetto  o  collocazione   nella statua,  dicibile  e  decidibile  nel  translogos  o  concentrarsi del  transinfinito  nella  transmonade. All’inverso   una   evidenza  ideale  adeguata e una sistemazione non sono già una disposizione nel transenso dell’alterezza  che pone-in-transgettatezza;  infatti,  si     evidenzia  il sublime da erigere, da disporre,   che   possieda già in sé il   modello essenziale della disposizione,  sia cioè  se  stesso, in ciò che  sia    la   sua   transonanza.
Ma in che modo si   raccoglie   o  si  concentri  la  transonanza  autentica,
che   dispieghi      l’ab-scindere   e  l’eventuarsi   dell’essere-sublyme?   Di   più,  ove   si   evidenzi  idealmente  la   metaontologia  o  metontologia,  o  transontologia  sublime?     La
meta-ontologica è la transontologia dell’ontologia o della transepistemica, o della transestetica quali capacità di comprendere gli eventi sublimi dell’essere e non solo i fenomeni o i noumeni: o è una metaontologia o transontologica delle singole ontologie o una teoria ontologica in un’altra. Il
metaontologico consiste nella costruzione e decostruzione o transdecostruzione della transontologia delle ontologie come se si utilizzasse il  rasoio di Ockham: si   evidenzia  la  descrizione della transontologia sublime quali “distanze sublimi” o “buchi sublimi” o “eventi sublimi”,   strutture transontologiche sublimi inerenti al sublime.
Ma c’è anche una transontologia sublime delle transmonadi e dei transarithmoi: teoria  pensata  da Platone e   lanciata da Aristotele, è stata   dispiegata o  evidenziata  idealmente o
sviluppata in una ontologia sublime  della matematica sublime in Platone e Aristotele: i numeri  sublimi  o  tutte  le  singolarità
sono ontologicamente duplex,  giacchè  sono  il  translogos  il  concentrarsi  o  la ri-unione  di ciò che è distinto  e a distinguere ciò che è
unito. La transmonade è ciò che riunifica una molteplicità,  o  è   il  concentrarsi  della  transinfinità    nella transingolarità, il
molteplice  che  si   kripta  nella  sublimità  numerica  o  nell’aritmos, ed è anche ciò che individua-isola la singolarità nel molteplice. Si è immersi nella ormai mitica
distinzione tra uno-tutto  o  il  tutto  nell’uno  o  il  transinfinito  nella  transmonade  o  l’apeiron  nell’archè,   quale  transingolorarità che differenziò la sublime transinfinità nella transmonade, o l’apeiron nel  transarchè.
Ora è un tema ontologicamente cruciale:
creando unità dalla molteplicità nei due sensi, c’è un solo nome per una
complessità eterogenea, c’è qui la connessione
tra transontologia sublime e ontologie: essere,
numero e transestetica sublime.
C’è già nella  classicità  che  lo on debba diventare necessariamente un
en, ancora ermeneuticamente da svelare! La problematica della numeralità
dell’essere è per l’ontologia heideggeriana fondamentale, in Heidegger la
numeralità è la condizione della dicibilità, c’è un nesso tra sublime e matematica.
La riflessione ontologica di Heidegger è l’unica transontologia sublime metaontologica, Heidegger pensò esclusivamente della
metaontologia sublime: ovvero la transontologia sublime dell’ontologia.
Si sa che la problematica
metaontologica di Heidegger introduce per prima la sublime “metaontologia”, quale sublime “metaontologia” per precisare e distinguere l’ ontologia fondamentale dalla metafisica, già nel Sein und Zeit Heidgger distingue le ontologie
regionali, i fenomena ontologici di ciascuna scienza, e l’ontologia fondamentale,
o la transontologia del transenso transestetico dell’essere, quale priorità o premessa o fondamento delle ontologie regionali fenomeniche anche estetiche. Heidegger transobliò le
problematiche di fondazione delle scienze o delle estetiche nelle transestetiche e tranepistemiche ontologiche. Heidegger chiarisce che ci sia all’interno della metafisica
una distinta o una differenza ontologica sia transestetica sia transepistemica dell’ontologia fondamentale connessa transontologicamente alle ontologie scientifiche fenomeniche o noumeniche regionali: è il transoblio della “metaontologia”. La metaontologia di Heidegger è precisamente quella parte
della transontologia sublime che crea le relazioni con le ontologie regionali fenomeniche della scienza e dell’estetica, a rigore la metaontologia e non l’ontologia è la sublime transontologia che sveli le problematiche ontologiche della scienza, le problematiche dell’estetica o della transestetica o della transepistemica e che cosa è o sia la metaontologia o il nesso tra ontologia e metaontologia quale transontologia sublime dell’essere o la transestetica dell’ essere
transontologiche. Ma la comprensione ontologica è possible solo con la
problematica transontologica sublime, come metaontologia. Con metaontologia Heidegger indica il
“capovolgimento” o metabolé sublime dell’ontologia dell’essere sublime, solo così la metaontologia si
svela quale transontologia sublime dell’ontologia fondamentale, quale insieme di fondazione ed elaborazione
dell’ontologia della sublime transtemporalità Heideggeriana meta-ontologica o transcendenza metaontologica sublime. Heidegger transoblia dalla metafisica classica la questione metaontologica e le transepistemiche o transestetiche quali transontologie sublimi metaontologiche dell’essere: la metaontologia svelò
Heidegger non è una semplice scienza ontica induttiva, una semplice sintesi kategorica kantiana che racchiuda
i risultati delle singole scienze, quello che qui si divide apparentemente tra
diverse ‘discipline’ e etichette è una  sola  epistemica  ontologica  sublime, così come la differenza
ontologica è il fenomeno originario dell’esistenza
metaontologica dell’essere, quale nesso tra ontologia e matematica sublime o
l’essere una singolarità transublime. Heidegger transoblia la sublime metaontologia con il pensiero di “oltrepassare la
metafisica”, o l’ontologia della presenza fenomenica e noumenica quale sublime transestetica e transepistemica meta-ontologica o sublime transontologica transtemporale o transpaziale Heideggeriana, quale transdecostruzione della metafisica, o dell’“oltrepassamento
della metafisica”. Heidegger transoblia la
connessione tra ontologia e scienze specifiche, ontologia fondamentale e transestetica e transepistemica, ma la
“metaontologia” è ancora nell’indeterminatezza ermeneuticare forse perché la sublime
metaontologica è la bellezza ob-scura del sublime heideggeriano. Heidegger transoblia l’ontologia fondamentale con la differenza transontologica sublime tra ontologia e metafisica, o transcronia e transtopia o ontocronia e ontopia quali transontologia sublime dell’essere in transenso meta-ontologico. Heidegger distingue sempre l’ontologia dalla meta-ontologia, l’ontologia esistente e presente, sull’essere in quanto essere nella
sua trascendenza ontologica o dell’essere in transvisione dell’essere stesso o nella transontologia squisitamente matematica sublime dell’essere che si dà nell’esserci o nel discreto dei fenomena o noumena, quale Essere matematica sublime o transpazialità dell’apertura dell’essere transLichtung sublime, quale transradura della transpaziotemporalità sublime
………………….

La sublymanza è in sé una   ab-scissa nella quale un mondo viene svelato   a  forza  o  in  dinamica  estatica   e, in quanto svelato,  gettato   in  ab-scissa. Ma che cos’è  un mondo? Ciò si lascia dire qui esclusivamente nell’allusione: il mondo non è l’insieme  delle cose-aderenze sussistenti in quanto risultato di un’enumerazione, eseguita in dettaglio o anche solo pensata, delle medesime. Tuttavia,  se non è la somma di ciò che è sussistente, tanto meno il mondo è l’ambito solamente immaginato e mentalmente prefigurato per il sussistente.
Il mondo mondifica   e  svela   il nostro esserci in quanto
è una scorta all’interno della quale permangono  disvelati, l’indugio  e la fretta, la lontananza e la prossimità, l’ampiezza e l’angustia di  ogni essente. Quella scorta non viene mai incontro come oggetto, ma, indiziando, trattiene estatizzati il  fare e lasciare entro una   risonanza,  dai quali la grazia che chiama con un   cenno e la sciagura che abbatte con un colpo, proprie degli Dèi, hanno  il loro avvento  o  il restare-assente   è   una modalità in cui il mondo mondifica. Quell’indiziante può soccombere al disordine ed essere così un non-mondo: sia  mondo o non-mondo, in
ogni inoggettualità, più essente di qualsiasi delle cose sussistenti e sussunte, nelle quali, in modo conforme alla quotidianità, crediamo  di essere  di casa. Il mondo, però, è sempre l’indicibile;
mentre sappiamo ciò, non sappiamo cosa sappiamo    in-oggetto,   nel senso di in-contrastante   o  contrastanza.
Ora, il mondo è ciò che il sublyme es-pone, esso cioè
e-rompe e conduce la  svelatezza   a restare  in  stabilità, alla dimora mondificante. Extra-ponendo il sublyme    essenziale della svelatezza-di-mondo   disvela   un vuoto
essere-capace e forse provoca persino una qualche “impressione”.
Mentre il sublyme    in  risonanza, libera e   custodisce  e  cura un mondo,  è in ekstasy quel sovrano rifiuto che allontana il sussistente:  l’indicibile che si addensa attorno è
quell’isolamento nel quale il sublyme si disvela:   in  virtù  della solitudine,  in ekstasy riesce di ergersi-fuori nella   svelatezza, e di   pro-curarsi la sua dimensione sublyme.
Mentre il sublyme conduce il suo mondo alla   risonanza,
si procura per la prima volta il compito al servizio del quale sta, crea se  stesso, lo spazio che domina e
determina se stesso, il luogo nel quale  giunge  in  estasy   nel   sito-alterezza. L’ab-scissa   come   alterezza  estatika consacrante  dà   fondo nella disposizione come   disvelata libertà  di  un mondo. Quella può   sottrarsi
nell’inessenziale sublime  sottrazione-di-mondo
e della disgregazione-di-mondo    certamente sussistente, ma
non c’è più, è in fuga. Questo essere-via non è però un nulla, bensì la   fuga stessa permane nel sublyme sussistente,
e allora tale fuga si trova ancora soltanto    con l’ab-scissa   assentemente  presente, all’essere-sublyme appartiene la  risonanza  dinamica  infinita  dell’apeiron  nell’arkè,    giacché l’essere-sublyme non può essere afferrato  concettualmente a partire dall’essere-genesi, bensì, al contrario,  l’essere-genesi a partire dall’essere-sublyme. Per contrassegnare il tratto essenziale  nell’essere-sublyme    in  risonanza  è deposta  quale   pietra, legno, metallo, colore, suono e lingua. Tutto ciò  è l’ilemorfico,    condotto  entro una  morfogenesi. Successivamente, tale scomposizione del sublyme  lascia maturare ancora ulteriori distinzioni  secondo argomento, contenuto e configurazione. L’utilizzo delle determinazioni  di ilemorfia in riferimento al sublyme è possibile  sempre e in qualsiasi momento, di esso si occupano tutti con facilità e  per questo, da secoli, è divenuto corrente: discendono dall’interpretazione del  tutto univoca dell’essente che Platone e Aristotele fecero valere alla  fine della filosofia greca. Secondo di essa, tutto l’essente possiede ogni  volta un suo proprio aspetto, che si mostra nella sua morfologia. Un essente  sta all’interno di tale morfologia in quanto aderente al  gegenstand  e   può essere   pro-gettato. L’essente in quanto essente è  sempre il sussistente fondato. Quell’interpretazione dell’essere dell’essente non è  attinta  dalla sperimentazione del sublyme,  però   la   decostruzione è applicabile al sublyme sempre e in ogni momento,  in virtù dell’essere quale   essere-sublyme.
Se     si  delinei   l’essere-sublyme   quale  alterezza, allora con ciò  non può intendersi che sia costituito da una   ilemorfia,  o  non  solo  e  non  tanto   giacchè il sublyme è   risonanza    dell’a-ilemorfico   o  immateriale  o   transcendenza  della  purezza  dell’ente  e  del  non-ente,   quale  niente  o  nulla. Ma che cosa   è  l’ab-scissa della   risonanza-sublyme ? Così come il sublyme si dà  nel  mondo,   si  eventua  nella  sua  curvatura  ellittica  o  iperbolica  o  metabolica  o  nella  varietà   chiasmale   moebiusiana   in  relatività   monadale   delle  singalarità  virtuali,  altrettanto  si risprofonda  nella pesantezza
della pietra, nella durezza e nella lucentezza del metallo, nella compattezza  e nella duttilità del legno, nello sfavillio e nella cupezza del colore,  nella risonanza del suono e nella forza virtuosa    della parola.   Tutto ciò non viene in luce per la prima volta nel sublyme, siano gravità, rilucenza, sfavillio, risonanza? O non è invece il gravare del masso e la lucentezza dei  metalli, l’estasy   in alterezza e la duttilità dell’albero, la luce del giorno  e il buio della notte, la   fluttuanza   delle onde e il bisbigliare tra i  rami? Come potremmo nominare  o  pensare  o  intuire,  quale  cognizione  della  adeguatezza, tutto ciò?  La  singolarità  virtuosa   di quest’insuperabile completezza    lo chiamiamo  sublyme    e con ciò non intendiamo  il globo planetario, bensì   la    completezza,     la  varietà  virtuosa   di mare e monti, di tempeste ed aria, di giorno e notte,  gli alberi e l’erba, l’aquila e il destriero. Quel     sublyme    che cos’è? Ciò  che dispieghi   risonanza  e  completezza e tuttavia sia  reversibile  nel  chiasma  moebiusiano  topologico,   quale  eterno   ritorno   nell’essere  in  vista   dell’essere  sublyme all’indietro e trattenente  e   custodente  quale  cura  autentica ciò che è dispiegato. La pietra grava, mostra pesantezza  e proprio così si ritrae in se stessa; il colore si accende e resta  tuttavia chiuso; il suono risuona e tuttavia non emerge nella   svelatezza  in  completezza. Ciò che emerge nel    disvelato, invece, è esattamente lo schiudersi ed è   l’essenza del  sublyme. Tutte le cose rifluiscono nella relativa   singolarità  virtuale: nell’ontogenesi  delle  monadi  virtuali   che si schiudano c’è il medesimo  incompreso  o   Non-compreso   quale   sublyme disvelatezza:  qui la sua  estasy,    là  la   dà  come ciò che nella    svelatezza si schiuda. La sublymanza non è costituita dall’alterezza nel senso di una  ilemorfia,  bensì   è  l’ontogenesi dell’ estaticità  instabile,   eventua il suo schiudersi   come  l’a-ilemorfia  o  la  ilemorfica  ob-scura  o  l’invisibile  infinitesima  pre-ilemorfica . Mentre in tal guisa la sublymità   sveli  in sé  l’alterezza,   getta   se stessa nell’estasy come nel suo schiudentesi fondamento; un fondamento che,   quale   schiudentesi sempre e in modo  conforme  o  aderente all’essenza, è un fondo abissale. Entrambi i tratti essenziali   nell’essere-sublyme,   quali   alterezza e apertura  e  risonanza   di mondo e l’alterezza,  quale custodia  che si schiuda  casualmente congiunti nel sublyme e  in una referenza conforme  e  aderente   o  inerente  kategoricamente
all’essenza:     entrambi    sono quello che sono soltanto
mentre prendono fondo nell’autentico tratto fondamentale dell’essere-sublyme,  la sublyme-bellezza,   custodisce  e  cura si rivolge all’alterezza e non teme alcunché
di chiuso, di ascoso   anzi   svela  l’esistenza   dell’a-ilemorfico   o  a-ente,   non  ente,  niente,  nulla. Ma nel suo schiudersi, lascia kriptare vuole essere e riprendersi tutto in sé:   non può fare a meno del mondo ,
se  deve risplendere nella  risonanza   dello schiudersi e
del trattenersi:   si  è nella contesa   in   contrastanza   eristika:     quella    contesa  è l’intimità del loro controverso coappartenersi: il sublyme è al contempo l’eristika, poiché il sublyme nel
fondamento della sua determinazione è  contenzione  in  contrastanza, è per quello che  accende e custodisce la contesa o l’eristika sublyme   nella  contrastanza. Poiché il tratto fondamentale  dell’essere-sublyme è la contenzione   in  contrastanza:   perché la sublymanza, nel
fondamento del proprio essere, dev’essere siffatta contenzione  in  contrastanza   eristika? In che  cosa prende fondo l’essere-sublyme?
Questa è la domanda sull’origine del sublyme:    in che modo il sublyme, in quanto contenzione   in  contrastanza   eristyka, è in primo luogo   completamente   presso  Di  sè e in secondo luogo è autenticamente in ekstasy sublyme.   Come accada la contenzione di quella contesa? L’oscura asprezza
e l’attrattiva pesantezza , la sua irrisolta impellenza e il suo
risplendere: la dissipantesi durezza del suo schiudersi. Ed è quella di avere limite nel taglio di contorno,
nel taglio verticale e nel taglio orizzontale. Mentre  schiudentesi deve  venire  l’autoevento  nell’aperto, questo stesso  ontoevento   deve farsi ritaglio, limite che tratteggi . Qui, nel tratto fondamentale dell’essere-sublyme   quale contenzione  in  contrastanza   eristika, risieda il fondamento della
necessità   e  relatività   anamorfica  o  morfologica. Senza svelare ora  l’origine della   morfologia: che cosa viene infatti conquistato, contendendo, in quella contenzione della contesa  in  eristika   contrastanza?
In tanto il sublyme è contenzione   in  contrastanza, in quanto estatizza,  aprendosi  in un mondo. Ma quella   estatizzazione
che spinge dentro, sospinge innanzi il sublyme e  gli   dà  la  risonanza  in una  radura. È l’ontogenesi entro cui l’alterezza è schiusa in modo conforme   o   aderente  o  inerente  al mondo e il mondo è   svelato in modo con-forme-aderente-inerente.
La sublymanza fonda  l’ontogenesi    mentre    svela:    è la   svelatezza  della   contrastanza in cui le cose e  l’esserci giungono a stabilità, onde sostenerlo:      la   sublyme-bellezza in quanto tempio, trattiene la figura del
Dio, al contempo, attraverso l’aperto porticato,  lascia stare fuori   nella radura che solo così è fondata come sacra. Ergendosi in un mondo  il tempio   si   apre . Attraverso il sublyme, per la prima volta l’alterezza si fa con-forme  o  inerenza  o  aderenza  al mondo . Allo stesso tempo, nel sublyme  parole accadono    virtuose nel   nominare e il dire attraverso i quali l’essere  degli  enti  viene alla parola per la prima volta e, insieme con il dicibile, viene al mondo l’indicibile:  si    svela   l’autopoiesis,  vengono coniati in anticipo i  grandi concetti  dell’essente . Nella   sublyme-bellezza   del pro-gettare e della  poiesis e della  morfologia   in senso plastico-figurativo viene conquistato, contendendo,   la   contrastanza   eristika, l’ontogenesi e   fondatezza, in cui  si  fondi l ‘ abitare storico  nell’essente,   per   aderire  l’inerenza  kategorica   con la  contrastanza    dell’essere.
L’essenza dell’essere-sublyme risiede nella contenzione della contesa, la quale conquisti in sé, contendendo  in  contrastanza  eristika,  la  svelata intimità del mondo.
Con quella determinatezza essenziale dell’essere-sublyme
viene     in   stabilità   l’alterezza    della   contrastanza che renda possibile  la  virtosità  del sublyme. Quella sarebbe presenza di qualcosa   di  aderente  o   adeguatezza  consapevole,   o  consapevolezza  dell’adeguatezza  quale  intuità   apprensiva    dell’essere  dell’ente  o  sapere  per  sè . Di certo  si è lontani dalla  doxa  e  dall’epistemica per cui il sublyme sia l’imitazione di qualcosa di sussistente  o  semplice  adeguatezza,  o  aderenza  inerente,  o   sapere  per  sè  dell’essere  delle  entità. Ma con ciò la concezione
del sublyme come presenza non è in alcun modo superata, bensì soltanto occultata; infatti, sia che la sublymanza venga   nella   vivenza   come  “farsi sensibile dell’invisibile”, sia, al contrario, come farsi simbolo del visibile in un’immagine-sensibile, ogni volta, in simili determinatezze,
si insinua  la   doxa pregiudiziale, secondo cui la presenza fondamentale del sublyme sarebbe la presenza  intuibile,  apprensivamente,  del  sapere  per  sè   in  adeguatezza  con  le  entità  fenomeniche   o   le  intenzionalità  dei  fenomeni   dinamici  della  purezza. Secondo    tali  paradigmi   senza  dubbio  autorevolissimi   il sublime   della  bellezza   o   sublime-bellezza     significhi sempre “autenticamente”. Allegoria e simbolo   si   offriranno  quali presenze   della   bellezza-sublyme, nelle più  diverse declinanze, e   venga  determinata una più elevata formazione  plastico-figurativa. All’interno del sensibile   quale “elemento dell’arte” vengono alla presenza il non-sensibile e il sovrasensibile. Se  l’ilemorfico vale come il sensibile, allora   avviene  ciò che cade sotto i sensi, che è tale da divenire accessibile attraverso i sensi   ma   sulla modalità della sua appartenenza all’essere-sublyme non  viene detto proprio nulla; infatti il gravare di una pietra, l’opacità di un colore, timbro e fluidità di una costruzione linguistica  certamente non vengono sperimentati senza i sensi,   giammai attraverso di essi soltanto. Nella sua   disvelatezza  e  completezza, l’alterezza è tanto sensibile  quanto non-sensibile  o   insensibile,  o  a-sensibile,  o   anestetica,   quale   presenza  dell’immateriale  o  a-ilemorfica,   o  an-ilemorfica  o  an-ente   o  non-ente  o  niente  o  nulla.
L’introduzione del “sensibile” coglie il   poco   del  qualcosa di essenziale dell’essere-sublyme,    giacchè  lì   la  consapevolezza  dell’adeguatezza,  o  intuire,   entra  in  crisi,  vacilla,   è  in  vertigo  per  la  presenza   della  profondità   infinita  della  dynamis   virtuosa,   quale   chiasma  dell’anilemorfia,  o  anentità   o   non  entità  o   abgrund  o  abisso   o   nullità  o   senza  la  fine,  apeiron  nell’arkè. Fu così che la distinzione  tra sensibile e sovra-sensibile   o   anestesia   o  anilemorfia   o  anentità   divenne il   paradigma    per i molteplici tentativi di interpretazione allegorica e simbolica  del sublyme in generale. Già  la distinzione di  ilemorfica
e morfologica   diventa  decisiva per ogni successiva posizione occidentale nei confronti dell’essente, ossia in Platone, l’ilimorfica, intesa come il sensibile,   è  stata   ritenuta  come ciò che è inferiore di fronte  all’idea, intesa come ciò che è superiore e non-sensibile,   o  insensibile   o  sovrasensibile  o  anestetica  o  anilemorfica,   nel  pensiero cristiano, il sensibile sublyme si  prende cura così dell’aderenza   o  inerenza   del sensibile: non presenta nulla,    non  dà  niente,   si  eventua  nella  nullità  abissale. In   alterità   o  in  eterità   o  in  essere  alterità  o  alterezza   la contrastanza della contesa tra   il sublyme conquista contendendo   la  svelatezza, ossia la radura alla cui luce l’essente in quanto tale venga   incontro  si fa incontro trasformato. La sublymanza    si   presenta   nel  nulla o  nel  niente   o  nell’anentità   o  nell’anilemorfia   perché, al fondo, non  c’è mai  un già stante ed oggettuale  o  gegenstand, gettato, naturalmente, che  sia sublyme:  non presenta mai, o   lasci  intuire   la  consapevolezza  dell’aderenza  o  dell’adeguatezza   o  il  sapere  per  sè  bensì    disveli  o   dispieghi o  disponga   fuori   il mondo:    è  l’estasy,    è   l’estatica   alterezza   intuita   solo  quale  intenzionalità  fenomenica; entrambe quelle cose perché  è contenzione di quella contesa. In forza della   virtuosità   il sublyme, è semplicemente  e soltanto se stesso  e niente di più.
Ma allora in che modo è autentico sublyme? Che specie di realtà possiede?
Ad onta di alcuni mutamenti, predomina ancora, fino ad oggi,
quell’interpretazione della realtà del sublyme alla quale Platone,  ancora una volta, ha dato l’avvio. In tale contesto, divenne  decisiva quell’apriorità   preliminare del sublyme. Dà   ciò che si   è   disvelato  intenzionalmente  e  spontaneamente dal sussistere naturale, ciò che è autopoiesis  dell’esserci è   la  dinamica  virtuosa  che  si  dà  nel  fenomeno  ontico   o  ontologico, a maggior ragione se   riproduca   cose della natura;  infatti, quelle sono già copie di  quei modelli che Platone chiama “idee”. Ciò  è   adeguatezza  all’essere  delle  entità, e così  anche il sublime, diviene riproducibilità di una copia di un modello  o  di  un  paradigma,    anzi  la  sua  autentica   verità   si  dà   solo  quale  adeguatezza  ed  aderenza   alla  paradigmatica   purezza  della   trascendenza  fenomenica, poiché le idee rappresentano l’essente autentico, ciò che le  cose sono in verità,   e  per  ciò  il sublime è solamente un’eco,  una  risonanza   paradigmatica   in fondo autenticamente irreale. Platone tenta di rendere reversibile la realtà del sublyme,  di contro alla costituzione  sensibile del sublyme, si  mette in campo la circostanza  per cui essa presenti un contenuto non-sensibile. Grazie alla   presenza  ideale il sublyme risulta volentieri  più spirituale delle cose tangibili di tutti i giorni,   stacca l’ombra e tutt’intorno le aleggia “un afflato spirituale”:    il sublyme si sottrae alla realtà propria di ciò che è sussistente:  è apparenza; il blocco di marmo modellato di una statua ci dà ad intendere che
 sia un corpo vivente, laddove, al contrario, esso è in verità soltanto  una gelida pietra. La sublymanza è un’apparenza perché non è essa stessa  quello che presenta, e tuttavia un’apparenza legittima, giacché nella presentazione essa porta pur sempre alla luce  l’insensibilmente   spirituale.
Interpretazioni del sublyme.       Ora il sublime non è ancora così  reale come le cose sussistenti, ora non è più così reale. Ogni volta, l’essere  il sublyme

sublation

sublatione

Leibniz ci  dà  la svelatenza  della  sublatione o   sublazione  o  essere  sublata,   quale  essere  sublime  che   si sottrae  sublime in  transinfinita   sublazione  o  transublazione…

« Voci più vecchie